Laureato in giurisprudenza. Grande appassionato di football americano, segue con insistenza il mondo del college football da cui è rimasto stregato. @nicolo_bo su twitter.

NCAA Football

Trojans vittoriosi a Salt Lake City

La Pac-12 è stata la protagonista del consueto anticipo del giovedì sera di College Football: nella terra dei Mormoni, gli Utah Utes ospitavano la corazzata della South Division, gli USC Trojans.

Matt Barkley ha condotto l’attacco di Usc concludendo con 3 passaggi da TD.

Queste formazioni erano da molti considerate le favorite divisionali prima della partenza del campionato, ma entrambe, nelle ultime settimane, sono state protagoniste di passi falsi che potrebbero compromettere prematuramente l’esito della stagione: se USC è già ritornata alla vittoria contro California nell’ultimo turno, dopo essere uscita con le ossa rotte dal confronto con la bestia nera Stanford due settimane fa, gli Utes hanno potuto usufruire di una settimana di riposo per elaborare la netta sconfitta patita contro Arizona State.

Due squadre ferite che avrebbero potuto rilanciare, per diversi motivi, il proprio 2012 grazie ad un’affermazione sull’avversario diretto: i Trojans avrebbero riportato in positivo il proprio record di conference, mentre a Utah una vittoria contro i blasonati californiani avrebbe dato un abbrivio diverso alla secondo parte della stagione.

I primi due drive del match causano ai tifosi dei Trojans un terribile dejà vu: Matt Barkley e il centro Khalid Holmes subiscono l’infernale pressione del Rice-Eccles Stadium e si esibiscono in due figuracce consecutive su due snap sbagliati: il primo è preda del defensive end degli Utes Nate Fakahafua che è bravo a strappare letteralmente l’ovale dalle braccia di Barkley che stava cercando disperatamente di rimediare alla frittata, mentre nel secondo caso Holmes dà il via all’azione ma si dimentica di muovere anche il cuoio dell’ovale, che viene facilmente ricoperto dalla stella (in questo caso viene facile dirlo…) della difesa di casa Star Lotulelei.

Sotto 14 a 0 a pochi minuti dall’inizio della partita, USC si trova ad un bivio: mollare e rischiare una ripassata storica o reagire immediatamente e recapitare un messaggio forte alla nazione.

Robert Woods, una delle armi esplosive dei Trojans.

La risposta perviene osservando l’atteggiamento sulla sideline di Southern California dopo l’avvio shock: Barkley, sicuramente ancora memore dei due intercetti consecutivi lanciati contro Stanford che hanno di fatto affossato le possibilità di rimonta dei Trojans, passa in rassegna le truppe come un vero leader e le chiama ad una reazione veemente; Holmes, il centro che fino ad ora ha rappresentato un’eccellenza nella linea offensiva dei rosso-dorati della California del Sud, si scusa con i propri compagni e registra la propria copertura sul pericolosissimo Star Lotulelei, ad oggi da molti indicato come primo prospetto di linea difensiva appetibile per il prossimo draft; coach Lane Kiffin passeggia con molta calma sulla linea di fondo senza tradire nessuna emozione di sconforto, anzi mantenendo quell’espressione di superiorità agli eventi che da molti è sintomo di boria e presunzione.

Il piano di USC è lucido e razionale: usare Silas Redd e rapidi lanci con screen laterali come specchietti per le allodole macinando comunque porzioni di campo importanti per poi colpire sul profondo la suicida scelta del coaching staff di Utah di affrontare in copertura singola il micidiale reparto di ricevitori della compagine californiana.

Barkley dà dimostrazione pratica del perché fosse ritenuto unanimemente il prospetto più talentuoso della nazione prima dell’ultimo periodo di appannamento alimentando a ripetizione i propri playmaker (finirà con ben 23 completi su 30 tentativi), nonostante il quarterback avversario, John Hays, nel secondo quarto spinga generosamente gli Utes avanti 21 a 10.

