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Inizio a conoscere il gioco dell’hockey quando sono ragazzino, seguendo le magie di Patrick Kane e dei Blackhawks tre volte campioni. Poi, andando avanti, la passione cresce, spingendomi ad approfondire cosa, ma soprattutto chi, negli anni, ha reso questo sport così pieno di emozioni, così esplosivo e coinvolgente.

Un giocatore, per il suo soprannome in particolare, attira la mia fantasia: Teemu Selanne, the Finnish Flash, il Lampo Finlandese.
Selanne è il giocatore più iconico nella storia della Finlandia: è il Michael Jordan scandinavo, un’icona nazionale amata in ogni città.

Mi interesso a lui anche perché dopo aver visto qualche highlight della sua carriera, capisco di essermi purtroppo perso un talento strabiliante. E vengo anche a scoprire che diventa una bandiera degli Anaheim Ducks perché, per qualche motivo, i Winnipeg Jets non lo vedono come centrale nel loro progetto, scambiandolo appunto alla nuova franchigia della California.

Ora mi direte: ma perché stai tirando fuori il personaggio di Selanne? Cosa c’entra con la lega dei giorni nostri? Il motivo è uno solo: un’altra volta un fenomeno Finlandese sta veramente perdendo la pazienza nei confronti della franchigia di Winnipeg.

Patrik Laine: un cannoniere di un metro e novantasei di altezza e piĂą di 90 chili di peso, che quando lascia partire il disco buca anche i muri. Un giocatore capace di impressionare sin dalla sua stagione di debutto. Un goal-scorer puro.

Ma per qualche motivo, Laine sta diventando una risorsa sempre meno importante a Winnipeg. Paul Maurice infatti lo sposta dalla First Line due stagioni fa, dando spazio all’emergente Kyle Connor e cercando di dividere il talento per avere un one-two punch efficace.

Ma l’assenza di stabilità nella seconda linea dei Jets, soprattutto alla posizione di centro, rende il lavoro di Laine molto più difficile. Il ragazzone lavora sulla sua difesa e sul suo playmaking, diventando un giocatore completo: lo dimostra quest’ultima stagione dove i suoi assist, ma soprattutto il suo plus/minus, aumentano vertiginosamente. Ma questo non basta.

Ed ecco che le voci si fanno insistenti: Laine non trova giusto dover essere l’opzione B. Sente di essere una macchina da goal che dovrebbe rappresentare il perno dell’offensiva dei Jets, ma a quanto pare il suo coach non la vede così. E bisogna anche dire che Winnipeg è reduce da 4 stagioni con qualificazione ai playoff sempre in tasca ed etichetta di contendente al premio finale stampata in fronte.

Ma tutto questo mi sembra così simile: un rookie da record, dalla Finlandia, capace di segnare goal a frotte. Certo Patrik e Teemu sono diversi, fisicamente, tecnicamente e nel modo di giocare, ma fa specie quanto la loro storia potrebbe finire nello stesso modo: con la franchigia della Manitoba che li scansa, rinunciando alle loro virtù ed ai loro talenti.

Ed ecco il dilemma che mi perseguiterebbe se fossi un fan dei Jets: e se non solo questo finisse per essere la similitudine tra le carriere del Lampo Finlandese e del suo apparente erede? E se Patrik Laine, finendo a giocare per un’altra squadra, fosse tanto dirompente dall’imporsi nell’Olimpo della lega? Perché vedendolo giocare, un armadio volante con un bazooka al posto dello stick, le caratteristiche ce le ha tutte.

Gli Hurricanes dei connazionali Aho e Teravainen ci stanno pensando. Pare anche che Lou Lamoriello, Barry Trotz e soprattutto Mathew Barzal ne sarebbero altrettanto contenti.

Impallidisco all’idea di vedere Svechnikov e Laine giocare insieme ad Aho, con il Finlandese che troverebbe in Andrei il suo personale Paul Kariya, ma anche la visione di un Barzal che serpeggia tra gli avversari per poi posizionare il disco sullo stick di uno dei tiratori più spaventosi dell’NHL traumatizza, ed entusiasma, decisamente.

Alla fine, magari, Patrik Laine rimarrà dov’è. Forse, con un ritrovato Paul Stastny, non più al top del suo gioco ma ancora efficace, potrà accontentarsi della seconda linea. Ma un purosangue come lui, io non lo terrei mai come seconda opzione. E lui, bisogna dirlo, scalpita.

