Non amo particolarmente i power ranking – principalmente a causa del deterioramento del mio rapporto con Bleacher Report, maledetti vi detesto – ma sono più che convinto che una o due volte all’anno un ben assestato power ranking possa regalare qualche minuto di puerile intrattenimento: metto enfasi sulla parola “puerile” perché vi invito a non prendere questo articolo chissà quanto sul serio.
L’anno scorso vi avevo proposto il power ranking dei Super Bowl giocati nel ventunesimo secolo e quest’anno, in luce del ritiro di Tom Brady, ho pensato di rincarare la dose proponendovi il power ranking degli MVP… dei Super Bowl giocati nel ventunesimo secolo: fantasia fa rima con Mattia, non scordatevelo mai.
Una precisazione prima di iniziare, il primo Super Bowl tenuto in considerazione sarà il trentacinquesimo – quello in cui i miei Ravens triturarono i New York Giants – in quanto Super Bowl della stagione 2000: lo so, è stato giocato nel 2001, ma io faccio comunque riferimento alla stagione, non alla data del kickoff dell’evento sportivo più importante al mondo.
Partiamo.


21) Tom Brady, QB, New England Patriots – Super Bowl XXXVI

Risultato finale: New England Patriots 20 – Saint Louis Rams 17

Statistiche: 16 completi su 27 lanci tentati per 145 yard e 1 touchdown

Giusto? Più che giusto lo definirei premonitore: questo trofeo non si può assegnare, purtroppo, all’allenatore.

I numeri farebbero storcere il naso anche ai custodi del vero football americano – che ne vogliamo capire noi millennial? – che per rinsavire dopo gli ultimi minuti di Bills-Chiefs hanno avuto bisogno di sentire la radiocronaca dell’NFL Championship Game del 1948 fra Philadelphia Eagles e Chicago Cardinals conclusosi 7 a 0 – un punteggio da vero purista! -, ma non perdiamo di vista il fatto che New England sia stata capace di completare uno dei più grandi upset nella storia della National Football League grazie ad un ultimo drive in cui Brady preannunciò al mondo cosa sarebbe successo per i due decenni successivi: il drive finale merita l’MVP, la prestazione complessiva di Brady non troppo, ma va bene così.


20) Deion Branch, WR, New England Patriots – Super Bowl XXXIX

Risultato finale: New England Patriots 24 – Philadelphia Eagles 21

Statistiche: 11 ricezioni per 133 yard

Giusto? Personalmente lo avrei dato a Tom Brady.

Non si possono dare tutti a Brady, no?
Branch quel giorno non solo permise a New England di muovere continuamente le catene, ma pareggiò pure il record all-time per ricezioni al Super Bowl: non si possono dare tutti a Brady,non si possono dare tutti a Brady.
Veramente, non si possono dare tutti a Brady.


19) Ray Lewis, LB, Baltimore Ravens – Super Bowl XXXV

Risultato finale: Baltimore Ravens 34 – New York Giants 7

Statistiche: 5 tackle totali e 4 passes defended

Giusto? Doveva essere obbligatoriamente assegnato ad un difensore e hanno premiato il leader di quello che per me è e sarà sempre il reparto difensivo più forte della storia.

Sfortunatamente per lui e il suo ego, contro i New York Giants Ray Lewis dimenticò come ricevere un pallone da football americano mancando almeno tre intercetti imperdonabili.
Fortunatamente per lui e il suo ego, quegli erroracci non ebbero alcuna ripercussione sul risultato finale di un Super Bowl incredibilmente monotono e noioso: qualche intercettino, però, gli sarebbe valso un posto nella top ten.


18) Julian Edelman, WR, New England Patriots – Super Bowl LIII

Risultato finale: New England Patriots 13 – Los Angeles Rams 3

Statistiche: 10 ricezioni per 141 yard

Giusto? Sì, anche se pure in questo caso avrebbero dovuto assegnarlo a Belichick.

Il Super Bowl più bizzarro del ventunesimo secolo – anche i Puristi con la P maiuscola hanno ammesso di aver sbadigliato al quarantesimo punt – è stato dominato da uno dei giocatori più improbabili del ventunesimo secolo, Julian Edelman: in una partita incredibilmente chiusa e tirata a fare la differenza è stata proprio la soporifera affidabilità di Edelman che ricezione dopo ricezione ha permesso a New England di scrollarsi di dosso i Los Angeles Rams dando a Brady l’opportunità di alzare al cielo l’ultimo Lombardi con la maglia dei Patriots.
Quel giorno, probabilmente esaltato o sotto effetto di ormoni, sviolinai accostando Edelman alla Hall of Fame: la gente cresce, cari lettori.


