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L’Italia, come sappiamo tutti, è la patria del calcio. E basta poco nel nostro sport per ricordare le tante faide tra stelle e allenatori: ultimamente Spalletti ne ha fatte di cotte e di crude, lanciandosi contro Totti alla Roma e Icardi all’Inter.

Ma come scordarsi della furiosa lite tra Allegri e Bonucci alla Juventus, piuttosto che della recente scazzottata tra Gasperini ed il Papu Gomez in quel di Bergamo.

Ma anche sul ghiaccio, e dall’altra parte dell’oceano, le faide tra allenatori e giocatori non sono poi così rare. E neanche a farlo apposta, hanno spesso protagonisti annunciati, e franchigie in qualche modo destinate ad essere ripudiate.

John Tortorella e Pierre-Luc Dubois stanno vivendo una situazione da divorziati in casa, una situazione che destabilizza i Blue Jackets e, a livello personale perlomeno, fa provare un po’ di pena per la franchigia di Columbus, che negli ultimi anni sembrava davvero destinata a voltare pagina, e diventare rilevante.

L’anno scorso Columbus affronta la sua prima stagione senza l’immenso Panarin, passato alla New York glamour e cosmopolita, in casacca Rangers. Perde anche una stella tra i pali, Sergei Bobrovsky, Bob, colui che in qualche modo ha aperto la “rivoluzione russa” che ha interessato i goalie negli ultimi anni in NHL.

Uno shock nel roster da non sottovalutare, che ha portato alla necessità di trovare nuovi giocatori pronti a raccogliere il testimone: se in difesa la coppia magica Jones-Werenski fa sempre il suo, in attacco serve un nuovo giocatore centrale per il progetto, a sostituire “The Bread Man”, ora in servizio al Madison Square Garden.

Ecco Pierre-Luc Dubois: centro imponente, power forward con tocco e qualità, così come con buoni istinti difensivi, fu il third pick del magico draft 2016, che regalò il predestinato Matthews ed il dirompente Laine a Leafs e Jets. Forse un po’ sottovalutato per essere, alla fine, solo il premio di considerazione, Dubois comunque fa il suo, esprimendo giocate di talento e dimostrando grande, grandissimo potenziale.

Certo il suo livello di produzione cala dopo che Panarin, suo compagno di linea per due anni, se ne va. E come non potrebbe calare, quando hai di fianco un’ala che l’anno scorso ha sfiorato l’Hart Trophy?

Dubois fa bene l’anno scorso, anche senza la sua luce guida, e fa vedere di avere le carte per essere “The Man”, almeno per la sua franchigia. Diavolo, ha 22 anni, tutto il tempo del mondo per imporsi, e tutte le caratteristiche del leader e della superstar. Sembra destino: Columbus, anche dopo l’ennesimo addio, anche dopo vedere Panarin e Bob, dopo Nash, andarsene, hanno una chance. E si chiama Pierre-Luc Dubois.

E poi la dichiarazione shock, arrivata nella post-season autunnale, dopo una prova da leader nella postseason contro gli inarrestabili Lightning: Dubois vuole tirarsene fuori. Chiede la trade. E guarda un po’, la sua destinazione preferita sembrano essere proprio quei Rangers dove il suo partner ideale, Artemi, ha deciso di andare l’anno scorso. Tortorella va su tutte le furie.

Anche perché John lo conosciamo bene: è rissoso, sanguigno, passionale. Paragonarlo a Mazzone forse è troppo, ma può essere una controparte dei nostri Gattuso o Conte. Un uomo di carattere. E quando, per l’ennesima volta, il suo miglior giocatore offensivo ha le valigie in mano, non può non spazientirsi.

L’accordo per il rinnovo non arriva: Dubois è pure un RFA. Alla fine firma per 5 milioni, un anno solo, ma è chiaro: non gliene frega del COVID, non gliene frega di Columbus. Vuole un’altra maglia, Rangers o chiunque, ma la “Giacca Blu” lo ha stancato. Partono i litigi, parte un Tortorella schifato in conferenza stampa, e recentemente, due giorni fa, in una partita vinta contro i Red Wings, John e Dubois litigano in diretta, in panchina, e Pierre-Luc non scende più in campo dopo il primo tempo.

E per quanto Tortorella sia un osso duro talvolta, non posso non dargli ragione: Dubois viene accolto e cresciuto a Columbus. Ottiene una posizione di ruolo subito, fiducia, speranza nelle sue capacità. Addirittura gli viene affidata la produzione offensiva, ed il ruolo di “face of the franchise”, dopo l’addio di Panarin.

Ed ecco come ringrazia: lamentandosi di essere “trattato male” dall’allenatore e chiedendo di voler andare via. Ma purtroppo, Columbus perderà un’altra pedina.

Forse ci vorrà del tempo in più causa COVID, forse non sarà immediato, ma Pierre-Luc Dubois vestirà un’altra maglia, attualmente la più papabile è quella dei Montreal Canadiens sempre alla ricerca di stelle franco-canadesi.

E Coach John dovrà trovarsi qualcun altro per riempire il vuoto. Questa volta, si spera, qualcuno con un po’ più di carattere.

Post By Mattia Valassi (87 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo. Recentemente folgorato dai Blue Genes di Toronto, e dal diamante in generale.

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