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Abbiamo riflettuto sull’utilità delle Combine in separata sede e che contino o meno sicuramente i front office prendono nota: abbiamo avuto modo di dimostrarvi come sempre più giocatori trattino il tutto come un evento a sé stante preparato con mesi di allenamenti mirati, pertanto buoni numeri ad Indianapolis non significano automaticamente produzione e successo durante le nostre meritate domeniche d’autunno, ma è piuttosto chiaro che ci siano stati ragazzi in grado di scalare il tabellone generale grazie ad un paio di buoni numeri o sessioni d’interviste piuttosto illuminanti.
È altrettanto palese che purtroppo per qualcuno questo evento sia coinciso con un drastico calo delle quotazioni: vediamo insieme chi è uscito vincitore, e chi no, dallo scorso weekend.

Chi sale

Tua Tagovailoa, QB, Alabama

L’infortunio all’anca sembrava aver compromesso una possibile scelta nella top ten: dopo qualche chiacchierata particolarmente incoraggiante e, soprattutto, dopo aver messo le mani sui referti medici c’è chi parla degli Washington Redskins seriamente intenzionati a selezionarlo con la seconda scelta assoluta.
Il tutto “senza muovere un dito”.

Jalen Hurts, QB, Oklahoma

Quando la smetteremo di dubitare dei quarterback da Oklahoma?
Dopo un difficile Senior Bowl Hurts si è prepotentemente riscattato sfoggiando una buonissima meccanica di lancio che coadiuvata al ben noto atletismo – 4.59 nelle quaranta yards – lo rendono l’ultimo, intrigante, modello di dual threat quarterback che con l’esplosione di Jackson sembra essere tornato in voga: chi di football ne sa veramente ha anche sottolineato quanto si sia dimostrato competente e sicuro nel discutere di X’s and O’s e fabulare di tattica.

Justin Jefferson, WR, LSU… ed i ricevitori in generale

Ruggs e Jeudy hanno dominato le quaranta yards facendo rispettivamente registrare un assurdo 4.28 ed un non meno impressionante 4.31, Lamb ha dimostrato di non avere punti deboli nel suo gioco, ma a mio avviso Justin Jefferson è quello che più di tutti ha beneficiato delle Combine: oltre ad un ottimo 4.43 nelle quaranta yards, Jefferson si è distinto nella porzione di allenamenti “in campo” ricevendo qualsiasi cosa lanciatagli nei paraggi.
Credo che a questo punto nulla possa estrometterlo dal primo round: a New Orleans si cerca disperatamente qualcuno in grado di togliere un po’ di pressione dalle eccessivamente larghe spalle di Michael Thomas…
Sono costretto ad inserire pure i vari Denzel Mims, Antonio Gibson e Donovan People-Jones, tutti ricevitori selezionabili nei primi due giorni del draft.

Chase Claypool, WR, Notre Dame 

Ve ne abbiamo già parlato sulla nostra pagina Facebook (like assolutamente non facoltativo), ma non inserirlo nella colonna dei vincitori falserebbe l’intero articolo: Claypool è un cyborg.

Tristan Wirfs, OL, Iowa

Rischio di essere ridondante, ne sono consapevole, ma non posso esimermi dal dovere di avvertirvi ancora una volta che questi numeri non predicono in alcun modo il successo di un giocatore una volta arrivato fra i professionisti, ma quanto fatto da Wirfs è semplicemente inumano:

  • 4.85 nelle quaranta yards
  • 93 centimetri nel salto verticale (record per un O-lineman nelle Combine)
  • 3.07 metri nel salto in lungo (pareggiato il record per un O-lineman nelle Combine)

Tutto ciò da parte di un essere umano di quasi due metri per 145 chilogrammi: di nuovo, sono solo numeri, ma è difficile non restare infatuati da mostri del genere.

Mekhi Becton, OL, Louisville

Situazione simile a quella di Wirfs, anche se il pedigree collegiale di Becton urlava “top ten” ben prima delle Combine: il mastodontico ex-Cardinals è un androide di due metri ed un centimetro per quasi 160 chilogrammi in grado di correre quaranta yards in 5.10 secondi.
Un irrigidimento muscolare gli ha impedito di prendere parte ad alcuni drill ma ormai è troppo tardi per disinnamorarsi, soprattutto dopo che alcuni giornalisti hanno diffuso un altro numero, un folle 17% di massa grassa: questo dato a mio avviso è decisamente inflazionato, ma come avrete avuto modo di notare le mie opinioni non spostano più di tanto in NFL.

Khalil Davis, DL, Nebraska

Davis molto probabilmente non sentirà nominare il suo nome nella top cento, ma con un prodigioso 4.75 nelle quaranta yards e trentasei ripetizioni alla panca piana ha dimostrato di poter essere un interessante giocatore di rotazione da selezionare al terzo giorno del draft: il suo atletismo ed esplosività permetteranno a molti defensive coordinator di essere molto creativi e questo semplice fatto gli ha permesso di scalare parecchie posizioni in molti tabelloni.

Isaiah Simmons, LB, Clemson

Un linebacker non può correre quaranta yards in 4.39 secondi: Simmons molto probabilmente sarà selezionato nella top five e non potrebbe essere altrimenti in quanto in lui troviamo tutto ciò che si può desiderare in un linebacker moderno da schierare senza pensiero in tutti e tre i down.
L’unica cosa che mi lascia un po’ perplesso è il fatto che dimensioni ed abilità atletiche lo accostino più ad un defensive back che un linebacker, ma credo che entro fine aprile avremo ben chiara la posizione in cui diventerà un perenne Pro Bowler.

