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A Los Angeles splende sempre il sole. Infatti Hollywood è nata lì dove la troviamo proprio per questo a discapito di una New York bellissima ma molto più piovosa. Ma il sole splende anche sulla squadra di football di LA sponda Rams?

Il 3-0 con cui si presentano alla week 4, forti di vittorie contro Bucs, Colts, Bears, proietta i Rams alla posizione numero uno del power ranking di molti analisti. Certamente l’impatto di Stafford è stato davvero importante e, lo ammetto subito, non me l’aspettavo.

Non me l’aspettavo un po’ perché non mi piace molto come giocatore, ma questo è un gusto personalissimo, e un po’ perché dopo tanti anni ai Lions, con l’obbligo di fare gli straordinari sempre e di giocare come se dovesse da solo salvare il mondo, pensavo che si fosse rovinato. Pensavo non avesse più la tranquillità per giocare a football divertendosi, senza pensieri e pesantezze.

Quello che non avevo previsto funzionasse così bene e così in fretta è l’accoppiata con McVay che invece è stato in grado di alleggerirlo moltissimo delle incombenze da “Franchise Qb” (le stesse che soffriva Goff se vogliamo) e di metterlo in un sistema che ne esalta le qualità e che non gli chiede di essere Superman. L’approccio di McVay mi ha davvero sorpreso e se i numeri di Stafford sono così alti e così buoni è anche e soprattutto grazie al suo lavoro psicologico, oltre che alla fantasia dei suoi schemi che spesso lasciano senza possibilità di rispondere le difese avversarie.

Se guardiamo alla partita coi Bucs, difesa top anche se un poco arrugginita rispetto allo scorso anno (ma anche lo scorso anno non è partita fortissima, tipo un diesel), ecco contro quella difesa quando Stafford ha avuto un inizio davvero timido. Ma se poi i Rams hanno dominato è stato proprio quando si è abbandonato al suo coach e alla sua squadra. Quando ha giocato leggero, facendo quello che è chiamato a fare con tranquillità e questa è davvero una situazione in cui può essere letale.

McVay lo sta utilizzando davvero alla perfezione e Stafford può rendere al massimo perché non è più solo. Accanto a lui c’è una squadra davvero completa e pure profonda a cominciare dai ricevitori con un connubio perfetto di giovani e anziani. Con gli anziani ancora incisivi (chi se lo aspettava un Jackson così efficace?) e i giovani (anche se non più troppo giovani) in costante crescita come Woods e pronti a entrare nell’olimpo degli élite come Kupp.

Stafford inoltre se ne sta ben protetto dietro una linea solida che non molla anche quando aumenta la pressione e una volta che la chimica con il proprio Qb migliorerà, miglioreranno anche in numeri under pressure che poi era proprio il momento più difficile a Detroit, dove le cose andavano a finire male.

Dobbiamo immaginare Stafford un po’ come un ragazzino traumatizzato dopo anni di scuola in un ambiente malsano che ora si trova invece in un istituto dove tutto è bello e incoraggiante. Passatemi il paragone ma questa è davvero la mia sensazione: ovvero che meno fa più rende e lo fa alla grande. Non a caso la media di punti segnati è più di 30 e ad accompagnare questo attacco abbiamo la solita difesa che con Donald sopra tutti può continuare a tenere gli avversari senza obbligare poi l’attacco a recuperare grandi deficit.

Lo scambio di Qb è stata davvero una ottima mossa per i Rams e per Stafford, perché mi dava l’impressione di non amare più il suo lavoro e ora invece sembra rinato.

Le prossime due giornate saranno fondamentali per vedere se davvero questa magia può arrivare a febbraio un po’ perché gli avversari saranno tosti e un po’ perché saranno scontri divisionali. Contro i Cardinals e i Seahawks potremo vedere quanto questa ritrovata tranquillità possa resistere sotto pressione perché il risultato sarà sul filo e si deciderà nei quarti quarti.

Il mio timore è che l’ansia da risultato e da prestazione sono due bombe difficili da disinnescare, ma sono anche convinto che McVay sia l’unico a poterlo fare: sia a livello psicologico, che a livello tecnico.

Post By Michele Comba (106 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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