17) Malcolm Smith, LB, Seattle Seahawks – Super Bowl XLVIII

Risultato finale: Seattle Seahawks 43 – Denver Broncos 8

Statistiche: 10 tackle totali, 1 intercetto (pick six) e 1 fumble recuperato

Giusto? Sì, però datemi il diritto di definirlo come “Super Bowl MVP più random della storia”. Me lo concedete?

Sarebbe ingiusto definire Smith immeritevole di tale riconoscimento ma parliamoci chiaro, fra tutti i Super Bowl MVP della storia l’ex-linebacker dei Seahawks potrebbe essere il più anonimo di tutti.
Semi-sconosciuto fuori da Seattle prima della partita, Smith ha avuto il merito di trovarsi per sessanta minuti sempre e comunque al posto giusto al momento giusto sfruttando egregiamente l’encomiabile lavoro delle leggende che lo circondavano.
Rivincita proletaria.


16) Dexter Jackson, CB, Tampa Bay Buccaneers – Super Bowl XXXVII

Risultato finale: Tampa Bay Buccaneers 48 – Oakland Raiders 21

Statistiche: 1 tackle e 2 intercetti

Giusto? No, l’avrei dato a Dwight Smith anche se i suoi intercetti sono arrivati in pieno garbage time.

Non c’è molto da dire, Tampa Bay ha disintegrato Oakland costringendo Gannon a lanciare cinque – CINQUE! – intercetti e chi di dovere, al fine di non mancare di rispetto al trofeo assegnandolo al buon Brad Johnson, ha deciso di donarlo al difensore che ha messo a segno più giocate quando la partita era ancora definibile come tale.


15) Peyton Manning, QB, Indianapolis Colts – Super Bowl XLI

Risultato finale: Indianapolis Colts 29 – Chicago Bears 17

Statistiche: 25 completi su 38 lanci tentati per 247 yard, 1 touchdown e 1 intercetto.

Giusto? No, lo avrebbe meritato Bob Sanders.

Adesso, in retrospettiva, non ci viene poi così difficile associare Peyton Manning al Lombardi Trophy, ma dovete capire che c’era un tempo nel quale non appariva per nulla scontato che il fratello maggiore di Eli potesse vincere un Super Bowl: dopo tanti, troppi, vani tentativi Peyton è finalmente riuscito a salvare la propria reputazione scampandola sui Chicago Bears di Rex Grossman – sono consapevole che leggendo le ultime parole uno potrebbe farsi l’idea che non sia poi così difficile arrivare a giocarsi questa partita – e obbligando chi di dovere a dargli l’unico trofeo, oltre al Lombardi, ancora assente in una bacheca già ricolma di ferraglia.
Rimango convinto che glielo abbiano assegnato solamente in funzione del cognome, quel giorno la differenza fra vittoria e sconfitta non fu data dal suo contributo.


14) Hines Ward, WR, Pittsburgh Steelers – Super Bowl XL

Risultato finale: Pittsburgh Steelers 21 – Seattle Seahawks 10

Statistiche: 5 ricezioni per 123 yard e 1 touchdown, 1 portata per 18 yard

Giusto? Sì, Roethlisberger è stato putrido quel giorno: che dispiacere!

Non so se trollare i tifosi degli Steelers – ma dovresti essere imparziale Mattia, chi ti paga ti paga anche per questo, non diventi giornalista se non sei imparziale Mattia! – liquidando in due parole il Super Bowl MVP di uno fra i Super Bowl più anonimi della storia o se dare il giusto tributo a uno dei ricevitori più sottovalutati del ventunesimo secolo.
Ward se l’è indiscutibilmente meritato rendendosi protagonista di un paio di big play che hanno permesso a Pittsburgh di portarsela a casa: epico, il touchdown ricevuto su lancio di Randle El.


13) Eli Manning, QB, New York Giants – Super Bowl XLVI

Risultato finale: New York Giants 21 – New England Patriots 17

Statistiche: 30 completi su 40 lanci tentati per 296 yard e 1 touchdown.

Giusto? A mio avviso lo avrebbe meritato Justin Tuck, ma va bene così, mi piace vedere Eli Manning sollevare al cielo cose.

