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Calder Trophy: Kirill Kaprizov

Non troppe sorprese qui, tranne che per un dettaglio in bianco-e-verde non proprio trascurabile: Jason Robertson. A causa del delay dell’inizio della stagione dei Dallas Stars, i vice-campioni NHL, dato lo scoppio di un focolaio COVID all’interno della squadra agli inizi di gennaio, abbiamo potuto scoprire Robertson solo dopo qualche tempo.

Il giovane Jason sta davvero portando avanti una stagione da rookie sensazionale, e spesso effettivamente si dimostra il miglior forward che i Dallas Stars possano offrire, pur con concorrenza da parte di super-veterani come Pavelski e Benn e altre giovani stelle come Gurianov e Hintz.

Robertson registra 0.91 punti per partita, ha un plus/minus abbondantemente positivo ed è il secondo a livello di produzione tra gli Stars dietro solo a Pavelski, giocando però tre minuti meno di media e producendo molto di più ad even-strength. Oltretutto, J-Rob ha 40 punti contro i 41 di Kaprizov, ma con più partite ancora da giocare. Ed è anche più giovane e con molta meno esperienza.

Leggendo tutto questo quindi, l’assegnazione del Calder al Russo è tutto meno che scontata. Eppure, continuo a scegliere lui come vincitore per un semplice motivo: Dallas, prima di Robertson, era arrivata fino alle Stanley Cup Finals.

Non dico che Jason non stia dando un contributo essenziale: ha praticamente sostituito l’assenza di Tyler Seguin, purtroppo messo fuori gioco da un grave infortunio fin dall’inizio della Regular, ma dire che Dallas non fosse una franchigia solida prima del suo arrivo sarebbe falso.

Al contrario, Kaprizov ha trasformato Minnesota: gli Wild sono notoriamente una delle “laughing stock” della lega, una squadra che spesso viene criticata e presa in giro per le innumerevoli delusioni. Non hanno mai goduto di una qualsiasi gloria, e la qualificazione alla post-season viene sempre festeggiata come se fosse l’ultima.

Il forward ex-KHL ha cambiato le cose: ora gli Wild sono percepiti come una minaccia, e fino a che Kirill non è arrivato a St. Paul, questo non era vero, anche se diversi elementi molto validi erano già presenti.

Quando lo vedi giocare, capisci che è di un altro livello e che eleva da solo l’intero gruppo che lo circonda. Robertson impressiona perché sembra a suo agio già al primo anno e produce molto e bene con compagni con cui ha giocato per la prima volta in questa shortened season, ma Kaprizov impressiona perché subito dici: questo qui il gioco lo trasforma. Quando entra, tutti se ne accorgono perché è ovunque, offensivamente e difensivamente.

È un’opinione forse non condivisibile, ma trovo che Robertson sia un ottimo giovane talento che avrà la possibilità di essere un playmaker affidabile a lungo termine per gli Stars, un forward costantemente in top six. Kaprizov è un futuro MVP della lega. C’è differenza in questo, e per questo io sono convinto che il Calder finirà proprio nelle sue mani.

Hart Trophy: Connor McDavid

Il punto è: se un giocatore ha 84 punti e guida la lega in produzione, ed il secondo classificato è un compagno di squadra quasi 20 lunghezze dietro, puoi veramente decidere di dare il titolo di MVP a qualcun altro?

Io sono uno di quelli che crede che il titolo di MVP vada dato ad un giocatore che si differenzia nella sua squadra singolarmente, senza la necessità di avere “aiuto” dai compagni per elevare il gruppo.

Ed è ovvio che Leon Draisaitl il suo contributo lo da eccome. Ma McDavid è fuori da ogni parametro: anche con uno come il tedesco in squadra, lui si differenzia e si isola lo stesso come singolarità assoluta, come quello che “arriva una volta ogni cent’anni”.

Sì, perché questa stagione il predestinato ha anche iniziato a difendere. Era già il migliore al mondo senza sbattersi troppo quando gli Oilers non avevano possesso del disco, figuriamoci ora.

Jordan ha avuto LeBron. A Brady l’erede ancora non l’hanno trovato. Ma Gretzky e Lemieux invece ce l’hanno, ed è McDavid.
Il grande 99 stesso lo ha sempre detto: gli Oilers si sono assicurati delle coppe, sottolineo il plurale, draftando Connor nel 2015. E come dargli torto a Wayne quando Connor posta il terzo average per punti a partita di sempre con 1.78 dietro solo ai due giganti, The Great One e Super Mario?

Adoro Patrick Kane. Adoro Auston Matthews. L’esplosione di MacKinnon nell’ultimo periodo di regular ha fatto paura. E Sid the Kid, a 33 anni, ha fatto vedere cose straordinarie quest’anno.