Trattasi del più classico dei canti del cigno: pian piano il sorriso sornione di coach Whittingham sparisce dal volto di colui nel 2008 ha issato il programma dell’ateneo di Salt Lake City al numero 2 della nazione trionfando nel Sugar Bowl, ghigno oscurato dalle continue penalità che si abbattono su un match nervoso e che sicuramente non danno sollievo alla squadra sfavorita dal pronostico.

Il running back Rick Bowmer in azione.

Infatti, i ragazzi di downtown Los Angeles rimettono immediatamente in funzione la loro allegra macchina da guerra con una ricezione in end zone da capogiro ad una mano di Randall Telfer su palombella al bacio del solito Barkley, che muove il personale tabellino con il primo dei suoi tre touchdown di giornata. Il compito di mettere in ghiaccio la gara è appannaggio dei soliti Woods (toccato duro su un ritorno da punt che ha fatto pensare al peggio quando il numero 2 sembrava incapace di rialzarsi con le sue stesse gambe) e Lee, di nuovo sugli scudi con 192 yards ricevute e ormai entrato di diritto nel gotha del college football già nel suo anno da sophomore; c’è gloria anche per la sottovalutata difesa di USC, con il cornerback Nickell Robey che riporta in end zone un disperato passaggio di Hays, così come per Utah che nel garbage time regola il definitivo punteggio sul 38 a 28.

Tommy Trojan può finalmente sfogare il suo “Fight On!”, ormai un mantra nel campus californiano.

I Trojans evitano dunque che il ritorno a Salt Lake City dopo 95 anni di assenza coincida con una capitolazione sanguinosa che avrebbe causato i primi processi all’interno di uno spogliatoio che deve fare i conti con una tradizione vincente, soprattutto in una stagione che vedeva gli angeleni essere (generosamente) indicati come prima potenza della nazione nei sondaggi settembrini.

La sbornia di punti finale, agevolata dal ritrovato Barkley e da un attacco stellare, non deve far passare in secondo piano gli errori iniziali che avrebbero potuto compromettere dopo 3 minuti la sfida (chi si ricorda regali così clamorosi da parte dell’Alabama di Nick Saban, tanto per dirne una…).

Il team sembra ancora non presentare quegli automatismi che differenziano una squadra molto talentuosa da una da titolo, sicurezze che aiuterebbero a instillare negli avversari quel timore reverenziale che è proprio oggi di altri team, ma estraneo a USC. C’è da domandarsi fino a quanto coach Kiffin sia soddisfatto da una vittoria di puro talento, ma che è stata deficitaria sotto il profilo del controllo dell’andamento del match.

Sul fronte casalingo, coach Wittingham può essere orgoglioso della prova della sua squadra, non del risultato che la condanna nuovamente. Utah ha cercato di sfruttare l’inerzia d’inizio gara, ma alcune penalità evitabili non hanno permesso che il gap tra le due squadre fosse ancora più favorevole per gli Utes e il risultato di parità di fine primo tempo risuonava per lo meno beffardo nelle teste dei giocatori di casa, sospinti tra l’altro da una calorosissimo pubblico.

Il calendario presenta ora due insidiosi incontri esterni (UCLA e Oregon St.) che difficilmente agevolerà un team che sembra essere in una chiara crisi di fiducia ed entusiasmo.

Continua a leggere

NCAA Football

Big Ten Preview: Legends Division

Seconda parte del viaggio all’interno della Big Ten, quello riservato alla Legends Division, che si candida ad essere una delle più difficili da pronosticare alla vigilia del campionato. Ai nastri di partenza Nebraska, Michigan e Michigan State hanno tutte e tre degli ottimi argomenti per essere considerate favorite all’interno della divisione. Iowa sembra meno profonda

