Sono servite 180 partite, una gara 7 per vincere il pennant e un’altra ieri notte, ma alla fine gli Houston Astros hanno vinto le World Series per la prima volta nella loro storia. Sconfitti per 5-1 in gara 7 i Los Angeles Dodgers, traditi ancora una volta dal loro partente nella partita più importante della stagione e incapaci di rimontare lo svantaggio.

In una partita senza un domani, con 10 lanciatori saliti sul monte, entrambi i partenti hanno avuto vita dura e breve. Gli Astros hanno preso il comando infatti dopo soli 4 lanci di Darvish; doppio di Springer e assistenza di Bellinger nel dugout dietro la prima base sulla grounder di Bregman.

Seconda uscita catastrofica per Yu Darvish nelle World Series, chiusa con 4 ER in 1.2 inning, aggiungendo poi il punto segnato da Bregman che non pesa direttamente sulle sue spalle ma che è il nono che i Dodgers subiscono in questa serie con il giapponese sul monte.

Ancora protagonista e MVP sacrosanto George Springer; quello nella seconda ripresa è il suo quinto home run della serie, di cui uno in ognuna delle ultime 4 partite. 13 punti segnati e 9 battuti a casa in totale in questa postseason. Come nel settimo di quella folle gara 5, Springer è stato cruciale battendo un 2-run homer che ha dato 4 runs di vantaggio agli Astros dopo appena 2 riprese.

Se è vero che Houston ha poi mantenuto quel vantaggio fino all’ultima assistenza di Altuve, ad inizio gara sembrava davvero che Los Angeles potesse dire il fatto suo in attacco e addirittura recuperare il deficit. McCullers ha infatti lasciato la pedana dopo 2.1 IP e 49 lanci, complici 3 valide e addirittura 4 hit by pitch.

Pesano come un macigno i 7 uomini lasciati in base nelle prime 3 riprese dai Dodgers. Nel primo basi cariche e 2 out sprecate da Pederson. Nel secondo battuta in doppio gioco di Chris Taylor con prima e seconda occupate ed un out. Nel terzo primi due uomini in base e ancora nulla di fatto, con la lunga fly ball di Puig spentasi nel guanto di Springer a illudere il Dodger Stadium.

Saranno 10 alla fine i LOB dei padroni di casa con un solo punto segnato nel sesto. Il bullpen di Hinch ha infatti tenuto saldo il vantaggio con Peacock uscito indenne dal terzo e con 2 riprese complessive. Nel quinto poi Peacock concede una BB e un singolo con un out ma ancora LA non concretizza; Liriano prima e Devenski poi chiudono la ripresa.

Nel sesto entra quindi in scena un altro protagonista assoluto della cavalcata degli Houston Astros; Charlie Morton. Protagonista perché come nelle ALCS, ottiene la vittoria nella decisiva gara 7, lanciando le ultime 4 riprese per 52 lanci complessivi lasciando per strada 2 valide e un punto concesso.

Protagonisti in negativo ce ne sono dall’altro lato. Oltre Yu Darvish, impossibile non citare, nel bene e nel male, Clayton Kershaw. Non per gara 7 naturalmente, quando Roberts si è affidato a lui per la disperazione e ha ottenuto 4 inning quasi immacolati, ma ovviamente per quello che è successo in gara 5.

Con le WS sul 2-2 e il tuo ace che scende sul monte riposato, non hai la vittoria assicurata, ma di certo non ti aspetti di perdere 13-12 utilizzando altri 6 lanciatori in 5 riprese. Specialmente perché non si parla di un ace qualsiasi, ma di uno dei più grandi lanciatori della storia, forse il più grande per quanto concerne la Regular Season. Kershaw ha però fallito ancora una volta sul più bello e non ha avuto la possibilità di redenzione, o peggio, si è redento ma a nessuno è importato o importerà mai nulla perché i Dodgers hanno perso.

Negli Houston Astros del 2017 c’è tanta gente di esperienza che ha aspettato a lungo di vincere l’ultima partita della stagione e che ha dato un contributo decisivo; Verlander, Beltran, McCann Morton e Liriano.

