Non c’è niente di tragico e disperato, fuggiamo la tentazione del richiamo filosofico a  Schopenhauer o Hegel, soffermiamoci  sul romanticismo dell’atto, quello sforzo del momento accompagnato dal tremolio emotivo ed emozionale del tifoso: il football è qualcosa di fantastico. E largamente imprevedibile.

Il rischio è di perdere contatto con la realtà. E il cerchio si chiude, senza volerlo, li dove il preambolo iniziava, la pietra miliare fondamenta di quel pensiero – tragico e disperato, comunque romantico- di cui si citava i maggiori esponenti: l’ineluttabilità della vita, l’incapacità e impossibilità di porre opposizione alla stessa, il velleitario ruolo della razionalità, condizione insita nella nostra natura di essere umani. Si, appunto, l’illusione della capacità decisionale, il nostro tracciato, quel binario su cui ci muoviamo: l’imprevisto, poi, il caso. Ovvero

la via che Dio usa quanto vuol restare anonimo – Einstein.

Nell’impeto del momento dimentichiamo e confondiamo gli attori, trasfigurati nella loro carne mortale, assurti allo status di semidei da cui ci aspettiamo l’impossibile, perché se fosse alla portata di tutti ci penseremo noi stessi: la volontà di vivere, quella stessa generatrice di bisogni da soddisfare, desideri di reazione a quel senso di mancanza e sofferenza che accompagna la nostra vita.

Nuovamente lui, Schopenhauer – gliel’avessero pronosticato forse non si sarebbe sentito così gratificato-  ad aprire un’articolo sul football, o meglio sul fantasy. Ancora più grottesco.

Are we human?
Or are we dancer?
My sign is vital
My hands are cold
And I’m on my knees
Looking for the answer
Are we human?
Or are we dancer?

Human, The Killers

Le nostre aspettative si scontrano con il fato. L’ imprevedibilità, terremoto alle certezze o supposte tali.

Un tanto, forse troppo, per dire semplicemente che per quante variabili possiamo considerare nelle nostre previsioni, tralasceremo sempre una che sconvolgerà il quadro complessivo. Decanteremo i Patriots per l’attacco stellare ma sarà la difesa a dominare l’incontro – 37 fantasy points contro Miami- così come dopo aver predetto DaVante Adams o DeAndre Hopkins quali assoluti e incontrastabili nonché indiscutibili receiving leaders troveremo John Ross III a dominare la classifica delle yards ricevute, oppure da ultimo la supposta impenetrabile difesa dei Bears fuori dalla top10 e addirittura ai limiti della top15 di categoria. La prenotazione dei Saints per il SuperBowl è scaduta nel breve tempo di uno snap così come in fumo le speranze – e i milioni contrattuali- dei Jaguars riposte su Nick Foles, capace di subentrare ad infortuni ma perire di contrappasso.

Niente è assolutamente certo, niente è imprescindibilmente sicuro.

E tutto cambierà nuovamente. Imprevedibilmente.

Prima di iniziare questa Start&Sit dai toni così aulici, momento responsabilità: le scelte consigliate la scorsa settimana sono state valide? A voi, sempre, il giudizio.

START

  • Carson Wentz 17.54, Lamar Jackson 30.88, Cam Newton 11.32, Andy Dalton 18.64, Josh Allen 22.22
  • Christian McCaffrey 5.3, Ezekiel Elliott 18, Dalvin Cook 25.1
  • Julio Jones 22.6, Mike Evans 6.1, Tyrell Williams 10.6
  • Mark Andrews 17.2, Zach Ertz 9.2
  • Patriots 37, Ravens 4

SIT

  • Aaron Rodgers 14.36, Mitch Trubisky 5.6, Baker Mayfield 15
  • David Johnson 7.4, Leonard Fournette 8.7, Aaron Jones 21
  • JuJu Smith Schuster 8.4, Desean Jackson 0, Corey Davis 3.8
  • Vance McDonald 15.8, Jimmy Graham 0, Evan Engram 4.8
  • Rams 8, Eagles 7, Raiders 3

Un criterio oggettivo seppur limitato può essere il differenziale di punteggio, quindi:

  • Quarterbacks +24,78 calcolando al pari di 3 scelte esclusi Dalton e Allen
  • Runningbacks +11,3
  • Widereceivers +27,1
  • Tightends +5,8
  • Def/St +23

Credibile.

