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Con un finale di quelli thrilling i Saints hanno battuto per la terza volta in stagione i Carolina Panthers che ieri sera ci sono arrivati vicini, ma non sono riusciti a impensierire a sufficienza Drew Brees che per tre quarti di partita ha fatto letteralmente quello che voleva, sezionando la difesa avversaria e mostrando che, se lasciato libero, è infermabile.

Con i Panthers che hanno trovato le contromisure all’attacco di terra riuscendo a contenere se non fermare il duo Kamara-Ingram, per Brees non è rimasta altra scelta che tornare a quel look degli passati, tenere la palla per se è lanciare all over the field, dappertutto. Ieri sera Brees era on fire e quando lancia con questa precisione, verso così tanti diversi ricevitori i Saints sono imbattibili. Su tutti valga l’esempio del drive da 9/9 con lanci corti in spazi angusti, lanci lunghi sulla corsa rapida dei ricevitori, lanci medi per screen e ricevitori mossi in mezzo alle linee. Non importa quando bene venissero eseguite le coperture o quando bene funzionassero i raddoppi, Brees l’ha piazzata proprio in quei 2 centimetri che non erano coperti. E quando è così, o gli impedisci di lanciare o gli impedisci di lanciare. Ma una cosa è realizzare qual è il “problema”, un’altra cosa è risolverlo. Ieri Brees è stato irrisolvibile e ha comandato la gara come quando su un 4&9 andato male ha avuto la mente fredda di lanciare una pallaccia sperando nella golosità di WR e CB di prendere al volo i palloni e così è stato. Catch della difesa e mai intercetto fu più piacevole con quelle quasi 20 yard in meno che poi probabilmente sono state decisive.

Certamente però Brees non ha fatto tutto da solo. Alcuni se non molti di questi lanci non sarebbe stato completi se al posto di Micheal Thomas ci fosse qualcun altro. 131 yard in 8 passaggi, senza touchdown ma con catch che definire decisive è dire poco. La sua affidabilità è totale, come anche la fiducia di Brees che si prende dei rischi eccessivi perché sa che con lui può farlo. Una coppia così che quasi ricorda i tempi di Colston, e a me già scende la lacrimuccia. Non bisogna però pensare che Thomas abbia fatto tutto perché anche Ginn è stata una spina nel fianco della sua ex squadra: 115 yard in 4 catch con un td che ha risvegliato la partita e dato a tutta la squadra quel momentum di cui aveva bisogno. I due possessi dopo il suo TD sono stati altrettanti TD. Ginn è veloce e ha buone mani così nel profondo sa farsi trovare pronto e mai in stagione si è parlato della nostalgia di Cooks che in offseason è andato via lasciando, apparantemente, Brees senza armi sul profondo… beh, non era vero!

Non da ultimo Josh Hill. Il grosso TE da tempo in rosa e mai determinante ieri si è ritagliato il suo spazio, insieme a Zach Line, e a sprazzi hanno fatto vedere quegli schemi tanto cari al tempo di Graham e Collins.

Per chiudere con l’analisi dell’attacco non si può non menzionare la linea offensiva che con un Peat uscito presto e un Armstead mai in forma quest’anno ha però protetto il proprio qb quasi sempre dandogli il tempo e la tranquillità di colpire la secondaria. Il football è un meccanismo a incastro e in attacco ieri 9 rotelle su 11 hanno girato bene e nella direzione giusta.

Dal punto di vista difensivo però c’è ancora qualcosa da sistemare, c’è da mantenere alta la concentrazione perché se i Panthers sono arrivati a giocarsela fino all’ultimo secondo è perché hanno il grande pregio di non darsi mai per vinti, ma anche perché la difesa ha concesso un po’ troppo facendosi fregare da una finta di corpo di McCaffrey e lasciando Olsen a prenderle una dopo l’altra. La linea difensiva ha tenuto bene sulle corse limitando i danni e ha contenuto lo strapotere di Newton arrivando anche a fermalo e metterlo giù. Decisivi l’ultimo game ending sack. Alla difesi meriti di aver chiuso la partita quando l’attacco non c’è riuscito, ma anche demeriti nel essersi fatti infilare troppo. Per puntare alla finale contro i Falcons (!) la difesa deve fare di più e non perdere la concentrazione.

Dal canto loro i Panthers hanno fatto il loro e la partita comunque è stata decisa punto a punto perché hanno lottato, ci hanno creduto fino in fondo, e perché Newton e Kuechly non si danno mai, mai per vinti. È bellissimo vedere come il LB comandi il suo reparto e come, con tutti intorno a bordo campo, infonda quell’animo necessario alle giocate da win or go home. Se ieri Carolina non l’ha portata a casa in quello che poteva essere il terzo upset del weekend è perché non riesce a chiudere i drive, perchè Newton ha il brutto vizio di tenere troppo la palla e perché hanno portato poca pressione su Brees.