Continua a leggere

NFL

NFL Draft 2012: Top 5 Defensive Backs

A poco meno di un mese dalla fatidica data del 26 aprile i GM delle varie franchigie stanno continuando a mischiare le carte, sperando di confondere le idee dei propri colleghi, mantenendo il riserbo su molte delle loro intenzioni, le quali verranno svelate soltanto al momento finale: quello della chiamata del giocatore in sede di

Continua a leggere

NFL

NFL Draft 2012: Top 5 Wide Receivers

Eccoci nuovamente a ridosso del più importante evento della off-season NFL, il draft, dove le franchigie si procurano annualmente nuova linfa da immettere nei vecchi ingranaggi per creare (si spera!) la formula alchemica tale da consentire la conquista del titolo. In questo articolo ci occuperemo dei migliori prospetti tra i ricevitori, memori del recente passato

Continua a leggere

NCAA Football

NCAA Football 2011 Encyclopedia: seconda parte

Chip Kelly resterà ad Oregon nonostante le sirene provenienti dalla Nfl.

Continua il nostro viaggio all’interno del mondo del College Football e dei protagonisti della stagione appena conclusa.

Chase Minniefield, Virginia Cavaliers

Altro buon prospetto nella posizione di cornerback, probabilmente un gradino sotto l’elite nella posizione. Parte con un buon credito, fosse già solo per l’università di origine, negli ultimi anni punto di riferimento per i prospetti in questa posizione.

Kellen Moore, Boise State Broncos

Kellen, oh Kellen. Che dolore dover assistere al tuo meraviglioso talento sempre e solo nelle finali prima di Capodanno e mai nei bowl di riferimento. Il suo record vittorie nei quattro splendidi anni in Idaho dice 50 (cinquanta) vittorie e solo 3 sconfitte. E’ cresciuto ed ha fatto crescere il sistema di coach Petersen che ora è invidiato e studiato in tutto il college football (e non solo). I cosiddetti esperti lo proiettano al quinto giro del draft, molti di questi spaventati dall’altezza non eccelsa e dalla scarsa mobilità fuori dalla tasca (diciamo che Michael Vick è un’altra cosa…). Se Dio vuole le caratteristiche sopra menzionate non sono le sole cose che determinano l’identikit del buon quarterback, per cui c’è la speranza che qualche head coach conceda una possibilità a questo giocatore dalla classe cristallina.

North Carolina Tar Heels

E’ veramente incomprensibile come questo programma non riesca ad esplodere, salvo poi infarcire di diversi elementi il draft di aprile. La deludente stagione 2011 culminata con la piallata subita contro Missouri nel bowl di fine anno è parzialmente giustificata dall’avvicendamento alla guida della squadra poco prima del kick off d’inizio della stagione, quando il board ha allontanato Butch Davis a causa di manovre non proprio limpide a cui l’università ha preferito darci un taglio; il futuro si chiama Larry Fedora, dopo l’incolore (ed incolpevole) interim di Everett Whiters. E intanto le previsioni danno almeno 2 o 3 Tar Heels tra primo e secondo giro del prossimo draft.

Notre Dame Fighting Irish

I Fighting Irish versione Brian Kelly stentano a convincere e un motivo ci sarà pure. Dopo aver signorilmente panchinato il titolare Dayne Crist dopo una partita, lo scettro è passato a Tommy Rees – aria insopportabile da primo della classe – che non ha realmente mai convinto. Anche Brian Kelly non è che sia un mostro di simpatia, quando si fa immortalare da tutte le tv a bordocampo a riprendere in maniera plateale i suoi giocatori dopo errori da loro commessi, manco lo avessero fatto apposta per scatenare le ire del loro coach. Ora che forse anche Rees ha fallito la sua occasione, vedremo se la prossima vittima di coach Kelly sarà il sophomore Hendrix o il top recruit Gunner Kiel, che ha sorprendentemente ritirato il suo impegno per LSU per rimanere nella terra natia dell’Indiana.

