Finita l’avventura di Trotz sulla panchina degli Islanders: che colpe aveva il buon Barry?

Lou Lamoriello dichiara di aver mandato via Trotz perché gli Islanders avevano bisogno di una “voce nuova”, criticando il fatto che non riusciva a vedere un miglioramento dei giocatori più giovani ma che, in ogni caso, il lavoro di Barry è stato esemplare.
Se volete che dica la mia, lo faccio: non capisco come sia possibile mandare via Trotz dopo il lavoro fatto, solo per una stagione no. Un allenatore veterano e grande come lui avrebbe raddrizzato la baracca, identificando cosa non andava, ne sono piuttosto sicuro.
Non posso affibbiare tutta la colpa a Trotz: le cose che sono andate male senza il suo controllo sono diverse.

Per prima cosa, Ryan Pulock gioca meno di 60 partite da due stagioni e ha radicalmente ridotto la sua produzione. Ricordiamo poi che durante la stagione gli Islanders stavano aspettando di avere accesso alla loro nuova arena, giocando 13 partite di fila fuori casa ad inizio stagione che non hanno proprio riscaldato gli animi dei giocatori.

Certo, quello che si può criticare a Trotz è la mancanza di goalscoring: gli Islanders erano la classica squadra cattiva, grintosa e molto difensiva, non è mai stata improntata al goal, ma l’anno scorso si è toccato il fondo, con solo due giocatori a raggiungere le 20 reti. La mia critica, però, arriva proprio a Lamoriello: New York non è stata capace di assicurarsi un’ala top nell’arte del goal. Sono andati a prendere Kyle Palmieri che, con tutto il rispetto, non sarà mai un goalscorer d’élite, è molto più l’ennesima ala che lavora sodo e ci mette grinta, ma di quelle gli Islanders ne avevano abbastanza.

Assicurarsi, quando si poteva, un giocatore come Taylor Hall, Patrik Laine, Alex DeBrincat quando fosse stato possibile era l’unica mossa da fare, soprattutto per dare una mano ad una delle stelle più bistrattate della lega in Matthew Barzal, di cui parleremo tra poco.
Per quanto invece riguarda la critica sulla crescita dei giovani, la trovo poco centrata: Sorokin, il goalie, è uno dei migliori giovani portieri della lega, mentre Noah Dobson ha fatto passi da gigante. L’unico prospetto che trovo sia stato, per lo stile di gioco, fermato a livello di crescita e Wahlstrom, che poteva, forse, diventare quella soluzione offensiva necessaria per stappare il potenziale là davanti.

Ma la cosa che mi lascia più perplesso è la seguente: il nuovo coach scelto da Lou è Lane Lambert. Sapete chi é Lambert? L’assistente numero uno di Barry Trotz negli ultimi 5 anni, un uomo che è rimasto seduto sulla panchina newyorchese per lo stesso tempo del collega appena licenziato. Ma non c’era bisogno di una voce nuova? A me pare che Lambert lo abbiano sentito tutti i giocatori in blu e arancio per gli ultimi tempi, e che sia anche uno degli architetti dello stile “troppo difensivo” e “incapace di far crescere i giovani” che Trotz ha portato. E dunque, questo cambio suona ancora di più una scusa da parte del GM che, per coprire i suoi buchi nell’acqua, è andato sulla strada più semplice, ovvero quella di mandare via l’allenatore.

Mathew Barzal, a che punto siamo nella strada tra buon giocatore e stella della lega?

Quando vinse il Calder Trophy come centro di seconda linea dietro a Tavares, gli Islanders erano sull’orlo della rebuild, e le prestazioni di Barzal portarono a premere il grilletto, combinando il fatto che John salutò in free agency per accasarsi nella Toronto che aveva tifato sin dall’infanzia.

Da quel momento in poi, Barzal ha iniziato a soffrire di una condizione da “lupo solitario”: poche armi al fianco, nessun centro di livello (offensivamente) dietro, che potesse dare un’alternativa. In qualche stagione, Trotz riesce ad evolvere Brock Nelson da ala destra a centro atipico, con buone capacità difensive e fiuto per il goal, ma continuo a pensare che New York non abbia abbastanza creatori di gioco in roster, e alla fine il peso crolla sempre sulle stesse spalle.

Barzal è un giocatore fantastico: l’ho guardato giocare per diverse stagioni, e fidatevi che lui ed un certo Brayden Point in quel di Tampa non sono poi così dissimili. Ma Point ha ai fianchi, davanti e dietro gente veramente brava: Kucherov, Stamkos, Palat (ora passato a New Jersey) per menzionare altri tre giocatori capaci di creare gioco come pochi. Mathew è apparso troppe volte da solo, complice un’involuzione del promettente Beauvillier, un Wahlstrom forse troppo poco sfruttato, e, per quanto mi riguarda, un Lee ed un Nelson che concludono bene, difendono ottimamente, ma non sono creatori di gioco di livello. Per non parlare di Bailey.

