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Una contender, una squadra da playoff, due franchigie in ricostruzione e una (decisamente) derelitta. Questo il panorama della Central Division edizione 2020/2021, con tanti “se” che possono cambiare i destini delle rispettive squadre e una in particolare di fronte al classico boom or bust. Indovinate quale?

Milwaukee Bucks

Jrue Holiday è il giocatore su cui la dirigenza dei Bucks ha ipotecato il futuro della franchigia. Basterà?

 

Confermati: Giannis Antetokounmpo, Thanasis Antetokounmpo, Pat Connaughton, Donte DiVincenzo, Brook Lopez, Khris Middleton, D.J. Wilson.

Arrivi:  Jaylen Adams (POR), D.J. Augustin (ORL), Torrey Craig (DEN), Mamadi Diakite (R), Bryn Forbes (SAS), Treveon Graham (ATL), Jrue Holiday (NOP), Sam Merrill (R), Jordan Nwora (R), Justin Patton (DET), Bobby Portis (NYK), Nik Stauskas, EJ Montgomery.

Partenze: Eric Bledsoe (NOP), Sterling Brown (HOU), George Hill (OKC), Ersan Ilyasova, Kyle Korver, Robin Lopez (WAS), Frank Mason III, Wesley Matthews (LAL), Cameron Reynolds (SAS), Marvin Williams.

Probabile quintetto: Augustin – Holiday – Middleton – Antetokounmpo – Lopez

Punti di forza: Il roster è più profondo dello scorso anno, in squadra c’è il bi-MVP della Lega, hanno un sistema di gioco di provata efficacia (in regular season)

Punti di debolezza: Sanno di dover vincere a tutti i costi, Budenholzer potrebbe essere a rischio in caso di partenza a rilento, hanno un sistema di gioco di provata inefficacia (nei playoff)

Analisi. Definire all-in la trade con cui i Bucks sono andati a prendere Jrue Holiday a New Orleans, non rende abbastanza l’idea dell’impegno (e del rischio) che la dirigenza si è presa nel tentativo di convincere Giannis Antetokounmpo a rimanere a Milwaukee per i prossimi anni. Per portare in Wisconsin l’ex-All Star dei Pelicans i Bucks hanno messo sul piatto Eric Bledsoe, George Hill, ben tre prime scelte nei draft e il diritto di scambiarne altre due. Mica pizza e fichi.

Certo, nell’occasione sono riusciti a sbolognare il contrattone di Bledsoe, ottimo difensore ma pessimo lettore di gioco e tiratore sospetto da oltre l’arco. Ma Holiday è stato scambiato più o meno alla stessa contropartita di scelte con cui i Lakers hanno preso Anthony Davis e, per quanto mi piaccia Holiday come giocatore (tanto), non siamo (nemmeno lontanamente) nella stessa fascia. Peccato inoltre che la seconda trade che avrebbe dovuto completare il restyling del quintetto di Budenholzer (confermato ma non confermatissimo, attendiamo le prime sconfitte per verificare), ossia quella con protagonista Bogdan Bogdanovic, sia saltata perchè i dirigenti di Bucks e Kings si sono dimenticati di informare della cosa proprio il giocatore serbo. Il tutto non mi pare getti una luce scintillante sull’operato dei dirigenti biancoverdi, e infatti Giannis per ora firma solo autografi ma di rinnovi nemmeno l’ombra.

