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Ormai siamo a metà della Regular Season, purtroppo ridotta per cause ormai fin troppo note e discusse. Abbiamo visto i migliori Rookie tra i pali, dove a distinguersi è stato il Finlandese Kevin Lankinen, ormai starter dei Blackhawks.

Abbiamo ammirato giovani prodigi della blue-line, dove la coppia Ty Smith – Jake Bean, rispettivamente in servizio nel roster Devils uno e Hurricanes l’altro, hanno sicuramente rubato la scena.

Infine, nell’articolo precedente, abbiamo disegnato una second line ideale di rookie forwards, optando per Nils Hoglander e Philipp Kurashev sulle ali con Josh Norris al centro.

È quindi ora di capire chi sono i tre forward che più hanno impressionato finora in regular tra le matricole.

Menzione D’Onore: Alexis Lafrenière

Iniziamo con l’affrontare un tema tutt’altro che semplice: la produzione e in generale le prestazioni del giovane predestinato Lafrenière. Tutti, me stesso per primo, si aspettavano produzione in larga quantità ed in generale un impatto immediato sul gioco, visto che Alexis era in tutto e per tutto un talento generazionale con le qualità mentali e fisiche per essere un top sin dall’inizio, come ad esempio McDavid ed

Eichel, piuttosto che Matthews e Laine. In realtà, proprio così non è stato.
21 partite con soli 7 punti. 4 goal e 3 assist, giocando comunque in first line. È poco per un giocatore che sembrava essere forza travolgente. Nico Hischier, che fu scansato come “prima scelta debole”, fece molto di più nel suo anno di debutto. Forse influenza il fatto che Hischier fosse in una squadra molto più fragile dal punto di vista roster, con maggiore spazio e margine di errore, ma comunque i numeri parlano da soli.

Ci sono però delle attenuanti: la prima è vedere il percorso fatto l’anno precedente da Jack Hughes. Anche lui identificato come talento generazionale, anche lui incensato come possibile Rookie of the Year con grande produzione, Jack non ha trovato invece grande produzione ed in generale ha avuto una stagione di debutto con più momenti da dimenticare che altro.

Però guardate come gioca nella sua sophomore season: con una squadra più stabile, un coach esperto, più massa muscolare ed esperienza, Hughes sta facendo il suo, ovvero sta giocando da first line center e producendo in modo più che adeguato.

La seconda è la squadra in cui gioca: uno scherzo del destino ha permesso ai Rangers di ricevere in premio il first overall pick. Fortuna sfacciata. Ma i Rangers erano molto meno bisognosi di tante altre franchigie.

Pensate se Alexis fosse finito ai Kings, ai Senators, ai Ducks. Credo avrebbe non solo molto più spazio, ma più possesso e più centralità negli schemi.

Al contrario a New York ci sono due presenze molto ingombranti, Mika Zibanejad ed Artemi Panarin. Non è qualcosa da sottovalutare. Certo giocare con due stelle ha anche i suoi vantaggi, ma in questo momento di carriera sicuramente è caratteristica che influenza la tua produzione.

Ma sento di doverlo inserire come menzione d’onore: è comunque nella first line praticamente dall’inizio, e si sta parlando di una first line di una squadra da playoff, con un quasi-MVP in formazione. Per essere sinceri, Alexis ha soffiato il posto al sempre ottimo Chris Kreider, e la cosa comunque rimane degna di nota.

Centro: Pius Suter

Parto dalla posizione di centro perché presento i tre first-liner in ordine di impatto sul gioco della loro squadra. Tra i tre, Suter è quello che ne ha avuto meno, ma non vuol dire che ne abbia avuto poco. Chicago si è ritrovata in una situazione veramente strana: partiva con l’intenzione di rivoluzionare il suo parco goalie, e si è ritrovata ad essere priva anche di centri. Prima cade Kirby Dach nei World Juniors, poi Jonathan Toews scompare dai radar, con nessuno che sa per certo che cosa stia succedendo.

Improvvisamente, la Windy City si ritrova con il solo Dylan Strome pronto ad una posizione da top 6. Allora, largo ai giovani ed alle opportunità. Pius Suter, silenziosamente, si prende la first line affiancato dalle due armi offensive migliori di Chicago: Alex DeBrincat, ritornato a ritmi e prestazioni di alto livello, e l’immortale Patrick Kane.

E non sfigura: lo Svizzero sa pattinare, è responsabile tanto in zona offensiva quanto in zona difensiva, e sa anche riconoscere che non sarà il fulcro del gioco della linea con due maghi del disco a fianco, diventando dunque il tipo di giocatore a loro più funzionale. Suter recupera dischi con forecheck e backcheck di ottima qualità, fornisce quel gioco “sporco” necessario a far respirare le sue ali e, quando serve, si piazza sottoporta per mordere la rete quando The Cat o Mr. Showtime gliela servono su un piatto d’argento.

24 partite, 12 punti, un plus/minus di 6 che parla di buona difesa ma anche di linea molto produttiva, Suter non brilla perché stupisce con giocate ubriacanti o numeri straripanti, ma perché è già a suo agio nel giocare come first line center di una squadra NHL al debutto, non figurando agli occhi di un appassionato come sperduto rookie, ma come quasi-veterano. Vero, a 24 anni è anche normale essere più esperti di teenager che si affacciano al professionismo, ma la NHL è una lega crudele, che non sta a guardare l’età o l’esperienza passata. Se non sei pronto, qualsiasi sia la tua età, si vede.