Kyle Dugger, S, Lenoir-Rhyne

Non è mai facile fare breccia nei cuori dei front office quando si ha come alma mater un’università della Division II, ma dopo domenica immagino tutto sia diventato estremamente più semplice per Kyle Dugger: l’ex Bears ha messo in mostra sfavillante esplosività dominando il salto in alto e posizionandosi terzo nel salto in lungo e se uniamo tutto ciò a misure fisiche più che ideali, Dugger potrebbe essersi guadagnato un posticino nel primo round del draft.
I dubbi riguardanti la competizione contro cui ha assolutamente dominato perdureranno, ma dopo delle Combine del genere le quotazioni di Dugger sono chiaramente in salita.

Michael Turk, P, Arizona State

Indipendentemente dal suo piede, quando un punter è in grado di fare VENTICINQUE ripetizioni alla panca piana non può essere non inserito in questo spazio: VENTICINQUE ripetizioni.
USADA, controllino?

Rich Eisen, miglior giornalista in circolazione, NFL Network

Chi scende

Jauan Jennings, WR, Tennessee

Certo, si tratta di “semplici numeri” pure in presenza di prestazioni orride, però quanto fatto vedere da Jennings non può essere in alcun caso considerato incoraggiante: le quaranta iarde in 4.72 secondi ed un salto verticale di 74 centimetri potrebbero costargli caro, in quanto quest’apparente mancanza di esplosività gli renderà veramente complicato provare a guadagnare separazione dai defensive back allineati al suo cospetto.

Jared Pinkney, TE, Vanderbilt

Male, molto male: nonostante una stazza da NFL in grado di scatenare incontrollabili salivazioni, Pinkney si è dimostrato lento e legnoso apparendo palesemente a disagio nei drill posizionali.
Correre quaranta yards in circa cinque secondi non può essere accettabile, in quanto una simile (non)velocità fra i professionisti non gli permetterà di guadagnare separazione e se a ciò uniamo l’incertezza mostrata nel ricevere l’ovale… no.

Trey Adams, OT, Washington

Le misure ci sono – stiamo parlando di un ragazzone di ben più di due metri -, agilità ed esplosività decisamente no: oltre ad aver fatto registrare il peggior tempo fra gli offensive linemen sulle quaranta yards – 5.60 secondi -, Adams si è pure distinto per delle prestazioni assolutamente scialbe in entrambi i tipi di salto.
Se a questi numeri sospetti uniamo una storia medica già tristemente ricolma di infortuni seri, comprendere le probabili titubanze dei front office sarà alquanto semplice.

Cameron Dantzler, CB, Mississippi State

Un cornerback non può correre le quaranta yards in 4.62 secondi e sperare di aver successo in NFL: fortunatamente per lui c’è ancora il Pro Day nel quale tentare di rettificare lo scempio commesso, ma un tempo del genere è in grado di vanificare quanto di buono fatto emergere dai film.

Zack Moss, RB, Utah

Problemi fisici lo hanno limitato ad un orribile 4.65 nelle quaranta yards e se da un lato ciò può essere visto come il più inattaccabile degli alibi, ecco venire a galla il vero problema: nella sua breve carriera ha già sofferto un numero considerevole di infortuni e tenendo ben presente quanto maledettamente punitivo possa essere questo ruolo ciò non può che mettere a disagio anche il più innamorato degli scout.

Myles Bryant, DB, Washington

Sottodimensionato – circa un metro e settantacinque – e lento, non sicuramente la migliore delle combinazioni: Bryant nonostante le limitazioni fisiche si è sempre dimostrato un abile playmaker divertente da vedere, ma dopo queste Combine non saprei quante squadre vorranno prendersi il rischio di spendere per lui una scelta al draft.
Oltre al pessimo 4.66 nelle quaranta yards, Bryant ha fatto registrare pure i peggiori dati fra i defensive back per quanto concerne salto in alto ed in lungo: a questo punto appare chiaro che il suo futuro sarà nella slot, ma con numeri del genere potrebbe risultare inadatto pure in quella posizione.

Mitchell Wilcox, TE, South Florida

Ahia.

 

Post By Mattia Righetti (344 Posts)

Mattia, 24 anni. Una versione più irsuta e povera di Larry David, ma il concetto è lo stesso. Ogni tanto credo di essere Julian Edelman.

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2 thoughts on “Chi sale e chi scende dopo le NFL Combine

  1. Incuriosito dalla Combine di Isaiah Simmons sono andato a vedere le sue statistiche e qualche suo filmato di questi anni a Clemson.. semplicemente MOSTRUOSI!! Lo so che non succederà mai, ma il Draft è per antonomasia l’evento in cui si può sognare anche l’impossibile: vorrei che i Seahawks mettessero su una trade up per garantirsi questo fenomenale LB (o FS, o SS, o pass rusher, scegliete voi, sa far bene tutto!!). Mi dà l’impressione di essere uno di quei talenti generazionali capaci di cambiare le sorti del reparto in cui va a giocare. Un suo arrivo a Seattle innalzerebbe subito l’asticella e porterebbe quella ventata di talento che in questi ultimi anni è un po’ mancata a Wilson & Co. per lottare fino al Super Bowl. Difficile che esca dalle prime 6-7 scelte, il che vorrebbe dire 3-4 corpose scelte da dare via in cambio per risalire il Draft Board, ma secondo me l’innesto di questi talenti può cambiare un intero reparto e per la poco più che mediocre difesa di Seattle Simmons sarebbe come l’acqua nel deserto. Magari…

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