Se Milwaukee dovesse vincere il titolo e/o Giannis firmare a fine stagione il tanto agognato max-contract da circa 250 milioni in cinque anni allora ok, perchè con una superstella come il greco a roster il futuro di medio-lungo periodo della franchigia sarebbe assicurato e quelle scelte dirette in Louisiana finirebbero per essere tutte tra la 20 e la 30. Ma se le cose nella prossima stagione dovessero andare male? Se i Bucks non vincessero l’anello e Giannis (e Holiday, anche lui in scadenza nel 2021) decidesse(ro) di salutare la compagnia? Ecco allora che quelle pick potrebbero diventare un gran bell’asset per Nola, mentre in Wisconsin resterebbe un fungo atomico e tante belle macerie su cui, praticamente senza scelte di primo giro fino al prossimo lustro, sarebbe molto difficile riscostruire. Soprattutto in un mercato come Milwaukee, che anche con tutto lo spazio salariale del mondo non attirererebbe i free agent nemmeno cospargendosi di miele e finirebbe per strapagare giocatori di medio livello, languendo per almeno un decennio nei bassifondi della Eastern Conference.
Detto questo: con il nuovo roster i Bucks sono da considerarsi i favoriti della NBA per la stagione 2020-2021? Ehm… no. Vabbè dai, ma almeno a Est? Ehm… nemmeno. Nel secondo caso se vogliamo il discorso è opinabile, ma non può essere dimenticato che i Miami Heat, che hanno sonoramente sculacciato Milkwaukee nelle ultime semifinali di Conference, si presenteranno ai nastri di partenza del prossimo anno con l’ambizione di tornare in finale NBA, e si possono considerare come papabili contender anche i Boston Celtics o i Philadelphia 76ers (ok, con Doc Rivers in panchina magari anche no). Senza dimenticare Raptors e Pacers, di certo non squadre materasso, e gli impronosticabili Brooklyn Nets di Irving e KD, che potrebbero rivelarsi un’implacabile macchina da punti tanto quanto un disastro totale (non so perchè ma punterei sulla seconda).
Comunque sia, ci sarà da divertirsi. O da disperarsi. Dipende come andrà a finire.

Record 2019-20: 56 W / 17 L

Previsione 2020-21: 56 W / 16 L

Indiana Pacers

Per quanto tempo ancora vedremo Oladipo vestire questa maglia?

 

Confermati: Goga Bitadze, Malcolm Brogdon, Aaron Holiday, Justin Holiday, Jeremy Lamb, T.J. McConnell, Doug McDermott, Victor Oladipo, Domantas Sabonis, JaKarr Sampson, Edmond Sumner, Myles Turner, T.J. Warren, Naz Mitrou-Long (NG), Brian Bowen.

Arrivi:  Jalen Lecque (PHX), Kelan Martin (MIN), Cassius Stanley (R), Rayshaun Hammonds, Amida Brimah.

Partenze: Alize Johnson (TOR), T.J. Leaf (OKC).

Probabile quintetto: Brogdon – Oladipo – Warren – Turner – Sabonis

Punti di forza: Sono una squadra giovane, il roster è rimasto praticamente invariato, Sabonis è pronto per un’altra stagione da All Star

Punti di debolezza: La telenovela-Oladipo rischia di condizionare gli equilibri, Turner è migliorato ma non sembra poter esplodere, a Est ci sono almeno 4-5 squadre più attrezzate di loro

Analisi. Dopo il 4-0 subito dai Miami Heat (quinta eliminazione consecutiva al primo turno), i Pacers avevano bisogno di un cambiamento. La scossa è arrivata in panchina: il capo allenatore Nate McMillian è stato licenziato e l’ex assistente allenatore dei Toronto Raptors, Nate Bjorkgren, è stato assunto per ricoprire il suo ruolo. Al contrario, il roster non è cambiato quasi per nulla. Kelan Martin e Jalen Lecque non possono i essere considerati acquisti di peso, così come è poco probabile che Cassius Stanley, 54esima scelta nell’ultimo draft, possa ambire a corpose porzioni del minutaggio complessivo.

Ci si aspettava qualcosa da Oladipo, nel senso che una sua cessione avrebbe potuto (dovuto?) portare a una contropartita utile a migliorare, se non il tasso tecnico nel breve periodo, quantomeno le prospettive di crescita nel medio-lungo. Invece il buon Dipo veste ancora la maglia della franchigia dell’Indiana (vedremo fino a quando) e la principale novità a cui aspirano i tifosi dei Pacers è vedere il campo un po’ più pieno e l’infermeria un po’ più vuota.

