“Quando ci si smarrisce, i progetti lasciano il posto alle sorprese, ed è allora, ma solamente allora, che il viaggio comincia”; con una citazione di Nicolas Bouvier, scrittore e fotografo svizzero, andiamo ad esaminare quello che è accaduto nel primo mese e mezzo di gioco nel lontano Pacifico, dove è successo tutto il contrario di ciò che avevamo sapientemente (!) pronosticato nella nostra canonica preview di inizio anno.

Una formazione su tutte, reduce da tre lunghe stagioni di smarrimento post abbuffate dovute alle 2 Stanley Cup conquistate fra 2012 e 2014, ha preso il largo, lanciando un chiaro segnale alle inseguitrici che per contendersi un posto playoff dovranno fare i conti anche (o forse soprattutto) con loro.

Stiamo parlando dei Kings di Los Angeles, da cui partirà il nostro viaggio di questa prima review dedicata alla Pacific Division.

LOS ANGELES KINGS – 24 punti 

Ma non dovevamo essere in fase calante?

Adrian Kempe è uno dei grandi protagonisti di questo buonissimo inizio di stagione dei Kings

I Los Angeles Kings hanno preso sin dall’inizio in mano le redini della Division con capitan Anze Kopitar ritrovato e finalmente un gioco meno noioso e ripetitivo di quello fatto vedere nel recente passato sotto la guida di coach Sutter, sostituito più che degnamente da John Stevens, capace di ridare linfa anche ad un giocatore che sembrava perso come Dustin Brown.

Il centro sloveno guida le statistiche di squadra dall’alto dei suoi 21 punti divisi fra 8 goal e 13 assist; nella prima linea offensiva troviamo al suo fianco il sopracitato Brown, autore anch’egli di una ottima partenza condita da 8 goal e 9 assist nelle 16 gare disputate.

A fungere da ala sinistra al duo di veterani ecco spuntare la sorpresa chiamata Alex Iafallo, 23enne undrafted free agents pescato dal mercato libero dal GM dei Kings, autore di 1 goal e 5 assist, numeri non eclatanti ma soddisfacenti per fargli permettere di rimanere in pianta fissa in prima linea d’attacco.

Dopo sole 6 gare di Regular Season il secondo centro più forte della franchigia è stato costretto ad alzare bandiera bianca, Jeff Carter infatti per un grave infortunio ad una gamba è stato inserito in Injury List a tempo indeterminato; a prendersi le luci del palcoscenico a suo posto è stato così il giovane svedese Adrian Kempe (7 goal-4 assist) che dirige una verde seconda linea assieme a Tyler Toffoli (8 goal-5 assist) ed a Tanner Pearson (2 goal-7 assist).

Le prime due linee offensive sono chiaramente quelle che spostano gli equilibri delle partite, della “bottom six” citiamo un discreto avvio per Mike Cammalleri (3 goal-4 assist) e Trevor Lewis (4 goal-3 assist).

La difesa dei Kings, famosa negli anni per la sua impenetrabilità, risulta la seconda migliore dell’intera Lega dietro solamente ai San Jose Sharks.

I due migliori difensori a livello realizzativo sono Jake Muzzin (2 goal e 10 assist) e l’amatissimo Drew Doughty (3 goal e 7 assist).

A difesa dei pali della porta c’è un ritrovato Jonathan Quick che attualmente para con una percentuale del 93,2%, condita da due shutout.

Gli special teams vedono la loro forza nel Penalty Kill, attualmente il migliore della NHL, mentre il Powerplay fatica a concretizzare le occasioni a favore con un misero 17.8% di realizzazioni.

La strada verso la gloria è ancora lunga, ma l’importanza di aver ingranato sin da subito la marcia non può che far ben sperare i tifosi della formazione californiana lanciata verso una rinascita tutto sommato insperata.

Le ultime due sconfitte interne subite ad opera di Tampa Bay Lightning e San Jose Sharks saranno il classico campanello d’allarme che risveglierà la truppa oppure due montanti che metteranno il pugile al tappeto? Staremo a vedere…

VEGAS GOLDEN KNIGHTS – 21 punti

Viva Las Vegas!

Si diverte il pubblico di Las Vegas, questi ragazzi stanno dando tutto e forse anche di più!

L’avevamo snobbata nella nostra personalissima review di inizio stagione ed ecco che ovviamente la compagine novizia della NHL ci ha messo subito del suo per smentirci categoricamente: i Golden Knights fanno sul serio ed hanno trovato senza troppe fatiche un’alchimia di gioco che risulta assurda se pensiamo che questa squadra è stata costruita a tavolino solamente qualche mese fa.