Ohio State Buckeyes

Quer pasticciaccio brutto de Columbus. La cacciata estiva di Jim Tressel ha dato il via ad una serie di sconvolgimenti che hanno segnato la stagione dei Buckeyes fino alla conclusione del Gator Bowl. A questo proposito mi sembra giusto evidenziare l’infelice scelta da parte del board dell’università di prendere le parti di coach Tressel fino a negare l’evidenza, salvo poi affidare l’interim coaching a Luke Fickell quando tutto era ormai perso, il quale si è trovato a gestire un roster ben differente dalle attese. L’esperimento Bauserman come QB titolare è parso ridicolo fin da subito, siccome il ragazzo sembrava progettare il suo anno da senior quale riserva conclamata del fuggitivo Terrelle Pryor, piuttosto che come protagonista davanti agli oltre centocinquemila dell’Ohio Football Stadium. Ma poiché anche le peggiori tenebre nascondono un raggio di sole, ecco che l’assunzione di Urban Mayer – head coach alle “vacanze forzate” che non ha saputo dire di no alla sua alma mater – ha già diffuso un elettrizzato ottimismo, in attesa della pronuncia della NCAA su possibili sanzioni che minerebbero il programma ai suoi inizi.

Oklahoma Sooners

Bob Stoops, tutto bene? Stagione piuttosto deludente per i Boomer Sooner, cominciata malissimo con la prematura morte del LB Austin Box, risollevatasi con il primo posto in griglia nel ranking prestagionale, che però OU non è riuscita a mantenere e il cui culmine è rappresentato dalla caduta del fortino casalingo contro Texas Tech dopo anni di imbattibilità. Persino Landry Jones mi è sembrato piuttosto confuso a fine stagione, ben farà a ritornare a Norman per l’ultima stagione di eleggibilità.

Oregon Ducks

Si va verso la fine di un ciclo per la squadra di Chip Kelly, l’uomo che ha plasmato il team più divertente del panorama collegiale americano. Darron Thomas e LaMichael James (non scommettete contro l’ex finalista dell’Heisman, che viene miopemente considerato  soltanto un third down runner al piano di sopra…) salutano dopo essersi infilati la rosa in bocca nel BCS bowl giocato a Pasadena. Ad Eugene ritorneranno comunque Kenyon Barner e il folletto De’Anthony Thomas (che al Rose Bowl ha già cominciato a diffondere il proprio biglietto da visita per la prossima campagna per l’Heisman…). Occhio anche al probabile QB starter Michael Bennett, positivo quest’anno quando è stato chiamato a sostituire Thomas.

Joe Paterno, Penn State Nittany Lions

La prima stesura riguardava sopratutto i fatti piuttosto noti che lo avevano costretto all’addio dalla sua vita che si chiamava Penn State. Ora non è più importante. RIP all’allenatore più vincente della storia del College Football e che mi piace ricordare portato in trionfo sulle spalle dei suoi ragazzi, dopo uno dei tanti, innumerevoli trionfi vissuti con la sua squadra che lui considerava alla stregua di una famiglia.

Keith Price, Washington Huskies

Gli Huskies dovevano affondare senza Jack Locker, già. Ma coach Sarkisian serbava un’altra freccia nel suo arco, e che freccia. Keith Price ha impressionato per la fiducia in sé,  dando la sensazione di essere immediatamente sulla stessa pagina dei suoi ricevitori e componendo una magnifica combo con il RB Chris Polk. Lo shootout contro Baylor nell’Alamo Bowl non ha fatto altro che esaltare la precisione e la forza del suo braccio. Marchio di qualità Shorty: il prossimo dovrebbe essere l’anno della definitiva consacrazione.

