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Ripetersi, nella Nfl, è un’impresa titanica. Vincere il Super Bowl è già arduo di per sé, figuriamoci bissarne il successo in un’epoca dove le squadre cambiano continuamente, gli infortuni intervengono a modificare i destini, ed il rendimento e la chimica non sono magari più quelle dell’anno precedente.

I Philadelphia Eagles ci tenevano molto a diventare la prima squadra a ripetersi dal 2003/2004, biennio di grazia dei New England Patriots degli stessi Brady & Belichick battuti lo scorso febbraio, non è ancora detto che non ci riescano, ma la strada aumenta di pendenza man mano che trascorrono le settimane e si accumulano le sconfitte inopinate, gettando la squadra a due partite di distacco dai Redskins – capofila attuali della Nfc East – con un bilancio inatteso che all’attualità parla di 4 vittorie e 5 sconfitte. Tutti – anche i più accaniti sostenitori della caldissima tifoseria Eagles – sanno che il Grande Sogno è molto più probabile riuscire a realizzarlo una volta soltanto piuttosto che due in fila, ma scommetteremmo una certa qual somma sul fatto che i medesimi si attendessero perlomeno di vedere i propri beniamini in testa alla Division, se non altro per l’atteso ritorno in campo dell’ottimo Carson Wentz.

In fondo, era più che lecito chiederselo: se gli Eagles ce l’avevano fatta con Nick Foles, storico ed improbabile eroe della vittoria dell’anno scorso, perché non avrebbero dovuto eccellere con il loro quarterback titolare di nuovo in azione?

Ma il football non è matematica, ci sono troppe variabili, ed ecco che la promettente stagione di Phila sta pericolosamente scivolando via verso una possibile mancata qualificazione ai playoff, fallimento occorso a sette squadre vincitrici del Super Bowl dal 2001 ad oggi, e Doug Pederson avrebbe tutte le intenzioni di non iscriversi all’elenco come ottavo protagonista del poco invidiabile traguardo. La stagione non era cominciata per il verso giusto, ma la Nfl, dopo le prime due o tre settimane di normale irregolarità, normalmente vede le potenze maggiormente attrezzate assestarsi e centrare continuità di risultati, esercizio che gli Eagles non hanno invece svolto con sufficiente dedizione.

In mezzo al percorso delle Aquile si sono posti diversi ostacoli, e non riguardano certo il forzato esordio di Foles al posto di un Wentz ancora in fase precauzionale anti-contatto – perdurata sino alla terza settimana di gioco – perché l’alternanza degli Eagles, quest’anno mai capaci di centrare due successi in fila, ha continuato a manifestarsi anche dopo il rientro nella stanza dei comandi da parte dell’ex-North Dakota State. L’attacco non è più esplosivo come fu, basti pensare al fatto che il reparto era stato capace di segnare 30 o più punti in ben nove occasioni di regular season targata 2017 e di ripetere il conseguimento in due delle tre gare di playoff disputate, ivi comprendendo un Super Bowl vinto infliggendo 41 punti ai Patriots. Nel presente torneo è evidente il come manchi lo stesso tipo di costanza offensiva, essendo solamente una la circostanza nella quale la fatidica soglia dei 30 punti è stata varcata, conseguendo peraltro tale ottenimento contro i Giants, non certo la crème de la crème della Lega.

La differenza media tra un anno e l’altro è di sei punti, sostanzialmente un touchdown in meno, il cui peso non ha mancato di farsi sentire in una Nfl dove si segna sempre più, nonché apporto che sarebbe stato utile per portare a casa almeno un paio di partite in più e generare un panorama nettamente differente da questo. E qui entrano in gioco un po’ di statistiche interessanti, perché è assolutamente determinante sottolineare che Philadelphia segna di media 2.3 punti nei primi quarti, esattamente un terzo rispetto a quanto riusciva a produrre un anno fa, segno che la partenza della partita è fiacca, e porta troppo spesso a rincorrere, una situazione esattamente contraria rispetto allo scorso campionato, dove a dover acchiappare affannosamente gli Eagles erano solo ed esclusivamente gli avversari. Ci sarebbero anche delle giustificazioni date dai rientri di Wentz e Jeffery a stagione già iniziata rendendo comprensibile la lentezza nella ripresa dei ritmi, così come bisognerà pazientare per vedere il neo-acquisito Golden Tate in agio con il playbook, ma i problemi di squadra sembrano davvero essere altri.

