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Fatto: nella giornata di ieri i Dallas Mavericks e i New York Knicks hanno concluso una trade che porterà in Texas Kristaps Porzingis, Tim Hardaway Jr., Courtney Lee e Trey Burke in cambio di Dennis Smith Jr., Wesley Matthews, DeAndre Jordan e due prime scelte al Draft (non protetta 2021 e protetta 1-10 nel 2023).

Opinione: questo scambio potrebbe essere stata una clamorosa magata per ambo le parti. Proviamo a capire il perchè.

 

LO SCAMBIO DAL PUNTO DI VISTA DEI DALLAS MAVERICKS

Mentre tutta la Lega guardava nella direzione dei New Orleans Pelicans per seguire le evoluzioni della telenovela Anthony Davis, i Mavericks hanno messo a segno una perfetta Kansas City Suffle e si sono portati a casa una delle giovani superstar più forti al mondo. Il lettone Kristaps Porzingis è infatti sì al momento ancora ai box per i postumi della rottura del legamento crociato anteriore (anche se è già tornato a schiacciare e si parla di un percorso riabilitativo completato al 75%) ma è indubbiamente uno dei prospetti più interessanti dell’intera NBA moderna. Uno di quei cosiddetti “unicorni” che, al pari di Antetokounmpo, Embiid o Simmons, rappresentano l’evoluzione del basket: giocatori con il fisico di un lungo ma con capacità tecniche, velocità e coordinazione da vera e propria guardia.

Kristaps è infatti un 2.20 con apertura di braccia semi-infinita, range di tiro che arriva comodamente fino agli 8/9 metri e capace di mettere la palla per terra andando a destra e a sinistra con impressionante rapidità. Letta così questa affermazione potrebbe sembrare un’esagerazione, non foss’altro che basterebbe riguardare ad esempio quanto fatto vedere da Porzi agli ultimi Campionati Europei per far cadere ogni obiezione.

Giusto per ricordare meglio il tipo di giocatore di cui stiamo parlando

 

Per arrivare all’ala lettone Dallas ha sacrificato parecchio. In primis le speranze di raggiungere i playoff in questa stagione, perchè la perdita di due starter e mezzo in Jordan, Smith e Matthews abbassa sicuramente il livello tecnico di breve periodo della squadra. In secundis nella flessibilità sul mercato: i Mavericks erano una delle formazioni con il monte salariale più basso della Lega (il terzultimo per la precisione) e destinata ad avere moltissimo spazio sotto il cap nell’incombente free agency 2019, mentre ora hanno incamerato contratti pesanti come quello di Tim Hardaway Jr. (altri due anni dopo questo ad oltre 37 milioni complessivi) e di Courtney Lee (a libri per 12 milioni per fino al 2020) che praticamente azzerano ogni possibilità di grossi stravolgimenti del roster nel prossimo luglio.

In ultimo hanno dovuto inserire nell’accordo anche due prime scelte future, quella del 2021 non protetta e quella del 2023 protetta 1-10. Sacrifici importanti ma necessari per arrivare ad uno dei giocatori più talentuosi disponibili sul mercato, stante anche l’estrema difficoltà che la franchigia ha sperimentato recentemente nell’attrarre in città free agent di rilievo. Per cui anche lo spazio salariale disponibile avrebbe potuto diventare poco utile, mentre le scelte future si spera che possano essere basse se i Mavericks torneranno ad essere una contender come ovviamente la dirigenza biancoblu ritiene possibile dopo questo scambio.

Questo il tweet con cui il lettone ha celebrato la trade. Promette bene…

 

Certo, Porzingis deve ancora crescere parecchio, sia tecnicamente che dal punto di vista fisico. Preoccupano ad esempio i soli sette rimbalzi (circa) che il lettone fino ad oggi porta a casa di media, pochini per uno così dotato fisicamente e segno che, soprattutto in difesa, dovrà “sbattersi” decisamente di più sotto le plance. Allo stesso modo è inaccettabile che un “4” moderno smazzi poco più di un assist a sera, anche perchè mano a mano che diventerà sempre più pericoloso offensivamente i raddoppi della difesa arriveranno con sempre maggiore frequenza.

