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La Pacific Division si appresta a vivere un cambio di paradigma, nel senso che i rapporti di forze all’interno delle cinque squadre subiranno verosimilmente modifiche drastiche.

Quello che non cambia, però, è che la West Coast resterà sotto i riflettori anche per la stagione 2019/2020: se da un lato Phoenix Suns e Sacramento Kings si presentano ai nastri di partenza in una fase di stallo, seppure con qualche novità interessante soprattutto sul fronte dell’Arizona, le altre californiane hanno tutte ambizioni da titolo.

Resta da vedere, e c’è molta curiosità al riguardo, se il nuovo corso degli Warriors saprà ripetere i fasti degli ultimi quattro anni o se la battaglia per la supremazia di Los Angeles catturerà definitivamente la scena.

Golden State Warriors

Golden State cambia per non cambiare. Si riparte da qui, Steph Curry e Draymond Green – in attesa di Klay.

 

Arrivi:  D’Angelo Russel, Omari Spellman, Willie Cauley-Stein, Glenn Robinson III, Jordan Poole, Eric Paschall, Alec Burks

Partenze: Kevin Durant, Andre Iguodala, Andrew Bogut, Demarcus Cousins, Shaun Livingston, Jonas Jerebko, Quinn Cook, Jordan Bell

Probabile quintetto: Stephen Curry, D’Angelo Russell, Glenn Robinson III, Draymond Green, Willie Cauley-Stein

Punti di forza: Uno Steph Curry in odore di una nuova stagione da MVP, roster più lungo, meno pressioni sulle spalle

Punti di debolezza: Un Kevin Durant in meno, il possibile appannamento da fine ciclo, l’assenza di Klay Thompson fino all’ultima parte di stagione

Analisi: Nel perdere Kevin Durant, Golden State ha avuto la fortuna di incrociare una squadra alla ricerca di un sign & trade, e così la pillola è stata più morbida da ingoiare grazie all’arrivo di D’Angelo Russell. Molto si è detto su questa trade, secondo alcuni voluta esclusivamente per togliere un pezzo pregiato alle rivali, secondo altri per garantirsi un’assicurazione temporanea da rispedire sul mercato al più presto.

Di certo Russell aggiunge parte di quel firepower che i Warriors perdono senza Durant, ma la sua coesistenza con Steph Curry è tutta da vedere, essendo giocatori dalle caratteristiche simili, mentre lo spot di 3 resta pericolosamente scoperto.

Nel ripartire dalle certezze (Curry, Green e coach Kerr), Golden State saluta però due veterani come Iguodala e Livingston la cui assenza rischia di minare gli equilibri emotivi della squadra; Draymond Green, ad esempio, è agonista e giocatore di sistema, ma siamo sicuri che le sue performance resteranno di alto livello ora che il sistema cambia e i Warriors potrebbero trovarsi a competere per obiettivi meno nobili?

L’idea è guadagnarsi una qualificazione ai playoff, possibilmente con il fattore campo, per reinserire Klay Thompson con serenità sul finale di stagione, ma il resto della Western Conference si è rafforzato ed è probabile che Golden State scivoli nella griglia. La dirigenza si è comunque mossa con saggezza e risulta tra le vincitrici dell’estate: la conferma di Kevon Looney e l’aggiunta di Willie Cauley-Stein puntellano il pitturato nel miglior modo possibile.

Record 2018-19: 57 W / 25 L

Previsione 2019-20: 48 W / 34 L

 

Los Angeles Lakers

Alla fine il matrimonio tra i Lakers e Anthony Davis si è consumato, sebbene a caro prezzo.

 

Arrivi: Anthony Davis, Demarcus Cousins, Danny Green, Avery Bradley, Quinn Cook, Jared Dudley, Dwight Howard, Kostas Antetokounmpo

Partenze: Lonzo Ball, Jason Hart, Brandon Ingram, Lance Stephenson, Reggie Bullock

Probabile quintetto: Danny Green, Avery Bradley, LeBron James, Anthony Davis, Dwight Howard

Punti di forza: Il duo LeBron-Davis è potenzialmente letale, una buona batteria di tiratori che non chiedono il pallone in mano, Kyle Kuzma promosso e messo in condizione di esplodere

Punti di debolezza: Manca il terzo vertice dei Big Three, tanti – forse troppi – veterani, frontcourt sguarnito dopo l’infortunio di Cousins

Analisi: Alla fine l’inevitabilità si è consumata e Anthony Davis è un giocatore dei Los Angeles Lakers. Il suo arrivo coincide con la prevedibile bocciatura di Lonzo Ball e Brandon Ingram – non c’era tempo di aspettare la loro maturazione, anche se si può obiettare che non siano stati aiutati al meglio nello sviluppo – ma nella terremotante estate che ha visto le dimissioni di Magic Johnson è stato importantissimo mantenere a roster Kyle Kuzma, il più pronto dei giovani e ottimo fit per il frontcourt gialloviola.