Trent Richardson, Alabama Crimson Tide

L’anno scorso, piuttosto deludente per i canoni di eccellenza che ‘Bama persegue ogni anno, il duo Ingram – Richardoson aveva fatto intuire che il sostituto del vincitore dell’Heisman, proiettato verso il primo giro del draft 2011, non era poi tanto inferiore al predecessore. A Richardson è bastata questa stagione per riconfermare ciò che di buono si diceva su di lui, consolidando una posizione altissima tra le scelte 2012. Una statistica per tutte: quasi il 50% delle yards corse dal RB neo campione NCAA sono giunte dopo il primo contatto (787 su 1583), dato che convincerà sulla bontà del ragazzo, già padre di due bimbi, che il merito dei grandi numeri accumulati  non sono solo da ascrivere ad una solidissima linea offensiva.

Nick Saban, Alabama Crimson Tide

Voce a parte (meritata) per l’artefice dell’ennesimo trionfo di ‘Bama nel College Football. E’ un’equazione matematica: nel college, se sulla sideline hai Nick Saban dalla tua parte, vinci. Punto. Terrificante prova di superiorità nell’ultimo atto della stagione, quando lui e il suo coaching staff hanno surclassato Les Miles, dimostrando di aver imparato da tutte le occasioni non convertite nel primo scontro perso contro LSU. Non mi è simpaticissimo, ma è geniale.

Mohammed Sanu, Rutgers Scarlet Knights

Bel ricevitore, però avrebbe fatto bene a ritornare per l’anno da senior nel New Jersey.

SEC

Scrivi SEC, leggi conference più dominante degli ultimi 5 anni. Oltre alla striscia di vittorie aperta nel BCS Championship, quest’anno la Southeastern Conference si è superata occupando entrambi i posti assegnati a coloro che si devono sfidare per il titolo. Scommettiamo che non è ancora finita?

Ryan Tannehill, Texas A&M Aggies

Sopravvalutato. Nonostante gli scout NFL stravedano per lui, non mi è mai capitato di vederlo in azione e nello stesso tempo convincermi del suo talento. Quarterback sicuramente impavido, ma con lui il turnover è sempre dietro l’angolo. Ha riportato in vita persino i tramortiti Northwestern Wildcats nel bowl di fine stagione, vittoria che ha definito il picco di un 2011 piuttosto avaro di soddisfazioni per gli Aggies.

Sammy Watkins, Clemson Tigers

Il nuovo che avanza: il miglior freshman dell’anno, premio da condividere con il guizzante De’Anthony Thomas di Oregon. E’ stato il segreto di Pulcinella della gioiosa macchina da guerra costruita da Dabo Swinney, la quale non poteva proprio privarsi del talento del primo anno se non con il rischio di perdere quel pizzico di spregiudicatezza che solo il numero 2 sa esprimere sul campo. La fantasia al potere, dicevamo: sia da ricevitore che da runningback aggiunto, Watkins non ha trovato nessuna difesa che sia stata realmente capace di neutralizzarlo. Le sue spiccate doti da playmaker lo consacreranno – ancora di più – faro dell’attacco dei Tigers nella prossima stagione.

Russell Wilson, Wisconsin Badgers

Discreta rivincita per l’ex Wolfpack di North Carolina State. I Badgers hanno evidentemente beneficiato dal suo “acquisto” estivo e per metà stagione sono stati una seria pretendente per il National Championship. Il titolo della Big 10 è stato poi macchiato dalla sconfitta nel Rose Bowl contro Oregon. Ora Wilson si trova davanti ad un bivio: tentare il draft NFL o procedere con la sua parallela carriera nel mondo del baseball?

Brad Wing, LSU Tigers

Sorprendente l’interesse mediatico che ha riscosso questo punter. Forse perché è australiano, forse perché milita in una delle squadre maggiormente esposte a livello nazionale o forse ancora per la spavalderia dimostrata nel match contro Florida, quando vanificò un suo fake punt riportato in meta con un’eccessiva esultanza – punita dagli arbitri – prima di varcare la linea di meta. Comunque sia, personalità invidiabile per un redshirt freshman.

 

Continua a leggere

NCAA Football

NCAA Football 2011 Encyclopedia: prima parte

Aj McCarron, quarterback di Alabama.