Non leggendario come il primo Super Bowl MVP – ne riparleremo a breve -, ma Manning quella notte completò un paio di lanci assolutamente senza senso, come quello lungo la sideline ricevuto da Manningham che ha di fatto dato il via al drive del sorpasso conclusosi con Bradshaw che entra goffamente di chiappe in end zone – non “fortunosamente”, le natiche sono letteralmente state le prime parti del suo corpo a toccare la terra promessa.
Indipendentemente da ciò che accadrà nel futuro Eli potrà sempre vantare un numero di Super Bowl MVP superiore a quello dei Peyton, anche se dubito fortemente quest’essere umano sia in grado di fare l’arrogante: Hall of Famer nei nostri cuori.


12) Patrick Mahomes, QB, Kansas City Chiefs – Super Bowl LIV

Risultato finale: Kansas City Chiefs 31 – San Francisco 49ers 20

Statistiche: 26 completi su 42 lanci tentati per 286 yard, 2 touchdown, 2 intercetti e 9 portate per 29 yard e 1 rushing touchdown.

Giusto? Sì e no, Damien Williams ha giocato una partita fantastica da due touchdown totali, però Mahomes è Mahomes ed è chiaro che…

Ad inizio 2020 – bei tempi quelli – eravamo ancora in quel momento storico in cui qualsiasi cosa fatta da Mahomes poteva ancora godere dell’effetto novità e siccome ci troviamo davanti a Grandezza con la G maiuscola, chi di dovere ha deciso di non perdere tempo ed assegnargli d’ufficio il Rozelle Trophy malgrado una partita non eccessivamente mahomica… fino all’ultimo quarto di gioco.
Mahomes è il prescelto, gli dei del football hanno deciso di trasformare lui nell’eroe che un giorno lontano avrà infranto tutti i record di Tom Brady, perciò dargli l’MVP del Super Bowl alla prima occasione utile è stata una mossa assolutamente intelligente se si considera che ora gliene mancano solamente altri quattro per raggiungere il GOAT.


11) Tom Brady, QB, Tampa Bay Buccaneers – Super Bowl LV

Risultato finale: Tampa Bay Buccaneers 31 – Kansas City Chiefs 9

Statistiche: 21 completi su 29 lanci tentati per 201 yard e 3 touchdown.

Giusto? Quando c’è Tom Brady di mezzo risulta difficile non dargli il Tom Brady Award.

Ciò che più mi ha sconvolto della prestazione di Brady è stata la naturalezza con la quale è arrivata, in un giorno in cui Mahomes è stato annullato dal pass rush avversario il pensionato più in voga del momento ha mosso le catene con una facilità disarmante necessitando solamente 200 yard e 91 centimetri per refilare un trentello ai campioni uscenti: più che un Super Bowl quello andato in scena fra le mura amiche del Raymond James Stadium è stato un allenamento glorificato.
Cari Chiefs, potevate farglielo sudare un po’ di più l’ultimo riconoscimento individuale della sua carriera!


10) Santonio Holmes, WR, Pittsburgh Steelers – Super Bowl XLIII

Risultato finale: Pittsburgh Steelers 27 – Arizona Cardinals 23

Statistiche: 9 ricezioni per 131 yard e 1 leggendario touchdown

Giusto? Sacrosanto, anche se James Harrison…

In questo caso le parole sono superflue.

Miglior ricezione nella storia del Super Bowl?


9) Drew Brees, QB, New Orleans Saints – Super Bowl XLIV

Risultato finale: New Orleans Saints 31 – Indianapolis Colts 17

Statistiche: 32 completi su 39 lanci tentati per 288 yard e 2 touchdown.

Giusto? Nulla da dire.

Quella sera Drew Brees fu la miglior versione di sé stesso vivisezionando la difesa avversaria con la solita precisione e spietatezza: nella partita più importante nella storia della città di New Orleans Brees connetté almeno un passaggio con ben otto ricevitori differenti, dato che ci mette davanti ad una fiducia nei propri compagni e gameplan mica indifferenti.
Normalmente non si completa più dell’80% dei lanci tentati in un Super Bowl, ma il concetto di normalità non aveva nulla a che fare con quella versione dei Saints: semplicemente una delle prove più concrete di sempre.


8) Eli Manning, QB, New York Giants – Super Bowl XLII

Risultato finale: New York Giants 17 – New England Patriots 14

Statistiche: 19 completi su 34 lanci tentati per 255 yard, 2 touchdown e 1 intercetto.

Giusto? Solamente per aver spedito in aria il lancio che ha cambiato per sempre la storia della NFL.

Numeri assolutamente “normali” che non dovrebbero rimpinguare la bacheca di nessun quarterback, ma non prendiamoci in giro, Eli Manning ha diretto uno dei più grandi momenti nella storia sportiva americana: senza Eli i Patriots avrebbero portato a termine la prima stagione perfetta in un campionato da 16 partite diventando a tutti gli effetti la miglior squadra della storia del football americano.
Il suo rifiuto di cadere ed il solito pass rush dominante dei Giants hanno scritto una pagina indelebile d’epica sportiva.

