La delusione dei Canucks al termine di Gara 7

È tempo di bilanci a Vancouver. Sfumato il primo titolo nel 40° anniversario dalla fondazione, i Canucks guardano avanti. Tanta l’attesa per il draft della prossima stagione. L’età di alcuni “senatori” aumenta, nuove leve potranno dare nuova linfa ai verdeblu.

A mente fredda, la stagione di Sedin & company resta la migliore della storia della franchigia. Migliore record di regular season e primo Presidents’ Trophy nel palmares della squadra. Attacco più prolifico (262 reti, una in più dei Detroit Red Wings) e difesa meno battuta (185, ben nove in meno di Nashville e dieci in meno degli stessi campioni di Boston).

Con una solida base da cui ripartire, e qualche amnesia difensiva in meno nei momenti che contano, i canadesi possono ambire a un ruolo di sicuri protagonisti per il campionato 2011/2012.

Da L.A. a L.A.

Corsi e ricorsi della storia, direbbe Vico. Il torneo 2010/2011 è cominciato da dove, quarant’anni prima, era partita l’avventura Nhl: in casa contro i Kings di Los Angeles. Alla Rogers Arena tutto era stato predisposto perché l’incontro rimanesse nella memoria dei tifosi. Entrambe le formazioni hanno indossato per l’occasione le divise storiche, sulla foggia di quelle del 1970.

Coach Alain Vigneault, al quinto anno sulla panchina canadese, decise per quella gara di affidare il ruolo di capitano a Henrik Sedin, dopo che la ‘C’ era stata cucita sulla maglia di Luongo. Allora come in occasione della prima sfida, si sono imposti i californiani: due a uno agli shootout.

Un duro inizio

Come ogni motore diesel che si rispetti, anche Vancouver ha avuto bisogno di carburare prima di prendere velocità.

Il cammino dei Canucks, infatti, non sembrava partito nel migliore dei modi. Incassata la sconfitta interna contro Los Angeles, erano giunte anche le batoste esterne contro gli Anaheim Ducks, contro i Kings di nuovo e contro i Minnesota Wild. Il sapore era addolcito dai due successi in British Columbia contro i Florida Panthers e i Carolina Hurricanes. Nelle prime gare la squadra segna (non molto) e incassa (tanto).

Cambio di rotta

La svolta, tuttavia, è nell’aria. 20 ottobre 2010, Union Center di Chicago. I Canucks scendono sul ghiaccio dei campioni in carica. I rossoneri di Kane passano in vantaggio al termine del primo periodo.

I canadesi reagiscono e trovano il pari con Henrik Sedin, che continua a marciare a buon ritmo: sette reti in altrettanti incontri. Al termine dell’anno saranno 19, a fronte però dei 75 assist, che lo collocano come il migliore “passatore” della stagione. Il titolo di migliore giocatore, tuttavia, andrà al gemello Daniel (41 reti e 63 assist, 10 punti più del fratello).

Per la cronaca, è la prima volta che due fratelli si aggiudicano l’Art Ross Trophy in due stagioni consecutive. Poco importa se la vittoria di quella gara andrà ai Blackhawks agli shootout. I Canucks hanno ritrovato il miglior gioco d’attacco e i risultati non tarderanno ad arrivare.

Serie da capogiri

Dopo lo stop in Illinois, Vancouver sconfigge Minnesota, Colorado, New Jersey, Edmonton, di nuovo Colorado e Detroit. Sei vittorie di fila, otto in nove partite se non si considera la sconfitta di Montreal nel derby con i Canadiens. Una serie di tutto rispetto, anche se the best is yet to come. Nel periodo di Natale sono ben otto i successi consecutivi, ottenuti contro Columbus, Edmonton, Philadelphia, Dallas, Colorado, San José, Calgary e di nuovo Edmonton. A marzo andrà ancora meglio: dodici vittorie in tredici incontri, con le rivincite contro i californiani Kings e Ducks e gli “scalpi” di Phoenix, San José, Calgary, Minnesota, Colorado, Detroit, Atlanta, Columbus, Nashville e di nuovo Los Angeles. Solo Phoenix riesce a interrompere la serie in quel periodo. La vittoria contro i Predators, il 29 marzo, garantisce loro il primo posto assoluto a Ovest. Due giorni dopo, contro i Kings giunge anche il Presidents’ Trophy.