Ricapitolare una partita è già compito arduo e faticoso. La pretesa di riassumere in piccoli flash un’intera stagione di College Football è impresa titanica. Lungi da me la volontà di assolvere a quest’ultimo gravoso esercizio, piuttosto in un momento di riflessione mi sono interrogato sui nomi che più si sono distinti in questa ultima bellissima stagione. Ne è uscito un elenco con intenzione vagamente enciclopedica, chiaramente (in)completo e (semi)serio.

Alabama Crimson Tide

Secondo titolo messo in tasca in tre anni. Chapeau. I protagonisti sono tanti e di alcuni di loro leggete anche in queste pagine. Mi piace comunque rimarcare la fenomenale solidità del left tackle Barrett Jones, la spregiudicatezza del giovane parco ricevitori dietro Marquis Maze che ha compiuto “il passo avanti” decisivo nel National Championship e la fisicità di una difesa da livello superiore, per me vera chiave per imbavagliare una LSU troppo contratta e più volte sorpresa dall’iniziativa costante dei Crimson Tide. Richardson, Kirkpatrick, Hightower, Barron e l’MVP difensivo del National Championship Upshaw: i primi giri del prossimo draft saranno infarciti degli ex allievi del Signore del Football Nick Saban.

Matt Barkley, USC Trojans

Il biondo Trojans ha fatto molto parlare di sé negli ultimi giorni quando ha spiazzato tutti ribadendo l’intenzione di completare la sua carriera universitaria a Downtown Los Angeles, buttando al vento la sicurezza di finire in una delle prime dieci chiamate del prossimo draft (e contribuendo al cambiamento di programmi di molte franchigie che si stavano attrezzando per puntare forte su di lui).

Di certo la notorietà se l’era già conquistata in precedenza, esponendosi in primis per riconquistare la fama nazionale che un programma vincente come quello di USC meritava, dopo le terribile sanzioni che l’avevano costretta alla mediocrità.

Lui più i suoi terminali naturali (Marquise Lee e l’esaltante Robert Woods), con l’esplosione del sophomore George Farmer, sono i papabili per occupare una delle prime tre posizioni del ranking nazionale all’inizio della prossima stagione.

Justin Blackmon, Oklahoma State Cowboys

In arrivo al piano di sopra, dove continuerà la tradizione di talentuosi ricevitori usciti dal campus di Stillwater. In stagione ha scherzato con tutti i difensori che si apprestavano a marcarlo, con il risultato di essere raggiunto solo quando aveva già le braccia ben alzate in end zone. Nella stagione della sua consacrazione lascia il ricordo indelebile della Big Ten vinta, la vittoria nella Bedlam series contro Oklahoma e nel Fiesta Bowl.

BCS System

Tutti lo criticano, tutti lo vogliono cambiare, tutti vogliono i playoff. E nonostante le polemiche per presunti illeciti che rimbalzano ogni anno, il sistema vigente è sempre lì. Premesso che lo ritengo un sistema piuttosto radicato nella cultura americana e pertanto apprezzabile nella sua originalità, continuo a chiedermi il motivo del perché sia ancora in piedi, se nessuno lo vuole.

Case Keenum, Houston Cougars

Il sesto anno si era presentato ad inizio settembre con il belligerante proposito di infrangere più record possibili NCAA e la missione può dirsi compiuta. Meno prevedibile era l’hype che si è andato a creare intorno ai Cougars che sono stati in gioco per un posto in un BCS Bowl fino alla bruciante sconfitta contro Southern Miss nel championship della Conference USA. All’interno del circo volante di Houston si è distinto anche il wide receiver Patrick Edwards, da non sottovalutare in proiezione del prossimo draft. Coach Sumlin conclude la sua avventura con i bianco-rossi insieme al suo giocatore più rappresentativo e dal prossimo anno si occuperà delle magagne di Texas A&M, approdata nella spietata SEC.

