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Per noia, o per dare finalmente un senso alla mia laurea in lingue, vi proporrò la traduzione integrale della lettera scritta da Tom Brady – o almeno così mi piace credere – su The Players’ Tribune.
Il titolo, poco poeticamente, oltre ad essere difficile da tradurre alla lettera è figlio di una campagna pubblicitaria di Under Armour, marchio che da anni fedelmente veste il buon TB12.


L’unica strada è quella davanti

Cosa significa cambiare, e sfidarsi, più e più volte?

Che si parli di un mese fa, dell’anno scorso, di cinque o dieci anni fa, il fatto è che ogni persona – ed ogni atleta – affronta cambiamenti. Tutti si trovano di fronte a sfide. Che siano fisiche, mentali od emozionali, costituiscono parte della vita di chiunque.
Io non sono un’eccezione.

Venti anni fa ero una scelta al sesto round del draft dall’università del Michigan che ad un certo punto non era più nemmeno sicura di essere selezionata. Quando finalmente mi arrivò la chiamata, preparai i bagagli e mi trasferì dall’altra parte della nazione. Non sapevo per quanto avrei giocato ai New England Patriots, o se avessi anche solo avuto un’opportunità di scendere in campo per loro. (Durante il mio primo anno ero quarto nella depth chart.) Non avevo la benché minima idea del fatto che avrei passato i miei successivi vent’anni laggiù e che quello sarebbe stato il luogo dove avrei dato vita alla mia famiglia.

Lo stesso vale per il 2008. Non avrei mai potuto immaginare cosa potesse succedere quando, durante il secondo drive della prima partita dell’anno contro i Kansas City – al mio quindicesimo snap della partita – mi disintegrai il crociato anteriore e mediale, spendendo così i successivi mesi fra sala operatoria e fisioterapia per recuperare pienamente.

Cambiamenti e sfide fanno parte della vita. Fanno parte della vita degli atleti. Si suppone che accadano. A volte, devono accadere.

Questi cambiamenti possono pure essere emozionali. Da che ho memoria, la mia carriera, ed il football in generale, ha rappresentato una delle parti più importanti e soddisfacenti della mia vita. Ma altrettanto importanti, e spesso più gratificanti, sono i momenti che passo con la mia famiglia e la gioia che provo vedendo i miei bambini crescere. Nel mio caso ciò implica consultare sempre me stesso e loro per essere sicuro che le mie priorità siano quelle giuste – e se non lo sono, correggerle.

Non ci sono regole precise. Trovare il bilanciamento fra cose e persone che ami, e dedicare il giusto tempo ad entrambe, è il modo in cui ognuno di noi matura. Benny e Vivian, i miei due figli più piccoli, hanno rispettivamente dieci e sette anni. Non sono più bebè. Ciò significa che essere un padre – ed esserci alle loro partite di calcio o hockey, e semplicemente essere sempre presente per loro – è alquanto importante per me. È un continuo cambiamento. In questi giorni, il mio primogenito Jack, a volte scende con me in campo per allenarsi o lanciare l’ovale!

Vent’anni fa arrivai nel New England da un’altra costa, dall’altra parte dello stato e da un’altra cultura. Oggi, sto passando ad un altro capitolo della mia vita e carriera. Per fare ciò devo mettere insieme tutto ciò che ho imparato finora e portarlo con me in un’altra costa, in un’altra parte dello stato ed in un’altra cultura. Se suona familiare, c’è un motivo. Perché è come è iniziato tutto.

La mia avventura gli ultimi vent’anni nel New England è stata stupenda. È stato un lungo viaggio di cui non cambierei niente.

Quando i Patriots mi scelsero al draft nel 2000, avevo 22 anni. Ricordo che ero seduto nella casa dei miei genitori a San Mateo, in California, vedendo minuto dopo minuto diminuire le speranze che prima o poi squillasse il telefono. Ma nella fase finale del draft, squillò. Giusto per chiarirci, in quanto al sesto round dall’altra parte della cornetta non c’era Coach Belichick – credo ci fosse il suo assistente, Berj. «Volevamo solo farti sapere che sei stato selezionato dai New England Patriots,» mi disse.

