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Sidney Crosby, Evgeni Malkin, Kris Letang, Marc-André Fleury.
Patrick Kane, Jonathan Toews, Duncan Keith, Corey Crawford.
Alexander Ovechkin, Nicklas Backstrom, John Carlson, Braden Holtby.

Potrei continuare snocciolando le stelle dei Boston Bruins e dei Los Angeles Kings.

Queste sono franchigie che per anni hanno dominato il palcoscenico, lasciando poco ossigeno a tutte le altre. Ad est, era la norma parlare di Sid contro Ovi quando ci si avvicinava alla postseason, perché sembrava quasi che i giochi li facessero loro. Magari inserivi Bergeron e compagni, ma finiva lì.

Ad ovest, Hawks e Kings la facevano da padrone, se non per qualche tentativo degli Sharks di Thornton e Pavelski, ormai lontano ricordo.
Poi, però, nasce una nuova dinastia: i Tampa Bay Lightning. Un elenco di killer, di fenomeni veri: dal capitano Steven Stamkos, che già diede filo da torcere ai grandi nomi fatti prima, fino alla stella russa Kucherov, passando per il connazionale goalie Vasilevskiy.

Aggiungi lo spaventoso gigante svedese Victor Hedman ed il brillante Brayden Point e hai una schiera di campioni costellati dal giusto amalgama per vincere tutto.
Così hanno fatto.

Nathan MacKinnon out three weeks with lower-body injury | Yardbarker

Intanto, in quell’ovest, qualcosa inizia a scalfirsi: Duncan Keith rallenta, Corey Crawford si ritira, Jonathan Toews scompare dai radar e Patrick Kane non riesce a tirare la baracca da solo.

Los Angeles, allo stesso modo, fatica: Kopitar e Doughty continuano ad essere il solito tandem, ma Quick inizia ad essere criticato e Dustin Brown non è più quello di una volta. Tampa diventa il mostro da battere, ma non è l’unica franchigia a muoversi.

Come il loro nome già racconta, la valanga nei pressi di Denver, Colorado inizia davvero a scardinare l’ambiente tutto intorno: Nathan McKinnon si libera dell’ombra di Duchene ed esplode definitivamente, Mikko Rantanen evolve, Gabriel Landeskog si dimostra vero capitano. A fare la differenza è però l’avvento di Cale Makar, quarta scelta nel 2017 e, ad oggi, forse il più prolifico defenseman in circolazione a non chiamarsi Roman Josi.

The Wild Can't Afford to Let Kirill Kaprizov Go - The Hockey News

È invece una gemma da late round, uno di quelli che devi definire un “value pick”, a cambiare la musica nelle foreste del Minnesota: Kirill Kaprizov è un forward che, quando l’ho visto la prima volta, mi ha dato una “Patrick Kane vibe”.

Mi sono innamorato del disco proprio grazie alla magia del signor Showtime, e Kaprizov me lo ricorda, perché porta la stessa elettricità sul ghiaccio. Trasformati, gli Wild stanno vivendo il loro miglior periodo storico, e sono il tipico dark horse in questa corsa alla Coppa.

A fare un grande ritorno, dopo una pausa più o meno giustificata, sono i Calgary Flames: le due stagioni precedenti, costellate dallo spettro COVID, probabilmente hanno rallentato gli animi dei giocatori in maglia rossa, ma la C fiammeggiante sta tornando in auge. Gaudreau, dopo le critiche, sfodera una stagione da Hart Trophy, e Matthew Tkachuk, sinceramente, è stato determinante tanto quanto lui.

Hurricanes: Sebastian Aho is the most Underrated Player in the LeagueSpostandoci ad est, dopo un brillante flash d’estasi che porta ad Ovi la sua prima, e per ora unica, Stanley Cup, la ruggine si fa strada sui pattini sia dei rosso-bianchi-blu della capitale, sia dei nero-oro della Steel City. Lungi da me dire che l’avventura sia finita, ma l’anagrafe parla chiaro: il sangue giovane incalza, la divisa pesa di più ed il tempo stringe.

E diciamocelo, dopo i sette game delle Finals contro i Blues, anche Boston ha mostrato qualche ruga, soprattutto sulla fronte di Patrice Bergeron e attraverso il ritiro del più controverso goalie di sempre, Tuukka Rask.

A prendersi quel pane che forse, piano piano, i vecchi leoni faticano a masticare sono tre franchigie: la prima ha avuto una progressiva crescita, portata ad essere esponenziale dall’avvento di un grande ex, Rod Brind’Amour.

Gli uragani della Carolina hanno letteralmente travolto la Eastern Conference, guidati da un Sebastian Aho tornato nella posizione dove avrebbe sempre dovuto giocare. Aggiungi Turbo-Teuvo, l’esperienza di Jordan Staal, la gioventù di Svechnikov ed alcuni tra i migliori two-way D della lega, vedi Slavin, Pesce e Skjei, e ottieni un gruppo pericoloso ed in costante miglioramento.

