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Mi sono ustionato tentando di uniformare il resto del corpo alle abbronzatissime braccia, gambe e volto: no, non voglio diventare tronista, è che non ne potevo più di sembrare una Goleador – miglior caramella della storia, se non concordi con me sei invitato o invitata a chiudere l’articolo – alla coca cola.
Ora ho le spalle ustionate e battere sulla tastiera mi fa male: forse, per la prima volta da quando sono qua sopra, potrei essere laconico e senza fronzoli.


NFC NORTH

Chicago Bears – non aver aiutato il povero Justin Fields

Avete progenie e vi trovate costretti a illustrare cosa sia un epiteto?
Se siete soliti spiegare le cose servendovi di esempi – in tal caso vi voglio bene – citerete sicuramente il pelide Achille o, se proprio, Lorenzo il Magnifico: ci terrei tantissimo se aggiungeste anche “il povero Justin Fields”.
Negli ultimi mesi mi sono riferito a lui come “povero” così tante volte che un lettore neofita potrebbe pensare che tale aggettivo sia parte del suo nome anagrafico: no, non lo è, la mia resta una semplice e mesta constatazione.

Pronosticare chissà quale miglioramento da parte del reparto offensivo non sembra aver particolarmente senso al momento e, malgrado giocatori come Mooney e Kmet abbiano dimostrato buonissime cose, il livello medio dell’attacco è semplicemente troppo basso per aspettarsi risultati drammaticamente diversi da quelli dello scorso anno.
Il povero Justin Fields.


Detroit Lions – non essersi dati un’alternativa a Jared Goff

L’offseason dei Lions, credo di averlo detto circa cinquecento volte, mi è piaciuta davvero e credo che la dose di talento aggiunta tramite il draft possa permettere loro di compiere un deciso salto di qualità che potrebbe catapultarli nella stratosfera delle sei o sette vittorie.
Le fondamenta, dunque, ci sono e sembrano anche essere solide: il mio problema, se così si può chiamare, coincide con Jared Goff.

È chiaro che l’ex-quarterback dei Rams non sia destinato a essere nei piani dei Lions chissà per quanto tempo, ma se fossi stato in loro avrei provato ad aggiungere un signal caller con una scelta al quinto o sesto round del draft o, se proprio, avrei scandagliato il cesto degli usati alla ricerca di un veterano dal quale il buon Goff avrebbe dovuto difendere la propria maglia da titolare: la competizione non serve proprio a tirare fuori il meglio da tutte le parti coinvolte?


Green Bay Packers – aver esasperato Davante Adams

Pure in questo caso avrei voluto citare il rinnovo contrattuale di Rodgers, ma ogni volta che penso alla figuraccia rimediata dal front office mi ricordo che non ha molto senso ragionare su questioni di principio al cospetto di un giocatore del genere così come, siccome sono uno con le idee ben chiare, una volta deliberato che il rinnovo abbia rappresentato il miglior epilogo possibile per entrambe le parti coinvolte mi ricordo della clamorosa perdita di credibilità del front office dei Packers e di quanto dopo certi eventi Aaron Rodgers io non sia più in grado di tollerarlo.

Immagino che l’insopportabile tira e molla fra quarterback e front office abbia giocato un ruolo determinante nel logorare Davante Adams, essere umano che a un certo punto non ne ha più voluto sapere nulla di una delle telenovele più trash della storia della National Football League ed è svernato verso un altro caro amico, tale Derek Carr.
Togliere a un quarterback il proprio miglior ricevitore, indipendentemente dal valore assoluto del quarterback, è sempre e comunque un qualcosa di potenzialmente disastroso: figuriamoci se il ricevitore in questione può essere visto come il migliore della lega.


Minnesota Vikings – la trade con i Detroit Lions al draft

Minnesota ha ceduto la 12 e la 46 ai Detroit Lions in cambio della 32, la 34 e la 66.
Da qualsiasi lato la si giri questa trade a mio avviso continua a non avere alcun senso per i Minnesota Vikings, e il fatto che si siano fatti taccheggiare da una coinquilina divisionale rende il tutto ancora più amaro o, se siete annoiati osservatori esterni, più comico.