Lo specchio della situazione è rappresentato dalla delicata sfida divisionale persa contro i Cowboys nella nottata domenicale, dove i ragazzi di Pederson hanno portato a casa solo un field goal nei primi sei possessi giungendo all’intervallo sotto per 13-3, creando i presupposti per una rincorsa poi non concretizzata nonostante la squadra fosse sotto solamente di sette punti nel momento decisivo del confronto, grazie anche alle mastodontiche 145 yard con due mete apportate dall’immenso Zach Ertz. Il fatto è che Phila, un anno fa, non si sarebbe mai trovata in una situazione simile, e con tutta probabilità avrebbe dettato i ritmi della gara evitando di far resuscitare un avversario che fino ad una settimana fa era dato per disperso, immerso in forti discussioni riguardanti il possibile sollevamento di Jason Garrett dal suo attuale incarico.

Le potenzialità degli Eagles ci sembrano intatte rispetto a dodici mesi fa, ma è l’esecuzione a latitare fortemente. Contro i Cowboys Wentz ha lanciato un intercetto assai inconsueto per un giocatore contraddistinto da un alto grado di capacità decisionale, e l’attacco si è affossato proprio nel momento della possibile rimonta, vedendo uno screen per Corey Clement terminare con cinque disastrose yard di perdita su un terzo e due. L’infelice uscita contro i Titans di fine settembre ha visto la difesa concedere ben 344 yard a Marcus Mariota, non certo il quarterback più consistente della Lega, con le secondarie a cadere dietro alle 161 yard con annessa segnatura concesse a Corey Davis. Ma l’emblema cristallino che sembra riassumere con maggior precisione la stagione della squadra della Pennsylvania è senza dubbio lo scontro fatale contro i Panthers, letteralmente cancellati dal campo per tre quarti subendo 17 punti senza possibilità di risposta, solo per capitolare nell’ultimo periodo a fronte di 21 punti consecutivi concessi a Cam Newton e soci, una sconfitta difficilissima da digerire e che con tutta probabilità ha pure lasciato un profondo solco nella psicologia dello spogliatoio.

Lette così sembrano tutte ferite auto-inflitte, perché sulla qualità complessiva della squadra non sembrano proprio sussistere dubbi. Mai, negli ultimi tre anni, la difesa aveva concesso numeri nemmeno vicini alle 151 yard su corsa prodotte da Zeke Elliott, e Prescott è riuscito a completare quattro passaggi di oltre 20 yard per altrettanti ricevitori differenti, quando in precedenza vi era riuscito in venti occasioni totali, statistica che gli era valsa solamente il ventisettesimo posto in tale particolare graduatoria, cifre stucchevoli pur considerando la contemporanea assenza di Jalen Mills e Sidney Jones. Gli Eagles sembrano così sconnessi tra i loro reparti da aver delineato uno svolgimento standard per le loro partite, uno scenario che vede l’attacco partire pianissimo e la difesa tenere a galla la squadra nei primi tempi, per poi invertirne la produttività nelle riprese.

E’ una situazione che Philadelphia poteva permettersi di sorreggere fino a qualche settimana fa, quando la classifica ancora non suggeriva di allarmarsi troppo e c’era la speranza di progredire sensibilmente con i risultati, ma ora la palla comincia a scottare davvero. I calcoli da farsi debbono forzatamente tener conto del prossimo impegno, una proibitiva trasferta a New Orleans contro una delle tre squadre più in forma della Nfl, e della concreta possibilità di ritrovarsi a quota 4-6 dovendo allora contare esclusivamente sul calendario divisionale per tenere acceso un minimo barlume di speranza. In tale ottica diverrà determinante il doppio scontro da giocarsi con i Redskins, che dovrebbe vedere gli Eagles vincitori in entrambi i casi per creare un computo potenzialmente mutabile in un 4-0 interno alla Nfc East inserendo così nel ragionamento altre due possibili affermazioni contro Giants e Cowboys, unico modo per potersi spianare la strada verso un tentativo di raggiungimento della Wild Card.

Così fosse, ed è uno scenario comunque del tutto ottimistico, non vedremmo interamente risolto il problema del come gli Eagles potrebbero porsi nei confronti delle maggiori potenze della Nfc per tentare di ripercorrere la gloria di un anno fa, perché al momento Saints e Rams paiono davvero essere superiori, e non solo di una spanna. Pederson ci ha abituati ad imprese sensazionali ed inattese, ma se dovessimo esprimere un giudizio così, su due piedi, diremmo che la magia del 2017 pare aver cessato i suoi benefici effetti.

Al fantasioso Doug il compito di smentirci.

 

 

Post By davelavarra (387 Posts)

Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets, L.A. Dodgers e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

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One thought on “Philadelphia Eagles, la crisi dei Campioni

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