Dopo 8 stagioni da contender Carolina corona il sogno di salire sul tetto del mondo.
E’ infatti dal 2018, da quando cioè l’ex bandiera Rod Brind’Amour è salito in sella, che gli Hurricanes sfidano le altre corazzate dell’hockey ai playoff, arrivando però sempre sul più bello a dover alzare bandiera bianca.
Quest’anno invece, forse anche per una Eastern Conference meno competitiva, il dominio è stato assoluto fino alla finalissima coi soliti Golden Knights, a loro volta redenti da quando l’icona John Tortorella è succeduto a Bruce Cassidy.
Una serie degna di Lord Stanley, in bilico e ricca di colpi di scena fino a gara 5, quando poi però la soffocante e famigerata difesa a marchio Canes ha chiuso la saracinesca e portato la coppa a casa, chiudendo stanotte in trasferta i conti per 3-0 coi timbri di Blake e dei soliti Hall ed Ehlers, veterani fondamentali per arrivare al traguardo, e di cui parleremo più avanti.
Quando l’iconico capitano di mille battaglie Jordan Staal, Conn Smythe Trophy di giornata e al secondo trionfo 17 anni dopo Pittsburgh, l’ha alzata al cielo, si è rivisto nei suoi occhi impavidi e lucidi e nei lineamenti “nordici” tutta la fatica che un team ha profuso nell’ultimo decennio per agguantare la gloria!
Romantico inoltre che lo skipper abbia conquistato il trofeo precisamente 20 anni dopo averlo fatto da capitano.
Un cammino immacolato, dove l’astronomica cifra di tiri nello specchio a partita maggiore dei rivali ha lambito il 90%, ed ha fatto il paio col solito perentorio record di punti in stagione regolare (113), per non parlare della postseason, dove a turno Senators, Flyers e Montreal sono state spazzate via senza problemi, per arrivare al Grande Ballo col minimo spreco di energie.
Una delle tante fortune questa, rispetto alle sventure del passato recente, assieme ai numerosi gol decisivi in overtime e alle dipartite di Barkov sin dallo start e poi di Tkachuck prima e Marchand poi, che in pratica hanno tolto a Carolina la sua nemesi Florida dal lungo tragitto verso la Stanley Cup.
Fra le devastanti migliorie che hanno portato i Canes nell’olimpo NHL al primo posto mettiamo i progressi offensivi in postseason, unico tallone di Achille dell’epoca Brind’Amour, mai capace di confermare i 3.23 gol per game delle stagioni regolari, ma anzi di scendere a 2.89: cifra valevole solamente l’ottavo posto in playoff scoring, per l’appunto dal 2018-19.
Per intenderci, nelle altre importanti volate finali dei tempi recenti, le Conference Finals, Carolina non è andata oltre le 1.61 segnature a partita sia contro Boston (2019) che le due volte al cospetto dei Panthers, mentre quest’anno i Canadiens ne hanno subiti 3.60, per non parlare dei 4 e oltre di media incassati da Vegas.
Se aggiungiamo ciò ad una squadra regina difensivamente negli shots e da sempre top 5 sulle reti, capiamo il perché di questa magnifica cavalcata.
Questo poi nonostante Andersen non sia riuscito nemmeno stavolta a restare costante per un’intera tornata, con le pessime cifre che hanno contribuito ad affossare Carolina al 26mo step sulla Sv% durante il campionato, trovare lo stato di grazia nel tabellone ma ritornare a vedere i fantasmi conclusivi a Toronto nella serie decisiva, costringendo il coach a puntare sul rookie Bussi, dopo la terrificante performance di gara 3!
Altre sliding doors significative provengono dal mercato, disilluso e frustrato per il mancato accordo con Rantanen, ma che proprio da quel momento ha invece trovato una nuova linfa vitale per allungare la qualità nel plotone offensivo, annettendo a prezzi minori per un più sobrio monte ingaggi e un più ampio spazio salariale elementi di spessore, sia giovani che esperti, capaci di mantenere intatti i mantra di Brind’Amour: velocità, takeaway, forecheck e tiri nello slot da qualunque posizione, ma soprattutto portare in questa gloriosa postseason la bellezza di quasi 50 punti combinati, quelli che da solo il fuoriclasse finlandese non sarebbe mai riuscito a performare!
Parliamo di Taylor Hall da Chicago, K’andre Miller dai Rangers ma soprattutto Logan Stankoven, prospetto futuristico a cui Dallas non ha creduto, mettendolo al centro di ogni trattativa per arrivare a Rantanen, e che qui è divenuto un crack nella linea con Blake e lo stesso Hall, per la soddisfazione del GM Tulsky.
Il tris delle meraviglie – in passato però un po’ troppo spesso monodimensionale – Aho, Svechnikov e Jarvis, i Big Three venuti dal draft e sui quali si è deciso di imbastire il futuro, ha così potuto finalmente usufruire di quella qualità aggiuntiva che gli ha tolto molte delle enormi responsabilità avute in precedenza.
Un’offense nella quale, come ogni bella storia che si rispetti, è entrato di prepotenza nel momento più importante capitan Staal, fra i più forti centri two way degli ultimi 20 anni, che difatti nella checking line assieme ad Ehlers, altra grande pesca in free agency, e Martinook, ha avuto quando sul ghiaccio una expected goal del 70%. Ebbene Staal è stato pure capace di sfiorare i 10 punti nelle Stanley Cup Finals, con rete in ognuna delle prime 5 partite!
Il sigillo odierno, tatuato sulla pelle a vita, concederà ad una squadra già dominante quella sicurezza maggiore per ripartire ancor più forte, e puntare al bis almeno per i prossimi 5 anni.
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.


Questo campionato Nhl me lo sono goduto abbastanza: sono riuscito a vedere le sintesi di tutte le partite di playoff, oltre a quasi tutte quelle di Buffalo nella stagione regolare.
Vittoria a mio avviso meritata: non dimentichiamoci che in stagione Carolina aveva vinto 53 partite, mentre Vegas ne aveva vinte solo 39. Poi, se non ho compreso male il discorso di Bettman durante la premiazione, Carolina è la squadra che ha vinto più partite sommando gli ultimi sei campionati.
Mi restano delle perplessità solo riguardo il sistema a punti della stagione regolare e il sistema di accoppiamento dei playoff.
Il sistema a punti, che premia le sconfitte oltre i 60 minuti, ha permesso a Vegas, con sole 39 vittorie, di aggiudicarsi la division davanti a Edmonton (41 vittorie) e Anaheim (43 vittorie), con conseguenti due turni di playoff da giocare col fattore campo a favore.
Il sistema di accoppiamento dei playoff ha fatto sì che a Ovest si incontrassero già al primo turno la 2^ e la 3^ migliore squadra della conference (Dallas e Minnesota), e che a Est si incontrassero al primo turno la 7^ e l’8^ squadra della conference (Pittsburgh e Philadelphia). Non dico di fare come in Nba, dove le division non contano nulla, ma qualche aggiustamento va trovato.