Larry Fedora

Uno dei protagonisti di quest’annata di football. I suoi Southern Mississippi Golden Eagles hanno prima spezzato i sogni di gloria degli Houston Cougars nel championship della Conference USA, poi sono riusciti ad aver la meglio contro una sempre ostica Nevada e la Pistol offense di coach Chris Ault, innestando la bandiera sulla vetta delle 11 vittorie. Il prossimo anno coach Fedora cercherà di rianimare l’inconcludente quanto talentuoso programma di North Carolina. Intanto due suoi ex alunni, il QB Austin Davis e il DE Cordarro Law, potreste vederli evoluire la domenica dal prossimo anno.

Robert Griffin III, Baylor Bears

Le favole esistono e il prodotto di Baylor ce lo ha ricordato in questa bellissima stagione di College Football. I primi sentori del suo straordinario cammino verso l’assegnazione dell’Heisman Trophy si erano già avvertiti nella prima uscita stagionale, quando i Bears avevano subito sgambettato TCU, fresca vincitrice del Rose Bowl, in un emozionante scontro. L’emozione ha continuato a crescere fino, per certi versi, l’incredibile epilogo di New York, dove il figlio di un ex ufficiale della Marina degli Stati Uniti ha battuto i più quotati Luck e Richardson nella votazione per il miglior giocatore della stagione. RGIII si è congedato dai suoi fans con uno shootout da record nell’Alamo Bowl contro Washington. Farraginoso il suo futuro al piano di sopra (dove sarà probabilmente una scelta top 10), ma – come ci ha insegnato Cam Newton lo scorso anno – contro certi sorrisi è difficile scommetterci contro. Superman.

Brady Hoke, Michigan Wolverines

L’isteria stava per prendere il sopravvento ad Ann Harbor, quando anche l’ultimo atto della deludente guida di Rich “gioco champagne” Rodriguez si era ormai consumato. In off season il board ha deciso di ritornare sui suoi passi, affidando il timone della squadra ad un ragazzo di casa, cioè proprio Brady Hoke. Già nei primi giorni di conduzione tecnica l’ex head coach di San Diego State riportava un vittoria determinante, strappando il consenso del suo giocatore più rappresentativo, il QB Denard Robinson, in maniera da adattare il suo talento strabordante ma altrettanto indisciplinato, all’interno dei suoi schemi. Il BCS Bowl è stata la ciliegina sulla torta per il lavoro di coach Hoke, che ha riportato il football di Michigan sulla cartina geografica. Il difficile verrà ora, cercando di riconfermarsi. Auguri.

Ryan Lindley, San Diego State Aztecs

Outsider. Visto nel bowl contro Louisiana-Lafayette (ok, non ho detto Alabama o che so io, comunque…) ha messo in mostra determinazione e attributi mica da ridere. Agli scout l’ardua sentenza.

Andrew Luck, Stanford Cardinal

Prima scelta assoluta del prossimo draft. Di lui si è già detto tutto, lascia Stanford con una serie di record impressionanti che sono troppo lunghi da ricordare. Giocatore pronto se ce n’è uno per lasciare immediatamente il segno al piano superiore, probabilmente avrà il difficile compito di sostituire Peyton Manning negli Indianapolis Colts, in ogni caso non proprio un salto al buio per la città che ospita la famosissima 500 miglia. Dopo Cam Newton, un’altra prima scelta di grandissimo spessore.

Casey Hayward, Vanderbilt Commodores

Voci mi giungevano durante la stagione regolare in coppia a sperticate lodi per questo senior cornerback di una dei team sorpresa, perlomeno per la SEC. Finalmente sono riuscito a gustarmelo nel bowl perso contro Cincinnati, durante il quale comunque il numero 19 ha dato prova di superiorità fisica, prima ancora che tecnica, e di un grande fiuto per i big play. Secondo me, non arriva al secondo giorno nel draft di aprile.

