Credo che uno dei sogni di qualsiasi tifoso NBA sia quello di avere l’opportunità di partire alla volta degli States per vedere una partita casalinga della propria squadra preferita, spesso però tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, anzi in questo caso direttamente l’oceano.

Nell’era delle prenotazioni online e dei voli low cost muovendosi per tempo e cercando di evitare i periodi troppo turistici in cui i prezzi salgono vertiginosamente si può organizzare un bel viaggio a “tema NBA”, certo poi vanno poi tenute presente le differenze abissali tra le 32 (anzi 30) città americane situate sulla cartina NBA: non tutte le città hanno i collegamenti e le attrazioni turistiche di New York City, Los Angeles o della stessa Boston, quindi i tifosi delle squadre dei cosidetti “mercati minori” si trovano di fronte a qualche scalo aereo in più o a qualche ora “on the road” per poter raggiungere la meta finale, alias il palazzetto della propria squadra del cuore.

DSCN3466dCosì le mie due settimane di ferie a dicembre si sono trasformate in un volo che dall’Italia mi ha portato a Houston, e poi da li in macchina girovagando per il leggendario Texas e risalendo fino all’Oklahoma, dove si trovava la meta finale del mio peregrinaggio a stelle e strisce: la Chesapeake Arena di Oklahoma City per godermi le partite casalinghe dei Thunder contro i Bucks di Giannis & Jabari e contro i Cavs di LBJ, Irving e Love.

Come dicevo prima poche città hanno il fascino e il turismo della Grande Mela o della Città degli Angeli, e OKC di sicuro non rientra tra queste, questo concetto era già ben chiaro e delineato nella mia testa quando ho deciso di partire: “profilo basso e tutto quanto troverò di buono è guadagnato” era il mio mantra iniziale.

In realtà già dopo aver varcato in macchina il Red River, il fiume che segna il confine tra gli stati del Texas e dell’Oklahoma, ho iniziato ad avere qualche sentore del fatto che mi stavano aspettando diverse sorprese, infatti già a parecchi chilometri di distanza dall’area metropolitana di Oklahoma City ai lati dell’autostrada comparivano svariati cartelloni, pubblicitari e non, facenti riferimento ai Thunder, un onore che normalmente negli USA è riservato solamente alle squadre di Football.

Tenderei a soprassedere sulla mia reazione nel momento in cui tra gli altri è apparso un cartellone, peraltro di discrete dimensioni, in cui l’elemento principale era il faccione in primo piano di Kendrick Perkins, insomma proprio l’ideale per dare il benvenuto ad un turista.

DSCN3447bAnche uscendo dall’autostrada per raggiungere il motel che avevo prenotato si notava subito in quasi tutte le casette a schiera ai lati della strada, che oltre alle tradizionali luci natalizie compariva ovunque qualche riferimento ai Thunder: che fosse una bandierina, un logo plastificato, o addirittura un sobrissimo mini-Westbrook stilizzato che schiacciava proprio sopra una buca delle lettere, tutti dal primo all’ultimo ci tengono a dimostrare il proprio spirito di appartenenza alla squadra di basket della città.

E così, giunto in albergo (dove manco a dirlo la reception era tappezzata di gagliardetti di KD & company) scambiando due parole con l’impiegata ho subito avuto conferma che le mie sensazioni iniziali entrando in città erano corrette: ad Oklahoma City si vive esclusivamente di Thunder.

Le ragioni di questo legame così marcato tra squadra e città sono sicuramente molte ma la spiegazione che più mi ha colpito me l’ha poi data successivamente il mio vicino di posto alla partita: “questa città ha ancora adesso una ferita aperta per l’attentato [NDR: attentato terroristico che ha colpito il Federal Building di Okc nel 1995 causando 168 morti, compresi 19 bambini], non abbiamo mai avuto una franchigia di uno sport professionistico, un qualcosa che potesse creare coesione e orgoglio nella comunità, quando nel 2008 sono arrivati i Thunder in città, tutti dal primo all’ultimo abbiamo subito preso a cuore le sorti di quella squadra di ragazzini alle prime armi, e con gli anni il legame con la squadra continua a crescere, siamo fieri che questa squadra rappresenti la nostra città”.

Ed effettivamente tornando indietro con la memoria e ripensando a quella squadra composta quasi interamente da sbarbatelli alle prime esperienze NBA (Durant, Westbrook, Harden , Green, Ibaka, Maynor) difficilmente si poteva restare impassibili di fronte all’ascesa di quella squadra di ventenni.