Florida Panthers 2020-21 Report Card: Jonathan Huberdeau – Hockey 1 on 1A loro si aggiunto un paio di squadre che il passo in avanti lo hanno fatto grazie alla free agency, abbinata ad un nucleo già solido e ad alto potenziale: Florida si accaparra un goalie di prim’ordine, dopo il ritiro di Luongo, e colleziona colpi sottovalutati, come Verhaeghe, Duclair (che io davo per finito e mai esploso) e Sam Bennett. Aggiungi questo a nomi come Barkov, Huberdeau ed Ekblad, e ottieni una ricetta vincente.Seguono a ruota i Rangers, che in Artemi Panarin trovano la gemma da incastonare in una corona già piuttosto fornita, con Mika Zibanejad ed il sottovalutato Chris Kreider davanti, ed uno dei pochi D paragonabili a quel Makar citato prima, ovvero Adam Fox, accompagnato dall’ex Jets Trouba.

Ma se abbiamo parlato di esplosioni confermate ed avvenute, dobbiamo anche parlare di chi si deve confermare: Toronto ha tutto il necessario, ma fino ad ora non ha capitalizzato. Un Matthews da record ed un Marner sfavillante sono ormai abitudine, ma per essere ricordati bisogna vincere. Simile il discorso per l’eterno rivale Connor McDavid ed il mostro a due teste che compone con il tedesco Draisaitl: va bene collezionare stagioni da 100 punti una dopo l’altra, ma attenzione, i conti si fanno sempre in post-season.

E che dire dei vecchi leoni? Ovi e Crosby sono ancora lì, nonostante tutto, e gli upset sono dietro l’angolo, soprattutto se hai l’esperienza dalla tua. Boston non si arrende, e ha sangue giovane in Pastrnak, McAvoy e Swayman.

Dall’altra parte, i Kings si sono rialzati dopo qualche anno buio, con una squadra che forse non entusiasma, ma che funziona, con un Kopitar in spolvero. Blues, Stars e Predators, altalenanti dopo le loro rispettive finali, hanno comunque il loro da dire, e sono squadre pericolose perché tutte e tre esperte, fisiche e affamate.

A deludere, purtroppo, è il collasso di Montreal e l’incapacità di fare il salto di qualità per gli Islanders, fermi ad un Matthew Barzal troppo sovraccaricato di responsabilità offensive. Dall’altra parte, Vegas e Vancouver hanno fallito la caccia agli Stars con poche partite rimaste, ma entrambe, ad inizio anno, sembrava potessero fare molto di più.

Winnipeg ristagna nel suo solito limbo, e penso che un terremoto per rinfrescare le cose sia necessario, mentre Chicago e San Jose, al contrario di Los Angeles, non riescono a farsi avanti di nuovo.

La Regular Season ormai è pronta a chiudersi. Il torneo, quello vero, è alle porte: quando guardi uno scontro in post-season, dove in fondo c’è la Stanley Cup, ti rendi conto di vedere un altro sport, la massima espressione dell’hockey.

Dal 02/05/22 si inizia a fare sul serio.

Stanley Cup has incredible history

Post By Mattia Valassi (102 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo. Recentemente folgorato dai Blue Genes di Toronto, e dal diamante in generale.

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2 thoughts on “NHL Playoffs 2022: una nuova era

  1. Dopo il primo turno di playoff, due cose mi turbano. In negativo: l’ 1-5 dei miei Bruins, che dopo quasi due quarti di solida resistenza difensiva in quel di Raleigh si sono sciolti come neve al sole, con un Marchand molle (io credo sia infortunato, se non me lo spiego così abulico…), un Bergeron impalpabile, na difesa che ha compiuto errori madornali in fase di liberazione della blue line e un power play miserabile (quest’ultimo un vero problema da inizio stagione). O ci sarà una veemente reazione stanotte, oppure temo che la serie sia già molto mal incamminata per Boston, con Aho e compagni che hanno dato prova di grandissima compattezza e freschezza. In positivo: il 5-0 che a Toronto hanno rifilato ai campioni di Tampa. Auston Matthews e compagni hanno davvero furoreggiato, però ho visto anche errori marchiani di gente come Vasilevsky e Hedman. Questi ultimi due non credo proprio che ripeteranno questi scivoloni e allora tutto sarà da vedere. Certo se i Maple Leafs vanno 2-0, le cose diventano davvero imprevedibili! Penguins Rangers sarà invece una serie equilibratissima!

  2. Aggiornamento: i miei Bruins si sono portati sul 2-2 con una veemente, quanto necessaria, reazione di orgoglio. Nelle due partite casalinghe, i big si sono svegliati e, soprattutto Marchand nell’ultima partita, hanno fatto faville. Boston dipende sempre assolutamente dai tre big, non c’è niente da fare e in porta deve confermare Swayman senza esitazioni. Senza Lindholm e McAvoy in difesa (i nostri due migliori difensori), la squadra ha veramente tirato fuori la grinta e adesso tutto può succedere. Carolina ha perso sicuramente certezze, vedremo. 2-2 anche tra Tampa e Toronto: i campioni non mollano e stanotte hanno riempito di mazzate Matthews e compagni. Senza errori marchiani i Lightning restano una squadra formidabile. Anche qui ogni pronostico è impossibile, ma adesso i campioni sono favoriti per me.

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