A cominciare da Domantas Sabonis, ormai eletto all’unanimità (sorry Turner) pietra angolare del futuro della franchigia. Il lituano ha dovuto chiudere anzitempo la stagione (da All Star) 2019-20 a causa di ripetuti problemi di fascite plantare, ma lo si attende al 100% per l’opening night. Per il resto ci si affiderà alla vena realizzativa di TJ Warren, letteralmente esploso nella bolla di Orlando prima che Jimmy Butler lo riportasse sulla terra, e alla sapiente regia di Malcom Brogdon (il cui mancato rinnovo è stato il vero, grande errore della dirigenza Bucks).

Fin dove possono arrivare? I Pacers hanno terminato la scorsa stagione al quarto posto nella Eastern Conference, seppur falcidiati dagli infortuni. Difficile però che possano migliorare la posizione, perchè l’Est si è fatto ancora più competitivo e diverse squadre come i Sixers e i Nets sono attese a sensibili miglioramenti. Non avendo variato il roster, l’unica via di miglioramento dei Pacers è interna, attraverso la salute, il sistema di gioco del nuovo allenatore o lo sviluppo dei giovani giocatori, e non sono sicuro che questo sia sufficiente.

Le possibilità di raggiungere ancora i playoff sono quindi alte, ma altrettanto altro è il rischio di salutare ancora una volta il gruppo al primo sbarramento.

Record 2019-20: 45 W / 28 L

Previsione 2020-21: 40 W / 32 L

Detroit Pistons

Dieci anni fa questi due sarebbero stati un’accoppiata devastante. Oggi magari un po’ meno.

 

Confermati: Sekou Doumbouya, Blake Griffin, Svi Mykhailiuk, Derrick Rose, Louis King.

Arrivi:  Saddiq Bey (R), Wayne Ellington (NYK), Jerami Grant (DEN), Killian Hayes (R), Josh Jackson (MEM), Saben Lee (R), Rodney McGruder (LAC), Dzanan Musa (BKN), Jahlil Okafor (NOP), Mason Plumlee (DEN), Deividas Sirvydis (R), Isaiah Stewart (R), Delon Wright (DAL), LiAngelo Ball, Anthony Lamb.

Partenze: Jordan Bone (ORL), Bruce Brown (BKN), Langston Galloway (PHX), John Henson, Luke Kennard (LAC), Brandon Knight, Thon Maker (CLE), Jordan McRae, Justin Patton (MIL), Tony Snell (ATL), Khyri Thomas, Christian Wood (HOU).

Probabile quintetto: Rose – Wright – Grant – Griffin – Plumlee

Punti di forza: Hanno molte opzioni in frontline, dal draft sono arrivati giocatori interessanti, peggio dell’anno scorso è difficile fare

Punti di debolezza: Hanno poche opzioni nel backcourt, Griffin e Rose sono ben oltre il loro prime, Papà Ball troverà il modo di dare fastidio anche in Michigan

Analisi. L’esperimento “Twin Towers in salsa Mo-Town” è definitivamente terminato, senza particolari successi a referto, quando lo scorso febbraio la dirigenza dei Pistons ha impacchettato armi e bagagli di Andre Drummond per spedirlo in quella compagna di allegri (più o meno) cabarettisti una volta noti come Cleveland Cavaliers. Il buon Dre ha gradito il giusto la cosa, sia per la destinazione a cui è stato assegnato (non si può dargli torto) che per la contropartita sull’altro piatto della bilancia: i cadaveri in avanzato stato di composizione di Brandon Knight e John Henson e una seconda scelta futura al draft del 2023. Non proprio un camion di diamanti…

Purtroppo il contratto vicino alla scadenza, l’evidente incompatibilità di vedute con coach Casey e le caratteristiche tecniche del giocatore che mal si sposano con il gioco moderno (14,6% da tre in carriera, su un numero risibile di tentativi) hanno decretato l’allontanamento del due volte All Star che per quasi otto stagioni aveva vestito la maglia della franchigia del Michigan.

