Quali appassionati vintage NHL non vedevamo l’ora di scrivere finalmente un titolo che rappresentasse Buffalo come vera rivelazione di una stagione hockeystica, pronta addirittura a dire la sua in un tabellone playoff, assente da 14 tornei, ed a salutare definitivamente una delle tante rebuilding a cui ci ha abituato nel passato recente, nonostante sia ancora soltanto la settima squadra per età media del roster.
Se si mira la classifica della Atlantic Division infatti, dinanzi alla corazzata Lightning ci sono per l’appunto i ragazzi di coach Lindy Ruff, vecchio marpione tornato lo scorso anno all’ovile dopo i tempi d’oro dell’epoca Nolan, precedente skipper successivamente licenziato perché in attrito con Dominik Hasek, forse il più grande portiere di sempre. Tempi d’oro che comunque non hanno mai portato in bacheca una Stanley Cup, limitando al Presidents Trophy il massimo risultato.
A distanza di sicurezza odierna poi si trovano i sempre vivi Bruins e i campioni in carica di Florida: situazione questa che se ipotizzata ad inizio anno non avrebbe avuto alcun credito. Se si legge la rosa attuale sorprende difatti ciò che sta accadendo finora, semplicemente perché i Sabres di inizio stagione avevano sostanzialmente soltanto tre leader a cui riversare le loro speranze.
In primis capitan Dahlin, canterano ormai certezza assoluta nonché fra i migliori difensori destri del pianeta, sesto defensive scorer NHL da ben 47 assist, leader di gruppo, formidabile play in superiorità numerica e feroce penalty killer, una specialità che vede Buffalo quarta al’82.5%, seconda con 10 reti shorthanded e che, dal 9 dicembre, ha concesso più di un gol soltanto una volta.

Rasmus Dahlin, fra i più forti scorer difensivi NHL
Dopo la pausa olimpica, con lui presente sul ghiaccio e in full strenght, Buffalo è 16-2, ha il 62% di conclusioni nella gabbia e il 58% degli expected gol, fonte Natural Stat Trick. Il tutto dividendo gli shift con ogni D-men (Samuelsson, Power, Metsa, Byram e Kesselring) per 145 minuti totali, valevoli 16 gol fatti combinati e solamente due subiti.
Ciò dimostra quanto il capitano sia capace di far rendere al massimo chiunque gli giochi di fianco, prerogativa e caratteristica che nemmeno Makar e Quinn Hughes possono vantare! Aggiungiamo che pure dal suo alter ego Owen Power, anch’egli prima scelta assoluta, si iniziano ad intravedere migliorie devastanti, con 1 punto per game solamente a marzo.
Poi c’erano Tage Thompson ed Alex Tuch, il primo prossimo ai 72 punti e nettamente in scia a superare il proprio primato di 94 del 2022/23, e l’altro, adesso ai box ma macchina da 94 segnature nelle ultime tre stagioni ed ora già a 28, finalmente pronto a riscuotere qualcosa dopo anni di paziente attesa dopo la trade per Eichel, che lo allontanò dalla contender Vegas per piazzarlo qui al fianco di giovanissimi skater in attesa di crescita!

