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Sono passati già i primi tre game di questa fantastica serie, che giovedì notte si è decisamente riaperta: se i Lightning, campioni uscenti e foderati di talento, avevano messo una seria ipoteca sulla vittoria finale grazie ad un 2 a 0 secco, tra l’altro on the road, la performance e la vittoria in overtime dei Panthers di Barkov e Coach Q, avvenuta appunto nel terzo game della serie, oltre a riportare il risultato sull’1 a 2 permette, francamente, di ipotizzare più battaglia di quanta se ne fosse pronosticata inizialmente.

LA STAGIONE

Tampa arrivava ad inizio stagione con il solito swag di chi, diciamocelo, ha tutto e di più. Poi la prima tega: Nikita Kucherov fuori per l’intera regular, causa infortunio. Brutto colpo, ma con impatto minore relativamente alla concorrenza, se si fosse trovata in simile situazione. Tampa è talmente profonda a livello di roster, che alla fine di Nikita ne può fare a meno. E lo dimostra battagliando per il top della Central Division fino alla fine.

Il punto è che questa volta di concorrenza se ne presenta eccome: a vincere la division saranno i giovani ed esuberanti Hurricanes, ma a scalzare Tampa dalla seconda posizione sono i Panthers che, dopo anni di costruzione intorno a Barkov ed Ekblad, hanno trovato una quadra molto attesa, dopo un anno di Coach Q e Sergei Bobrovsky non troppo entusiasmante.

Se infatti molti avevano criticato la stagione di debutto dello storico coach dei Blackhawks al timone dei Panthers, altrettanti non si trattengono nel dire che questa stagione ha dimostrato un decisivo salto di qualità, dimostrato dal livello di gioco e dai risultati espressi in regular.

Va detto però che Florida risulta essere molto, forse troppo, dipendente da alcuni dei suoi giocatori, mentre Tampa, come sempre, appare veramente distribuita a livello di potere ed efficacia. Un limite non trascurabile, soprattutto quando ti scontri in una serie di post-season.

IL CONFRONTO

Alexander Barkov & Jonathan Huberdeau vs. Brayden Point & Steven Stamkos

Uno scontro da riportare per forza di cose: Barkov è, dal mio punto di vista, il giocatore più “indispensabile” della lega. È stato allo stesso tempo terribile e fantastico vedere come Florida, senza il suo figlio d’arte ed ex first overall pick, diventasse una creatura molto più docile di una pantera, ritrovando invece il ruggito grazie al solo innesto di Sasha. Barkov è il fulcro assoluto del gioco dei Panthers, e rende tutto più facile quando c’è e tutto più difficile quando manca.

Jonathan Huberdeau, del resto, è il giocatore che alleggerisce il peso a questo centro mirabolante: un power forward con tocco strabiliante, Huberdeau è un playmaker sopraffino che genera moltissimo dal punto di vista offensivo, e che permette dunque al collega di concentrarsi sull’aspetto difensivo del gioco quando necessario.

Contro di loro, una coppia altrettanto brillante: Brayden Point si è preso Tampa stagione dopo stagione, ed attualmente è difficile capire se identificare lui o Kucherov come la stella principale dei ragazzi di Jon Cooper. Una dinamo, una saetta, proprio come riporta il nome della sua franchigia, Point è sinceramente l’unico centro, insieme a Mathew Barzal, che da l’impressione di poter passare ovunque con il disco in possesso.

Lui e Kucherov hanno talmente monopolizzato la creazione di occasioni, che un giocatore fenomenale come Stamkos ha deciso di spostarsi sull’ala, per poter favorire delle tante chance create dai compagni e diventare definitivamente un goal-scorer puro (non che prima di goal non ne segnasse, ovviamente).

La chimica e la produzione di queste due coppie hanno già condizionato, e condizioneranno ulteriormente, la serie: sarà uno scontro da tenere d’occhio costantemente.

Sergei Bobvrosky vs Andrei Vasilevskiy

L’apripista contro il prodotto finale. Ecco cos’è questo confronto. Bob è stato, a Columbus, il goalie migliore della lega, cosa evidenziata da due Vezina Trophy. Ha aperto ad un’incredibile successione di talenti russi nel ruolo di Goalie, che ora occupano innumerevoli posizioni di starter nella lega. Anche nel recente draft, il fenomeno assoluto Askarov, preso dai Preds, è nato e cresciuto in Russia.

Ma senza dubbio, il più talentuoso prodotto della scuola “aperta” da Bob è stato Vasilevskiy, che ormai da anni è considerato il migliore, punto. Garanzia tra i pali, un colosso che si muove come una fata, un gigante che tira fuori mosse acrobatiche dal nulla per salvarti una partita. Andrei è una perla, un talento tanto pesante da aver, diciamocela tutta, fatto dimenticare a molti che Sergei continua a giocare tuttora.

Insomma, è un confronto di rivalsa: è il giovane fenomeno che ti ruba il posto, quello che è sulla bocca di tutti, che tutti chiamano il migliore. Quello che trattano come prima trattavano te. E allora, quale occasione migliore di questa per assaggiare un boccone di vendetta, di trovare un po’ di sana soddisfazione agonistica? Credo che questo motivi molto Bob, come si è visto anche in Game 3 una volta subentrato al collega Driedger, che ne aveva incassati ben 5 (non che abbia potuto farci molto, eh).