A reggere la baracca nel pitturato è rimasto Blake Griffin, limitato a sole 18 partite nella stagione 2019/2020 e fermato definitivamente a gennaio da un’operazione al ginocchio. Quali siano oggi le sue reali condizioni non ci è dato sapere con esattezza, di certo non è più la palla di cannone di qualche anno fa e dovrà fare molto più affidamento sul suo jumper (non sempre impeccabile) e meno sulle giocate sopra il ferro. Lo stesso vale per Derrick Rose, reduce da due ottime stagioni ma costretto anch’egli a fare i conti con un’età anagrafica (e un fisico) non certo da ragazzino.

Con la settima scelta assoluta all’ultimo draft è arrivata la guardia francese Killian Hayes, giovane di belle speranze con già in carniere tre anni da giocatore professionista disputati in Europa (due in Francia e uno in Germania), che pare abbia molto ben impressionato coach Casey nel corso del training camp. Hayes sa giocare in isolamento e, quando non si crea i tiri per sé, può anche dimostrarsi un passatore volenteroso e capace. Contrariamente a molti giovani prospetti in uscita dal college è anche un amante della difesa, dove è bravo a inseguire gli avversari sui blocchi grazie ad una stazza non indifferente per una guardia (6’5”) e braccia lunghe (apertura alare di 6’7”) che lo agevolano nelle rubate e nel disturbare le linee di passaggio.

Sempre dal draft sono arrivati il centro Isaiah Stewart alla 16, l’ala piccola Saddiq Bey alla 19 e il playmaker Saben Lee alla 38. Se ci aggiungiamo l’altra ala Sekou Doumbouya – 15esima scelta del draft 2019 – il risultato è che i Pistons hanno una serie di prospetti molto interessanti, tutti in posizioni diverse. Solo il tempo dirà se questi giovani di talento si riveleranno delle star, ma per una volta sembra che Detroit abbia imboccato la strada giusta per costruire il proprio futuro.

Un po’ più confusionari sono stati i movimenti sul mercato dei free agent, con una serie di nuovi arrivi quasi tutti in frontline (tra cui spicca Jerami Grant, per chi scrive pronto all’annata della definitiva esplosione) ma con poche alternative per il reparto dietro, a meno di non considerare una buona notizia l’arrivo del più scarso dei fratelli Ball (e non mi sembra il caso). Griffin ha 31 anni ed è al penultimo anno del contratto quinquennale che ha firmato con i LA Clippers nel 2017. Non sarebbe una sorpresa se i Pistons decidessero di liberarsi anche di lui per fare spazio alle nuove leve, ma per ora i sondaggi sul mercato non hanno prodotto nulla.

L’est non è più la stessa terra desolata e desolata di qualche anno fa. Ci sono 7 squadre che, a meno di cataclismi, sembrano decisamente più attrezzate dei Pistons per raggiungere i playoff. L’ultimo posto disponibile potrebbe essere alla portata, ma la vera notizia è che, forse, si intravede la luce in fondo al tunnel.

Record 2019-20: 20 W / 46 L

Previsione 2020-21: 30 W / 42 L

Chicago Bulls

Per Markkanen è venuto il momento di prendere definitivamente le redini della squadra. Sempre che riesca a rimanere sano…

 

Confermati: Ryan Arcidiacono, Wendell Carter Jr., Cristiano Felicio, Daniel Gafford, Chandler Hutchison, Luke Kornet, Zach LaVine, Lauri Markkanen, Otto Porter, Tomas Satoransky, Denzel Valentine, Coby White, Thaddeus Young, Adam Mokoka.

Arrivi: Devon Dotson (R), Zach Norvell Jr., Garrett Temple (BKN), Noah Vonleh (DEN), Patrick Williams (R).

Partenze: Kris Dunn (ATL), Shaquille Harrison, Max Strus (MIA).