Grandi meriti a coach Gerard Gallant che ha imbastito delle linee offensive efficaci e delle altrettanto affidabili linee arretrate, che nonostante le vicissitudini sfavorevoli dovute ai 3 infortuni accorsi uno dopo l’altro ai 3 goalies “titolari” sono riusciti comunque a limitare i danni ed a restare nei piani alti della Division (per il momento…).

Della line up in questo primo scorcio di stagione praticamente tutti gli uomini scesi sul ghiaccio hanno fatto registrare un punticino, tant’è che il solo Merrill segnala uno 0 al suo score.

I migliori marcatori, come ci si poteva immaginare, sono James Neal (9 goal e 4 assist), David Perron (5 goal e 9 assist) e Reilly Smith (5 goal ed 8 assist) ex stelle di Nashville Predators, St. Louis Blues e Florida Panthers.

Nel reparto avanzato sottolineiamo anche i 10 punti (4 goal e 6 assist) in 13 partite disputate da Jonathan Marchesseault, un elemento che non si capisce per quale motivo non sia stato protetto all’Expansion Draft dai Florida Panthers, specialmente dopo la strepitosa stagione fatta registrare l’anno passato.

Buoni segnali arrivano anche dalla difesa dove c’è chi fa legna (Engelland e Sbisa) e c’e chi sa costruire gioco (Schmidt e l’ultimo richiamato dagli affiliati Chicago Wolves Shea Theodore).

Come dicevamo in apertura i problemi veri arrivano dal fondo, precisamente dalla gabbia, dove prima Marc Andre Fleury, poi Malcolm Subban ed Oscar Dansk (entrambi imbattuti) che bene avevano fatto nelle loro apparizioni sono finiti ai box per infortuni più o meno gravi; il peggiore probabilmente ha colpito la “faccia della franchigia” Fleury, fermo dal 13 ottobre a causa di una commozione cerebrale. Al posto dei tre infortunati sta trovando posto Maxime Lagace, tutt’altro che sicuro nelle uscite sin qui messe a referto dove ha fatto registrare una media salvataggi pari all’87.6% ed alcune incertezze che lo rendono di fatto l’anello debole di una squadra che ha tutte le carte in regola per continuare a sorprenderci.

SAN JOSE SHARKS – 20 punti

Squali all’attacco del primato

Martin Jones a difesa dei pali della gabbia degli Sharks, la meno battuta della Lega.

Con sei vittorie nelle ultime sette partite sono la squadra più calda della Pacific Division e dopo il 2-1 inflitto a domicilio ai primi della classe (Kings) si sono ufficialmente lanciati all’attacco della prima posizione.

Dopo un avvio molto deludente la formazione allenata da coach DeBoer ha ritrovato la retta via forte della rinascita dei propri numerosi talenti presenti in line up, primo su tutti Logan Couture che con 15 punti (10 goal e 5 assist) guida le statistiche di squadra.

La partenza a ritmi molto blandi influisce parecchio sulle attuali performance di tutti i giocatori presenti in rosa, uno su tutti Brent Burns, ancora alla ricerca della prima marcatura stagionale (solo 7 assist per lui che chiuse la passata stagione con 29 goal e 47 assist!).

Nota di merito va alla difesa, la migliore dell’intera Lega forte delle sole 36 reti subite nelle 16 gare sino a questo momento disputate, aiutata da un duo di goalie affidabile, lo starter Martin Jones para con una media del 92.5% ed ha collezionato anche uno shutout, il backup Aaron Dell ha statistiche addirittura migliore del titolare con una percentuale di parate del 93,4% con anch’egli a referto uno shutout.

CALGARY FLAMES – 20 punti

Le fiamme sono accese, spettacolo in Alberta

Jaromir Jagr ha siglato il primo goal con la maglia dei Flames, ma il vero fiore all’occhiello in quel di Calgary è Johnny Gaudreau

Nella notte è arrivata la sonora vittoria per 7-4 messa a segno contro l’attuale capolista della Western Conference, i St.Louis Blues, che ha di fatto portato i Calgary Flames in zona playoff.

La formazione di Glen Gulutzan non ha ancora un’identità chiara, poichè passa da vittorie esaltanti a prestazioni deludenti, insomma per poter competere con le “big” ci vorrebbe un tantino di costanza in più.

Le vittorie passano dalle stecche infiammabili di Johnny “Hockey” Gaudreau e Sean Monahan, duo delle meraviglie della prima linea offensiva dei Flames; 24 punti per il primo, divisi fra 7 goal e 17 assist, 16 per il secondo che bilancia goal ed assist alla perfezione. A fungere da ala alla coppia sono stati provati Micheal Ferland (si, si scrive Micheal, non è un errore di battitura!) e l’intramontabile Jaromir Jagr, con il primo che sembra aver vinto il ballottaggio, forte della sua grandissima velocità e fisicità.

