Prosegue il viaggio attraverso gli NHL Awards individuali (per le scorse puntate vedere qui e qui ). In questa terza parte daremo un’occhiata ai candidati (e anche ai probabili vincitori, dai, mi voglio rovinare!) del Frank J. Selke Trophy, del Jack Adams Award e del Bill Masterton Memorial Trophy. Dopo le dovute premesse, infiliamoci i pattini, allacciamoci il caschetto e scendiamo in pista…

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Patrice Bergeron (BOS). In questo finale di stagione sta facendo la differenza.

Il Selke Trophy è il premio assegnato all’attaccante che mostra più capacità nella parte difensiva del gioco: è un premio molto ambito perché lo vincono solo i giocatori più versatili, bravi sia in attacco che in difesa. Il quasi sicuro vincitore di questo premio è, tanto per cambiare, Patrice Bergeron, center dei Boston Bruins, sempre più rullo compressore della NHL.
I numeri indubbiamente gli danno ragione, dato che monsieur Bergeron è in testa alla classifica dei faceoff vinti (58.8%), è secondo nella classifica del plus/minus (+36, secondo dietro al compagno Krejci) ed ha totalizzato la bellezza di 56 punti (27G + 29A). Oltre ai numeri, di questo eccellente giocatorino spicca il grande senso della posizione (al di qua e al di là della linea rossa) e la grande efficacia, quando viene impiegato negli special teams (sia nel power play che nel penalty killing). Tutto ciò lo rende il candidato numero uno al Selke ed è difficile immaginare qualcuno che gli possa impedire di vincerlo per la seconda volta (la prima nel 2011).

Difficile ma non impossibile, perciò io ci provo: l’unico che potrebbe dare pensiero a Bergeron è Anze Kopitar. Il centro sloveno dei Los Angeles Kings ha sicuramente i numeri per ambire al Selke: 63P (24G + o39A), un’alta percentuale di faceoff vinti (53.1%) ed una grande efficacia nel penalty killing. Però, forse, questo non è il miglior anno per Kopitar (Olimpiadi a parte, dove ha condotto la sua Slovenia fino ai quarti di finale), e il Selke sembra un obiettivo lontano, complice anche la grande annata del sopracitato Bergeron.

Lo stesso discorso vale per Jonathan Toews, il capitan serious dei Chicago Blackhawks, detentore del Selke: i numeri sicuramente lo fanno ambire a questo award, ma la grande stagione di Bergeron (scusate, sono un po’ ripetitivo) e la non eccellente difesa di Chicago quest’anno rendono praticamente impossibile il back-to-back per Toews.

Ora è il turno del premio assegnato al miglior allenatore (o coach, come preferite) della stagione: l’Adams Award. Provate a ricordare le prestazioni dei Colorado Avalanche l’anno scorso e le prestazioni di questa stagione: da un anno all’altro la squadra sembra completamente rigenerata e galvanizzata, eppure il roster non è cambiato molto (qualcosina ha fatto il rookie McKinnon); è cambiato il coach! E proprio per questo Patrick Roy sarà al 99,99% il vincitore dell’Adams.

Patrick Roy colorado avalanche

Patrick Roy (COL) al suo debutto in NHL se la prende con Bruce Boudreau (ANA) nonostante la larga vittoria degli Avalanche. Sempre dalla parte dei giocatori. E questa la filosofia vincente di coach Roy.

Il simbolo di questa rinascita di Colorado è il portiere Varlamov, ben istruito e allenato da Roy, che del gioco davanti alla gabbia se ne intende parecchio (tre volte goalie of the year nella sua straordinaria carriera NHL). Oltre a Varlamov, Roy è riuscito a dare un grande gioco alla squadra, mettendo in prima linea Duchene e Landeskog, ormai punti di riferimento per i compagni (ora Duchene è infortunato, dovrebbe rientrare per gara 3 o gara 4 del primo turno dei playoff).

Il secondo candidato all’Adams è nientepopodimenoche Claude Julien, coach dei Boston Bruins (già detto che sono il rullo compressore della Lega?). La grande capacità di questo allenatore è quella di riuscire a portare i suoi giocatori al top della forma proprio quando conta, cioè alla fine della stagione e nei playoff. Quest’anno il compito è stato più difficile del solito, visto che Julien ha dovuto fronteggiare l’infortunio di tre dei suoi migliori difensori (nell’ordine Seidenberg, McQuaid e Boychuk). Detto questo, per la stagione in corso è sicuramente in testa Roy, ma il buon Julien lo meriterebbe per la coerenza dimostrata negli anni.