Se si guarda al roster di Hinch però si trova tanta gente che c’era quando Houston era una franchigia da oltre 100 L. Giocatori come Correa, Springer, Keuchel, McCullers, Peacock, Gonzalez e Devenski erano tutti parte della franchigia nel 2013 da 111 sconfitte. Poi si sono aggiunti i vari Bregman, Reddick e Giles a completare un roster già fortissimo che nel 2016 non ha reso quanto sperato.

Ne ho omesso uno perché credo meriti un trattamento particolare avendo passato 10 anni ormai nella franchigia ed essendo l’unico ad essere stato in ogni roster degli Astros dal lontano 2011, primo dei 3 anni passati nel più profondo della MLB.

Sto parlando ovviamente del piccolo (168 cm) grande uomo da Puerto Cabello, Venezuela Josè Altuve. Un uomo che a 27 anni ha partecipato a 5 ASG in 7 stagioni, ha collezionato oltre 230 basi rubate e che ha avuto per 3 anni la miglior media in battuta della lega. Oltre ciò che ogni numero può descrivere però Altuve è da anni ormai la faccia della franchigia più in salute d’America, che ha finalmente vinto ed è destinata a continuare ad essere protagonista negli anni a venire.

Per i Dodgers arriva il capolinea ad ottobre (anche se ormai siamo a novembre) per il quinto anno consecutivo. Magra consolazione il tanto agognato pennant che non basta però per non definire questo 2017 come un fallimento, così come non bastano le 104 W nelle prime 162 gare.

Con il payroll più alto della lega ma anche con tanti giovani talenti in ascesa Puig e compagni saranno ancora competitivi nel 2018 e Kershaw avrà ancora un’altra chance. Il prossimo ottobre però saranno passati 30 anni dal fuoricampo di Gibson e tutto il resto. Davvero, davvero troppo tempo per i Los Angeles Dodgers.

Nel Southern Texas invece è arrivato il primo titolo divisionale dopo 16 anni e dopo la relocation nella American League, è arrivato il primo pennant dal 2005, ma soprattutto dopo 52 anni di storia gli Houston Astros hanno vinto le World Series.

 

 

 

2 thoughts on “From worst to best in 4 anni: Astros are Champs!

  1. Wuwwwwwwwwwwwww!!!!!!!!!!!!!!!! Grandi Astros! bellissime finali per pathos e gare pazze, Grandioso Springers e tutto il gruppo. Sono contento.

  2. (2) Quello precedente era commento da tifoso.

    Le finali sono state avvincenti e con alcune gare molto tirate e sorprendenti. Gara 7 è stata più tesa, meno “bella”, ma valeva la visione. I Dodgers ci sono arrivati forse male: favoriti, più forti, fattore campo, una volta subito l’1-2 iniziale sono andati a picco, non erano nello spirito giusto per compiere la rimonta che occorreva, nonostante abbiano avuto occasioni per farlo. Come dice l’autore dell’articolo il prossimo anno possono riprovarci tranquillamente: hanno soldi, un roster solido, giovani futuribili e uomini di esperienza.
    Houston invece ha compiuto una cavalcata eccezionale, ha eliminato la “nobiltà” dell’AL, Boston e New York e ha sfidato a viso aperto i più forti e profondi Dodgers, grazie ad un mix di sfrontatezza giovanile, talento e qualche ottimo uomo di esperienza(un falso rookie come Gurriel, un Verlander che ha giocato un paio di mesi da MVP fra r.s. e playoff, Beltran e McCann e Gattis)hanno messo assieme una squadra fortissima che ha vinto con merito.

    Ad inizio campionato discutevo qui con altro utente sul “processo” su come, negli sport USA, sia possibile costruire nel tempo partendo da zero in pratica e unendo scelte/talento e buoni operazioni di mercato riemergere da 100 sconfitte alla vetta. Sinceramente non pensavo che gli Astros avrebbero vinto il titolo(mancavano di esperienza e profondità a mio parere), invece ce l’hanno fatta, confermando la “giustezza” del sistema americano che punta ad un equilibrio fra le squadre e concedere opportunità per crescere a tutti, non solo alle grandi e ricche come accade nel calcio europeo.

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