You find out that life is just a game of inches. So is football. 

Any Given Sunday, Al Pacino

E per chi non l’avesse ancora capito, prego andare a pescare la giocata difensiva di Justin Reid, Texans, al 4&1 contro Jacksonville.

Prendo atto, basta filosofia, citazioni e ornamenti coreografici: nude e crude – ora- le picks della settimana.

Quarterbacks

Le statistiche – l’opinione personale in merito è rinvenibile nello scorso articolo, ndr- sono il valore aggiunto della NFL. Sembra assurdo e a tratti comico il continuo e abusato termine ever – di sempre- ridondante ogni domenica, almeno una volta a partita, si tratti del più giovane ad aver lanciato tanto, il più vecchio ad aver ricevuto quella cifra di yards o – addirittura, iperbolico ma tranquilli che ci arriveremo- quello con più capelli in testa dell’era del SuperBowl.

Fatto sta che stiamo entrando in una week 3 in cui il passer rating dei quarterbacks è il più alto di sempre. Ever. E ti pareva. 94 per la precisione, più alto di ben 3.3 punti rispetto al 2011 e incrementato di 1.6 rispetto alla scorsa stagione.

Immagino come sia già cambiata la vostra esistenza.

Settimana numero tre da acquolina in bocca, bramanti nell’attesa del decantato showdown – augurandoci rispetti le attese- tra gli uomini del momento, Patrick Mahomes e Lamar Jackson. Nell’augurio possa essere un replay dello scoppiettante match tra Rams e Chiefs del 2018 – 54 a 51- entrambi sono START benché la difesa di Baltimora pare essere molto più solida di quella di Kansas City.

I 40 milioni annuali richiesti sembrano essere sempre più giustificati – tra qualche tempo garantiti- per Dak Prescott capace di guidare con autorità, leadership e precisione l’attacco di Dallas. Il matchup della domenica contro – non ci sono epiteti per definirli- Miami invita a schierarlo assolutamente titolare in qualsiasi lineup ove fosse presente: statistiche quelle del numero 4 dei Cowboys altisonanti, 7 touchdowns, 142.88 di passer rating e l’82.3% di completi. Meriti, in qualsiasi caso, da condividere con una offensive line quasi elitaria che ha concesso finora un solo sack.

In ascesa – e quindi Start-  le quotazioni di Jimmy Garoppolo nella sfida casalinga contro gli Steelers e Jameis Winston – deludente fino ad ora- chiamato a guidare i Bucs alla vittoria contro i Giants che vedranno debuttare la sesta scelta assoluta come quarterback titolare, Daniel Jones. Lasciamo aperta una finestra.

In panchina finiscono Terry Bridgewater subentrato al malconcio Drew Brees vittima di uno schianto – qualsiasi altro modo per definire l’accaduto è riduttivo- contro quel muro chiamato Aaron Donald e Jared Goff ospite a Cleveland di quella difesa comunque da Top15. Accomodato e rimandato anche Derek Carr che va Minnesota ad affrontare quella temibile compagine difensiva capace già di mettere a referto 6 sacks, 14 TFL, 16 Qb Hits e 2 intercetti.

Runningbacks

A Charlotte – qualcuno ha già scritto brillantemente su queste pagine- è il momento di preoccuparsi: l’inconsistenza – viziata da infortuni- di Cam Newton, la scarsità offensiva, l’incertezza difensiva sono segnali da non sottovalutare. DJ Moore e Curtis Samuel sono bocche che necessitano di essere sfamate ma preso atto del prolungarsi del buio alla fine del tunnel, le speranze vanno riposte in Christian McCaffrey – per cui la scorsa settimana ho preso un abbaglio- quale faro nella sfida ad Ariziona, State Farm Stadium.