Barzal sta rischiando di fare passi indietro perché la squadra non è costruita intorno a lui, e soprattutto perché ogni grande stella ha bisogno di un’altra del medesimo calibro per poter brillare, che sia sulla sua stessa linea o meno. Crosby non sarebbe stato Crosby senza Malkin a fare da alternativa dietro, Ovechkin non avrebbe segnato così tanto senza Backstrom a fargli da spalla, ditto per Kucherov e Stamkos, per Thornton e Pavelski, per McDavid e Draisaitl, per Kane e Toews.
Possiamo dire che Nelson, Lee, Palmieri o un altro di questi nomi possa accostarsi al livello di dinamicità che Barzal porta sul ghiaccio? Io credo di no, e sono convinto che l’errore della dirigenza stia in questo, l’incapacità di attrarre giocatori verso il progetto.

Di nomi in questi anni ce ne sono stati tanti, di alcuni abbiamo parlato ma anche Panarin ha cambiato casacca, l’ha cambiata Eichel, l’ha cambiata Mark Stone. Di giocatori capaci di offrire un alleggerimento a Barzal in termini di produzione offensiva ce n’erano abbastanza, ma gli Islanders non hanno messo le mani su nessuno di loro.

Non è un caso che Barzal sia un giocatore che non raggiunge i 20 goal sin dalla sua stagione da rookie, dove un compagno stellare lo aveva in Tavares: è obbligato a fornire assist e basta perché è l’unico, soprattutto nel mezzo, a saperlo fare con continuità.
Se non sarà premiato con un aiuto solido non prevedo ci sarà un rinnovo alla fine della stagione, con il ragazzo pronto a cercare un lido più adatto alle sue caratteristiche.

Due stagioni fa gli Islanders figuravano come contender per la Coppa: come possono tornare rapidamente a quello status?

Per prima cosa ritrovando solidità fisica: gli Islanders rispetto a quegli anni sono migliorati, ma hanno trovato diversi infortuni con Lee, Pulock, Nelson ed altri. Ma sinceramente, il motivo principale che ha portato all’uscita dai playoff è che mentre le altre squadre hanno fatto tremendi miglioramenti, New York non ha puntellato i principali punti deboli. Ha sostituito un Leddy consumato con Dobson, ha trovato un goalie più solido a lungo termine di Varlamov, e basta. Nessun centro di seconda linea di livello, nessun goalscorer di prima scelta, nessun playmaker aggiuntivo. Ha mantenuto la stessa formula degli anni passati, mentre i concorrenti hanno aggiunto al loro arsenale.

La mossa in panchina, come commentato sopra, lascia a desiderare: non ha molto senso, non vai a cambiare nulla, il sistema rimarrà lo stesso con i medesimi limiti. Per quanto mi riguarda, gli Islanders di New York non ritorneranno rapidamente allo status di squadra da postseason, ma inizieranno un lento declino che potrebbe portarli all’ennesima rebuild. Poi potrebbero sorprendere, questa è un’opinione, un’intuizione personale che non ha fondamento se non per le sensazioni che ho osservando il percorso dei blu e arancio.

Quello che serve è segnare e trovare una formula per far rendere bene Barzal: con Anders Lee a sinistra, manca un complemento a destra solido, e oltretutto l’attuale capitano degli Islanders deve garantire continuità a livello di salute. Wahlstrom potrebbe essere una soluzione, andando ad utilizzare Mathew solo come distributore ma offrendo lui due giocatori sicuramente capaci e tecnicamente esemplari nel concludere a rete. Certo, Oliver è un rischio e non è detto che maturi come dovrebbe, ma se devo dare una valutazione negativa a Trotz sulle sue mosse, la dirigo verso il poco utilizzo del potenziale offensivo di Wahlstorm.

Rimane però una seconda linea piatta, con Beauvillier che trovo sia migliore come centro ma che deve lasciare spazio a Nelson che, ripeto, è un ottimo uomo faceoff, è un buon difensore e mette a rete un quantitativo di goal adeguato, ma non è una stella.

Palmieri, personalmente, lo trovavo sopravvalutato nel Jersey e lo trovo peggiorato ora: è un gregario che non può ambire a niente più di quello che è stato per tutta la sua carriera, e non può certo cambiare il volto del parco forward Islanders. Se non arriveranno trade, data anche la free agency anonima, New York tornerà esattamente con la stessa lineup, con l’unica possibilità di vedere Wahlstrom in top six. E stento, dunque, a capire come la stagione potrebbe finire in modo differente.

Dobson, Wahlstrom, Romanov e gli altri: chi sono i giovani rampanti a Long Island?

Noah Dobson è stato uno degli elementi che hanno mostrato più crescita dal draft, merito anche della sua capacità di esprimere un gioco difensivo eccellente, oltre ad un buon estro offensivo. L’anno scorso arriva l’esplosione offensiva tanto sperata, ma purtroppo nella stagione peggiore. Dobson mette a tabellino 13 reti e diversi assist per arrivare a totalizzare 51 punti in stagione, che lo pone fermamente nel novero dei migliori defensemen della lega. Quello che manca è un partner efficace, che potrebbe essere la recente acquisizione via trade Alexander Romanov.

