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NBA Finals 2015 – Analisi di Gara 4

Ci siamo lasciati con questo post  dopo gara 3, andando ad analizzare le difficoltà di Golden State ad attaccare la difesa dei Cavs in situazione di pick&roll. Dopo gara 4 sembra che anche Steve Kerr abbia capito che la chiave sia esattamente questa. La prima novità è stata infatti la promozione di Andre Iguodala in

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NBA FINALS: COME GOLDEN STATE PUO’ RIBALTARE LA SERIE

Terzo quarto di gara 3: Cleveland è sopra di 20 punti in casa; James e Dellavedova trascinano i compagni al massimo vantaggio e fanno esplodere il pubblico di casa. Partita finita? Non proprio. Golden State reagisce e a 7 minuti e 24 secondi dalla fine della partita si ritrova a -4: 77 a 73. Merito

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Analisi tecnica: gli Spurs e l’arte di adattarsi

  Dopo le prime due gare a Los Angeles, la serie tra San Antonio Spurs e Los Angeles Clippers si sposta nel Texas con il risultato in parità: 1-1. In gara 3 San Antonio schianta i Losangeleni con una prestazione sontuosa di Kawhi Leonard (32 punti, 13/18 al tiro), lasciando gli avversari a soli 73

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NBA News News

NBA – Memphis: finalmente Green

Era da qualche giorno che aleggiava nell’aria la notizia di una possibile trade tra Memphis Grizzlies e Boston Celtics che potesse coinvolgere l’ala ventottenne dall’Università di Georgetown. Ora è ufficiale: Jeff Green è un giocatore dei Memphis Grizzlies. Lo scambio coinvolge anche i New Orleans Pelicans, in particolare: Memphis ottiene Green e la guardia Russ

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NBA Finals 2014: le differenze fra Gara1 e Gara2

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Non c’è bisogno di dirlo.. La differenza sostanziale tra gara 1 e gara 2 ha un nome, un cognome e un numero sulla maglia: LeBron James 6.

In gara 1 il suo plus-minus era pari a 0, finchè non è stato costretto ad abbandonare il campo dai ben noti problemi di crampi.

In gara 2 il plus minus è stato +11, ma è nel terzo quarto dove LeBron ha dato dimostrazione di voler a tutti i costi strappare il fattore campo agli Spurs:

6/6 dal campo, 14 punti, una sensazione di onnipotenza “alla Bryant”. La cosa che più ha impressionato è il fatto che tutti e 14 i punti sono avvenuti con canestri fuori dall’area: due canestri da 3 punti, 3 canestri in jump shot e 1 canestro in step back. I restanti 21 punti sono stati equamente distribuiti: 12 in area pitturata, 4 ai tiri liberi, un canestro dalla media distanza e uno dalla lunga.

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Difficilmente San Antonio sarà in grado di evitare il tiro dalla media o da tre del prescelto: comunque vada, gli Spurs si accontenteranno molto più volentieri di un tiro senza ritmo, piuttosto di una penetrazione e i conseguenti due/tre punti in area o lo scarico per il tiro da tre punti come è avvenuto in una delle azioni che han deciso la partita:

Il pick&roll con l’uomo piccolo sul campo (Chalmers) è stato utilizzato moltissimo per favorire i cambi della difesa, e quindi favorire la marcatura di Parker su LeBron. Questo ha portato il 6 degli Heat a forzare e sbagliare qualche tiro di troppo nel primo quarto, ma molto spesso a innescare i tiratori.
Se infatti gli Spurs sono riusciti in parte ad arginare “He got game”, non sono riusciti a fare altrettanto sulle triple di Bosh e Lewis, non per niente lunghi atipici schierati da 4, al fianco di Andersen o (per pochissimi minuti) Haslem. Anche James Jones è stato schierato 6 minuti per questo motivo, non risultando però efficace (0/2 da tre punti).

Nel complesso, il primo tempo di gara 2 è stato leggermente più lento e giocato a metà campo rispetto al primo episodio, favorendo la squadra in trasferta che in questo modo è riuscita ad arginare le penetrazioni di Parker (marcato per questa occasione da LeBron) e gli assist (10 in gara 1) e le triple di Ginobili.

Il franco-belga ha infatti dovuto adattare il proprio gioco alla marcatura del prescelto, che gli ha evitato i tiri a lui più congeniali.

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Rispetto infatti per esempio alla gara di regular season a San Antonio, dove Parker ha tirato 10 sui 14 totali all’interno dell’area, in gara 2 sono stati soltanto 5 dei 15 tiri tentati dal francese nel pitturato (4/5).

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La differenza in chiave offensiva nel primo tempo per San Antonio è stata la presenza del terzo uomo sul pick&roll: la difesa di Miami infatti, tradizionalmente, raddoppia il portatore di palla, andando a far ruotare la difesa sul lungo che taglia; l’uomo chiave è quindi un terzo giocatore che riceve il passaggio dal palleggiatore e crea gioco per i compagni, facendo sponde e ribaltamenti. Stiamo parlando per la maggior parte dei casi di Thiago Splitter (5 assist alla fine):

Questo tipo di azione ha permesso anche numerosi rimbalzi offensivi da parte degli Spurs, frutto delle rotazioni difensive degli Heat ridotte all’osso: 11 i rimbalzi offensivi di San Antonio, 7 del solo Tim Duncan che gli hanno permesso di raggiungere Magic Johnson a quota 157 doppie-doppie nei playoff.

Nel secondo tempo queste situazioni sono state limitate al massimo, merito degli Heat che hanno capito l’importanza del passatore e anche demerito degli Spurs, forse un po’ vittime della stanchezza dovuta ad una partita intensissima.

A proposito di stanchezza e intensità, a 48 ore da gara 2 stanotte si gioca già gara 3: scenario diverso, si gioca a Miami.
Molto probabilmente le rotazioni saranno allungate, giocare a questa intensità due giorni dopo e compreso un viaggio stressante non è sempre facile, soprattutto dal lato texano, viste le età di alcuni giocatori chiave.
Sarà fondamentale infatti vedere come le panchine (compreso il nostro Marco Belinelli) reagiranno e contribuiranno, nonostante da questo punto di vista l’ago della bilancia sia sempre stato a favore dei nero-argento (solo in gara 2 37 a 12 per gli Spurs).

Non ci resta che aspettare poche ore: alle 03:00 ore italiane avremo l’inizio del terzo capitolo!

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