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Western Conference Finals. Finalmente, per la prima volta nella storia della franchigia, i Los Angeles Clippers sono in corsa per un posto nelle Finali. A contrapporsi a loro i Suns di un Chris Paul che più di qualunque altro giocatore della lega meriterebbe un anello al dito.

I Phoenix Suns venivano da una magistrale stagione, sotto la guida di coach Monty Williams, nonché da due impressionanti serie di Playoff in cui erano riusciti ad eliminare i campioni in carica dei Lakers e i Nuggets del neo-MVP Jokic. I Clippers, dalla loro, venivano da due serie complesse contro i Mavs e i Jazz, in cui si erano trovati sempre sotto 2-0 salvo poi riuscire nella doppia rimonta e divenendo l’unica squadra della storia NBA a rimontare un 2-0 di svantaggio per ben due volte nella stessa post-season.

La serie, però, poche ore prima del suo inizio rischiava di perdere il suo fascino più grande. Come già nelle ultime partite della serie contro Utah, Kawhi Leonard era costretto alla tribuna da un problema di entità ignota ai legamenti del ginocchio. Il colpo di grazia l’ha dato la notizia che dichiarava sotto regime di Health & Safety Protocols proprio Chris Paul, l’uomo più atteso e che veniva da una serie fuori dal normale contro Denver in cui aveva registrato in 4 partite 41 assist e solo 5 palle perse in totale. Insomma, prima che partisse la serie era monca di coloro che dovevano essere i due protagonisti della serie.

Sembrava che ci si fosse dimenticati del fatto che il basket si gioca in cinque, e che da una parte c’era un certo Paul George, dall’altra il signor Devin Booker.

Game 1, Phoenix, Talking Stick Resort Arena.

Ty Lue decide di iniziare con un quintetto piccolo, con Batum come 5, in modo da permettere più mobilità offensiva e più solidità difensiva contro un centro come Ayton che in quanto ad atletismo è un altro pianeta rispetto a Gobert, incontrato la serie prima. Dalla sua, Monty Williams sceglie come sostituto di CP3 Cameron Payne, e questo rimane l’unico punto di domanda di una lineup che tra Booker, Bridges, Crowder ed Ayton ha già dimostrato il suo valore.

La scelta di Lue di mantenere il quintetto piccolo non paga, anzi nei primi minuti è già chiaro come l’uso del centro delle Bahamas sarà una delle chiavi della serie. I primi 4 punti dei padroni di casa sono facili lay-ups di Ayton, che arriva al ferro con una facilità disarmante.

La difesa losangelina allora, sotto la guida di Lue, inizia a porre sempre più corpi tra lui e il canestro, limitandolo per il resto del primo quarto. Ma si sa, la difesa è come una coperta troppo corta: se la tiri troppo i piedi rimangono scoperti. Coach Williams, infatti, capisce che la chiave della partita può essere proprio l’attenzione che il suo centro attira su di sé, e inizia a dare le chiavi dell’attacco in mani a Booker, che quindi comincia ad agire da vero e proprio play, spostando Payne in una posizione poco convenzionale per lui.

A partire da questo accorgimento, il gioco delle due guardie della Valley inizia ad aprire punto dopo punto la difesa dei Clippers. Payne è una minaccia per le sue penetrazioni repentine e la sua – sorprendente oserei dire – capacità di passatore che lo porterà ad avere ammontato alla fine della partita 11 punti, 9 assist e 1 sola palla persa.

Per quanto riguarda Devin Booker, credo che forse avremmo dovuto capirlo dai 70 rifilati a Boston qualche anno fa che questo ragazzo è una legittima superstar. Dopo un primo tempo difficoltoso, infatti, il talento ex-Kentucky inizia ad avere una mano rovente. Triple, passaggi cross-court, il suo mid-range jumper che sta diventando sempre più un automatismo che un vero e proprio tiro.

Il terzo e quarto quarto sono un suo assolo, che i Clippers non sono in grado di rovinare malgrado gli ammirevoli sforzi di Paul George (34 punti) e Reggie Jackson (24 punti). Il giovane del Michigan finirà con 40 punti, 13 rimbalzi e 11 assist, registrando la prima tripla doppia della carriera nel momento più importante della stessa… se non è un big time player questo, non so chi possa esserlo. 120-114, e Suns avanti.

Game 2, stesso stadio, stesso canovaccio.

Questa volta Ayton è ancora più devastante (sono 24 punti e 14 assist) pur essendo marcato da Zubac, ben più stazzato di Batum. La gara rimane sempre sul filo del rasoio, e dalla parte dei padroni di casa la chiave decisiva è ancora l’asse Booker-Payne.

Gara 1 era stata del primo, gara 2 se la prende tutta il sostituto di CP3. Sono 29 punti, 9 assist, 2 rubate e 2 stoppate per un ragazzo che, ricordiamolo, prima della Bolla di Orlando era svincolato senza squadra e giochicchiava in Cina quando gli capitava di passare da quelle parti. Ma nonostante i 49 punti della coppia e con un Booker con il naso tumefatto da un colpo del fin troppo aggressivo Beverley, i Clippers ad una manciata di secondi dalla fine sono avanti.

