Il core di forward degli Sharks (Hertl, Couture, Labanc e Meier) sarà confermato?

Tomas Hertl: numeri da circo su ghiaccio, ma poca continuità, suona sempre come quel giocatore che “potrebbe essere” ma non è, manca sempre qualcosa.

Logan Couture, nato e cresciuto nell’ombra dei due Joe più famosi del rink californiano, Thornton e Pavelski, annunciato come capitan futuro un lustro prima della sua ascesa, ma che ancora non suona bene come first line center.

Kevin Labanc, eternamente bistrattato, alternato a titoli come “ragazzo prodigio” e declassamenti in terza linea.

Timo Meier, che alle volte pare l’incontro tra la fisicità di Tom Wilson e la tecnica di David Pastrnak e alle volte semplicemente scompare.

I Fab Four di San Jose sono 4 talenti che non hanno mai trovato quella stabilità necessaria per essere superstar.

Il ventottenne ceco è stato eletto in pianta stabile centro di prima linea, cosa che rende il discorso fatto per Couture ancora più valido, ed ha anche firmato un’estensione di 8 anni del suo contratto, dove figura una no-trade clause di 3 anni.

Questo significa che San Jose ci punta, e che il GM attuale, Mike Grier, è convinto che gli Sharks siano ancora abbastanza lontani da una rebuild. Perché in ogni caso, Tomas era uno dei pochi pezzi che avrebbero garantito un buon ritorno via trade.

Scelta azzeccata? Il goal-scoring di Hertl è spesso la carta chiamata in causa, ma in 8 anni di servizio raggiunge il plateau dei 30 goal solo due volte. Vero, una di queste volte è stata la scorsa stagione, ma siamo sicuri di affidare le chiavi della first line ad un giocatore di dubbia capacità difensiva, solo per la sua abilità di metterla nel sacco?

Logan Couture segue a ruota, centro di seconda linea, che suona tanto come la checking line degli Sharks: se Hertl viene spesso citato per l’attacco, Couture trova nella difesa la sua sicurezza. Ci sono pochi dubbi che Couture sia un buon centro di seconda linea, ed un giocatore versatile, ma a 33 anni, con aspettative altissime ed 8 milioni fino al 2027, siamo sicuri che sia la risorsa giusta per San Jose?

Partner principale di Hertl in prima linea è Timo Meier: con lui, gli Sharks stanno tuttora trattando per l’estensione, e pare che la strada sia in salita. Dal mio punto di vista, il 25enne svizzero è il migliore ed il più futuribile dei 4, in primis perché ha uno strapotere fisico assurdo, e poi perché in 5 stagioni ha già raggiunto i 30 goal due volte, secondo me dimostrando una maturità superiore rispetto al collega ceco, con cui è spesso comparato (entrambi hanno giostrato le loro carriere tra centro ed ala, entrambi goalscorer di un certo livello con fisicità da vendere).

Meier è un’ala, non scherziamo: è perfetto dove si trova. Il fatto che la chimica con Hertl sia buona può giovare agli Sharks, ma solo se dovesse trovare un accordo con loro. Con Hertl e Couture ad 8M all’anno, Meier esce da un accordo da 6, quali saranno le sue richieste? Se gli Sharks non dovessero riuscire a riportarlo in casacca teal, potrebbero pentirsi della scelta della no-trade clause di 3 anni per Tomas, almeno per quanto mi riguarda.

Labanc invece, partner di Couture sulla seconda linea, arriva da un infortunio che lo ha tenuto fuori per 3/4 della stagione scorsa, e dall’addio di Thornton, suo mentore, fa fatica a ritrovare quella produzione che aveva fatto esaltare tanti tifosi Sharks, che già lo eleggevano ad erede di Pavelski.

Insomma, lo avete capito, sono pessimista riguardo a San Jose: trovo che Hertl sia stato troppo protetto dal nuovo contratto, scommettendo forte su un giocatore che non è mai stato continuo, mentre con Meier si è presa la strada contraria. I segnali dicono: proseguiamo con questo gruppo. Ma la scelta potrebbe essere controproducente.