Un giovane Tom Brady con Drew Bledsoe.

A mischiarsi alla mia gioia ci fu la confusione. A parte i quattro anni di college in Michigan, avevo passato tutta la mia vita a San Mateo. Sinceramente, non avevo nemmeno idea di dove fosse il New England. Era un posto vero? Una volta finito il draft, volai verso est, atterrando non a Boston ma a Providence, e poi guidai fino al vecchio Foxboro Stadium. Era verso metà aprile. Di quelle prime settimane ricordo i tentativi di orientarmi in quel posto che non avevo idea sarebbe diventato la mia casa per i successivi due decenni.

Non sapevo assolutamente nulla della East Coast. Mi ci volle del tempo per trovare i miei supporti, figuriamoci il senso dell’orientamento. È semplice, non importa dove tu viva in California, il Pacifico è sempre dritto ad Ovest. È impossibile perdersi.

Ma nella East Coast, tutto è al contrario. L’Atlantico è verso est, ed ovest significa qualcosa di completamente diverso. Questo è elementare per la gente del posto, ma ad abituarmi ci è voluto più tempo di quanto uno possa aspettarsi. Una volta riuscitoci, ho immediatamente sperimentato la bellezza ed unicità di ogni posto del New England, che si parli di Martha’s Vineyard o di Nantucket, o visitare Cape Cod, le montagne del Berkshires, o guidare fino al Maine.

Fu pure la prima volta che sperimentai le quattro stagioni. Avevo presente l’inverno freddo e nevoso – gli inverni in Michigan possono essere ben più rigidi di quelli del New England, ma d’estate poi tornavo a casa. Nel New England ho sperimentato sulla mia pelle la primavera (lunga e fangosa), l’estate (magnifica, anche se un po’ umida) e l’autunno (la mia stagione preferita siccome coincide con il football). La mia mente collegava automaticamente alberi spogli e primi freddi ad Halloween, e raduni di famiglia a casa nostra per pranzi ed incontri a ridosso delle feste. Ho imparato ad amare tutte le stagioni – belle, brutte, calde, fredde, fogliose, piovose, assolate, nevose e fangose.

Ho pure fatto esperienza del New England da padre e marito. Jack è nato in California, ma ha passato molto tempo qua, Benny e Vivi sono nati entrambi a Boston. Vederli crescere come nativi del New England è stato fantastico. Si crederanno sempre veri New Englanders. In un modo speciale, pure io lo farò.

Più che un posto in particolare, a mancarmi saranno le relazioni qui costruite. Ovviamente, devo iniziare con l’intera società dei New England Patriots, Robert Kraft e la famiglia Kraft, senza dimenticare gli innumerevoli individui che hanno giocato un ruolo chiave nei miei vent’anni ai Patriots. Compagni di squadra ed allenatori, di oggi e di ieri. Vecchi amici, nuovi amici, vicini di casa ai quali abbiamo fatto dolcetto e scherzetto ogni anno. Ma principalmente, mi mancheranno i tifosi.

Se c’è una cosa che posso affermare con assoluta certezza, è che la gente di New England comprenda appieno cosa significhi tifare. I New Englanders amano alla follia le loro squadre. Forse perché così spesso paragonata a New York, Chicago e Los Angeles, Boston si sente più un grande paese che una grande città. Anche se non conosci chiunque a Boston, ti senti come se conoscessi tutti. I tifosi si sentono parte della nostra squadra, e ciò risultava vero pure agli occhi miei e dei miei compagni.

Il supporto e l’amore dei tifosi del New England è sempre stato incondizionato. Mi vengono alla mente tanti fantastici momenti – il pienone al training camp, le parate celebrative, le decine di migliaia di tifosi che venivano a salutarci prima di imbarcarci sull’aereo per il Super Bowl. Che vincessimo o perdessimo, al nostro ritorno trovavamo sempre lo stesso numero di persone. Il Gillette Stadium può tenere fino a 70mila persone, e non ho mai giocato davanti ad un singolo seggiolino vuoto durante i miei anni ai Patriots. Quanto posso essere fortunato?