NFC EAST

Dallas Cowboys – aver spinto Randy Gregory ai Denver Broncos

Fondamentalmente i Dallas Cowboys hanno fatto la cosa giusta, ossia provare a tutelarsi in ogni modo possibile giocando con il lessico del contratto di Randy Gregory: dinanzi a un giocatore così spesso sospeso e fino a questo punto “problematico” – a patto che consumare marijuana renda problematica una persona… ah sì, le regole – il front office di Dallas ha provato a inserire nell’accordo clausole che li proteggessero finanziariamente in caso di sospensioni.
Questo a Gregory non è affatto piaciuto e, per ripicca, ha firmato lo stesso contratto – circa – con i Denver Broncos.

La difesa dei Dallas Cowboys nel 2021 ha generato turnover a un ritmo storico e il pass rush, grazie a lui, Lawrence e l’incredibile Parsons, ha spesso e volentieri fatto trascorrere pomeriggi infernali al malcapitato quarterback di turno: togliere dall’equazione Gregory rischia di costar loro caro, anche se non mi è affatto dispiaciuto l’innesto di Fowler.
Li capisco, ma è un peccato.


New York Giants – la situazione è così disperata che non so nemmeno io cosa dire

Qua non saprei cosa dirvi.
Come vi ho già ampiamente spiegato, ho amato alla follia il primo round del loro draft, ed è questo se vogliamo il punto: il nuovo regime ha avuto modo di mettere le basi esclusivamente tramite draft in quanto il salary cap è talmente congestionato dai contratti elargiti da Gettleman che pensare di spendere a marzo era francamente impossibile.
Laddove hanno potuto Schoen e il suo staff hanno svolto un buon lavoro.

Non sono affatto contrario a regalare un’altra – probabilmente l’ultima – opportunità a Daniel Jones poiché il ragazzo non è mai stato messo nella posizione di avere successo: vediamo se dietro una linea abbondantemente migliorata Danny Dimes riuscirà finalmente a far vedere tratti da franchise quarterback.


Philadelphia Eagles – non essersi tutelati con Miles Sanders

Mi è piaciuta la loro offseason? Moltissimo.
In luce di questa li vedo come sleeper per il Super Bowl? Non credo proprio.
Questo, cari lettori e care lettrici, andava messo in chiaro in quanto oggigiorno professare liberamente amore nei confronti dei Philadelphia Eagles può essere facilmente fraintendibile.

Considerando l’importanza del gioco di corse nella loro filosofia, sono rimasto sinceramente stupito dalla scelta di non investire su un altro running back in modo garantire profondità – e potenzialmente trovare un’alternativa sul lungo termine – a un backfield capitanato da Miles Sanders: Gainwell e Scott sono due buoni giocatori che, tuttavia, non mi sembrano poter essere considerabili come workhorse da 20-25 tocchi a partita.
Mi rendo conto di essere puntiglioso, ma sapete com’è, Sanders negli ultimi due campionati ha perso complessivamente nove partite e non vorrei si trovassero costretti a ricorrere a Jordan Howard pure questo autunno.


Washington Commanders – un po’ tutta la offseason

Rebranding deludente che non ha soddisfatto veramente nessuno, Carson Wentz come quarterback, i commenti allucinanti e allucinati di Jack Del Rio, Terry McLaurin pronto all’holdout
Insomma, quella che sarebbe dovuta essere la primavera della rinascita si è trasformata nel nuovo esilarante capitolo di una storia di inettitudine, grossolanità e vera e propria incompetenza con pochi eguali al mondo.
Qualsiasi cosa succeda non possono permettersi di perdere McLaurin per non aver assecondato le sue ambizioni contrattuali.


NFC WEST

Arizona Cardinals – rinnovare il contratto a Steve Keim

Come ben saprete, non tifo Arizona Cardinals: ciò nonostante, siccome questi disgraziati sono la squadra del cuore del mio amico Gissio, sono – mio malgrado – al corrente delle loro vicissitudini quasi come fossero la mia squadra del cuore. Maledetto Reddit.
Steve Keim, molto semplicemente, non è un buon general manager.
Non è particolarmente bravo al draft, non è il più brillante in free agency ed è uno dei peggiori in assoluto nella manutenzione dei rapporti umani con i propri giocatori più importanti.