Trade di Brent Burns: cosa significa? Segnale preoccupante o decisione calcolata?

Iniziamo a dire che non è una scelta in controtendenza con la dichiarazione di intenti rappresentata dal contratto di Hertl: Brent Burns ha 37 anni, è in declino, ma rimane un ex vincitore del Norris ed uno dei migliori defensemen degli ultimi 15 anni. L’età ha sicuramente portato la dirigenza ad accaparrarsi qualcosa, concedendo a Brent una immediata chance di vincere con i Carolina Hurricanes.

Il punto è che questa perdita sottolinea di come San Jose si sia affidata ad una struttura scricchiolante dopo l’addio di Pavelski, rinunciando all’idea dell’immediata rebuild che, sempre a parere mio, era invece necessaria.

Ripassando la storia recente di San Jose, troviamo la fallimentare acquisizione di Erik Karlsson, che non ha funzionato come doveva, l’addio dei due pilastri Thornton e Pavelski, l’involuzione di Martin Jones. Era chiaro di come alcuni nomi andassero mossi per ricominciare davvero da Hertl, Meier e Labanc. Ma la franchigia non ha avuto il coraggio di dichiararsi finita e di ricominciare, ed eccoci alla situazione attuale.

San Jose ha un gruppo defensemen di scarsa qualità, una seconda linea in totale dubbio, pochi prospetti pronti al salto e un tandem goalie da confermare. C’è tutto meno che la stabilità in questo roster, eppure il management sembra perseverare nell’idea di puntare a qualcosa di irraggiungibile.

Per rispondere alla domanda iniziale, dunque: per la dirigenza, il trade di Burns è una decisione calcolata. Per il sottoscritto, un segnale preoccupante: siamo sicuri che gli Sharks sappiano in che acque stiano nuotando?

Tra nomi come Bordeleau e Wiesblatt, quali prospetti possono dare una mano?

Come abbiamo detto, San Jose non ha troppo da offrire dal punto di vista dei prospetti: nella top six vediamo il riciclo di Barabanov, recuperato dalla KHL, e di Kunin, ex promessa Blues in odore di rilancio. Questo fa capire anche la poca fiducia ed il poco talento nella pipeline degli squali californiani.

William Eklund, settima assoluta del 2021 con speranze da first overall ai tempi, non viene ancora considerato pronto: l’anno in prestito in Svezia, secondo me valutazione errata quando il ragazzo doveva passare in AHL soprattutto per transitare da centro ad ala, non ha giovato troppo, portando ad un’impossibilità di integrare Eklund con successo.

Non si può dire se sia pronto o meno al salto ed il rischio di bruciarlo è alto, ma va detto che potrebbe essere un’idea al posto di Barabanov in first line per dare un cambio di gioco al tandem iperfisico Hertl-Meier con un giocatore più fluido e scattante.

Chmelevski, potenziale risorsa top 6, è stato perso nei meandri della KHL e rimane unsigned, nonostante le promettenti performance in AHL.
Altra speranza risiede in Thomas Bordeleau: centro undersized scelto con la 38esima assoluta nel 2020, in mezzo si vede chiuso da Hertl e Couture, ma una conversione in ala sinistra non è fuori dai giochi. Certo non fa bene il fatto che Thomas ed Eklund siano giocatori effettivamente simili, e che quindi probabilmente porteranno ad una situazione di mutua esclusione.

Ozzy Wiesblatt, classico motorino impiegato sul lato destro, sembra dovrà maturare in AHL per un po’ e non rientra nei piani attuali.
A livello forward dunque la situazione è palese: due giocatori potenzialmente pronti che però hanno qualche problema. Eklund deve convertirsi in ala semplicemente perché non è adatto per il ruolo di centro negli Sharks, che preferiscono il profilo fisico. Bordeleau per i medesimi motivi deve effettuare la transizione, ma al contrario di William non ha mai giocato in quel ruolo con continuità. Thomas è però cresciuto nei rink canadesi, mentre Eklund è abituato all’Europa e spesso la transizione porta a qualche smarrimento.