Si attendeva una terza stella che non è arrivata, complici le macchinazioni di Kawhi Leonard, e il rimpiazzo di lusso, Demarcus Cousins, si è già fermato per l’ennesimo infortunio: per essere un roster completato con “gli scarti”, però, la truppa dei Lakers ha una parvenza di funzionalità con un buon pacchetto di 3&D al servizio di LeBron (ma Avery Bradley sarà un giocatore vero o l’ectoplasma visto recentemente?).

L’impressione è che manchi ancora qualcosa per essere al livello di Clippers e Rockets, ma un LeBron più pimpante di quello visto l’anno scorso potrebbe quantomeno tentare di colmare il gap, e da Davis si attende un autentico career year, specialmente se accetterà di giocare prevalentemente da 5.

Qui entra in gioco l’aspetto più delicato, quello del coaching. La scelta di Frank Vogel è sembrata un po’ anonima per un mercato esigente come quello dei Lakers, specialmente data la necessità di confrontarsi con un factotum come James – ma qualche sua nuova idea tattica potrebbe svecchiare un roster dalle risorse forse un po’ troppo prevedibili.

Record 2018-19: 37 W / 45 L

Previsione 2019-20: 57 W / 25 L

 

Los Angeles Clippers

Per essere un tipo silenzioso, Kawhi Leonard ha avuto parecchio successo con le PR questa estate

 

Arrivi: Kawhi Leonard, Paul George, Patrick Patterson,Mo Harkless

Partenze: Danilo Gallinari, Shai Gilgeous-Alexander, Avery Bradley, Wilson Chandler

Probabile quintetto: Patrick Beverley, Kawhi Leonard, Paul George, Mo Harkless, Montrezl Harrell

Punti di forza: Due candidati MVP e DPOTY fianco a fianco, un supporting cast di grandi agonisti e role player, il tutto innestato su un gruppo che con Doc Rivers ha superato le aspettative nel 2019

Punti di debolezza: La coperta è davvero corta sotto canestro, Patrick Beverley e Montrezl Harrell sono tutti da scoprire nel ruolo di giocatori chiave per una squadra che punta al titolo

Analisi: Inutile girarci intorno, i Clippers sono stati i re dell’estate – anche se forse il titolo andrebbe consegnato in maniera individuale a Kawhi Leonard che ha semplicemente deciso di trasferirsi dal lato meno titolato di LA e ha tessuto trame machiavelliche per portare Paul George con sè. I Clippers perdono qualche risorsa per il futuro ma massimizzano le proprie possibilità di vincere subito.

Coach Doc Rivers sa come farlo, e gli ingredienti a sua disposizione sembrano pressoché perfetti, specialmente sul fronte difensivo: manca un rim protector, certo, ma superare una prima linea composta da Pat Beverley, Kawhi e PG13 sarà una sfida per chiunque. In attacco andranno calibrate spaziature e responsabilità, ma George e Leonard sembrano in grado di collaborare e in più c’è sempre Lou Williams per togliere le castagne dal fuoco nei quintetti che chiuderanno le partite.

Per molti, comprese le quote di Las Vegas, i Clippers sono i favoriti per l’anello. L’entusiasmo e le novità contribuiscono ad alzare le aspettative, ma la partita è tutt’altro che chiusa perché la squadra non è certo priva di difetti: a partire da Montrezl Harrell e Ivica Zubic che sono gli unici lunghi di ruolo. Nell’epoca dello small ball non sembra essere un problema, ma complice il calo dei Golden State Warriors, chissà che il vento non stia cambiando.

Record 2018-19: 48 W / 34 L

Previsione 2019-20: 60 W / 22 L

 

Sacramento Kings

Avanti i giovani con Fox e Bagley, sperando che uno dei due diventi la stella di cui Sacramento ha bisogno – ma con pazienza

 

Arrivi: Kyle Guy, Cory Joseph, Trevor Ariza, Dewayne Dedmon

Partenze: Willie Cauley-Stein, Skal Labissiere, Alec Burks, Kosta Koufos

Probabile quintetto: De’Aaron Fox, Buddy Hield, Harrison Barnes, Marvin Bagley III, Dewayne Dedmon

Punti di forza: Fox e Bagley in rampa di lancio, un roster più completo e ordinato, Buddy Hield da confermare ad alti livelli

Punti di debolezza: Mercato estivo pressoché assente, l’ennesimo nuovo allenatore – un Luke Walton che non viene dalla sua annata migliore, si attende ancora con la speranza che da uno dei giovani sbocci un franchise player

Analisi: Nel silenzio generale, in assenza di colpi eclatanti, i Kings non si sono mossi male sul mercato di questa estate. Le loro manovre, tuttavia, rientrano da qualche anno nell’identikit degli “small market” che non possono permettersi grandi colpi di testa, né dal punto di vista del tanking sfrenato né nell’attrarre i free agent.

