Utah viaggia spedita nella polveriera della Western Conference, con 6 W e un’ottima impressione al cospetto di Doncic, matchup perduto in volata dopo essere stata a lungo in vantaggio; ciò non vuol dir nulla ma ha dello strepitoso se si ritorna indietro di qualche mese.

Infatti, l’ultima rispettabile regular season, conclusa tuttavia con la solita uscita anticipata dai playoff, aveva spronato Danny Ainge e Justin Zanik al rebuilding totale, specialmente per un gruppo (parole loro) non più coeso e conscio dei propri mezzi.

Oltre alle dipartite della superstar Mitchell e di Bogdanovic, scorer primari dal perimetro, sono state forse quelle di Gobert e O’Neale a generare poi l’input per coach Snyder ad abbandonare anch’egli la nave, lui che in 8 anni aveva basato tutto su una difesa coriacea, schemi col francese perno dei pick and roll e l’individualità di abili realizzatori in esterno.

Dei mantra disciplina/gioco corale oggi non c’è più nulla, e scrutando il roster attuale, a parte la saggezza di Conley e Olynyk, pervenuto assieme a Saben Lee nella trade per Bogdanovic, si nota un gruppo pregno di nichilismo e attitudini esclusivamente offensive, che sulla carta dovrebbe accompagnare faticosamente il nuovo giovanissimo skipper nonché stimato ex assistente a San Antonio e Boston, Will Hardy, verso fine anno, con altri sacrifici di veterani elite (Clarkson, Gay e gli stessi Conley ed Olynyk su tutti) per agglomerare ulteriori pick oltre a queeli già nel taccuino.

Invece ciò che sta accadendo nello Utah, benchè solo all’inizio dell’attuale tornata, ha dell’incredibile, con tanto di vittorie di prestigio: sul parquet gioca un basket aggressivo e qualitativo, la gente che paga il biglietto si diverte come mai nel recente passato e il giovane allenatore pare aver fatto breccia fra i giovani giocatori con ambizioni di carriera. Sta forse proprio in quest’ultima osservazione il motivo di cotanta sorpresa, nella brama di rivincita di elementi visti come merce da baratto, uomini scartati da competitor e parcheggiati in un piccolo small-market uscito dai radar delle contendenti e da giovani promesse bocciate da antecedenti gestioni altrui.

Ed è così che il tanto famigerato Def Rtg si mantiene finora stabilmente dentro un ottimo top ten, grazie alla veloce difesa perimetrale a zona ed a rapidi cambi nel pitturato per sopperire l’assenza di rim protecror. Da elogiare poi i sacrifici difensivi di Horton-Tucker, il rookie Kessler e Vanderbilt, 22 anni di media e tutti sotto ai 106 punti su 100 possessi, l’attitudine a rubare palla e una non pronosticabile capacità di procacciare rimbalzi offensivi e stoppate, sebbene il totem francese sia altrove; soprattutto, limitare conclusioni dall’arco e assistenze sono due climax su cui nessuno avrebbe scommesso!

Si ride da queste parti vedendo l’egregio contributo che i nuovi giovani attori (23.8 età media) stanno mettendo sul rettangolo di gioco e le scelte futuristiche da pregustarsi nel domani: una prima 2023 per O’Neale, 4 per Gobert oltre ai vari Vanderbilt, Kessler, Beasley e Horton-Tucker, ognuno tuttora utile, 3 primi giri non protetti e due pick swap (2026, 2028) per Donovan Mitchell, alle quali annettere Sexton, Markkanen e Agbaji!

Se su Sexton nutriamo dubbi per un’eventuale permanenza a lungo termine in questi lidi, colui che sta oggi impazzando facendo riecheggiare le voci alla “Lauri Bird” nell’epoca della trade per Butler a Chicago è il finlandese da Arizona College, vera sensazione di inizio campionato!

E’ lui il simbolo della new era a Salt Lake City, fit perfetto, nonostante i soli 25 anni di età, a cui affidare il futuro della franchigia e al quale accostare le numerose pick a disposizione. Il suo contratto da 35 milioni per i prossimi due tornei e i 6 garantiti prima della free agency 2025 è inoltre assolutamente accettabile, specialmente se le performance si manterranno nel tempo.

L’eccezionale Eurobasket estivo con la propria nazionale, fra l’altro iniziato poco dopo la trade verso Utah, ha evidentemente immesso quella autostima spesso assente nella psiche del big fellow finnico, mai come oggi sicuro dei propri mezzi magari perché deresponsabilizzato rispetto alle precedenti piazze, ma comunque fiducioso verso se stesso nel prendersi più tentativi in autonomia, 17 dal campo e quasi 7 dalla lunga, valevoli per un Off Rtg superiore a 120 e 22 punti per game, massimo di carriera!

Ma che basket si gioca nello Utah per vincere già 6 partite e stupire il mondo? Ovviamente i Jazz sono un small ball lineup a tutti gli effetti, forse il più convenzionale fra le 30 franchigie, e dove la circolazione palla la fa da padrona; Utah è difatti seconda per tentativi da fuori, quinta per assistenze totali, sesta in assist% e ottava in assist ratio.

Ironia della sorte: rispetto alle recenti annate da contender è in quella odierna che i Jazz possono vantare più individualità e varianti offensive, pur senza avere la stella planetaria in roster, sfruttando le peculiarità dei 10 elementi di cui sopra a trattare i possessi. Fa infatti sensazione vedere come Sexton, Vanderbilt, Clarkson, Olynyk, Beasley, Conley e ovviamente Markkanen si dividano quasi pariteticamente i 107.5 possessi per gara che fanno di Utah la numero 3 NBA dietro soltanto Golden State e Charlotte, a differenza dei 100 e della 24° piazza 2021. Per lo stesso motivo non sorprende che dalla panca arrivi linfa vitale maggiore che da altre parti, con ben 44.8 punti a partita, cifra numero 1 di lega!

Se Utah proseguisse l’ottimo trend delle prime uscite, avvicinandosi ad uno spot per i playoff, fra le necessità primarie ci sarebbe quella di rinforzare nuovamente il front court in deadline, mettendo sul piatto della bilancia qualche scelta in eccesso oppure il duo Clarckson/Conley, per variare un gioco offensivo troppo monodimensionale e impossibile da praticare a lungo, a meno di chiamarsi Warriors.

Non crediamo a questa ipotesi, piuttosto alternative più praticabili potrebbero pervenire dal prossimo draft, nel quale pescare qualche altro big man, oppure selezionare ulteriori creatori di gioco, asset adatti a perseverare quella pallacanestro moderna e innovativa che sta finora generando sorprese e vittorie!

 

One thought on “Jazz sorprendenti nonostante la ricostruzione totale

  1. Tifo Utah dai tempi di Stockton e Malone.

    La sensazione che la squadra fosse più forte da come la dipingessero a inizio anno c’era: quasi tutti la davano sotto le 25 vittorie, io ipotizzavo un decimo posto e play-in. Ma quello che stiamo vedendo sta andando oltre ogni più rosea previsione: speriamo di durare a lungo e di vedere di più in campo Fontecchio, che è un ragazzo che merita.

    Poi io sarò l’ultimo degli ingenui, ma non ho mai creduto al tanking: magari qualche dirigente che vorrebbe perdere c’è pure, ma poi in campo ci vanno i giocatori e nessuno di loro gioca a perdere!

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