Post By Mattia Valassi (19 Posts)

Vittima delle magie di Patrick Kane, mi innamoro dell'hockey su ghiaccio e dei Chicago Blackhawks negli anni d'oro delle tre Stanley Cup. Talmente estasiato dal disco da non poter fare a meno di scriverci a riguardo.

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2 thoughts on “Winnipeg e la rivolta dei Finlandesi

  1. La prima linea deve essere in grado di giocare contro qualunque linea avversaria, Laine difende poco e non benissimo e vista la difesa dei Jets della scorsa stagione e l’assenza di Little come 2C o 3C Paul Maurice lo ha bocciato e anche giustamente a mio parere creando comunque un altro tipo di opportunitĂ  al finlandese ovvero la possibilitĂ  di trovarsi spesso e volentieri svincolato dal giocare contro top matchups avversari. Ma non l’ha sfruttata.
    Che abbia dimostrato che è migliorato come playmaker (vedi gli assist) è chiaro, ma non è quello per cui lo pagano principalmente…dovrebbe essere lui il vero rifinitore e la scorsa stagione non lo è stato punto.
    I minuti in PP comunque non gli e li ha tolti nessuno eppure…

    Se i Jets lo cedono ora senza sperimentare ancora fanno un errore, ma la situazione la ha creata lui e a Winnipeg non sono scemi.
    Poi chiaro se ti offrono in cambio un Seth Jones o un Quinn Hughes ovvio che ci pensi…

    • Sinceramente, non la vedo proprio così. Nelle prime due stagioni a Winnipeg, Laine segna 36 e 44 goal giocando nella prima linea. Winnipeg nella seconda stagione raggiunge anche le Conference Finals contro i Golden Knights. Il Finlandese viene affiancato a Pastrnak come l’erede dei grandi goalscorer europei nella lega.

      Io non credo che Maurice sposta Laine in seconda linea per una mancanza in difesa, soprattutto con Wheeler e Scheifele al fianco. Io credo sia una ricerca di una distribuzione offensiva migliore: Winnipeg era una franchigia con una power line sola, e nient’altro dietro. Colorado tenta di farlo con Rantanen, fallisce e si ricrede, e va a prendersi Nazem Khadri. Boston cerca lo stesso affiancando a Krejci proprio David Pastrnak, e allo stesso modo capisce l’errore madornale e decide di rinforzarsi con un terzo centro di valore come Coyle. Solo Winnipeg spezza la magia. Il fatto poi che nel breve periodo in cui Stastny approda ai Jets, Laine rifiorisce non la trovo una coincidenza.

      Guarda caso, Laine ha un plus-minus negativo nella prima stagione in cui viene costretto nella seconda linea. Altrimenti è sempre positivo, e riesce ad aggiustarlo rimanendo nella seconda linea questa stagione. In quest’ultima, ha dimostrato di sapere come collocarsi difensivamente. Non dico sia da Selke Trophy, ma almeno sa come comportarsi. E in ogni caso, mette in banca 28 goal e 35 assist con quasi un punto a partita.

      Per quanto riguarda la Power Play: Winnipeg ha difficoltĂ  sulla blue-line dopo l’addio di Byfuglien e Trouba. I Jets si classificano 15esimi l’anno scorso in termini di efficacia con il man advantage. Laine è uno dei quattro Jets ad avere 3 e piĂą minuti di TOI sul man advantage, insieme a Connor, Wheeler e Scheifele, è vero.
      Ma Laine nella sua prima stagione segna il 58% dei suoi goal in even strength. Nella seconda il 50%, quindi il 43% ed il 53%. In tre stagioni su 4, Laine segna piĂą 5-on-5 che con il vantaggio. E la sua migliore stagione in Power Play arriva proprio nella sua peggiore performance in regular season, il primo anno in second line con Little ed Ehlers.

      La questione qui non è la difesa, almeno secondo la mia personale opinione. La questione è che Wheeler, Scheifele e Connor funzionano bene, e Maurice lo vede e non vuole separarli. Ma Ehlers è discontinuo e la seconda linea non ha un centro solido su cui basarsi: Little è costantemente infortunato e in metà delle franchigie non sarebbe da top six e dopo di lui non ci sono opzioni. Vedremo se Stastny migliorerà le cose. Poi sono opinioni ovviamente!

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