Seconda foto in poche righe e malgrado odi il ritmo che dà all’articolo non potevo non inserirla.


7) Joe Flacco, QB, Baltimore Ravens – Super Bowl XLVII

Risultato finale: Baltimore Ravens 34 – San Francisco 49ers 31

Statistiche: 22 completi su 33 lanci tentati per 287 yard e 3 touchdown

Giusto? Forse lo avrebbe meritato Jacoby Jones, ma serviva un trofeo per celebrare l’ultima partita della versione elite di Joe Flacco.

Mi lamento tanto e, forse, avrete capito che non sempre la vita è facile – anche se rimango convinto che la mia sia la più difficile in assoluto ma di questo parleremo un altro giorno – e che arrivare a fine giornata se non si ha un buon rapporto con il proprio io interiore non sia affatto scontato.
Sono tempi difficili questi, mi sento perennemente alla mercé di insicurezze su me stesso e incertezze riguardanti il futuro, ma ciò nonostante rimango consapevole che nel buio più terrificante nel quale io mi sia mai imbattuto ci sarà sempre la luce di una stella a guidarmi, quella di Joe Flacco ai playoff del 2012: avrebbero senza ombra di dubbio dovuto darlo a Jacoby Jones ma va benissimo così, in quel trofeo vedo racchiuse quattro partite che hanno elevato Flacco a troll del secolo, eroe popolare che ha ingannato milioni di persone consapevoli per tutto il tempo che quelle partite altro non fossero che una squisita aberrazione.
Fa lo stesso se poi il contrattone che i Ravens si sono visti obbligati a dargli abbia compromesso le cinque stagioni successive, quelle quattro partite sono diventate la mia estetica.


6) Aaron Rodgers, QB, Green Bay Packers – Super Bowl XLV

Risultato finale: Green Bay Packers 31 – Pittsburgh Steelers 25

Statistiche: 24 completi su 39 lanci tentati per 304 yard e 3 touchdown

Giusto? Assolutamente.

In retrospettiva questa prestazione lascia in bocca un sapore inequivocabilmente amaro perché uno identificherà quella partita come lo zenit della carriera di Aaron Rodgers, uno che sembrava essere in possesso di tutti gli strumenti per cambiare la storia del gioco: nel momento in cui ha riportato a casa il Lombardi, nessuno aveva valide ragioni per prevedere che quella sarebbe stata la prima ed ultima volta che i Packers di Rodgers avrebbero guardato il resto della lega dall’alto.
Per un motivo o per l’altro non hanno più trovato modo di ripetersi, poi il numero 12 ha deciso di trasformarsi nell’omeopatico rendendo molto più facile a noi tutti tollerare i suoi fallimenti: in ogni caso, contro una grandissima difesa degli Steelers Rodgers quella sera fu eroico.


5) Tom Brady, QB, New England Patriots – Super Bowl XXXVIII

Risultato finale: New England Patriots 32 – Carolina Panthers 29

Statistiche: 32 completi su 48 lanci tentati per 354 yard, 3 touchdown e 1 intercetto

Giusto? Nulla da dire.

Primo Super Bowl MVP di Tom Brady arrivato dopo una partita a la Tom Brady.
Il GOAT quel giorno fu semplicemente sensazionale completando una caterva di passaggi che permisero a New England di controllare il ritmo della partita – più di 38 minuti di possesso – e limitare il potente attacco dei Carolina Panthers – che poi fa ridere accostare l’aggettivo “potente” ad un reparto offensivo diretto da Jake Delhomme, ma tant’è.
Preparatevi che da qui alla fine ci sarà giusto un po’ di Tom Brady qua e là.


4) Von Miller, EDGE, Denver Broncos – Super Bowl 50

Risultato finale: Denver Broncos 24 – Carolina Panthers 10

Statistiche: 6 tackle totali, 2.5 sack, 2 forced fumble e 1 pass defended

Giusto? “Giusto” sarebbe un eufemismo.