Il pomeriggio della partita tra Thunder e Bucks con largo anticipo rispetto all’orario del match decido di recarmi verso Bricktown (la zona dove sorge la Chesapeake Arena) per godermi il clima prepartita, prendo un taxi e appena indico la mia destinazione al taxista si illuminano gli occhi e il discorso non può che cadere sui Thunder ovviamente: secondo lui alla squadra manca qualcosa e si è pagata a caro prezzo la partenza del Barba: “Se fosse rimasto con noi avremmo già vinto un anello a quest’ora, purtroppo aveva troppa gente intorno che continuava ripetergli che lui doveva ambire ad avere una squadra tutta sua, il risultato che l’anello non lo vinceremo ne noi ne lui” è la sentenza finale, allegria!

DSCN3389bLa zona di Bricktown è una piacevole scoperta, è un quartiere che è stato completamente rivalutato negli ultimi anni anche grazie alla presenza della Chesapeake Arena: tutti gli edifici sono bassi e in mattoni rossi, e soprattutto anche qui c’è un tratto inconfondibile che ormai mi sembra un leit-motiv: Thunder, Thunder ovunque!

Per la gioia dei miei occhi di tifoso ovunque mi giri trovo locali che sembrano fare a gara per chi espone per il simbolo dei Thunder più grande e visibile possibile, un vero spettacolo insomma.

Entrando dentro la Chesapeake Arena noto subito la grande quantità di cartelloni che pongono l’accento sul fattore campo: dai più comuni “defend your home court” fino al motto caratteristico “loud city” ripetuto in ogni dove; il mio ingresso sugli spalti è accompagnato dal gridare a gran voce di un addetto all’animazione “KD is in da house tonight!” eh si perché con mia somma gioia l’MVP gioca in quest’occasione la sua prima partita casalinga dell’anno dopo l’infortunio che lo aveva colpito in preseason, e ovviamente l’attesa per il debutto di Kevin Durant è tanta.

Il pubblico che popola la Chesapeake è molto particolare, è un ambiente in cui tutti o quasi si conoscono, infatti l’arena è esaurita in abbonamento e i fortunati che avevano deciso di diventare “season ticket holder” nel 2008 non rinuncerebbero per nulla al mondo al loro diritto di prelazione, però fa specie vedere un palazzetto di uno sport professionistico americano in cui gli addetti all’ingresso nei singoli settori conoscono e chiamano per nome buona parte delle persone sedute a fianco a te.

Mentre nel match contro i Bucks l’attenzione era completamente riposta sul ritorno in campo di KD, due giorni dopo andava in scena il grande match tra i due migliori giocatori della lega: Kevin Durant versus Lebron James (che poi in realtà salterà la partita per riposo precauzionale).

Per l’occasione la Chesapeake era di nuovo ovviamente esaurita, ma si notavano qua e la svariate magliette di LBJ, in versione Cleveland o Miami, e la cosa causava un velato fastidio ai tifosi casalinghi, tra cui un divertente personaggio che faceva il suo ingresso nel settore in cui ero seduto anche io esordendo con roboante “Oh bandwagoners, ne abbiamo a flotte oggi” e concludendo il siparietto con “e pensare che quando i Cavs son venuti a giocare qui lo scorso anno, non sono venuti a tifarli neanche i parenti stretti”.

Alla fine nonostante l’assenza di Lebron, la sfida con i Cavs è stata decisamente interessante e combattuta, terminando poi con una vittoria di OKC per la gioia del pubblico casalingo, e soprattutto non sporcando il mio personalissimo “ruolino di marcia” ,che quindi consta di due vittorie su due partite viste dal vivo, ma che spero in futuro avrà la possibilità di arricchirsi ulteriormente!

Post By Marco Colombo (10 Posts)

Calciofilo integralista fin quando un viaggio negli States mi ha aperto un nuovo mondo sullla bellezza degli sport a stelle e strisce in particolare Basket e Football, tifosissimo degli Oklahoma City Thunder e appassionato dell’ultim’ora di quella che è la cultura sportiva legata al mondo collegiale americano.

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4 thoughts on “Diario di viaggio ad Oklahoma City

  1. ciao,
    complimenti per il viaggio e per il bellissimo reportage; leggendolo ho trovato molte similitudini con quanto ho vissuto quando sono stato a Green Bay!

  2. Tra aereo e biglietti delle due partite ho speso circa 650 euro ;)
    poi ovviamente essendomi fermato per due settimane negli Usa i costi totali son stati più alti

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