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I Seattle Seahawks hanno rappresentato negli ultimi anni una garanzia per tifosi e appassionati, potremmo quasi dire un brand con tutto ciò che ne consegue in termini di identità. Dalla prossima stagione non sarà più così. La franchigia della città-smeraldo ha attraversato un’offseason in cui ha cambiato pelle e pur ripartendo da una serie di punti fermi, coach Carroll in primis, si avvia a ricominciare su altri presupposti.

Russell Wilson, il leader dei Seahawks.

Dopo la scorsa stagione senza playoff (non accadeva dal 2011) e il disgregamento della Legion of Boom il cui unico elemento superstite, Earl Thomas, è peraltro in predicato di essere tradato, Carroll e il suo nuovo staff composto dall’OC Brian Schottenheimer e dal DC Ken Norton jr. avranno l’arduo compito di introdurre linfa nuova allo scopo di avviare un altro ciclo ed allo stesso tempo mantenere la competitività della squadra in una division estremamente combattuta come la NFC West con i fortissimi Rams e i rampanti San Francisco 49ers di Shanahan e Garoppolo. Risolvere i problemi di un gioco di corse asfittico dopo l’addio di Lynch, di una OL che costinge Wilson a interminabili gincane e mantenere i solidi principi difensivi che hanno fatto le fortune della squadra sono i principali obiettivi da conseguire.

L’uomo da cui ripartire si chiama, ça va sans dire, Russell Wilson. Nonostante le difficoltà della squadra la sua ultima annata è stata da MVP e in un contesto offensivo così improduttivo nel running game, la dipendenza dal numero 3 è pressochè totale. I numeri del prodotto di Wisconsin sono impressionanti: 3983 yard lanciate, 586 yard corse e 37 touchdown (di cui 3 su corsa) di cui ben 18 negli ultimi quarti, stracciando il record di Eli Manning di 15 relativo alla stagione 2011. Tutto ciò nonostante il contesto non sia proprio l’ideale, per usare un eufemismo. La linea offensiva dei Seahawks è tra le peggiori della lega il che ha costato il licenziamento di coach Tom Cable e il quarterback è costretto a giocare spesso sotto pressione e a correre più di quanto previsto dal sistema offensivo della squadra.

Per il sito-guru pff.com l’OL di Seattle è 27esima su 32 e sarebbe stata certamente più in basso senza l’acquisto del left tackle Duane Brown avvenuto a metà stagione. L’ex Texans, 35 anni il prossimo 30 agosto, è stato rinnovato per altri tre anni e in vista di settembre rappresenta l’unica certezza per la linea. Infatti inspiegabilmente non è stato fatto nulla in offseason per migliorare il reparto e non si può certo dire che la firma di DJ Fluker, futura guardia titolare reduce da stagioni negative  a San Diego e New York sponda Giants sposti in positivo gli equilibri di un settore che avrebbe dovuto essere rivoluzionato. L’altra OG titolare sarà il sophomore Ethan Pocic, 11 partite da titolare lo scorso anno senza brillare, a cui concediamo il beneficio del dubbio dopo lo scotto della rookie season. Nel ruolo di centro partirà Justin Britt che Carroll ha plasmato nel ruolo dopo le difficolta da right tackle e guardia. Buon giocatore ma un po’ discontinuo su cui però Seattle punta anche per il futuro avendogli esteso il contratto per i prossimi tre anni con un ingaggio complessivo di 27 milioni. Infine all’opposto di Brown vedremo ancora Germaine Ifedi con George Fant come primo cambio. Ad allungare le rotazioni ci sono il cavallo di ritorno J.R. Sweezy, Jordan Roos, Hunt, Odhiambo e il rookie da Ohio State Jamarco Jones. Insomma dai tempi di Okung, Unger, Breno Giacomini sembra passata un’eternità e a scanso di miracoli i problemi di Seattle con la OL proseguiranno anche per l’anno a venire.

Doug Baldwin è un ricevitore sempre più affidabile.

Altra nota dolente dell’attacco Seahawks è il gioco di corse la cui qualità è cambiata dal giorno alla notte dopo la partenza di Marshawn Lynch. Se col 24 a Seattle si dominava la classifica delle yards corse, nelle ultime due stagioni la squadra è sempre stata tra le peggiori 10 per tale parametro. Rawls, Alex Collins, C.J. Prosise, McKissic, Troymaine Pope, Terrence Magee e poi Lacy, Mike Davis, Carson, l’interminabile lista di running back provati da Carroll nel dopo Lynch senza trovare però un sostituto perlomeno vicino alla decenza. Per il prossimo anno oltre ai confermati Prosise, Davis, Carson e McKissic ci sarà anche la 27esima scelta Rashaad Penny, in teoria titolare del ruolo. I Seahawks sperano che Penny possa ripercorrere la strada di un altro prodotto di SDSU come Marshall Faulk ma il rookie come tutti i RB scelti all’ultimo draft, eccezion fatta per Saquon Barkley, è un punto interrogativo.
Il nuovo OC Schottenheimer, arrivato per sostituire Darrell Bevell, dovrà innanzitutto trovare stabilità come condicio sine qua non del rilancio del ground game di Seattle.