Gli addii di Tyrann Mathieu e Patrick Peterson sono stati preceduti da mesi di avvistamenti di serpenti nell’erba alta e se la vicenda Murray ci sta insegnando qualcosa – indipendentemente dalla legittimità delle pretese contrattuali del quarterback – è proprio che il buon Keim non eccelle nel rendere quanto più felici le proprie stelle.
Fortunatamente per lui e per l’intera franchigia, al mondo esiste gente come Bill O’Brien a salvare lavori… fino al 2027 addirittura!


Los Angeles Rams – essersi lasciati sfuggire Von Miller

La realtà è percezione e, purtroppo, la percezione attorno all’esperienza di Von Miller ai Los Angeles Rams è alquanto capziosa e polarizzante: per molta gente, più o meno a ragione, Los Angeles si è di fatto privata di una scelta al secondo e al terzo round del draft per una decina di partite dell’ex-Super Bowl MVP. Concretamente è andata così ma, in realtà, l’idea del front office dei Rams era quella di rinnovargli il contratto e tenerselo stretto per almeno un altro paio di anni, quindi non me la sento di rinfacciare scarsa lungimiranza a Snead: l’offerta di Buffalo era oggettivamente irrinunciabile.

Malgrado tutto, mi sento di definire tale scambio come un successo esclusivamente per il ruolo chiave giocato da Miller nella cavalcata al Super Bowl: sacrificare un paio di scelte alte per garantirsi questo genere di produzione, anche solo per pochi mesi, non è e mai sarà un errore se tale giocatore a febbraio ha alzato al cielo il Lombardi.


San Francisco 49ers – non essersi ancora sbarazzati di Jimmy Garoppolo

Qua ci si è messa di mezzo anche la sfortuna – occorrenza inusuale quando si parla di Jimmy Garoppolo, lo so – poiché l’operazione alla spalla di qualche mese fa ha posto un ostacolo difficilmente raggirabile allo smaltimento dell’affascinante quarterback: la chiave qua è la pazienza, motivo per cui non mi sento di puntare il dito contro il front office dei ‘Niners che, di fatto, si è trovato in una zona grigia dalla quale non sarà tanto facile uscire.

Il fatto che Garoppolo sia ancora a roster è a mio avviso da additare ai problemi fisici, non all’impreparazione di Trey Lance: questo però non automaticamente implica che la costosa scelta al primo round del draft 2021 sia pronta alla vita da titolare.
Quella che sta vivendo San Francisco non è una situazione drammatica o senza precedenti nella storia, è però indubbiamente uno scenario che non può ispirare troppa fiducia poiché incertezze nella posizione più importante del gioco sono tutt’altro che incoraggianti per una squadra arrivata a tanto così dal Super Bowl.


Seattle Seahawks – Geno Smith o Drew Lock?

Ripartire da zero, nel loro caso, è la cosa più giusta: dopo aver sentito il parere di diversi tifosi, ho avuto modo di constatare quanto stantia stesse diventando la situazione in casa Seahawks.
Quando una squadra preme il bottone rosso e rade al suolo il proprio roster muovere “critiche” – se così si possono chiamare i miei trentadue aforismi nosense che hanno animato questi due articoli – particolarmente astiose non ha poi chissà quanto senso: ecco perché quella che state per leggere non è una vera e propria critica.

Approcciarsi a una stagione NFL tifando una squadra nella quale a contendersi la maglia da titolare ci saranno Geno Smith e Drew Lock deve essere quel genere di esperienza lisergica che nemmeno all’addio al celibato del migliore amico ad Amsterdam uno può provare: Geno Smith o Drew Lock? Drew Lock o Geno Smith?
Non mi sento di escludere a priori possibili sorprese, ma lasciatemi dire che una situazione del genere nella propria tragicità è alquanto esilarante.


NFC SOUTH

Atlanta Falcons – non valutabili

Qui non c’è veramente nulla da vedere.
Atlanta ha preso la decisione più giusta e dolorosa possibile, quella di separarsi dal miglior giocatore della propria storia per ripartire una volta per tutte nel tentativo di spezzare un circolo vizioso di mediocrità e fallimenti.
Il loro roster è prevedibilmente un disastro ma questo non è un problema, o perlomeno, non ora.