Dal punto di vista offensivo siamo invece già a livelli di assoluta eccellenza: 14.3 – 18.1 – 22.7 sono i numeri della sua media punti nei primi tre anni di NBA, che testimoniano una crescita costante sia di volume che di efficienza, con la percentuale dal campo che nelle 46 partite disputate l’anno scorso prima di infortunarsi era salita fino al 45% complessivo con quasi il 40% da tre. Porzingis fatica ancora ad imporre il suo gioco spalle a canestro contro avversari (anche se più piccoli) più pesanti di lui, ma fronte a canestro è già un rebus irrisolvibile per quasi tutti gli avversari.

Per diventare davvero uno dei giocatori più dominanti del nuovo decennio NBA Kristaps deve però per prima cosa dimostrare di poter rimanere sano nel medio-lungo periodo. L’infortunio al legamento crociato è un brutto cliente per qualunque giocatore, ma è pur vero che su un giocatore giovane (e relativamente “leggero”) come lui le possibilità di un recupero completo sono indiscutibilmente più alte. Ovviamente non lo rivedremo in campo prima dell’inizio della prossima stagione, ma tutto sembra far pensare che il lettone si presenterà al training camp completamente ristabilito e pronto a continuare il suo percorso di crescita.

Un’altra potenziale grana potrebbe essere rappresentata dalla stessa situazione contrattuale di Porzingis, che sarà restricted free agent al termine di questa stagione e ha già dichiarato di voler firmare la qualifying offer per poi ripresentarsi al termine della stagione 2020 libero di negoziare un max contract. Per quella data i Mavericks sperano di aver convinto il lettone di quanto potrebbe essere divertente proseguire la carriera giocando di fianco a Luka Doncic, potendo anche offrire più soldi delle altre franchigie e un anno supplementare di accordo.

Se negli USA esiste ancora un certo scetticismo verso i giocatori europei, di certo questo non riguarda Mark Cuban

 

Insomma, il rischio dei Mavericks parrebbe essere calcolato e la possibilità di mettere assieme la coppia europea Porzingis-Doncic ha rappresentato per la dirigenza texana un’opportunità impossibile da ignorare. Per tutti i tifosi (come il sottoscritto, ndr) dei Mavs, resta solo da aspettare ancora qualche mese prima di vedere se i due fenomeni potranno rappresentare la base su cui fondare una nuova rincorsa al titolo NBA. Dallas come detto non potrà operare granchè sul mercato della prossima stagione, ma nel 2020 il monte salari sarà nuovamente più leggero e per allora le idee potrebbero essere molto più chiare. Inoltre, se la scelta al draft di quest’anno ricadesse tra le prime cinque Dallas potrebbe trattenerla invece di cederla agli Atlanta Hawks e aggiungere un’altro pezzo pregiato da un draft che nella parte alta presenta numerosi prospetti decisamente interessanti. Ehm, qualcuno ha detto Zion?

 

LO SCAMBIO DAL PUNTO DI VISTA DEI NEW YORK KNICKS

Ok, i New York Knicks hanno dato via l’unico giocatore decente del loro roster per prendere due contratti in scadenza e un giovane che dopo un primo anno promettente sembra aver già mostrato più punti di debolezza che pregi. Raccontato così lo scambio parrebbe essere un clamoroso disastro, ma mai come in questa occasione occorre andare più a fondo per valutare correttamente l’operazione dal punto di vista della franchigia di James Dolan.

Intanto la permanenza di Porzingis nella Grande Mela era già al capolinea in ogni caso. Anche se ufficialmente il lettone aveva fatto sapere solo ieri pomeriggio di non voler proseguire la sua avventura in bluarancio, la cosa era internamente già nota da tempo e infatti pare che la dirigenza newyorkese avesse già sul piatto diverse offerte oltre a quella di Dallas (finalizzata sembra nei corridoi del Madison Square Garden proprio nel corso della partita del giorno prima contro gli stessi Mavs). Il recente passato NBA dimostra quanto sia difficile scambiare una star scontenta (vedi i casi di Leonard e Butler) mentre i Knicks in questa trattativa sono riusciti ad andare esattamente dove volevano: liberare spazio salariale in vista della free agency di quest’estate.