Il reparto ricevitori privo di Paul Richardson accasatosi a Washington sarà guidato ovviamente da ricevitore prediletto di Wilson, Doug Baldwin, nome che appare difficilmente accanto ai nomi dei top WR della lega ma autentico playmaker tanto sottovalutato quanto efficace. Insieme a lui Tyler Lockett e il veterano Brandon Marshall acquisito in free agency con la speranza di un colpo di coda. Come prima riserva è arrivato l’ex Arizona Jaron Brown reduce da una buona stagione da 477 yards ricevute e 4 touchdown. Cercheranno di ritagliarsi uno spazio anche i giovani Amara Darboh, Marcus Johnson e David Moore senza dimenticare l’asso dello special team Tanner McEvoy.

Il reparto tight end invece sarà senz’altro meno produttivo rispetto agli anni scorsi. Jimmy Graham ha lasciato dopo la scadenza del contratto e vestirà la maglia gialloverde dei Packers così il la palma di titolare sarà di Nick Vannett con l’ex Panthers Ed Dickson di rincalzo.

Bobby Wagner, una macchina da placcaggio.

A guidare la transizione del reparto difensivo sarà il nuovo defensive coordinator Ken Norton jr. già allenatore dei linebacker durante i primi quattro anni di Pete Carroll come HC. Come già detto la Legion of Boom, spina dorsale dell’era recente dei Seahawks, è acqua passata: Sherman giocherà per i 49ers, Chancellor ha detto stop sicché Norton dovrà ricominciare da Earl Thomas la cui permanenza è però in dubbio viste le insistenti voci di trade con Dallas dovute alla mancanza di volontà del front office di rinnovargli il contratto. Si parla anche di un potenziale acquisto di Eric Reed, free agent di lusso. Stando ad oggi però il perno della secondaria dovrebbe essere comunque Thomas con a fianco il versatile Bradley McDougald, riserva di lusso nelle ultime stagioni. Shaquille Griffin e uno tra Byron Maxwell e Neiko Thorpe saranno i titolari nel ruolo di cornerback mentre Coleman sarà presumibilmente utilizzato in prevalenza come nickelback. In estate sono arrivati anche il jolly ex 49ers Dontae Johnson e l’ex strong safety dei Rams Mo Alexander. Ci sarà anche da capire chi tra i giovani Tedric Thompson, Akeem King e Delano Hill potrà essere utile soprattutto in chiave futura.

Passando ai linebacker, da Indianapolis sono arrivati Barkevius Mingo e Joshua Perry al fine di sostituire Terence Garvin nella linea a tre uomini al fianco dei due fuoriclasse Bobby Wagner e KJ Wright da cui ci si aspetta che macinino tackle come al solito. Estremamente affascinante invece la scommessa Shaquem Griffin, fratello gemello del cornerback Shaquille, chiamato al quinto giro dell’ultimo draft. Se questo ragazzo, che gioca con un moncherino al braccio sinistro dopo che la mano gli è stata amputata all’età di quattro anni, dopo aver brillato a livello collegiale riuscirà ad avere un impatto anche al piano superiore ci sarà da togliersi il cappello.

Earl Thomas, ovvero “pay me or trade me”.

Molti cambiamenti invece nella defensive line. Bennett dopo cinque anni e un Super Bowl vinto si è trasferito sulla costa est in quel di Philadelphia via trade mentre Cliff Avril è sostanzialmente al capolinea della carriera per seri problemi alla schiena. Dunque come DE spazio a Frank Clark, pass rusher pericoloso e molto produttivo (19 sack nelle ultime due stagioni), sul lato opposto la lotta per la titolarità è molto affollata con i confermati Dion Jordan, Marcus Smith, Quinton Jefferson e Branden Jackson che si giocheranno il posto anche col rookie Rasheem Green, 79esima scelta da USC che può essere inoltre utilizzato da DT. E a proposito di defensive tackle se Sheldon Richardson è arrivato da free agent a Minnesota, il veterano Tom Johnson, in teoria suo sostituto naturale, e il nose tackle Shamar Stephen hanno intrapreso la strada opposta. Intoccabile inoltre la titolarità di Jarran Reed, giocatore in forte ascesa reduce da un’eccellente stagione da titolare che quest’anno avrà addosso la pressione delle forti aspettative che lo riguardano, mentre Nazair Jones potrà comunque essere utile nelle rotazioni e contendere qualche snap a Johnson.

Il ruolo di kicker è un punto delicato per Seattle. Scaricato Hauschka dopo la stagione 2016, è arrivato l’ex Minnesota Vikings Blair Walsh che contro Seattle aveva commesso un errore decisivo nel wild card game dei playoff di due anni prima. La stagione di Walsh è stata molto negativa con errori in momenti decisivi che hanno causato sconfitte determinanti in negativo nella serrata contesa per la seconda wild card della NFC. Ovviamente Walsh non sarà più un Seahawk e alla fine del training camp capiremo chi tra Jason Myers e Janikowski, defenestrato da Tavecchio ad Oakland, guadagnerà il posto a roster. Il punter in linea di massima sarà ancora l’esperto Jon Ryan anche se al draft i Seahawks hanno pescato il prodotto di University of Texas Michael Dickson.

Seattle ha dunque cambiato molto in offseason, voltando in sostanza pagina rispetto all’era recente. Anche se le basi da cui ripartire sono buone, ricostruire e rimanere competitivi nella giungla della NFC sarà però complicato. Difficile pensare a Seattle come ad una contender per un posto al prossimo Super Bowl. Se dovessero approdare ai playoff sarebbe già un risultato ragguardevole.

Post By Gianluca Tripodi (36 Posts)

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