Probabile quintetto: White – LaVine – Porter Jr – Markkanen – Carter Jr

Punti di forza: Si sono liberati di Jim Boylen, il talento non manca, Coby White potrebbe avere una breakout season

Punti di debolezza: Si rompono tutti, il (supposto) giocatore franchigia ha subito una preoccupante involuzione, non si capisce quale sia (sempre che ci sia) il progetto tecnico

Analisi. I Bulls entrano nella stagione 2020-21 con un nuovo allenatore in carica, dopo che Jim Boylen è stato silurato a seguito di due stagioni chiuse con il non entusiasmante (per usare un eufemismo) record complessivo di 39 vinte e 84 perse.

Boylen aveva provato sin dall’inizio a imporre uno stile da sergente di ferro alle giovani leve dei Bulls, entrando però subito in aperto conflitto con lo spogliatoio e senza mai riuscire a imporre le sue idee tecnico-tattiche (ehm, quali?). Al suo posto è arrivato Billy Donovan, che ha sicuramente il pregio di aver lavorato bene con giocatori di livello universitario (due titoli NCAA alla guida di Florida) e dovrà trovare un’identità tecnica per questi Bulls, che hanno in faretra molti giocatori di talento ma che non sono ancora in grado di esprimere un sistema di gioco degno di questo nome.

Il vero, grande problema (un po’ come nel caso dei Pacers) sarà riuscire a tenere vuota l’infermeria. Nelle ultime due stagioni, lo sviluppo dei Bulls è stato infatti fermato da una serie di infortuni ai principali giocatori chiave, Lauri Markakannen, Wendell Carter Jr e Otto Porter Jr, tutti e tre costantemente falcidiati da problemi fisici che ne hanno limitato i progressi tecnici. Anche Zach LaVine, ormai tra i migliori realizzatori puri della lega, non ha mai brillato per integrità fin dai tempi della rottura del legamento crociato, ci si attende però un salto di qualità dal sophomore Coby White, che prima della pausa Covid stava cominciando decisamente a ingranare le marce alte.

Oltre a questo, ci sono molti dubbi che Markkanen possa diventare quell’uomo franchigia che i dirigenti dei Bulls speravano di aver trovato quando lo hanno selezionato con la settima chiamata assoluta al draft del 2017. Dopo la seconda stagione chiusa a 18,7 punti e 9 rimbalzi di media, lo scorso anno il finlandese ha visto la sua produzione scendere a 14,7 + 6,3 dimostrando preoccupanti limiti di comprensione del gioco. Questo è l’anno della verità, anche perché al draft Chicago ha puntato le sue fiches su Patrick Williams che potrebbe nel medio periodo andare a scalfirne il minutaggio. 

L’ala grande da Florida State è stato un po’ la sorpresa dell’ultima tornata di scelte, considerando soprattutto la pick molto alta (n°4) spesa da Chicago per selezionarlo. Con Williams i Bulls si sono messi in casa un 6’ 8’’ con un’apertura alare di quasi 7 piedi, che aggiunge un sacco di atletismo su entrambe le estremità del campo. Un prospetto grezzo, che non era nemmeno titolare al college (benché produttivo, con medie di 9,2 punti e 4,0 rimbalzi tirando il 32% da tre punti in 22,6 minuti di impiego sul parquet) e avrà probabilmente bisogno di un po’ di tempo per evolvere in un progetto più definito.

Per quest’anno la prospettiva è di un’altra stagione ai confini della mediocrità cestista, a meno che l’infermeria non si svuoti di colpo, tutte le promesse dei giovani Bulls vengano mantenute e Williams si riveli la magata del secolo. Un po’ troppi “a meno che”…

Record 2019-20: 22 W / 43 L

Previsione 2020-21: 28 W / 44 L

Cleveland Cavaliers

Isaac Okoro è la nuova scommessa dei Cavs per costruire un futuro quantomeno decente. Basterà?

 

Confermati: Matthew Dellavedova, Andre Drummond, Dante Exum, Darius Garland, Kevin Love, Larry Nance, Jr., Cedi Osman, Kevin Porter Jr., Collin Sexton, Dylan Windler, Dean Wade (NG), Matt Mooney.