Carolina Panthers – qualsiasi cosa li abbia portati a essere quarterbackrepellenti

Questa oramai la conoscete a menadito, perciò non mi ci soffermerò per tante righe. Quando una squadra da anni alla disperata ricerca di un franchise quarterback si approccia alla regular season con scambi per Baker Mayfield o Jimmy Garoppolo come migliori ipotesi è chiaro che qualcosa non sia andato per il verso giusto.
Mi dispiace perché secondo me l’infrastruttura ci sarebbe pure.


New Orleans Saints – la solita, immotivata, aggressività

Sapete benissimo che i New Orleans Saints operino su una frequenza tutta loro: quando questi vedono un giocatore che li convince sono letteralmente disposti a sacrificare un intero draft pur di garantirselo.
Esatto, sto parlando di Ricky Williams.

La storia, in un certo senso, si è ripetuta nell’ultimo draft quando prima hanno aggiunto una scelta al primo round tramite uno scambio con i Philadelphia Eagles e poi, giusto per rincarare la dose, hanno scalato ulteriormente il tabellone per mettere le mani su Chris Olave in un momento in cui i ricevitori stavano andando via a ritmi che manco il pane sfornato dal forno delle Grucce: avevano bisogno sia di un ricevitore da affiancare a Michael Thomas – ammesso torni – e di un tackle pronto a sostituire Armstead, ma c’è un enorme ma.
Siamo sicuri che scommettere così tanto su due giocatori sia la migliore delle decisioni? Siamo sicuri che caricare di cotanta pressione due giovani sia la strada ideale per massimizzarne il rendimento?
Questa volta hanno preso un rischio forse eccessivo.


Tampa Bay Buccaneers – aver sostituito Ndamukong Suh con Akiem Hicks, circa

Credo di avervelo detto già troppe volte: in luce di com’era partita, l’offseason dei Tampa Bay Buccaneers è stata un successone clamoroso.
Brady è tornato dall’esilio autoimposto, hanno messo sotto contratto Russell Gage e l’ultraveterano Logan Ryan, hanno rinnovato Chris Godwin, Leonard Fournette, Ryan Jensen e Carlton Davis, hanno rimpinguato abilmente entrambe le rotazioni con un draft brillante e dritto al sodo, insomma, pure quest’anno hanno fatto i compiti per casa.

Quella di cui sto per parlarvi non è in alcun modo una “pessima decisione” ma, piuttosto, una mia preferenza: non appoggio la scelta di aver rimpiazzare Ndamukong Suh con Akiem Hicks.
Intendiamoci, Hicks è un giocatore eccezionale di un paio d’anni più giovane di Suh che, però, a differenza del futuro Hall of Famer nelle ultime stagioni ha avuto seri problemi a restare in campo: dal 2019 a oggi Hicks è stato costretto a saltare ben 18 partite mentre Suh, affidabile come pochi altri, non ne ha persa nemmeno una.
La disponibilità è la regina delle abilità in NFL e per una squadra in missione come Tampa Bay “scommettere” – virgolette obbligatorie – su Hicks potrebbe rappresentare un rischio inutile.


 

Post By Mattia Righetti (596 Posts)

Mattia, 26 anni. Vorrei farne un lavoro, perciò non esitate a contattarmi qualora dovesse servirvi qualcuno che scriva di football americano. Se non mi seguite su Twitter (@matiofubol) ci rimango male

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2 thoughts on “NFL: la peggiore decisione dell’offseason di ogni squadra della NFC

  1. Vicende simili quelle di Green Bay e Kansas City, nel senso che hanno scambiato il loro wr superstar per poi rinforzare la difesa al draft.
    Non mi sembrano cosí indebolite, Green Bay ha una delle migliori difese, Wyatt e Karlaftis (Chiefs) sono buone scelte.

  2. Green Bay secondo è stata vittima dei tentennamenti di Rodgers, che poi ha deciso di complicare ancora di più la vita al front office con un contrattone leggendario. Aronne MVP non si poteva cacciare ed Adams non si poteva accontentare. Quindi è stato venduto più che bene. Per me la peggiore decisione sono stati i WR free agent economici disponibili non presi (Landry per esempio)

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