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L’annata NHL 2017-18 rappresenta una delle rookie class più ricche e d’impatto della recente memoria: in questa regular infatti debuttavano contemporaneamente Barzal, che vincerà il Calder come Rookie of the Year, ma anche Boeser a Vancouver, Connor ai Jets, McAvoy ai Bruins e chi più ne ha più ne metta.

A classificarsi decimo, e sottolineo decimo per capire il peso specifico di quell’anno in termini di rookie, è Alex DeBrincat, dinamo di dimensioni ridotte e tecnica sopraffina dei Blackhawks.

The Cat, come viene presto soprannominato dalla fanbase della Windy City, giocherà 82 partite piene, con 52 punti e 28 goal.
Ed è proprio quel numero, 28, che tanto piace a fan e compagni di squadra: DeBrincat sa trovare la porta, ha una release strabiliante e un senso della posizione molto sviluppato.

In una Chicago che ha disperato bisogno di nuovi forward dopo aver detto addio in pochi anni, tra gli altri, a Patrick Sharp, Marian Hossa, Artemi Panarin ed Andrew Shaw, DeBrincat è una ventata d’aria fresca che può rappresentare alternativa a quella coppia sempreverde che sono Kane e Toews.

E l’anno dopo, Alex esplode in tutto il suo talento: la chimica ritrovata con l’ex compagno nelle juniors Dylan Strome, arrivato da un trade con i Coyotes, porta i punti a 76 e i goal addirittura a 41.

In NHL, il 30 in termini di goal indica un buon goalscorer. Se raggiungi quella cifra, sei un giocatore che ogni squadra vorrebbe avere. Quando arrivi a superare i 40, significa appartenere all’élite dei goleador su ghiaccio. Farlo al secondo anno di carriera professionistica fa alzare le antenne alla tua squadra in primis, e poi a tutte le altre.

DeBrincat conclude sesto a parimerito con diversi mostri sacri, ed altri sorprendenti giovani come un certo Brayden Point, per numero di goal in stagione.

A questo punto, è facile aspettarsi perlomeno la replica. E invece no: cambiano molte cose a Chicago, innanzitutto l’allenatore. Il cambio tra Joel Quenneville e Jeremy Colliton sembra non giovare a DeBrincat, che regredisce l’anno successivo.

Meno punti e molti meno goal della sua stagione da rookie: solo 18. Un plus/minus orripilante di -10. L’esperimento di giocare in first line con Toews non paga, ed Alex inizia a rimbalzare tra le linee, non trovando mai il giusto collocamento.

Ma Colliton è sicuro: DeBrincat è giocatore fondamentale nei suoi piani ed in quelli della società. Troverà il modo per migliorare.
E quest’anno, arriva quel miglioramento. In primis, un po’ per necessità e un po’ perché funziona, The Cat si ritrova a giocare insieme ad un certo #88, che pochi giorni fa ha raggiunto le 1000 partite in NHL.

Il tandem macina bene, e ci si chiede perché sia stato “fissato” solo ora quando anche in passato ne avevamo viste delle belle: il tocco su passaggio di Kane abbinato alla release ed agli istinti di DeBrincat porta ad una conclusione sola, ovvero il disco in rete.

In secundis, e mi scuso per i troppi latinismi, Alex è migliorato soprattutto su un altro aspetto, che era il tallone d’Achille di un talento incompleto.

Sia Kane che Coach Collitton faranno capire bene in cosa consista questo miglioramento: ci dicono che Alex ha studiato e ristudiato un certo Pavel Datsyuk per capire come doveva giocare. In particolare, come il forward leggendario dei Red Wings si muovesse senza possesso del disco. Forecheck, backcheck, usare correttamente lo stick ed il corpo, così come la velocità, quando il puck è dell’avversario.

Alex è diventato un giocatore completo, che è fondamentale avere in campo sia quando il disco lo hanno i Blackhawks, sia quando non lo hanno. Di plus/minus negativo non ne vedremo più, almeno non molto spesso. DeBrincat è ovunque: stick lifts tornando in zona difensiva, board battles, check finite, nonostante la piccola taglia, egregiamente. Aiuto nel liberare la zona di casa quando sotto pressione.

E tutto questo gioco su “palla inattiva”, per scomodare il classico parallelo calcistico, si combina a quell’istinto, quella fame da cannoniere che ha sempre avuto e mai perso.

In 29 partite i goal sono 16 ed i punti 32. L’anno scorso, in più del doppio delle partite, di goal ne aveva fatti solo 2 in più rispetto al numero attuale. +6 al tabellino del plus/minus.

Ma osserviamo proprio statistiche come blocchi, hit e takeaway:
Nella sua peggiore stagione, quella dell’anno passato, in 70 game registra 19 blocchi, 58 hit e 41 takeaway.
Nella sua migliore stagione, nel 2018-19, abbiamo 26 blocchi, 35 hit e 51 takeaway, ma i game sono 82. Normalizzandole a 70, abbiamo 22 blocchi, 30 hit e 43 takeaway. Numeri che non si scostano poi troppo.

Proviamo ora a vedere, al ritmo attuale di Alex, come maturerebbero questi numeri nella stagione corrente: 13 blocchi in 29 partite passano a 31 in 70 partite. 31 hit vanno a 75. 24 takeaway arrivano a 58.

I numeri parlano chiarissimo: anche a livello statistico, si dimostra che DeBrincat è diventato un giocatore efficace in molti più aspetti del gioco dell’hockey.

Ora, ovviamente il ritmo non è obbligato a mantenersi su questi livelli. Potrebbe peggiorare. Potrebbe migliorare. In ogni caso, c’è una cosa che sicuramente è vera, innegabile e sacrosanta: i tifosi Blackhawks hanno ritrovato la loro dinamo sulla fascia. E Alex DeBrincat ha ritrovato, e migliorato, sé stesso.

Post By Mattia Valassi (87 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo. Recentemente folgorato dai Blue Genes di Toronto, e dal diamante in generale.

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