Va sottolineato poi come anche Suter sia stato un talento undrafted e scoperto dagli scout europei di Chicago, sempre veramente da sottolineare in termini di bravura nello scovare “prospetti dimenticati”.

Insomma, forse non è una scelta che entusiasma, ma in NHL non serve sempre e solo lo spettacolo: tante volte, forse anche quasi sempre, serve prontezza fisica, mentale e tattica. E questa prontezza Pius Suter sembra proprio averla.

Left Wing: Tim Stutzle

Ecco, ora invece parliamo di un giocatore che mi ha conquistato. Lungi da me paragonarlo al mio favoritissimo Kane, ma devo dire che di similitudini tra la Dinamo Tedesca e l’88 bianco-rosso ce ne sono tante. Stutzle è quel tipo di ala che comunque accentra il gioco su di sé: vuole il disco, per gestirlo, accarezzarlo, farlo passare dove nessuno se lo aspetta, fornendo assist e segnando goal.

Tim è un prestigiatore, ha tecnica da vendere, skating eccezionale, release veramente veloce. E sta dimostrando le sue qualità in una franchigia come Ottawa che cresce sempre più.

Tim si alterna in diverse combinazioni questa stagione: first line, second line, ora third line con altri due giovanissimi come Norris, rookie anche lui, e Batherson, record-breaker sophomore. Una terza linea che tanto terza non è: lo sarà sulla carta, ma è attualmente la linea più produttiva dei Senators.

Il prodigio tedesco è in lizza per il Rookie of the Year: la battaglia è tra lui ed un altro fenomeno di cui parleremo tra poco, anche se per Tim una caratteristica che lo favorisce c’è. Ed è l’età.

Ha 19 anni e li ha compiuti a metà gennaio. 23 partite, 14 punti con 5 goal. Ma vedendolo giocare, vi garantisco che potrebbero essere molti di più. Vedremo come finirà a fine stagione.

Quello che è certo è che Ottawa il pick lo ha azzeccato: ha affiancato ad una stella come Brady Tkachuk un ragazzo complementare. Se Tkachuk è quell’ala opportunista, cattiva, fisica, scomoda sottorete, che ti entra in testa, Stutzle è quella elegante, fantasiosa, creativa, che di fa rimanere a bocca aperta.

Con Brady ed il tedesco, aggiungendo Chabot, Batherson e Norris, Ottawa ha la base veramente per tentare una scalata al successo. Il meglio di Tim deve ancora venire.

Right Wing: Kirill Kaprizov

Sapete quando pazientate per molto, molto tempo per ricevere, che ne so, un regalo per voi importante? Posso pensare al motorino dopo aver fatto il patentino da ragazzo, o la macchina che a 18 anni non si poteva comprare, ma che a 21 finalmente arriva. Posso pensare alla PlayStation 5 che, scorte finite, ti arriverà mesi e mesi dopo l’uscita.

Ecco pensate a queste cose, e alla sensazione che avete provato quando finalmente le avete ricevute. Pensate poi se non solo vi arrivassero, ma fossero esattamente come li avevate sognati, dettaglio su dettaglio. Allora vi sentite come i fan dei Minnesota Wild nei confronti di Kaprizov.

Gemma, perla, diamante molto nascosto del draft 2015, Kirill viene scelto come 135esimo. Uno steal.
Il problema però è che, come molti giocatori russi, Kirill decide di rimanere in patria per un po’, ovvero ben 5 stagioni. Passa dall’essere uno sconosciuto 18enne visto come scommessa degli scout Wild a diventare un 23enne riconosciuto come stella assoluta e miglior giocatore della KHL, la seconda lega di hockey al mondo.

E finalmente, l’annuncio: nella stagione 2020-21 Kirill Kaprizov vestirà finalmente maglia Wild.
E non tradisce: 17 punti in 20 partite, tra cui 6 goal. Solidità offensiva e difensiva, giocate spettacolari, onnipresenza. Sembra un supereroe.

Dire che Kaprizov abbia generato un entusiasmo che non si vedeva, forse, da sempre nella franchigia dello stato dell’Hockey non è cosa poi così lontana dalla verità. Certo, sempre meglio essere cauti. Ma guardatelo giocare, se non l’avete ancora fatto.

Kirill aveva già dimostrato su tutti i livelli di essere speciale: Juniors, KHL, Olimpiadi. Ora lo sta facendo anche in NHL. Se va avanti così, il Calder Trophy non glielo toglie nessuno. Unico avversario è il già citato Stutzle, che però dovrà incrementare la produzione. Speriamo di vedere insieme una bella guerra tra questi due talentoni.

Però intanto confesso: non sarei sorpreso se, tra qualche anno, Kirill Kaprizov dovesse seguire lo stesso percorso di un’altra ala ex superstar KHL arrivata in lega più tardi del previsto. Parlo di Artemi Panarin.

Le similitudini a livello di gioco non sono tante, ma a livello di carriera sono chiare. E come Artemi, forse un giorno Kirill si ritroverà ad essere considerato uno dei migliori in assoluto nella lega, da possibile titolo MVP.

E sembra giusto che lo possa fare in casacca Minnesota Wild. Una franchigia che ha patito tanto, spesso in carestia di talenti e potenziali stelle, ma che ha trovato, grazie ad un’intuizione geniale nel 2015, forse la prima grande stella nella storia dell’intera organizzazione.

 

Post By Mattia Valassi (99 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo. Recentemente folgorato dai Blue Genes di Toronto, e dal diamante in generale.

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