Tage Thompson e Alex Tuch, le due stelle offensive che fanno sognare Buffalo
Bene, se i tre leader hanno confermato la loro forza, perfezionando come detto ogni statistica offensiva, sono altre situazioni e altri protagonisti che hanno consentito il rilancio di Buffalo, statica e imballata fino ad inizio dicembre, che poi ha letteralmente spiccato il volo divenendo la miglior squadra della lega!
I Sabres annata 2025/26 sono il primo team nella storia della franchigia ad aver vinto per ben due volte 8+ gare in striscia, a dicembre per l’appunto e nel recentissimo passato, prima di perdere immeritatamente da Washington.
Periodo, quello pre natalizio, che ha sostanzialmente cambiato le sorti della casata, limitrofa alla – solita – ultima posizione della Atlantic Division, che grazie al record di 29-5-2 relativo a quell’impennata ha portato bensì Buffalo proprio in vetta, mantenuta fino ad oggi! Da quel magico mese in avanti i Sabres hanno infatti performato .833 di percentuale punti (Carolina seconda a .722), 26 vittorie (Colorado 19), 3.94 gol fatti a gara (Tampa Bay 3.91), 2.58 subiti (Red Wings 2.60) e .915 save percentage rispetto sempre a Detroit, prima a seguirli con .908, grazie alla dinamica verve di Lyon e Pekka Lukkonen!
Inoltre, le 34 W nei tempi regolamentari, secondi solamente ai soliti Avalanche, certificano una forza mentale impensabile, dimostrano come i Sabres impostino sempre i loro shift con personalità.
Innanzitutto il ritorno dopo l’infortunio di Jason Zucker ha spostato gli equilibri, vista l’innata abilità clutch da 5 reti decisive e l’esperienza sul ghiaccio, competitività e resilienza a buttarsi sui dischi e vincere i duelli, che a 34 anni suonati spronano a fare lo stesso anche all’ennesimo primo giro del plotone.

Jason Zucker, leader carismatico dentro e fuori dal ghiaccio
Parliamo di Jack Quinn, ala destra nonché compagno di linea, finalmente a patto col fisico e consacratosi con 43 punti in 66 gare a 8 di plus/minus.
Linea che completata assieme a Ryan McLeod ha giocato più di 300 minuti in 5/5, 19ma cifra fra tutti i trittici, andando 24-12 col punteggio e controllando il 56% delle aspettative sui gol, secondo le advanced stats di Evolving-Hockey.
E’ la coralità ciò che sta rendendo Buffalo illeggibile per chiunque, col primato di 10 giocatori a 30+ punti, dove a sorpresa emergono anche Benson (28), Ostlund (24), Norris (23) e il già citato Power, sempre con 22!
Inoltre Josh Doan, RW e ulteriore diamante appena 24 enne, oltre a confermare la propria forza nei forecheck in balaustra già palesata a Utah, ha scalato posizioni fino alla top six, dove è pregevole con ben 21 gol, dietro solamente agli assi Thompson e Tuch.
Con l’approssimarsi dei playoff il front office ha captato l’occasione, andando in deadline forte sull’esperienza di Stanley e Schenn in difesa e Pearson e Carrick offensivamente, cedendo scelte al draft, un inedito in questi lidi che dimostra quanto i Sabres credano e vogliano fare l’impresa. D’altronde, ed improvvisamente, la Eastern conference è calata di appeal rispetto all’ovest, e a parte Carolina non si scorgono squadre formidabili. Gli stessi Lightning sembrano un cavallo di ritorno, i Bruins difettano in profondità qualitativa e le altre da vertice appaiono o troppo acerbe o in là con gli anni; Florida poi, senza Barkov e Marchand non ha praticamente più speranze!
Ed ecco che i Sabres possono benissimo fare il colpaccio, e ogni appassionato veterano come il vostro scriba non può che augurarselo!
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.


Attendevo con ansia questo articolo!
Già seguivo l’hockey, ma quest’anno, tra le bellissime partite delle olimpiadi e quello che stanno facendo i Sabres, la mia passione è sensibilmente aumentata!
Certo sarebbe incredibile se i Sabres vincessero la Stanley cup prima che Allen vinca un Super bowl e prima che la Pegula vinca uno slam 😀!
Ciao Nick, penso che la Stanley Cup sia ancora la luna per Buffalo, sebbene ad Est può giocarsela eccome. Ad Ovest però ci sono almeno 3 corazzate superiori, senza considerare Edm e Vegas, sempre pericolose; penso quindi uscirà da lì la vincitrice. A mio avviso manca ai Sabres un centro che diventi il terzo asso offensivo oltre a TT e Tuch, fermo restando che Doan e Quinn sono più che promesse.. poi d’estate l’estensione dello stesso Tuch sarà necessaria ma “ingombrante”..
Grazie dell’ulteriore precisazione: non sono così esperto da capire da solo queste cose!