La fiducia data a Harrison Barnes è forse l’emblema del “vorrei ma non posso”, ma dall’altro lato c’è da gustarsi la crescita di De’Aaron Fox e Marvin Bagley che l’anno scorso, insieme all’inaspettata fioritura di Buddy Hield, per poco non portarono i Kings ai playoff. I presupposti per agguantare l’ottava posizione ci sono tutti, ma certo non si può puntare molto più in alto.

Ci si aspettano grandi cose anche da Bogdan Bogdanovic, che sarà motivato dal contratto in scadenza e dagli strepitosi mondiali disputati in Cina. Divac e Ranadive hanno anche fatto pulizia nell’affollato settore lunghi: Dewayne Dedmon offre manovalanza senza fronzoli per lasciare a Marvin Bagley spazio per operare da 4.

L’incognita più interessante è l’arrivo di Luke Walton in panchina. Viene da un’esperienza negativa a Los Angeles, ma Sacramento cerca solidità nella posizione di coach e Walton potrebbe rappresentare, finalmente, una scelta a lungo termine.

Record 2018-19: 39 W / 43 L

Previsione 2019-20: 42 W / 40 L

 

Phoenix Suns

Con Devin Booker che ha forse già espresso il suo pieno potenziale, Phoenix cerca un’idea tecnica e attende al varco De’Andre Ayton

 

Arrivi: Ricky Rubio, Dario Saric, Frank Kaminsky, Aron Baynes, Ty Jerome

Partenze: TJ Warren, Josh Jackson, Jamal Crawford, Dragan Bender

Probabile quintetto: Ricky Rubio, Devin Booker, Kelly Oubre, Dario Saric, De’Andre Ayton

Punti di forza: Finalmente una point guard degna di questo nome, finalmente il progetto Josh Jackson è stato abortito, De’Andre Ayton può solo migliorare

Punti di debolezza: Se Devin Booker ha raggiunto il suo potenziale forse non è abbastanza per puntare in alto, idea tattica ancora zoppicante, il talento complessivo è poco

Analisi: Dopo aver provato a consegnare le chiavi dell’attacco a Devin Booker per una stagione, Phoenix fa marcia indietro e gli affianca un playmaker purissimo come Ricky Rubio. Scelta condivisibile, a maggior ragione ora che Rubio è all’apice di forma e fiducia dopo la prestazione da MVP ai mondiali. La sua carriera però dimostra che lo spagnolo rende al meglio in contesti ordinati, mentre i Suns sono ancora un cantiere aperto.

Interessanti le aggiunte internazionali di Baynes (anche lui reduce da ottimi mondiali) e Saric, sebbene l’entusiasmo intorno a quest’ultimo si sia un po’ spento, e rischi di afflosciarsi ancora di più in un ambiente poco competitivo. C’è di buono che, come a Sacramento, è stata fatta pulizia mettendo sul mercato progetti ormai dichiarati falliti (Josh Jackson e la sua testa a bassa densità abitativa fanno ciao), ma è difficile capire che idea di gioco avrà in mente coach Monty Williams, che subentra a Igor Kokoskov dopo una rapida bocciatura.

A ogni modo, la next big thing in Arizona è De’Andre Ayton. La sua stagione da rookie è stata superata in hype da Doncic e Young, ma se andiamo a vedere le cifre e i piccoli dettagli, Ayton sembra sulla buona strada per sbugiardare le critiche che lo volevano giocatore bello da vedere ma poco incisivo, specialmente in difesa.

Come sempre in questi casi, però, la prudenza è d’obbligo: servono palcoscenici più probanti per esprimersi su una prima scelta assoluta, e Phoenix cercherà di raggranellare qualche vittoria in più per spingerlo verso l’alto – salute di Devin Booker permettendo.

Record 2018-19: 19 W / 63 L

Previsione 2019-20: 30 W / 52 L

Post By Andrea Cassini (117 Posts)

Scrittore e giornalista in erba - nel senso che la mia carriera è fumosa -, seguo la NBA dall'ultimo All Star Game di Michael Jordan. Ci ho messo lo stesso tempo a imparare metà delle regole del football.

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