Della poca pressione abbiamo già parlato e il troppo lavoro chiesto a Gano è sintomo di inconclusività. 413 yard sono tante e sono pure 3 in più di New Orleans. Le mancate prese in end zone e vicino alla end zone pesano tanto, come pesa tanto anche il field goal mancato. Sono tanti piccoli errori che messi insieme si traducono in sconfitte perché quando le partite sono punto a punto come questa, a deciderla spesso sono gli episodi, nel bene, ma anche nel male. E gli episodi, per Carolina hanno girato male.

E poi c’è Newton, croce e delizia della franchigia. Non ho mai nascosto la mia antipatia per questo qb, come però gli ho sempre riconosciuto delle straordinarie doti fisiche e atletiche. Ancora una volta però Newton pecca li dove i vincenti non devono peccare, nel carattare. Attraverso il body language Cam non è in grado di comunicare sicurezza e calma alla squadra, anzi, con i suoi modi lenti e sornioni sembra quasi ergersi a superiore (supereroe?) e si prende qundi la briga di fare tutto da solo. Ieri è stato fenomenale, ma non è bastato, soprattutto perché non ha avuto l’aiuto necessario ma anche perché non ha l’umiltà di riconoscere che gli serve aiuto. La sua tenacia spesso si trasforma in testardaggine e ieri è successo questo. In diverse occasioni Cam si è incaponito, convinto di potercela fare e ha invece danneggiato la sua squadra. Newton è il vero condottiero di questa squadra, la trascina da solo oltre quello che potrebbere fare chiunque, ma poi, a tanto così dalla vetta, pecca di malizia e rovina tutto. Dalle sue mani e dalla sua testa passa tutta la gloria dei Panthers, e a me la sua testa mi sembra troppo fragile.

Per i Saints adesso si tratta di risalire tutto il Mississippi fino al freddo nord nel rematch con quei Vikings che già li hanno battuti alla week 1. Ma quella volta in regia per Minnesota c’era Bradford e a correre per i Saints c’era Peterson. Ora molte cose sono cambiate ma quel che è certo e che domenica alle 22.40 andrà in scena uno dei migliori attacchi contro una delle migliori difese e sarà, si spera, uno spettacolo unico.

Vada come vada a Minneapolis Brees, piccolino di statura, ha lasciato il segno come un gigante.

Post By Michele Comba (80 Posts)

Si avvicina agli sport americani grazie a un amico che nel periodo di Jordan e dei Bulls tifa invece per gli Charlotte Hornets. Gli Hornets si trasferiscono in Louisiana ed è amore a prima vista con la città di New Orleans e tutto quello che la circonda, Saints compresi, per i quali matura una venerazione a partire dal 2007 grazie soprattutto ai nomi di Brees e Bush. Da allora appartiene con orgoglio alla "Who Dat Nation".

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4 thoughts on “Brees infuocato, i Saints battono i Panthers per la terza volta in stagione

  1. Brees da antologia, si conferma il QB + divertente da seguire, anche per i tifosi neutrali. Proprio al contrario di Newton dà secondo me alla squadra quel senso di sicurezza che fa poi la differenza in partita: lo vedi lì trullo trullo nella tasca e poi all’improvviso partono bomboloni al bacio! Che braccio… E che Thomas!! WR assolutamente passato sotto traccia, poco pubblicizzato, ma che in queste 2 stagioni secondo me si è guadagnato il diritto di bussare nella top 10 dei ricevitori. Mani fantastiche e un ottimo repertorio di finte che spesso creano lo spazio dal defensive back necessario per scatenare la magia di un QB elite qual è Brees.
    Comunque partita molto bella, adatta a riconciliare il tifoso di football dopo quell’obriobio andato in “scena” a Jacksonville..

  2. Comunque Brees è piccolo in proporzione ai linemen e al cristone medio di QB moderno. Dal vivo è una bella bestiola di 1e83 per 90/95kg. 5 cm sopra c’è Joe Montana, e un pollice sotto Russell Wilson, e uno sopra Johnny Unitas.

    Se sei forte sei forte, la taglia è secondaria.

    • Bella davvero la nfc, confronto ad una afc da ridere. Coi vikings sarà dura ma l esperienza secondo me è sempre un arma in piu. Sono un tifoso ravens ma spero che sia l anno dei saints, brees merita piu di un solo sb x quanto è bravo

      • Brees immenso mostra la differenza tra un QB n. 1 e un buon QB (Newton). Drew ha distrutto la secondaria di Carolina per tre quarti, dando l’illusione anche di aver già chiuso la partita. Bravi i Panthers a rientrare e addirittura a giocarsi la vittoria fino all’ultimo, ma Newton (che nel III e nel IV quarto ha anche lanciato qualche buon pallone) senza le sue sgroppate, non è riuscito a fare la differenza. Qualche sbavatura nella difesa dei Saints a fine partita mette in allerta per la prossima partita con i Vikings, ma se Brees gioca così…

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