Difesa impenetrabile

Oltre al miglioramento in attacco, impressiona la maturazione della retroguardia (e dei portieri) dei Canucks. I numeri sono chiari: 18 reti incassate nei primi 6 incontri (esattamente tre di media), 167 nel resto della stagione (2,20 a gara). Non a caso Luongo e l’esordiente Schneider hanno conquistato il William M. Jennings Trophy per la miglior media di reti al passivo in tutta la Nhl.

Destinazione finale

Terminata la stagione regolare al primo posto assoluto, il percorso dei Canucks ai playoff si è aperto con la sfida più interessante possibile. Alla Rogers Arena si sono presentati infatti i Chicago Blackhawks, campioni in carica e numero otto a Ovest (piazzamento ottenuto per il rotto della cuffia).

Vancouver fa subito intendere che le gerarchie sono cambiate e che la prima posizione non è frutto del caso. Due vittorie in Canada (2-0 e 4-3) e un successo nella Windy City (3-2) e serie sul tre a zero. Tutto già scritto? Assolutamente no. Kane e soci difendono la qualificazione vincendo allo United Center (7-2) e espugnando il fortino delle orche con un netto successo (5-0). I Canucks con una vittoria possono ancora assicurarsi il passaggio, ma i “pellerossa” fanno intendere che, se ciò dovrà accadere, non avverrà sul loro terreno: successo ai supplementari (4-3) e serie che torna a in British Columbia per un’avvincente gara 7. È allora che Burrows si trasforma nell’eroe della sfida e con una doppietta elimina i campioni in carica (2-1 all’overtime).

Minore sofferenza nelle semifinali di Conference contro i Predators. Al nome di Nashville è legato il buon ricordo del primo posto nel raggruppamento Ovest. La sfida, a ogni modo, è combattuta. Le prime due gare in Canada si concludono sull’uno a uno (1-0 e 1-2). I verdeblu si aggiudicano entrambe le seguenti in Tennessee (3-2 e 4-2), prima di cedere in gara-5 (4-3). Un nuovo successo a Nashville (2-1) regala la finale di Conference alla formazione di Vigneault. Decide un centro di Daniel Sedin.

La serie con San José è ancora più agevole, almeno in termini di punteggio. Sharks subito sedati alla Rogers Arena (3-2 e 7-3); in California difendono l’onore nella prima gara (4-3), ma perdono la successiva (4-2). Il successo di gara 5 (3-2 al secondo supplementare, decisivo Bieksa) frutta ai Canucks la Campbell Bowl (trofeo per la finalista di Ovest) e li proietta alla terza finale di Stanley Cup della loro storia, dopo le sfortunate esperienze contro i New York Islanders (1982) e i New York Rangers (1994). Per una volta non c’è una formazione della Grande Mela, ma i Boston Bruins, a caccia del titolo da quasi quarant’anni. La vittoria di Thomas, Chara e soci è storia recente.

Base di partenza

L’anno che verrà può dare ancora molte soddisfazioni ai Canucks, cui è mancato nei momenti decisivi della serie finale la solidità difensiva avuta nel resto della stagione. Luongo ha 32 anni, è uno dei portieri della nazionale canadese, ma deve dimostrare di esserci nelle sfide che contano.

Ottima l’impressione che ha destato Cory Schneider. Il rookie del Massachusetts, 25 anni, ha ben sostituito il numero 1 verdeblu, specialmente nelle gare contro Chicago e Boston. L’età media della squadra non è alta. Sammi Salo (36 anni), Nolan Baumgartner (35) e Mikael Samuelsson (34) possono insegnare ancora molto a un gruppo in cui 16 giocatori sono nati nel 1984 o in anni successivi. Con i gemelli Sedin nel pieno della loro maturità (30 anni), Ryan Kessler e qualche giovane al draft, il divertimento non dovrebbe mancare la prossima stagione sulla West Coast.

2 thoughts on “Vancouver Canucks: bilancio e futuro

  1. Per Vancouver sarà difficile ripetersi ma non impossibile..La squadra è forte!! Vedremo quali innesti verrano effettuati e quali cessioni ci saranno..Peccato non aver chiuso la stagione al max!!..

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