“Tomm-eeee! Tomm-eee!” sentivo echeggiare dalle tribune, significava veramente tanto per me. Il supporto ricevuto, a volte, andava oltre tutto ciò. Recentemente un’amica mi ha raccontato che sua sorella stava aspettando il primo figlio, un maschio – e che aveva intenzione di chiamarlo Brady. Mi stava dicendo ciò, stando a lei, per farmi comprendere l’impatto che la mia presenza ai New England Patriots ha avuto sulla vita di tante persone. Sentendo ciò, mi sono sentito incredibilmente onorato dall’idea che quando qualcuno pensa a me, provi sensazioni del genere. Non c’è eredità più grande di questa.

Sopra la scrivania del mio ufficio nella mia casa di Brooklyn è appeso un poster di Joe Montana, il mio eroe d’infanzia. È a fianco delle foto dei miei figli con la maglia dei Patriots che mi incitano o davanti alla TV od in persona a Gillette Stadium. I bambini sono sempre alla ricerca di eroi da idolatrare, e poche cose mi onorano quanto qualcuno che mi dica che sono l’eroe di suo figlio o sua figlia.

La vita è sempre in cambiamento, ed in qualsiasi decisione tu prenda c’è sempre un’opportunità. Scegliere di abbondare New England, l’unica squadra che abbia potuto chiamare tale per vent’anni, per aggregarmi ad una nuova è una grande opportunità, un grande cambiamento ed una grande sfida.

Una divinità.

La gente mi chiede cosa mi motivi. La risposta è semplice. Amo il mio sport. Amo ciò che faccio. Voglio continuare a farlo fino al momento in cui non voglio più farlo. Giocare a football non è qualcosa che si può fare nel proprio giardino da soli. Il football è uno sport di squadra, ed avere una possibilità di cooperare con i miei compagni di squadra è una delle più grandi ragioni per cui mi sono avvicinato a questa disciplina.

Sono stato fortunato a crescere in una famiglia fantastica, con il sostegno di genitori e fratelli così amorevoli. Ho abbandonato San Mateo per trasferirmi 3000 miglia più in là, dall’altra parte della nazione, dando poi vita alla mia famiglia nei sobborghi di Boston. Ora mi attende un nuovo capitolo, una nuova esperienza.

Quando giochi per una sola squadra per due decenni, il cambiamento è eccitante. È anche impegnativo. Anche solo nel momento in cui imballi tutto ciò che hai accumulato nel corso degli anni, è naturale domandarsi dove mettere tutte queste cose nella mia casa nuova?

Quando fai i bagagli, realizzi che alcune cose ti vanno ancora alla perfezione alla mentre altre non più. Ciò che non si adatta più a te, lo lasci indietro o provi il possibile perché si adatti a te.

I cambiamenti e le sfide che sto per affrontare sono fisici, mentali ed emozionali – e l’unica strada è quella davanti. Porterò con me tutto ciò che ho imparato come atleta finora, continuando nel mentre la mia avventura come marito e padre. La cosa più importante? Apprezzare ogni momento. Perché passano in fretta.

La mia carriera non si protrarrà per altri dieci anni. Nel tempo che mi rimane, la domanda sarà, Come posso massimizzare ciò che faccio, investirci tutto ciò che ho, renderlo quanto miglior possibile? A questo punto della mia carriera, l’unico a cui devo dimostrare qualcosa sono io. Fisicamente, sono in grado di svolgere il mio lavoro ai livelli a cui mi sono abituato. Ora voglio vedere quanto oltre possa spingermi. Voglio vedere quanto grande posso essere. Voglio sentire la gente dire «Vai! Questo era ciò che ci mancava! Questo era ciò di cui avevamo bisogno! Questo è ciò che cercavamo!» Dentro di me so che posso farlo. So cosa posso offrire. Ora voglio vederlo in azione.