Ezekiel Elliott e Dalvin Cook – avvio di stagione incredibile- sono titolari inamovibili in qualsiasi fantasy team ma l’azzardo è trovare underdogs – mosse ad alto rischio che possono avere un ottimo ritorno. Tra questi Peyton Barberhard to trust– nella non impossibile sfida di New York e Carlos Hyde, a tutti gli effetti leading runninback dei Texans contro i Chargers.

Se deve scoppiare, quale miglior occasione della sfida ai Panthers per David Johnson: la DLine biancoazzurra ha concesso ben 14 fantasy points a Barber. Che non è Gurley e nemmeno Elliott. E nemmeno, appunto, Johnson.

Fermi ai box, Josh Jacobs rookie runningback di Oakland capace di ottime prestazioni – 184 yards corse in due partite- che dovrà vedersela, come prima anticipato, con i big men dei Vikings e Jaylon Samuels – al centro di grosse fantasy trades – che dovrà sostituire – a quanto pare- James Conner fuori per infortunio nella sfida on the road contro i 49ers. Il giovane rischia di essere un’abbaglio bello e buono nella sfida a Seattle a al solido passrush che ha subito- comunque- un minor setback dopo la scoppiettante sfida con i Bengals in cui a referto sono andati 5 sacks e 10 TFL.

Da tenere a riposo anche Austin Ekeler che, dopo due buone prestazioni contro Colts e Lions, affronta il solido front seven di Houston in una sfida che può regalare emozioni forti.

Wide receivers

Scritto a mano sul mio foglietto magico, cheat sheet, consuetudine settimanale perdurante negli anni, ho scritto i seguenti nomi ad ordine sparso, in attesa di collocazione: Thielen, Cooper, Metcalf, Godwin, Jeffrey, Thomas, Ross e Marvin Jones. Per non confonderlo con l’altro.

Avete intuito le rispettive collocazioni? Non è un compito difficile ma let’s breakdown the case. In una parola, nostrana, analizziamo.

Adam Thielen non è – fino ad ora- quell’Adam o quel Thielen capace lo scorso anno di otto partite consecutive oltre la soglia delle 100 yards ricevute ma le sue quotazioni, almeno per il match contro i Raiders, sono in ascesa. Titolare, quindi, in qualsiasi lineup fosse presente.

Il Lone Star state ha, ironia della sorte, un firmamento di stelle cui guardare. Dal suo arrivo, i Cowboys hanno cambiato faccia. Uomo del destino o più semplicemente affidabile terminale offensivo per i lanci di Prescott, Amari Cooper – 2 touchdowns e 150 yards ricevute- è sicuramente uno start nel matchup contro Miami.

Tampa sta deludendo le attese: non ci si aspettava certo una squadra da SuperBowl ma la propensione offensiva di coach Arians lasciava presagire – o sperare- scenari migliori. Nonostante il prolungamento contrattuale oneroso riservato a Evans in offseason, il target principale pare essere Chris Godwin, proficuo contro i Panthers, pronto ad un invitante incontro contro la difesa dei Giants, all’ultimo posto tra le difese della lega, in termini di fantasy points guadagnati. Anzi, persi: si, coefficiente negativo -2.

Hulk Metcalf si sta rivelando un terminale affidabile per Wilson e la sfida alla demoralizzata NOLA potrebbe – condizionale d’obbligo preso atto del non elitario catching rate poco superiore al 50%- essere fruttuosa. Start, facendo i conti con il proprio coraggio.

Stop settimanale ad Alshon Jeffery, comunque in dubbio per domenica, nel stay away match contro i Lions, squadra non perfetta ma capace di infastidire. Chiedere ai Chargers.

L’assenza di Brees è un duro colpo anche per Michael Thomas costretto ad affidarsi ai lanci di Bridgewater contro la sempre presente difesa di Seattle. Quotazioni in ribasso anche per il receiving leader della lega, John Ross III chiamato ad affrontare la top10 defense di Buffalo. Fermo, inoltre, anche Marvin Jones contro Philadelphia che sta subendo uno scarso carico di lavoro che lo rilega ad appena 99 yards ricevute nonostante un ottimo catching rate superiore all’80%.