Taylor Martinez, Nebraska Cornhuskers

Devo ammettere che sono stato un fan della prima ora del sophomore californiano a cui Bo Pelini ha affidato le chiavi del suo attacco (piuttosto monocorde, a ben vedere). Anche dopo la sensibile flessione registrata nella seconda parte dello scorso anno, le aspettative per T-Magic erano altissime. Invece l’inverno del 2011 non ha convinto coloro che si aspettavano grandi passi avanti nella gestione globale del gioco del numero 3: nonostante l’incredibile predisposizione al gioco di corsa (che ha costituito l’asse portante del gioco offensivo degli ‘Huskers insieme al sempre generoso Rex Burkhead), la meccanica di lancio resta sempre macchinosa e tecnicamente insufficiente; inoltre, la lettura della partita non ha fatto registrare rilevanti evoluzioni. Rimandato, in attesa del suo anno da junior.

Michigan State Spartans

Dai che ci dai, finché qualcosa arriva. Primo bowl vinto sotto l’ala protettrice di Mark Dantonio, deus ex machina della rinascita del programma di East Lansing. Quest’anno ennesima vittoria nel derby con Michigan, strizzatina d’occhio alla storia grazie all’hail mary all’ultimo respiro contro Wisconsin e infine la gioia più grande per la classe di senior guidata dall’encomiabile Kirk Cousins nella vittoria al triplo overtime contro Georgia all’Outback Bowl.

Tyrann Mathieu, LSU Tigers

Nell’anno in cui i Tigers hanno dovuto salutare un freak come Patrick Peterson, ecco avanzare nella posizione di cornerback questo sophomore reclutato in casa. L’hype dovuto alle sue prestazioni e alle sue giocate decisive lo hanno fatto diventare un soggetto televisivo, ricercato da tutte le emittenti nazionali, grazie anche alla capigliatura biondo ossigenata, da cui il nickname “Honey Badger”. Gli innumerevoli big play e il suo straordinario atleticismo in copertura e nei ritorni da calcio (guarda caso proprio come Peterson, da cui si allontana per una conformazione fisica decisamente più longilinea) gli sono valsi la soddisfazione della chiamata a New York tra i finalisti dell’Heisman Trophy. Unica macchia lo schianto subito dai Crimson Tide nella finale, dove è stato sepolto con tutti i suoi compagni della difesa dalle costanti spallate dell’attacco avversario.

A.J. McCarron, Alabama Crimson Tide

L’MVP offensivo del BCS Championship che non ti aspetti, sebbene sono sicuro che coach Saban non sia rimasto sorpreso dall’efficace prestazione del suo quarterback, poiché ha da sempre consegnato le briglie del proprio attacco a ragazzi dal Q.I. footballistico (e non solo quello) altissimo, come il predecessore Greg McElroy. A.J. ha già raggiunto l’apice della propria carriera da sophomore, ora sta a lui convincere gli scout di poter scommettere su di lui.

Les Miles, LSU Tigers

Allenatore geniale come il suo dirimpettaio nel “game of the century”, è stato costretto a cedere il passo proprio all’ultimo, dopo una cavalcata a dir poco trionfale. La sua impronta è evidente sui Tigers versione 2011: la difesa è ritornata ai massimi livelli, permettendosi di non accusare il colpo della perdita di Patrick Peterson, prontamente sostituito dalla sensazione Tyrann Mathieu; l’attacco, da par suo, si è appoggiata alla straordinaria linea offensiva che ha favorito i giochi di corsa, mentre il passaggio è stato utilizzato per punire le difese stremate. Purtroppo per lui, nella rivincita con Alabama, il suo sistema di gioco si è inceppato bruscamente, costringendo i favoriti alla vittoria finale all’umiliazione di non mettere neanche un punto a referto. Uno dei punti di forza per tutta la stagione, il tandem di QB Jefferson – Lee, si è trasformato in un impiccio quando il primo stentava a dare un ritmo all’attacco intero. Per come Lee aveva egregiamente sostituito il collega sospeso all’inizio dell’anno, meritava di calcare il sintetico del Superdome.

Continua a leggere