Il 45enne ceco è stato spostato in terza linea, a far da chioccia ai giovani Sam Bennett (che finalmente ha trovato il primo goal in stagione proprio nella notte a fianco di Jagr, e non sarà un caso) ed alla sorpresa Mark Jankowski richiamato dalla AHL nemmeno una dozzina di gare fa e già autore di 3 reti.

In gabbia Mike Smith è uscito anzitempo per infortunio nella gara vinta contro i Blues dal suo sostituto Lack e se fosse una cosa grave per i Flames sarebbero dolori poichè il goalie ex Coyotes ha dimostrato grandissime capacità facendo finalmente tirare un sospiro di sollievo alla dirigenza che da anni cercava di sistemare questo reparto.

L’imminente road trip di 6 gare ci dirà se questi Flames saranno guariti dalla sindrome di doppia personalità che li affligge oppure proseguiranno questa loro altalena di risultati che non ne consente la totale esplosione verso un livello più alto.

VANCOUVER CANUCKS – 18 punti

ANAHEIM DUCKS – 17 punti

A due passi dalla zona playoff troviamo due squadre con due situazioni molto diverse, partiamo dal Canada.

A Vancouver si sta vivendo il classico anno in cui non si sa quale direzione prendere, il rebuild non è mai stato iniziato e dunque si va avanti un po’ così, senza grosse pretese attendendo probabilmente il tramonto dei gemelli Sedin e dei loro pesantissimi contratti che sul groppone del Salary Cap incidono notevolmente anche sulle scelte della franchigia.

Henrik e Daniel stanno finalmente lasciando il posto ad un duo di ragazzi terribili (e la mia non è ingratitudine verso i veterani ma bensì voglia di vedere al loro posto dei giovani che, si, sono sincero, mi entusiasmano!): sto parlando di Brock Boeser e di Bo Horvat, rispettivamente primo e secondo miglior marcatore della franchigia con 14 e 13 punti in questo primo scorcio di stagione.

A difesa dei pali si attendeva il grande salto verso il ruolo di starter da parte di Jacob Markstrom (91,3%SV, 5W-6L) che invece sta deludendo le attese, tant’è che coaching staff e dirigenza si stanno mangiando le mani per l’infortunio accorso ad Anders Nilsson (94,3%SV, 3W-1L) autore di una partenza caldissima nelle 4 presenze messe a referto condite da 2 shutout. Voci di corridoio parlano di una imminente promozione dal farm team degli Utica Comets di Thatcher Demko, classe 1995, dato da tutti come un vero e proprio fenomeno.

In California invece le cose sono ben diverse, Anaheim è partita a rilento a causa di numerosi infortuni e/o operazioni svolte in offseason che hanno tenuto fuori alcuni dei migliori elementi, da Sami Vatanen ed Hampus Lindholm, rientrati solamente una settimana fa, a Ryan Kesler, centro della seconda linea che manca come il pane per il gioco di Randy Carlyle, che sarà fuori sino a dicembre.

Sfortuna vuole che anche il primo centro di squadra nonchè capitano della franchigia Ryan Getzlaf durante la gara vinta agli shootout contro i Carolina Hurricanes il 31 ottobre si sia fratturato uno zigomo per colpa del classico puck volante che termina la sua corsa dove non si vorrebbe mai, ossia in faccia; per lui la prognosi parla di 2 mesi di stop e dunque prima del 2018 non rivedremo Getzlaf sul ghiaccio.

Ad infittire l’infermeria di Anaheim sottolineiamo anche la sindrome di Guillain-Barrè* che ha colpito la forte ed amatissima ala Patrick Eaves, sottoposta tutt’ora ad ulteriori diagnosi per capire se la forma è lieve o grave. A lui ovviamente il nostro più grande augurio di guarigione.

Insomma, per vedere i veri Ducks dovremmo aspettare ancora molto, nel frattempo la franchigia californiana sta limitando piuttosto bene i danni e mantiene la distanza dalla zona alta della classifica raggiungibile.

Rickard Rakell, colui che dovrebbe essere il centro della terza linea, sta sfruttando le assenza dei due sopracitati per virare in primissima linea e le statistiche ne risentono visto che guida l’intera squadra con 14 punti, frutto di 6 goal ed 8 assist; Corey Perry prosegue il suo andamento lento fatto notare nella passata stagione in Regular Season e non va oltre i 10 punti in 17 gare, frutto di soli 3 goal e di 7 assist.

L’inossidabile Andrew Cogliano (802 partite consecutive in NHL senza mai saltarne una per infortunio!) risulta così il secondo miglior marcatore della squadra con 3 goal ed 8 assist.

La difesa, rinvigorita dal rientro di Lindholm e Vatanen, sta subendo molti meno goal rispetto ad un inizio agghiacciante.