Spero di vedere almeno uno dei due in top six, probabilmente Bordeleau anche se lo svedese porta maggior potenziale, ma analizzando la situazione, credo che la gestione sempre più confusionaria degli Sharks sia evidente.

In difesa, permane l’eterna attesa di Ryan Merkley, che ancora si giostra tra l’essere un prodigio incompreso e una mina vagante. Ormai ventiduenne e scelta numero 21 nel lontano 2018, per alcuni problemi caratteriali viene scelto successivamente a quanto pronosticato in quel draft. Non è un rookie, ma è come se lo fosse. Non brilla più dalle junior e quella produzione d’élite tanto attesa non è mai arrivata, neppure in AHL. Va capito se la si considera ancora una risorsa o se sia definitivamente una causa persa.

Kahkonen, Ferraro: segnaposto o elementi validi per il futuro?

Ferraro aveva dimostrato del potenziale ma per ora non ha fatto passi in avanti: la produzione è scarna e non fa la differenza difensivamente. Simili considerazioni possono essere fatte per Simek, classico shutdown defenseman privo di quella scintilla che può smuovere le acque, mentre Nutivaara e Benning sono due ricicli a basso costo che non hanno ormai nulla da dire. Karlsson rimane unico elemento di spicco di una difesa insipida e per nulla futuribile, che mette di nuovo in dubbio molte delle recenti scelte fatte.

Kahkonen, ex promessa di Minnesota che sembrava candidato, dopo una stellare stagione da rookie, ad essere il goalie prescelto della rinascita Wild, si ritrova invece ora in casacca Sharks, insieme all’opzione Reimer che come backup non scade mai.

Ecco, sul finnico ho delle speranze in più: a 26 anni, non si è mai comportato male in NHL, e se dovesse ritrovare lo spolvero della sua stagione da rookie rimane un’opzione molto solida e con margini di miglioramento, considerato anche quanto in là sia la piena maturazione dei goalie in questo sport, dove il picco lo si tocca, di norma, dopo i 32 anni di età.

San Jose ha fatto diversi passi indietro nelle recenti stagioni: a quanto dista la rebuild?

Ormai credo di essere stato chiaro: per quanto mi riguarda, San Jose sta andando verso uno schianto che lascerà la povera franchigia della California in uno stato pietoso. La rebuild andava innescata appena Pavelski ha abbandonato la partita, con Burns, Karlsson, Couture ed Hertl (e Jones ovviamente) tutti da cedere nello stesso periodo. Con i pick presi dalla svendita, si poteva ricostruire su Meier e Labanc e arrivare ad essere in uno stato simile ad Ottawa e Detroit. Non è stato fatto, rimanendo aggrappati ad una mediocrità che, negli occhi a quanto pare di Grier e dei suoi, rappresenta invece chance per la postseason.

Magari sarò smentito, e tra 8 mesi ci ritroveremo a parlare della roboante rinascita dei ragazzi in casacca teal, con Hertl candidato all’Hart Trophy e Ferraro diventato defenseman di prima categoria.

Quello che penso accadrà è che ci ritroveremo una San Jose poco competitiva, nella top 10 nel draft 2023, con qualcuno che lascerà via trade, e non mi sorprenderebbe se fossero sia Meier che Karlsson, o magari Couture. Unica cosa che può salvarli da non essere uno dei peggiori team della lega è trovarsi in una divisione non infernale quanto quella dei Sabres, dove comunque i Kraken sono ancora piuttosto indietro e franchigie come Canucks, Kings, Oilers e Knights possono avere improvvisi momenti di crollo.

Ma caro Mike Grier, ti faccio i miei migliori auguri, perché trovo che le scelte fatte porteranno, a breve, ad un totale disastro.

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