Arrivi:  Marques Bolden, Damyean Dotson (NYK), Thon Maker (DET), JaVale McGee (LAL), Isaac Okoro (R), Levi Randolph (R), Lamar Stevens (R), Charles Matthews.

Partenze: Jordan Bell, Alfonzo McKinnie (LAL), Tristan Thompson (BOS), Ante Zizic.

Probabile quintetto: Sexton – Garland – Osman – Love – Drummond

Punti di forza: Ehm… prossima domanda?

Punti di debolezza: Praticamente tutto.

Analisi. L’incipit della presentazione di NBA.com dei Cleveland Cavaliers edizione 2020/21 recita testualmente: “Nelle sei stagioni giocate senza LeBron James dal 2003, solo una volta i Cavaliers sono arrivati più in alto della 13° posizione a Est (sic). Se la franchigia vuole cambiare questa situazione, deve trovare stabilità e scegliere una direzione da percorrere. Riusciranno a raggiungere questi obiettivi fondamentali nella stagione 2020-21?”.

Mi sbilancio e provo a dare una risposta: NO. Escludendo forse i sempiterni Sacramento Kings (che anche senza Divac in regia mi sembra continuino con costanza a percorrere il sentiero dell’alcolismo pesante) e New York Knicks (sempre che qualcuno ancora li consideri una franchigia di basket), non vedo all’orizzonte squadre con prospettive meno entusiasmanti per la stagione che sta per cominciare.

Il roster è, per usare una parola gentile, tragico, infarcito di combo guard (tra cui diverse pure undersized, come Sexton e Garland) e senza un vero e proprio creatore di gioco per i compagni. Va un po’ meglio nel reparto lunghi, perchè Osman sa giocare a basket e la coppia Drummond/Love ha quantomeno un passato da All Star. Peccato solo che nessuno dei due abbia la benché minima voglia di rimanere sulle sponde del lago Erie: Drummond ha firmato la player option solo perchè un’altra squadra che lo avrebbe pagato un anno a 29 milioni non l’avrebbe trovata nemmeno su Marte e Love sta cercando di farsi cedere praticamente dalla settimana successiva in cui LeBron ha salutato amici e parenti per dirigersi verso la California.

Dal draft, con la quinta chiamata assoluta, è arrivato Isaac Okoro. Probabilmente il miglior difensore del lotto (avrà di che divertirsi, visto che degli altri Cavs non difende nessuno), Okoro è dotato di grande esplosività sul primo palleggio e ha un fisico sufficientemente robusto per essere efficace nei pressi del ferro. Il problema sta nella qualità del tiro, sia da fuori (29% da tre nella scorsa stagione a Auburn) che a cronometro fermo (un orrido 67%) e nella limitata capacità di crearsi un tiro dal palleggio. In sostanza un buon role player, ma alla 5 si poteva probabilmente pescare di meglio.

Sugli acquisti sul mercato dei free agent è meglio soprassedere, anche perchè il salary cap è intasato da contratti inutili come quello di Larry Nance (ancora 30 milioni per i prossimi 3 anni) e dai circa 60 milioni da versare nelle tasche di Love e Drummond. 

Speranze per il futuro? Tanto per cominciare i Cavs devono liberarsi delle zavorre di cui sopra, per poi cominciare un faticoso processo di ricostruzione che potrebbe partire dal talento di Collin Sexton. I numeri dell’ex Crimson Tide sono progressivamente migliorati nel corso della stagione 2019-20, il cui stop ha interrotto una sua serie di 12 partite con una medie di 25,3 punti e 4,3 assist e percentuali al tiro da .519/.419/.814 (6 vinte e 6 perse i Cavs nella striscia). Se riuscirà a confermare questi progressi anche nella prossima stagione, Cleveland avrà finalmente trovato il primo giocatore su cui cominciare a ricostruire. A quel punto mancherà “solo” tutto il resto.

Record 2019-20: 19 W / 46 L

Previsione 2020-21: 17 W / 55 L

Post By Giorgio Barbareschi (95 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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