Il terzo candidato (ben staccato da Julien, staccatissimo da Roy) è Jon Cooper dei Tampa Bay Lightning. Come per Julien, coach Cooper ha dovuto fare a meno per più di metà stagione della sua stella, Steven Stamkos. Nonostante questo fardello il gioco di Tampa non ha perso molto in potenza ed efficacia col piccolo grande Martin SaintLouis, sempre in grande forma. Alla deadline il buon Martin è stato scambiato con Ryan Callahan, capitano dei New York Rangers. Anche qui il grande merito di Cooper è stato quello di riuscire a inserire Callahan in prima linea con Stamkos ed ora la squadra sta decollando. Purtroppo il decollo è partito praticamente un mese fa e Cooper sembra molto staccato dagli altri due candidati dell’Adams.

Il Masterton Memorial Trophy è quel premio assegnato al giocatore che è esempio di perseveranza, sportività e dedizione all’hockey. In altre parole, the toughest guy in NHL (il giocatore più duro della NHL); ma non il più duro nel gioco, ma nel senso che, nonostante le avversità, dimostra di voler giocare a tutti i costi. In questo caso è molto difficile dire chi sia The Toughest, perché i tre esempi che illustrerò hanno commosso e reso orgogliosi tutti i fan dell’hockey su ghiaccio.

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Josh Harding (MIN) è al comando in un paio di statistiche NHL (Save% e GAA), ma è da Natale che non scende sul ghiaccio per trattare la sclerosi multipla.

Il primo (in ordine alfabetico) è Josh Harding, portiere dei Minnesota Wild. Il 29enne di Regina (SK, Canada) sta disputando un’ottima stagione coi suoi Wild, cercando di salvare il salvabile di una difesa non proprio impeccabile. Ma qual è la cosa straordinaria di questo portiere? Due anni fa circa gli è stata diagnosticata la sclerosi multipla e questo portiere sta salvando baracca e burattini a St.Paul (MN), giocando in un ruolo che già è difficile per una persona sana, figuriamoci per uno affetto da sclerosi multipla. Purtroppo, ora è fermo per potersi curare al meglio, anche se, notizia fresca fresca, ha ripreso ad allenarsi coi compagni. Perseveranza? Yes of course!!

Il secondo (sempre in ordine alfabetico) è Kris Letang, difensore dei Pittsburgh Penguins. Il #58, originario di Montreal, ad inizio 2014 è stato affetto da un ictus per un pregresso problema cardiaco. Dopo soli due mesi (ripeto due mesi!) si è infilato i pattini, ha indossato il caschetto, ha impugnato la stecca ed è risceso sul ghiaccio per allenarsi coi compagni, dando una grande iniezione di fiducia a dei Penguins in fase leggermente not. Nessuno avrebbe avuto nulla da dire se il buon Kris si fosse fermato fino a fine stagione per riprendersi, ma il suo amore per il ghiaccio ha avuto la meglio; e quando trionfa l’amore… Perseveranza? I guess so!

Il terzo candidato (ovviamente, alfabeticamente parlando) è Rich Paverley, centro dei Dallas Stars. La fama di quest’uomo è cresciuta lo scorso 8 marzo nella sua Dallas. A metà del match contro Minnesota, subito dopo essersi seduto in panchina, si accascia per un improvviso malore. Soccorsi immediati e la diagnosi è terribile: infarto! Dopo aver ripreso conoscenza, il #17 ha chiesto il risultato della partita e di ritornare subito sul ghiaccio. Fortunatamente gli è stato impedito, ma la sportività e la dedizione alla causa di Rich ha commosso tutto il mondo hockeistico. L’operazione al cuore è andata bene,  la stagione di Paverley si conclude qui, ma nessun tifoso di Dallas (e non solo) non dimenticherà il suo atteggiamento e gli sarà dedicata una grande ovazione al suo ritorno sul ghiaccio (i famosi 92 minuti di applausi di Fantozzi) ovunque si troverà. Sportività? No doubt…

Chi tra questi tre merita maggiormente il Masterton? Per fortuna non tocca a me assegnarlo perché, dipendesse da me, lo darei a tutti e tre. Ai giudici nordamericani l’ardua sentenza…

 

Pietro Sessolo per HNC

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