Il mio allenamento e condizione fisica non sono mutati negli anni. Potremmo pure essere in offseason ora, ma ai miei occhi la stagione è già iniziata. È come prepararsi ad una corsa. Ti prepari, ti allacci le scarpe, corri sul posto, ti sciogli, trovi il tuo ritmo.

Quando la corsa sta per iniziare, metti un piede davanti all’altro. Il resto non dipende da te. Tutto accadrà secondo il suo ritmo. Non puoi sapere come sarà fino al momento in cui lo stai vivendo. Dunque perché non apprezzare il viaggio godendoselo il più possibile?

Ho avuto così tanti amici durante gli anni che sono andati e venuti. Sono sempre stato quello che non ha mai dovuto muoversi. Come già detto, giocare vent’anni per un’unica squadra è stata una fantastica esperienza ed avventura. Ma fare la stessa cosa, anno dopo anno, porta con sé le proprie sfide. Un ritmo familiare può essere rassicurante e magnifico. Ma può anche portarti a perdere di vista gli altri ritmi, nuovi ritmi che ti mettono davanti a tutto ciò che ancora non è stato realizzato. Uno non è obbligatoriamente migliore dell’altro – sono diversi. Giocare per i Tampa Bay Buccaneers è un cambiamento, una sfida, un’opportunità di guidare e collaborare, così come di essere visto ed ascoltato. So che il mio tempo qua sarà fantastico, a modo suo, tanto quanto lo è stato ciò che lo ha preceduto.

Sarà diverso – vien da sé con l’ambiente. Allenatori diversi. Giocatori diversi. Società diverse. Ora come ora non ho la più pallida idea di come raggiungere il Raymond James Stadium, o dove siano le aule per i meeting, o dove debba sedersi la gente. Ci sarà una curva d’apprendimento, come quando ho dovuto imparare che l’Atlantico è ad Est.

In ogni caso, sono entusiasta. Sono motivato. Voglio performare per la mia nuova squadra, i miei nuovi allenatori ed i miei nuovi compagni. Non voglio deludere nessuno. Darò tutto ciò che ho.

Il benvenuto e l’affetto che ho ricevuto dai giocatori ed allenatori dei Tampa Bay Buccaneers è stato incredibilmente gratificante. Per quanto mi riguarda, ho adorato conoscere un nuovo gruppo di giovani giocatori.

Mi hanno accolto come uno di loro. Vogliono sentire ciò che ho da dire. Sono entusiasta di essere stato accettato per tutto quello che posso offrire ai Tampa Bay Buccaneers. In cambio sono pronto ad accettare appieno una squadra convinta in ciò che posso fare – ed offrire – e che é disposta ad intraprendere quest’avventura con me.

Ecco un’altra cosa che succede con il passare degli anni – vuoi vedere chi ti sta attorno avere successo. Molti veterani mi hanno fatto da mentore nei miei anni ai Patriots. Ci sono stati per me quando ho firmato il secondo contratto. Ci sono stati per le vittorie al Super Bowl, per il mio matrimonio. Mi hanno visto maturare, crescere ed infine mettere su famiglia. Insieme all’opportunità di vincere campionati, il supporto dei veterani è uno dei migliori aspetti di un gioco di squadra. Fare il possibile per aiutare i più giovani ad evolversi come persone e giocatori è molto importante per me. Ho imparato tanto durante i miei vent’anni ai Patriots – e voglio portare con me tutto ciò.

Negli anni Tom Brady ha dovuto fare da mentore a tanti giovani.

Ora, comunque, ho cose da dimostrare a me stesso. L’unica strada è quella davanti. Se non la percorre, non potrò mai sapere cos’avrei potuto realizzare. Voler fare qualcosa è molto diverso dal farlo. Se mi trovassi ai piedi di una montagna e mi dicessi che potrei arrivare fino in cima, senza poi effettivamente provarci, quale sarebbe il senso di tutto ciò?

Sto provando a realizzare cose mai realizzate nel mio sport. Per me è tutto molto divertente, in quanto so che sono in grado farle. Quando una squadra ti dà l’opportunità di realizzare cose del genere con loro… se non con loro, con chi allora?