Il Super Bowl più noioso che io abbia visto – ben peggiore del festival del punt presentato da Patriots e Rams – è stato salvato da una prestazione leggendaria di Von Miller che conscio della sterilità del reparto offensivo si caricò un intero roster sulle spalle rivelandosi decisivo in ambedue i lati della trincea: entrambi i touchdown dei Broncos arrivarono a seguito di fumble causati dal pollicoltore più terrificante del mondo.
Raramente sarete testimoni di una prestazione difensiva più impressionante di quella messa insieme da Miller, per una sera antropologicamente superiore a tutti gli altri esseri umani in campo, anche se Kony Ealy…
Giusto per glossare sulla mia antipatia verso il cinquantesimo Super Bowl: all’Halftime Show si esibirono i Coldplay e nessun mio sentimento è e mai sarà più sincero dell’odio che provo per i Coldplay.


3) Tom Brady, QB, New England Patriots – Super Bowl XLIX

Risultato finale: New England Patriots 28 – Seattle Seahawks 24

Statistiche: 37 completi su 50 lanci tentati per 328 yard, 4 touchdown e 2 intercetti

Giusto? Sì anche se tutti lo avrebbero dato a Malcolm Butler per l’intercetto e bla bla bla…

A costargli il primo posto ci hanno pensato due intercetti che sebbene eclissati da un altro intercetto – sapete quale – devono essere comunque tenuti in considerazione in un articolo del genere.
Contro una delle migliori difese del ventunesimo secolo Tom Brady architettò un’eroica rimonta culminata in un paio di touchdown negli ultimi quindici minuti di gioco ricevuti da Julian Edelman e Danny Amendola, due minion palesemente creati nei laboratori TB12 per aiutarlo a sopravvivere nei momenti più delicati.
Completare il 74% dei lanci tentati contro la Legion of Boom è già di per sé un’impresa che meriterebbe maggior approfondimento, ma intanto vi anticipo che fra non troppe righe mi troverò costretto ad elogiare un’altra leggendaria fatica di Tom Brady: sapete benissimo a cosa stia facendo riferimento.


2) Nick Foles, QB, Philadelphia Eagles – Super Bowl LII

Risultato finale: Philadelphia Eagles 41 – New England Patriots 33

Statistiche: 28 completi su 43 lanci tentati per 373 yard, 3 touchdown, 1 intercetto e 1 ricezione per 1 touchdown che ha fatto la storia.

Giusto? Il finale perfetto per una vera e propria favola.

Credo che noi tutti, come appassionati, tifosi o più o meno verosimili addetti ai lavori, non abbiamo ancora pienamente compreso l’importanza storica dell’impresa dei Philadelphia Eagles del 2017.
L’improbabile Nick Foles giocò una partita fantastica affrontando senza alcun timore reverenziale un’avversaria incredibilmente più navigata e abituata a scenari simili: in un certo senso la sua prestazione è stata annacquata dalla maledetta ricezione del Philly Special, poiché appena pensiamo al cinquantaduesimo Super Bowl la prima immagine che andrà a formarsi nella nostra mente è quella di Foles completamente libero in end zone che riceve uno dei lanci più cazzuti di sempre.
Se si guarda il quadro generale si scorgerà una prova semplicemente fantastica scandita da lanci al limite del commovente come quelli dei touchdown di Alshon Jeffery e Corey Clement.
Prima o poi, ne sono convinto, apprezzeremo appieno questa partita, questa squadra e questo giocatore.


1) Tom Brady, QB, New England Patriots – Super Bowl LI

Risultato finale: New England Patriots 34 – Atlanta Falcons 28

Statistiche: 43 completi su 62 lanci tentati per 466 yard, 2 touchdown e 1 intercetto.

Giusto? Ho capito che James White ha messo a segno un trilione di touchdown, ma Brady ha architettato la madre di tutte le rimonte.

Non poteva essere altrimenti: è alquanto appropriato che questa lista sia stata aperta e chiusa da Tom Brady, il giocatore con più Super Bowl MVP nella storia.
Lo so, due touchdown e un intercetto nel 2022 non esaltano quasi nessuno, ma quella fu la partita in cui Tom Brady si affermò definitivamente come GOAT mettendo insieme la più improbabile, impossibile, enorme, drammatica e spettacolare rimonta nella storia del football americano.
Con lucidità confondibile per pazzia, Brady, dieci yard alla volta, guidò lungo il campo i depressi compagni di squadra in ben cinque occasioni distinte in poco più di un quarto di gioco: ciò che più mi impressionò, credo di averlo già detto altrove, fu la razionalità con la quale assemblò la rimonta poiché qualsiasi altro quarterback, in una situazione analoga, avrebbe cercato con testarda insistenza la profondità nel tentativo di risparmiare qualche prezioso secondo.
Numericamente parlando, lo ripeto, non meriterebbe la medaglia d’oro ma credo di avervi fornito sufficiente contesto per rispettare la mia scelta.


 

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