È un confronto acceso perché ha una narrativa. Perché i due si conoscono, e sanno cosa dice la gente, cosa dicono i tifosi. Vedremo se Vasi consegnerà l’ennesima beffa in casa Bobvrovsky, o se l’apripista, per una volta, il discorso arriverà invece a chiuderlo.

Keith Yandle & MacKenzie Weegar vs Ryan McDonagh & Mikhail Sergachev

L’importanza di un corpo defensemen ben fornito, nella moderna NHL, ma sinceramente anche in quella un po’ più agée, è tanta. Tampa aveva fatto di questo una priorità, e con il trade per David Savard si è migliorata ulteriormente. Florida però ha raggiunto un livello invidiabile quest’anno, soprattutto grazie all’evoluzione di un giocatore in particolare, che trovo sia sempre stato sottovalutato: MacKenzie Weegar. Candidato per il ruolo di breakout D dell’anno, Weegar ha raggiunto la sua prime ed è esploso, facendosi vedere sia offensivamente che difensivamente come un elemento prezioso.

Ha finalmente aggiunto la terza dimensione ad un comparto che, sinceramente, figurava spesso e volentieri solo due colonne, che per quanto forti non erano abbastanza. Una di quelle colonne purtroppo ha dovuto arrendersi ad un brutto infortunio, l’altra è l’Iron Man per eccellenza della NHL di oggi, Keith Yandle.

Un late bloomer, come si dice in gergo, granitico dal punto di vista fisico, intelligente da quello difensivo e dirompente da quello offensivo, Yandle è stato per anni la spalla perfetta per Ekblad, che ripetiamo è indisponibile fino alla prossima stagione, ed ora ha ancora più responsabilità nello spalleggiare Weegar.

Coach Q ha deciso di metterlo in panca, come healthy scratch, in Game 3, forse per una stanchezza eccessiva, ma Yandle tornerà, e dovrà brillare, per dare speranza, ad una Florida ancora sotto nel punteggio. di battere i colossi in bianco-e-blu.

Ma se Florida ha raggiunto una maturità recente dietro la blue-line, Tampa invece ha in servizio dei defensemen che, in quasi qualsiasi altra franchigia, sarebbero la stella numero uno del reparto: McDonagh, ex capitano e stella dei Rangers, e Sergachev, ancora giovane ma sempre più potente D arrivato nello sbilanciato, a questo punto, trade per Jonathan Drouin.

Ryan è un veterano ancora capace di tirare fuori prestazioni di élite con continuità, è un giocatore che fa sempre la cosa giusta al momento giusto. È quello che Yandle è per i Panthers, ma con molta esperienza da post-season in più.

Sergachev invece impara da Hedman, lo ricorda sempre più, ed ha raggiunto una condizione top ben prima, anagraficamente, di Weegar: ormai sono 4 anni che gioca da Top D, e ripeto, fosse da un’altra parte a giocare, ne parleremmo come parliamo di Makar, Hughes, Heiskanen e così via.

L’apporto al gioco di questi quattro sarà determinante, soprattutto a livello difensivo e in caso di superiorità, o inferiorità, numerica.

Un “dettaglio” importante: Victor Hedman e Nikita Kucherov

Ecco, qui non faccio un confronto, ma dico le cose come stanno: se ci fosse stato Ekblad, avremmo potuto metterlo in parallelo allo svedese, e ci saremmo goduti uno scontro tra titani, con due dei migliori D in tutta la lega. Purtroppo, e lo dico con enfasi, Aaron si è arreso ad un infortunio impossibile da recuperare in tempi brevi. Ma questo vuol dire superiorità, in termini di risorse, sulla blue-line Lightning.

E se non fosse stato abbastanza, è pure tornato Kucherov, e non ha perso tempo. o tocco: basta vedere cosa diventa la power play di Tampa, già extraterrestre, con Nikita al suo interno. Una melodia su ghiaccio, con il disco che si muove da una parte all’altra del campo come avesse vita propria.

Ecco, con queste due armi in più, per Florida è davvero difficile spuntarla. Ma vista la partita di giovedì, mai dire mai.

LA CONCLUSIONE

Sicuramente Tampa era arrivata favorita, e continua ad esserlo: sono un po’ la versione hockeistica di quei Golden State Warriors da “chi più ne ha, più ne metta”, con talento che sbuca fuori da tutti i pori, e capacità di essere titanici anche senza pezzi fondamentali, vedi situazione Kucherov in regular. Sono un’orchestra collaudata, con musicisti fenomenali. Difficile fare meglio di loro, difficilissimo batterli.

Ma Florida ha fame: finalmente appare predatrice, come quel simbolo che portano sul loro stendardo. Barkov è definitivamente arrivato ad essere uno dei migliori centri della lega, e anche tutto il resto sta raggiungendo la destinazione. Peccato, veramente, non vedere Ekblad.

Ma nell’hockey, il sacrificio, la determinazione, la fame contano forse più che in tutte le altre discipline. E diventano essenziali quando si parla di Stanley Cup Playoffs.

E allora speriamo di vedere queste pantere ruggire fino alla fine, e combattere contro un fenomeno naturale vero e proprio come i ragazzi di Cooper, che cercano la doppietta: se Game 3 ci ha dato qualche indizio, questa serie, che finisca in cinque, sei o sette partite, ha ancora tantissimo da darci. Fateci divertire.

Post By Mattia Valassi (77 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo. Recentemente folgorato dai Blue Genes di Toronto, e dal diamante in generale.

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