Tre sconfitte consecutive e lo spettro di una quarta non avevano comunque tolto l’alone di sorpresa per Anaheim in questo primissimo squarcio di stagione. Che poi contro Utah, altra rivelazione, l’ultimo baluardo della vecchia generazione Troy Terry abbia pareggiato a 5 secondi dalla fine consentendo poi a Zellweger di incamerare la W in OT fa piacere, morale ma soprattutto consente ai Ducks di mantenere la testa della Pacific Division.
Non c’è perciò dubbio: la loro ricostruzione post Getzlaf, Perry, Ryan Miller e Bieksa, protagonisti dell’ultima apparizione in postseason 7 tornate or sono, è giunta al termine, e il titolo di sensazione annuale è per ora tatuata nelle loro splendide casacche.
Tanta pazienza, uno small market e la fanbase sobria seppur competente hanno concesso a Pat Verbeek e front office e ai vari skipper succedutisi di lavorare sotto tono, crescendo senza responsabilità i numerosi diamanti grezzi arrivati dai draft in questo lato di California! La progressione di 21 punti già in attivo lo scorso anno, pare quindi avere ora l’obiettivo di un ulteriore miglioramento, che in soldoni equivale a competere per la wild card!
Prospetti in crescita che oggi stanno facendo la differenza, coadiuvati dall’esperienza di super veterani vincenti pervenuti nel tempo quali Trouba, Gudas, il cecchino sul pitturato nonché pregevole special team spot Kreider, d’altronde decimo NHL in conversione nei power play, Killorn e Granlund, adesso ai box e giunto per Zegras.
Ma soprattutto il merito primario spetta a un coach come Quenneville, 67enne tre volte Stanley Cup Winner, conoscitore di hockey secondo a nessuno e a cui è stata finalmente data l’opportunità di ritornare in sella dopo 4 anni e la fuoriuscita dell’affaire Kyle Beach nella “Blackhawks Investigation”, relativa al 2010! Oltre ad aver elevato al massimo le poliedricità nel possesso disco di profili a cui la tecnica non è mai mancata, la sua mano si vede pure nelle coperture difensive, potenziate anch’esse rispetto all’ultima tornata.
Trentesimi per numero di reti a partita e ultimi in conversion rate % in PP nel 2024, gli Anaheim di questo campionato sono invece una primizia proprio per le performance dell’offense: top Ten in reti, reti in power play, reti per 60 minuti, goal %, aspettative su goal e shooting % sui tentativi.
I giovani Ducks sono dunque una macchina offensiva, nella quale risplende la stella di Leo Carlsson, prodigio ventenne che assieme ai quasi coetanei Bedard e Celebrini mira la vetta per punti delle icone MacKinnon e McDavid. E’ lui uno dei tanti ragazzi cresciuti nella cantera, al pari di LaCombe, McTavish, lo stesso Zellweger, Mintyukov, Sennecke e la saracinesca Dostal, terzo di lega per parate oltre le aspettative e incontrastato primo goalie dopo anni a farsi le ossa dietro a Gibson.
L’altra sensazione Cutter Gauthier è altresì giunto nello scambio di prime scelte con Drysdale a Philadelphia nel 2023; lo si è poi atteso, fatto debuttare ed infine lanciato, e adesso, a soltanto 21 primavere, è il miglior scorer di squadra e formidabile top six e qb spot da superiorità numerica!
Se i Ducks sono il team più veloce ed incisivo in fast break (terzi) nel 5 / 5 con le egregie statistiche poc’anzi accennate è però anche per l’unione fra la rapidità delle sue giovani forward e la stazza nelle linee secondarie costruita negli anni, grazie alle quali il recupero disco è una costante.
A livello difensivo si attendono tuttavia migliorie, benchè e come detto a salvaguardare la gabbia ci sia un profilo Vezina. Cosa lapalissiana e d’altronde preventivata, se si considera che l’attacco è sì il quinto di lega a generare scoring chance e il secondo in ritmo, dietro solamente a Columbus, ma è pure vero che errori e giveaways si sono mantenuti nella media della passata stagione.
Passa da qui il treno che può riportare il “mondo Disney” nei vertici dell’hockey durante la prossima primavera e non restare soltanto un miraggio invernale.
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.


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