Tightends

Con molta probabilità sarà il target preferito da Daniel Jones nel suo debutto under center. Evan Engram è il tightend da schierare nella sfida contro Tampa Bay.

Lo showdown contro i Ravens è un faceoff di doppioni: non solo i quarterbacks, pure i tightends sono entrambe da schierare. Kelce e Andrews avranno un ruolo da protagonisti nella sfida. Da decidere solo a chi andrà l’oscar.

Jared Cook – già limitato con Brees a guidare l’attacco- difficilmente troverà occasioni di brillare con Teddy al comando.

Da evitare – nonostante l’inizio incoraggiante- Jimmy Graham. Zero ricezioni su due target domenica scorsa contro Minnesota. La sfida ai Broncos – seppur difensivamente inferiori ai Vikings- pare essere comunque proibitiva.

Defense

Certo, quasi irripetibili i 37 punti fantasy racimolati domenica scorsa dalla compagine difensiva dei Patriots. La sfida ai malconci e sfortunati Jets, comunque, è garanzia di start assicurato.

Chiunque, poi, giochi contro Miami sa che potrà utilizzare la sfida per scrivere gloriose pagine statistiche: la difesa di Dallas è un must have.

Vikings da schierare titolari senza ombra di dubbio nel favorevole match contro Oakland.

Nonostante la grandeur decantata, quella di domenica sarà una questione riguardante gli attacchi, lo spettacolo: in panca la difesa dei Ravens pronta ad essere trafitta dai lanci di bazooka boy Mahomes.

Rams e Saints da evitare: le rispettive sfide al dream team targato Browns e ai Seahawks di Seattle fuori dal nido casalingo impongono uno stop a due compagini fino ad ora senza infamia e senza lode.

Kickers

Ci vediamo in campo riservato a Gostkowski, Butker e Maher. L’azzardo è Rosas.

Prendete tranquillamente il tè per Lambo, Boswell e McManus.

A Very Last Take

La finestra lasciata aperta inizialmente va, ora, chiusa. Il debutto di Daniel Jones è l’headline delle ultime ore. E le motivazioni sono diverse. Vuoi che la cassa di risonanza della piazza Giants – New York- suona più forte che in qualsiasi altro posto. Vuoi che andrà a prendere il posto di uno dei quarterback più titolati del nuovo millennio – 2 anelli, 2 mvp del Super Bowl- vuoi, inoltre, che la sua chiamata come sesto assoluto all’ultimo Draft sia sembrata a tutti esagerata e immediatamente bollata come fallimento. Vuoi, ancora, le parole dette- non dette da Baker Mayfield che hanno echeggiato su tutti i media.

Vuoi che. Vuoi che le motivazioni possano essere molteplici e svariate ma la certezza è che, in qualsiasi caso, sarà lui – domenica- a chiamare gli snaps. E, personalmente, sono felice. La sfida con Tampa può regalare soddisfazioni e rinvigorire l’anima dei tifosi newyorkesi, le condizioni sono favorevoli: la presenza di Barkley nel backfield toglie pressione,  le incoraggianti prestazioni in preseason hanno certamente aumentato la sicurezza e la leadership del rookie, la difesa di dei Buccaneers non è uno scoglio difficile da affrontare e ciò può significare molto per un giocatore che ha dato provo di avere la mentalità di gunslinger, impavido lanciatore anche in finestre strette.

A New York hanno fatto bene, come si dice, la storia riserverà un giudizio positivo all’operato del front office della franchigia: se quest’anno non si dovesse andare da nessuna parte, almeno possa essere un anno di transizione produttivo. Di rifondazione, anno zero. Dove finisce un epoca e se ne apre un’altra.Senza buio in sala, siamo a New York, le luci brillano, la vita non dorme. Non ne ha il tempo.

Even if it ain’t all it seems, I got a pocketful of dreams
Baby I’m from New York
Concrete jungle where dreams are made of
There’s nothing you can’t do
Now you’re in New York
These streets will make you feel brand new
Big lights will inspire you
Hear it for New York, New York, New York

Empire State Of Mind, part 2- Alicia Keys

 

 

 

 

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