Concludiamo però con Dobson: 22 anni di età, possiamo dire, ad esempio, che alla medesima età Victor Hedman non era ancora riuscito a sorpassare la breccia dei 50 punti in una stagione, e che Adam Fox ancora scaldava il ghiaccio della NCAA. Non lo stiamo paragonando a Fox o a Hedman (anche se quest’ultimo può essere visto come la miglior previsione del suo futuro), ma stiamo inquadrando una situazione che parla chiaramente di un divenire brillante e di un giocatore tutt’altro che al massimo delle sue potenzialità.

Romanov arriva dai Montreal Canadiens nella trade che ha anche coinvolto i Blackhawks per il tredicesimo pick: il ragazzo è stato cercato dagli Islanders, e non svenduto dai Canadiens, che semplicemente, essendo già in fase di rebuild, hanno accettato una ricompensa che sembrava più che adatta alle loro mancanze. Alex ha la stessa età di Dobson, è un profilo fisico importante ed è difensivamente competente, ma quello che va sottolineato è un forte potenziale inespresso. Questo si traduce in rischio: se gli Islanders saranno capaci di tirare fuori ciò che Romanov ha fino ad ora tenuto “nascosto”, ma che evidentemente molti scout hanno visto, ecco che avranno un top pair per dieci anni a venire. Se devo sbilanciarmi, trovo che Romanov sia un defenseman molto capace, in un contesto a lui non adatto e che potremmo guardare indietro a questo trade come un ottimo affare per New York.

Del resto, Romanov si deve evolvere in uno “stabilizzatore”, un partner in grado di valorizzare Dobson, coprendolo eventualmente in difesa e sostenendolo nelle varie situazioni di gioco: quello che si evidenzia di Alex è uno skating eccellente ed un gioco difensivo piuttosto sicuro, il che lo rende già giocatore capace di dare il sostegno necessario a Noah per fare lo step successivo. Se poi dovesse sbloccarsi offensivamente, potrebbe diventare anche contributore con una trentina di punti a stagione.

Oliver Wahlstrom è invece ragazzo di cui ho parlato molto nei paragrafi precedenti: quando fu draftato, era visto come il miglior goalscorer della sua classe draft, ma quante volte abbiamo sentito questa storia? Il miglior scorer che poi non rende ai massimi livelli, come successo ad Owen Tippett con i Panthers o a Filip Zadina con i Red Wings. Perché per Wahlstrom dovrebbe essere diverso? Innanzitutto, specifichiamo che comunque Oliver ha collezionato 12 e poi 13 goal nelle sue prime due stagioni in NHL, in una squadra per nulla offensiva. Se aggiungiamo che spesso lo abbiamo trovato in terza linea, solitamente schierata per difendere e non per attaccare, possiamo dare al ragazzo una seconda scusante.

Il ragazzo ha talento atletico e tecnico da vendere, e deve essere messo in condizione di rendere perché sono i goal a servire agli Islanders come il pane. Trotz con lui ha sbagliato, non inserendolo nelle rotazioni in top six perché la sua top six era impostata per difendere, e non per fare male alla porta avversaria.

Nella pipeline, attenzione a Simon Holmstrom, ala versatile che ha già detto la sua in AHL, e Aatu Raty, ex prodigio con rumore da prima assoluta che precipitò al 52esimo pick nel draft 2021: il finlandese ha ritrovato il fuoco in patria, con una stagione da un punto a partita nella massima lega di casa, e quest’anno debutterà negli Stati Uniti. Ma con un talento come il suo, non mi stupirei se non ci rimarrà molto.

Ritorno in post-season o ennesima attesa, che cosa troveranno gli Islanders a fine stagione?

I playoff non sono impossibili perché New York si trova in una delle divisioni più aperte della lega: faranno parte di quel gruppo di squadre che si contenderanno ciò che Rangers e Hurricanes lasceranno indietro. Tra queste squadre, le veterane Capitals e Penguins, i rinnovati Jackets dell’era Gaudreau e i Flyers di John Tortorella, senza sottovalutare i Devils. Tutte squadre che devono dimostrare di aver fatto un passo in avanti.

Le chiavi sono queste: più goal ed aiuto a Barzal, e qui un miglior piazzamento di Wahlstrom ed un rendimento costante da parte di Lee saranno importantissimi. Romanov può ulteriormente sbloccare Dobson, Sorokin è una sicurezza ed è pronto ad incrementare le sue quotazioni per il Vezina e la difesa, per ora, non è mai stata un grande problema.

Ma è chiaro che le scelte adottate da Lamoriello siano strane, a dire poco, soprattutto per le giustificazioni che si portano dietro. Lambert dovrà provare di non essere solo un tappabuchi piazzato per sanare un rapporto tra Lou e Barry Trotz non più stellare, dimostrando il perché la sua dovrebbe essere una nuova voce quando per anni è già stato architetto del gioco di New York.

Sarà il ghiaccio a dirci quanto Lamoriello sia stato sincero nelle sue parole, e per quanto manterrà il suo posto come GM.

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