Ad un certo punto, devi gettare anima e corpo in ciò che stai facendo. Devi dire, andiamo, vediamo cosa sono in grado di fare.

Voglio mostrare a chiunque cosa sono in grado di fare.

Tom Brady

Post By Mattia Righetti (339 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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3 thoughts on “Traduzione della lettera di Tom Brady su The Players’ Tribune

  1. Allora.. i Buccaneers hanno:
    – il miglior front seven contro le corse, composto da 2 veterani volponi e produttivi come Suh e JPP, un giovane DT pronto a partecipare nei prossimi anni a diversi Pro Bowls (Vita Vea) ed uno dei LB più sottovalutati degli ultimi anni (David)
    – 2 giovani CB che nella seconda metà della stagione scorsa hanno mostrato lampi di classe (Murphy-Bunting e Dean)
    – una linea offensiva tra le migliori della lega (7ma secondo la completa classifica annuale di PFF), soprattutto per quanto riguarda la pass protection e le prestazioni delle G. Se consideriamo che questo draft straborda di OT dal grande potenziale, si può pensare che l’anno prossimo il posto in classifica sarà ancora più alto
    – al momento il miglior duo di WR (Evans e Godwin), sia per produzione che per completezza di opzioni offerte al proprio QB
    – un complementare duo di TE (Howard e Brate), con sopratutto il primo dotato di potenziale devastante
    – un HC furbone, preparato e bastardo il giusto come pochi (Arians)
    – un QB che sì, avrà certamente perso un paio di marce, ma è il GOAT per la tenacia, determinazione e voglia di arrivare che ha sempre messo in campo e che quest’anno, solleticato da una nuova sfida e determinato a dimostrare che la dinastia Patriots non è solo frutto del sistema Belichick, darà tutte le domeniche il 130% per arrivare fino in fondo alla corsa.

    Forse l’unico tallone d’Achille della squadra è il reparto RB, ma, come nel caso degli OT, la classe del draft 2020 sembra avere qualità e profondità da vendere. E sappiamo bene come in NFL quella dei RB sia la posizione che richiede meno tempo per ambientarsi alla lega e possa essere produttiva sin da subito.

    Non so voi, ma mi sembra che Tampa Bay abbia tutte le carte in regola per dare molto fastidio alle potenze della NFC. Ci sarà la possibilità di assistere in questi 2 anni (non credo che la carriera di TB12 durerà oltre) a dei Brady vs Brees, Brady vs Wilson, Brady vs Rodgers.. non vedo l’ora..

  2. Mah, sicuramente il buon Tom avrà ancora voglia di giocare e altrettanto sicuramente i rapporti con Belichick si sono deteriorati nel tempo fino al limite massimo, però…, mi pare una operazione fatta quasi esclusivamente per soldi e basta. Per quanto possa essere incredibile, dato che Brady è già ampiamente stramilionario, tutto quanto è appena successo appare quanto meno come la testardaggine di un campione che non capisce quando è il momento di ritirarsi.
    Ha vinto tutto, è stato più volte MVP, cosa deve dimostrare ancora? Ha paura di mettersi le pantofole? Vuole aiutare Tampa a vincere? Ma dai…. Per carità, ognuno è libero di fare ciò che vuole, soprattutto se ci sono fior di franchigie Nfl che ti desiderano, però…non so…secondo me avrebbe dovuto capire che ha vinto tutto e che questo era il momento giusto per lasciare. A Tampa svernerà al caldo di sicuro e sarà ben coccolato da un bel contrattone, ma il suo rendimento è sceso (e di molto…) già da due anni a questa parte, anche se nel 2019 aveva ancora portato a casa un anello. Tampa è sicuramente una buona squadra, ma non la vedo assolutamente così pronta a lottare per il titolo da investire “all-in” su un 43 enne, anche se G.O.A.T. Prendere Brady adesso vuole dire puntare tutto sul titolo entro un paio di anni. Mah…, vedremo….
    Di sicuro vederlo in casacca Buccaneers sarà un grandissimo motivo di interesse e curiosità per la stagione a venire.

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