Il prossimo 1 Luglio 2019 infatti New York avrà a disposizione circa 74 milioni di dollari di spazio sotto il cap, sufficienti per offrire il massimo salariale a due dei prelibati free agent che saranno disponibili per quella data. Obiettivo numero uno sarà ovviamente Kevin Durant, che sembra in procinto di lasciare i Warriors e potrebbe trovare nei Knicks il posto giusto per consolidare la sua legacy ora che si è tolto lo sfizio di vincere un paio di anelli (tre, se non succedono cataclismi da qui a Giugno).

La foto per cui qualunque fan dei Knicks darebbe volentieri in cambio un paio di anni di vita

 

Per il secondo pezzo del puzzle la situazione è già un po’ più complessa. Ci sarebbe Kyrie Irvinig, che in passato ha dicharato di ritenere “casa sua” la città dell’Empire State Building, anche se i recenti rumors che lo vedono giurare fedeltà ai Boston Celtics rendono forse un po’ meno probabile la cosa. Oppure uno tra Klay Thompson, ultimamente sempre più al centro di voci su una sua possibile partenza dalla Baia, o Jimmy Butler, non sempre apparso convintissimo della possibilità di rimanere ai Sixers nel prossimo futuro.

Infine, se la scelta al prossimo draft ricadesse tra le prime tre i Knicks potrebbero anche rientrare nella corsa ad Anthony Davis, oppure tenerla nel caso vedessero uno tra Williamson-Barrett-Reddish come pietra angolare del loro futuro. Se però nessuno di questi nomi dovesse trovare casa nello spogliatoio del Garden, il rischio concreto è quello di finire per strapagare giocatori di medio livello (come appunto Tim Hardaway Jr) o addirittura mediocri (pronto, casa Noah?) per ritrovarsi ancora una volta al punto di partenza.

La contropartita tecnica arrivata dai Mavs è infatti di buona qualità ma molto meno rilevante nel complesso dello scambio. DeAndre Jordan e Wesley Matthews sono infatti entrambi in scadenza al termine di questa stagione e, non avendo i Knicks di oggi alcun interesse a vincere partite di basket, ambedue sono già al centro di voci su un possibile buyout. Situazione diversa per quanto riguarda Dennis Smith Jr: a quanto pare New York è da sempre innamorata del prospetto da North Carolina State (poi però allora mi dovrebbero spiegare perchè al posto suo hanno finito per scegliere Frank Ntilikina) e ritiene possa essere uno dei giocatori del suo futuro.

DSJ non schiacchia, letteralmente decolla!

 

Smith è indubbiamente un giocatore di elevato potenziale che lontano dall’ombra di Doncic, con il quale tecnicamente non si sposava bene come molti (me compreso) avevano prospettato, potrebbe esplodere definitivamente. Le doti atletiche sono strabilianti, anche se il tiro è ancora un pò troppo incerto e le doti di passatore non sono al livello di molti dei suoi pariruolo. Utili saranno anche le scelte ricevute dai Mavs come compensation dell’accordo, ma sono entrambe abbastanza lontane nel tempo e, come scritto sopra, potenzialmente di basso primo giro quindi non bisogna farci troppo affidamento.

Insomma, rispetto a 24 ore fa i Knicks hanno davanti a loro un’ampia gamma di scenari che potrebbero finalmente trascinare la franchigia fuori da quella palude di risultati mediocri che i tifosi del Garden devono sopportare ormai da tempo immemore (solo 7 partite di playoff vinte dal 2000 ad oggi). Se riusciranno a tradurre queste possibilità in qualcosa di concreto solo il tempo saprà dirlo, ma se le ultime decisioni della dirigenza bluarancio sono state complessivamente un totale disastro si può dire che in questo caso il bicchiere vada visto mezzo pieno… basterà solo non rovesciarlo per terra.

 

Post By Giorgio Barbareschi (85 Posts)

Ex pallavolista ma con una passione ventennale per il basket NBA e gli sport americani in generale. Tifoso dei Mavericks, di Duke e dei '49ers, si ispira a Tranquillo e Buffa ma spera vivamente che loro non lo scoprano mai.

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One thought on “EUROMAVERICKS. L’analisi della trade che ha portato Porzingis a Dallas

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