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Ad Atlanta nessuno dome sonni tranquilli e arrivati quasi al giro di boa la stagione sembra compromessa al punto che la franchigia si trova di fronte a delle scelte importanti che riguardano il proprio qb, il proprio capo allenatore e il roster.

Nello stato della Georgia per ora non ha funzionato nulla e anche le più pessimistiche previsioni non potevano immaginare una stagione così disastrosa con un record che vede una sola vittoria, per ora. Le vittorie potevano essere “facilmente” due se Bryant non avesse sbagliato una trasformazione decisiva a pochi secondi dalla fine nella gara contro Arizona. Che poi non sarebbe stata vittoria, ma un overtime da giocare dal risultato niente affatto scontato, ma quell’errore ha irrimediabilmente consegnato la partita ai Cardinals. È inutile accanirsi però su un kicker, colpevole d’accordo, ma incolpevole contro il destino perché quel piazzato sbagliato altro non è che la perfetta esemplificazione di questa prima metà di stagione dove niente funziona, nemmeno i fondamentali, e nessuno gioca tranquillo.

Nella preview di stagione avevamo identificato come il punto di attenzione le due linee e che dal loro rendimento molto dipendesse della stagione. Bene, la produzione non solo è così tanto al di sotto delle aspettative che il record parla da sé, ma addirittura si porta dietro il resto della squadra, con coperture saltate, ricevitori che droppano, un qb che sbaglia i lanci e un gioco di corse inesistente.

Di fronte a una situazione così drammatica la franchigia si trova ora a dover decidere se la stagione è compromessa o no. Da questa decisione ne derivano altre: valutare se forzare il rientro immediato di Ryan o farlo sedere una partita approfittando della successiva settimana di bye week e valutare anche l’uscita dalla injury reserve di Chris Lindstrom, draftato apposta per sistemare una parte di quei problemi che puntualmente stanno rovinando la stagione. Ha senso far giocare il proprio franchise qb per forzare un recupero di stagione rischiando un aggravarsi dell’infortunio? Ha senso schierare uno scalpitante Lindstrom che non vede l’ora di mostrarsi sul campo anziché temporeggiare e recuperarlo appieno in vista della prossima stagione?

Sono domande scottanti a cui la franchigia non ha ancora dato risposta, ma una prima mossa è stata fatta, per dare una scossa al roster: Sanu mandato a New England e Vic Beasley sulla lista di trade, in attesa che il mercato risponda. L’intenzione primaria forse non è quella di darlo via per davvero, ma di provare a scuotere il giocatore, sperando in una reazione personale perché la linea difensiva è forse il peggior reparto visto all’opera finora. Atlanta non registra un sack dalla week 3 e lasciare i qb avversari senza pressione possiamo immaginare quali risultati porta, soprattutto se incontri 6 volte la NFC South e 4 volte la NFC west. È pur vero che pur senza sack gli errori avversari sono arrivati con un po’ di pressione portata e qualche hit, ma non è assolutamente sufficiente e l’efficacia mentale sull’avversario di un sack rispetto a una hit è decisamente altro. Qui bisogna assolutamente migliorare e oltre alla mossa già fatta la franchigia ha portato agli allenamenti i free agent Shane Ray e Nate Orchard. Non è scontata la firma dei due, ma uno solo dei due potrebbe unirsi alla squadra mostrando così una franchigia non ancora pronta ad alzare bandiera bianca sul 2019.

Sulla linea offensiva ci sono stati i più grandi dispiaceri perché ben due scelte al primo giro sono state spese per migliorare il reparto, che non è progredito e anzi sembra avere fatto un passo indietro obbligando il proprio qb a giocare costantemente sotto pressione cosa che ha portato a fargli commettere errori di imprecisioni e subire molte botte, non da ultimo quella subita da Donald che ha portato all’infortunio alla caviglia. Vero è che un episodio contro il miglior pass rush che sembra avere come obiettivo del 2019 quello di far fuori i qb della NFC South, non deve essere caricato di troppo peso, ma la quantità di pressione subita da Ryan per tutta la stagione ci faceva immaginare che un momento come questo prima o poi sarebbe arrivato. Che Ryan non giochi tranquillo lo dimostra anche una statistica come quella della week 4: 397 yard lanciate e 0 touchdown.

Alle difficoltà aeree si uniscono poi le inconsistenze di terra: il gioco di corse è praticamente annullato. Già il reparto orfano di Coleman era previsto che perdesse un po’ di terreno, ma con una linea così disastrosa il solo Freeman non può nulla. Non trova spazio, non riesce ad essere un fattore, e l’attacco è sempre più squilibrato man mano che procedono le partite.

A questo punto la sedia di coach Quinn è davvero bollente anche perché oltre ai problemi di roster si uniscono dei gravi problemi di un coaching staff che non riesce a cambiare rotta con errori sulle coperture davvero eclatanti. A maggior ragione se nel coaching staff l’esperienza da capo allenatore non manca.

Ma spezziamo una lancia a favore di Quinn anche perché licenziare un allenatore a metà stagione raramente si è dimostrata una buona mossa, ma soprattutto perchè a guardare bene l’ultima partita, pur nella cocente sconfitta un barlume di speranza c’è, e si chiama Dejon Jones. E in particolare il piano di gioco costruito su di lui. Contro i Rams infatti uno dei primi punti di attenzione è quello di curare Gurley con grande attenzione, e questo bisogna dire che è successo e non per caso perché ogni volta che la difesa ha riconosciuto il gioco di corsa avversario ha chiamato uno schema che prevedeva una protezione speciale per Jones, in modo da bloccare il piano avversario che vedeva in lui la prima arma da contrastare. Ebbene, il piano difensivo ha funzionato lasciando Gurley a sole 41 yard corse in 10 tentativi e 0 TD segnati.

Prima di licenziare Quinn gli Atlanta Falcons dovranno fare delle serie valutazioni sulle alternative perché elementi su cui lavorare ce n’è sono parecchi. È innegabile però che la situazione sia disastrosa e che i miglioramenti non si sono visti. Lasciar seduto Ryan e recuperare con calma Lindstrom potrebbero essere due segnai che anche il percorso di Quinn è giusto al termine. L’impressione è che la week 10, al rientro dal turno di riposo, possa essere la settimana veramente decisiva.

Post By Michele Comba (100 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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