In gabbia il solito John Gibson vive fasi alterne, con partite al limite del prodigioso ad altre molto meno esaltanti, sicuramente avere l’esperto Ryan Miller come backup potrebbe risultare una mossa azzeccata compiuta dalla dirigenza che ha tesserato l’ex goalie dei Canucks dal mercato dei free agents.

EDMONTON OILERS – 14 punti

ARIZONA COYOTES – 7 punti

Ultime della classe della Division due formazioni che hanno obiettivi ben diversi, se Edmonton l’avevamo data per contendente al primo posto ecco che Arizona rispetta i pronostici, risultando un vero e proprio disastro sotto ogni punto di vista.

Lascia di stucco la situazione degli Oilers, partiti con il freno a mano tirato e migliorati lievemente solo nell’ultimo periodo; tutte le fortune della squadra sembrano dover passare dalla stecca di Connor McDavid che nonostante i suoi 19 punti stagionali divisi fra 7 goal e 12 assist avrebbe bisogno di maggiore aiuto da parte dei compagni.

Male sino a questo momento Ryan Strome, l’ultimo arrivato dagli Islanders, ha messo a segno solo 2 goal e 4 assist, nonostante spesso giochi da ala nella “linea McDavid-Draisaitl”.

L’assenza per commozione cerebrale di Leon Draisaitl durata 4 partite è costata cara, il possente centro tedesco è diventato fondamentale per il gioco della formazione allenata da coach Todd McLellan.

In gabbia il Cam Talbot insuperabile visto la scorsa stagione non ha ancora fatto comparsa in questo primo scorcio di Regular Season e la cosa ha influito notevolmente sui risultati della squadra che ha contato spesso dei miracoli del proprio goalie anche nel recente passato.

Tempo per migliorare c’è ne, questa notte però va già in scena una partita che vale 4 punti contro i Vegas Golden Knights, se si perde niente drammi, la Regular Season è interminabile, ma se si vince…è meglio.

Stendiamo un velo pietoso invece per quello che stiamo vedendo, od anzi non vedendo, nel deserto dell’Arizona: i Coyotes con 2 sole vittorie in 19 gare in stagione stanno probabilmente già pensando alla prima scelta al Draft 2018.

Il nuovo head coach Rick Tocchet non sta riuscendo nell’impresa di trasformare un gruppo di ragazzotti di talento in una squadra bilanciata e competitiva per questa NHL; unica menzione d’onore va data al rookie Clayton Keller, autore di 11 goal e 7 assist, che sta virando a quasi 1 punto a partita nonostante giochi in una squadra davvero poco entusiasmante, per usare un eufemismo.

Ovviamente nessun giocatore presenta statistiche positive nei plus/minus tant’è che non ci sentiamo di salvare nessun altro oltre al sopracitato rookie, un vero e proprio usignolo fuori dal coro.

Per questa review è davvero tutto, alla prossima!

BUCKLE UP BABY BECAUSE IT’S THE CUP!!

Da fonte Wikipedia:

*La sindrome di Guillain-Barré chiamata a volte paralisi di Landry o sindrome di Guillain-Barré-Strohl, è una radicolo-polinevrite acuta (AIDP, acute inflammatory demyelinating polyradiculoneuropathy) che si manifesta con paralisi progressiva agli arti con andamento disto-prossimale (di solito prima le gambe e poi le braccia).[1] Può causare complicanze potenzialmente letali, in particolare se vi è interessamento dei muscoli respiratori o un coinvolgimento del sistema nervoso autonomo. La malattia è solitamente innescata da un’infezione. Nelle forme iperacute si arriva a una paralisi totale in 24 ore.

La diagnosi viene solitamente fatta per mezzo di un esame clinico e con studi elettromiografici e con l’analisi del liquido cefalorachidiano. Con un trattamento tempestivo con immunoglobuline per via endovenosa o plasmaferesi, insieme alle terapie di supporto, la maggior parte dei pazienti andrà incontro a un completo recupero.

La sindrome di Guillain-Barré è rara con 1 o 2 casi per 100.000 individui all’anno, ma è la causa più comune di paralisi acuta non traumatica in tutto il mondo. La sindrome prende il nome dai medici francesi Georges Guillain e Jean Barré che la studiarono nel 1916.

Post By Max "Feelgood" (100 Posts)

Appassionato della terra a stelle e strisce, Max si innamora sin da piccino per uno sport da “duri”: l’hockey su ghiaccio. Cresce osservando le prodezze di Mario Lemieux e Jaromir Jagr, invecchia con le giocate di Sidney Crosby ed Evgeni Malkin… Scrive per PlayitUsa da gennaio 2015 e spera di trasmettere a voi lettori le stesse emozioni che vive il sottoscritto pensando, guardando, scrivendo, vivendo, respirando la meraviglia della NHL.

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