Gli ultimi 50 secondi sono forse i più interminabili della NBA recente: per meno di un minuto di gioco effettivo, sono 27 i minuti di tempo reale impiegati. Replay su replay per determinare di chi fosse l’ultimo polpastrello a sfiorare la palla, falli riguardati, insomma uno spettacolo ben poco allettante per uno spettatore. Ma d’altronde se gli arbitri avessero fatto le loro decisioni senza andare a riguardare il replay noi saremmo qui a discutere sull’orrore degli sbagli arbitrali che condizionano gli esiti delle partite, perché in fondo si sa che chi guarda dal divano ha sempre qualcosa da ridire.

A 9 secondi dalla fine, fallo sistematico dei Suns su George con i Clippers sopra di uno. Sono in bonus, quindi due tiri dalla lunetta, ma escono tutti e due. L’ultima azione di attacco dei Suns è confusionaria, la palla esce dal campo ma l’ultimo tocco è decretato essere della squadra ospite: palla Suns da fondo campo con 0.8 secondi dalla fine.

L’ultima azione è il capolavoro di Monty Williams, ed è una ennesima dimostrazione del fatto che dovesse vincere lui il Coach of the Year (senza nulla togliere al lavoro di Thibodeau). Nel time-out si sincera di specificare come sulla rimessa non ci sia offensive interference, quindi la palla può essere toccata anche se sopra il ferro.

Poi disegna una giocata che avrebbe portato il suo uomo meno agile (Ayton) a sfruttare il blocco del suo uomo più leggero (Booker, col naso rotto) e a semplicemente appoggiare a canestro un passaggio di Crowder che può essere definito realmente perfetto. La sirena suona quando la palla a spicchi ha fatto frusciare la rete. 104-103 Suns, e 2-0 da portare in quel di California.

Gara 3 è una gara che è da dentro o fuori per i Clippers, è invece una gara che i Soli del deserto possono giocare con più tranquillità, forti anche del ritorno di CP3.

La partita, però, dopo essere stata in bilico per i primi due quarti, scivola presto nelle mani dei padroni di casa, anche grazie a Beverley, mostruoso difensivamente su Booker mascherato, e a causa della non brillantezza di un Chris Paul che non calcava il parquet da 11 giorni.

Nella metà campo offensiva, ci pensa il solito George che, dall’assenza di Leonard, è veramente e finalmente salito in cattedra (27 punti, 15 rimbalzi e 8 assist), coadiuvato da un sempre più costante Reggie Jackson (per lui sono 23). 2-1 Clippers con un relativamente comodo 106-92. Forse, essendo stati avanti 2-0, è tempo di grande paura per i tifosi Suns. Certo è che un altro ribaltone da parte dei losangelini avrebbe qualcosa di clamoroso.

Quali saranno le chiavi nel prosieguo della serie?

Ayton sarà ancora dominante, come è stato giù in tutte e tre le prime partite, starà quindi a Lue cercare di limitarlo o, come ha fatto in maniera egregia in gara 3, limitare semplicemente i creatori di gioco, cioè Booker e Paul. Onore quindi va ad un coach sottovalutato come Ty Lue che invece, a differenza di uno come Budenholzer, si è dimostrato molto versatile e disposto a cambiare in corsa le carte in tavola per adattarsi alle esigenze del momento.

Dimostrazione di questo è il numero elevatissimo di differenti 5 iniziali con cui gioca. Oltre a questo, brillante è stata l’idea di mettere un difensore aggressivo del calibro di Beverley o a tratti George su Booker. L’ex-Rockets ha infatti costretto il giovane a tirare con solo il 26.7% dal campo, Playoff P invece addirittura gli ha concesso lo 0% dei tiri tentati.

Per quanto riguarda Williams, il più sarà riuscire a divincolare dalla morsa della difesa dei Clippers almeno uno tra Booker e Paul. Una volta che sono più liberi di esprimere le loro abilità di passatori, infatti, e di tiratori, sarà tutto più semplice per i gregari come Crowder, Bridges, Johnson e Payne trovare tiri semplici.

Non so perché, ma ho la sensazione che sarà una serie lunga, molto lunga. O comunque, anche se dovesse finire in 5 gare, stiamo pur certi che Paul George farà di tutto per allungarla quanto più possibile. Perché i Suns saranno anche una squadra che gioca un basket meraviglioso, con dei fenomeni assoluti che dipingono pallacanestro, ma Ty Lue ha alla sua corte dei veri e propri cani da caccia, che finora si sono esaltati proprio quanto tutti scommettevano contro di loro.

E se valesse anche per le rimonte nei playoff il famoso detto “non c’è due senza tre”?

Post By Filippo di Chio (26 Posts)

19 anni, folgorato fin da bambino dal mondo americano dei giganti NBA e dei mostri NFL, tifoso scatenato dei Miami Heat e - vien male a dirlo - dei Cincinnati Bengals. Molto desideroso di assomigliare ad un Giannis, basterebbe anche un Herro, ma condannato da madre natura ad essere un Muggsy Bogues, per di più scarso.

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