Ma Connor è il sole e gli altri pianeti che gli girano attorno. Un po’ fa male a dirlo, ma è vero.
Connor McDavid è il Most Valuable Player della NHL.

Vezina Trophy: Andrei Vasilevskiy

Lo dico tenendo a mente il discorso fatto per Connor McDavid.
Proprio come l’ex scelta numero 1, Vasilevskiy si differenzia da tutta la concorrenza in termini di talento: è veramente un goalie straordinario, che credo un domani sarà accostato a nomi come quelli di Hasek, Roy e Brodeur. Il russo è il blend perfetto di fisicità, visione, riflessi e costanza. Non sbaglia mai. Solo Hellebuyck ha ricevuto più tiri di lui quest’anno, eppure Vasi quasi lo raggiunge nel numero di save effettuate. Una GAA di soli 2.15, leader vittorie, 1 shutout dietro agli avversari per il titolo di Goalie migliore della lega.

Le statistiche dicono che dovrebbe vincere lui, e poi basta vederlo giocare.
La difesa dei Lightning è stata inaspettatamente meno efficace di quelle di Vegas, Avs e Islanders, dove i tre principali concorrenti al Vezina insieme ad Andrei giocano. Ma questo non ha impedito al colosso di racimolare più vittorie dei colleghi.

Credo che l’unico che possa veramente sfidarlo questa volta sia Philipp Grubauer, causa anche forfeit totale del suo backup Pavel Francouz. Il tedesco ex Capitals ha avuto la migliore stagione della carriera, e forse presi dall’entusiasmo e considerato lo strapotere di roster di Tampa, i voters penderanno verso di lui.

Ma se la decisione fosse mia, Vasilevskiy vincerebbe il suo secondo Vezina in tre anni.

Norris Trophy: Victor Hedman

Non è facile che due premi vadano alla stessa franchigia. Per questo so già che alla fine, una delle due previsioni fatte per Vezina e Norris falliranno. Ma proprio non posso evitare di dare il Norris, a livello personale, ad Hedman. Primo, perché è stato nominato finalista per il premio senza vincerlo per ben 5 volte di fila. Secondo, perché al momento non c’è un blue-liner migliore di lui nella lega. E non ci sono obiezioni o argomentazioni che tengano.

Non è solo un giocatore estremamente clutch e brillante offensivamente, leader di una power play letale da 25% su ghiaccio e goal-scorer rinomato da più o meno tutte le zone del campo. È anche una torre di un metro e novanta e passa che pattina come una fata e che chiude i suoi check con la forza di un toro. Sempre nella posizione giusta, comanda la partita quando è in campo, e rimane in campo per più di 25 minuti a partita, dimostrando una stamina più che notevole ed imponendosi come uno degli “workhorse” della lega più stellari, se non il più stellare in assoluto.

Adam Fox è un prodigio: nonostante una minore taglia, fa il suo difensivamente ed offensivamente è uno dei giocatori meglio pensanti e più furbi che abbia visto negli ultimi anni. Josi rimane il miglior pattinatore nel ruolo di defensemen ed è uno, se non il, motivo principale della rinascita all’ultimo dei Nashville Predators. Ma Hedman è da paura, e se non vince lui quest’anno troverei il voto finale una vera e propria ingiustizia.

Selke Trophy: Alexander Barkov

C’è effettivamente un giocatore di cui si è parlato troppo poco, forse: Sasha Barkov dei Florida Panthers. Sinceramente, andrebbe considerato anche lui per l’Hart Trophy, se non fosse per Connor McAlieno.

Barkov è il tipico giocatore che riempie le “statistiche sporche” del ghiaccio: faceoff percentage, turnover generati, goal attesi per 60 minuti. Barkov sta mettendo insieme una stagione difensiva da pazzi, e una stagione offensiva altrettanto buona.

Purtroppo, i contributi difensivi non vengono mai pesati troppo per l’Hart Trophy. McDavid, per ora, non è stato un fenomeno difensivo. Non lo è stato Patrick Kane o Nikita Kucherov, tra gli altri, se vogliamo fare degli esempi.

Ma Barkov quest’anno un riconoscimento se lo merita, soprattutto quando guida la lega in goals above replacement e conclude praticamente con un average di punti per partita di 1.21, in una delle regular più strane di sempre.

E tra gli eterni candidati Bergeron e O’Reilly ed il sempre sottovalutato Mark Stone, trovo che Sasha sia il più meritevole del Selke questa stagione.

Post By Mattia Valassi (73 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo. Recentemente folgorato dai Blue Genes di Toronto, e dal diamante in generale.

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