La fine di un’era. La AFC North è pronta a vivere una stagione senza i suoi due coach più rappresentativi, Mike Tomlin e John Harbaugh, approdati rispettivamente alla NBC come analista e a New York come Head coach dei Giants. Al loro posto sono arrivati Mike McCarthy, ex Packers, e Jesse Minter, fino alla scorsa stagione coordinatore della difesa dei Los Angeles Chargers sotto la guida di Jim Harbaugh. Per finire il carosello delle panchine, a Cleveland è arrivato Todd Monken, fino all’anno scorso offensive coordinator di Lamar Jackson. Ora rimane da scoprire se e come cambieranno i rapporti di forza nella division, se si tratta del più gattopardiano “cambiare tutto per non cambiare niente”, oppure se nella Afc North ci saranno nuovi equilibri. Senza dimenticare che, per il grande sollievo dei quarterback della division, Myles Garrett è approdato ai Rams.
Pittsburgh Steelers
Si parte dai campioni della scorda annata. L’avvicendamento in panchina tra Tomlin e McCarthy segna la fine di un’era, senza ombra di dubbio. 19 stagioni come head coach senza registrare un record negativo, 13 viaggi ai playoff, un Superbowl vinto nel 2008 contro i Cardinals e uno perso l’anno dopo contro i Packers. Un mandato con un inizio brillante e una fine lunga e dolorosa, con le ultime 6 qualificazioni alla post-season concluse senza vincere una partita e subendo cocenti sconfitte, tra le quali quella del 2020 contro i Cleveland Brown guidati da Baker Mayfield.
La stagione che verrà porta per gli Steelers il quesito più terribile e spietato per ogni franchigia Nfl: “Com’ è il nostro quarterback titolare?”. La réunion tra Rodgers e McCarthy è interessante, ma il 4 volte Mvp è si una stagione più distante dal suo infortunio al crociato, ma anche un anno più vecchio. La linea d’attacco è da anni stabilmente nella seconda metà di tutte le statistiche importanti e non ha ricevuto rinforzi importanti, così come le armi a disposizione di Rodgers. Sarà quindi nuovamente la difesa il punto di forza di Pittsburgh, a partire della linea difensiva ancorata ancora una volta da Cam Heyward e decorata con i due pezzi da novanta, T. J. Watt e Alex Highsmith. Il centro del campo sarà ancora di Patrick Queen mentre la secondaria è stata rinforzata, visto che l’anno scorso è stata il vero tallone d’Achille della difesa. A fare compagnia a Joey Porter Jr. attera da Tampa Bay Jamel Dean, mentre il reparto di safety ha visto arrivare Jaquan Brisker e Darnell Savage.
La storia dell’offseason è stata la dipartita di Tomlin e la sensazione è che gli Steelers si stiano preparando ad una vera stagione di transizione dopo anni. Anche perché tra Rudolph, Howard e Allard, non sembra ci sia il Qb del futuro. Anche se McCarthy ha dichiarato che “tutti e quattro i quarterback a roster hanno guadagnato la loro posizione”. Chissà che tra il sophmore Howard e il rookie Allard, l’ex coach di Green Bay non abbia visto qualcosa di davvero interessante.
Baltimore Ravens
Il field-goal calciato a lato da Tyler Loop ha dato vita alla più grande rivoluzione dell’ultima decade in casa Ravens. L’addio di John Harbaugh e l’arrivo di Jesse Minter, che chiamerà la difesa, segna un cambio di passo in una delle franchigie più stabili dell’era moderna. Anche Lamar Jackson avrà una nuova voce nell’auricolare a sussurrargli le chiamate d’attacco. Da Chicago è arrivato il trentenne Declan Doyle, pronto per riformare un attacco che nella scorsa annata ha avuto grandi difficoltà a segnare una volta entrato nella Red-Zone. L’addio di Harbaugh lascia comunque tanti punti interrogativi, perché coach del suo calibro e longevità sono rari nella Nfl.
Come ogni anno da quando Jackson ha preso le redini della franchigia, a Baltimore contendono per il Superbowl. La free-agency però è stata spietata in casa Ravens. Il perno della linea d’attacco Linderbaum ha salutato direzione Las Vegas, mentre il tight-end Isaiah Likely è volato ai Giants per riunirsi al suo ex-ora non più coach Harbaugh. Come Likely, anche il full-back Ricard e uno dei migliori punter della lega Stout hanno firmato a New York. Tanti, forse troppi, free-agents hanno lasciato i Ravens, che si sono trovati a dover tappare i buchi per tutta l’estate. Il lavoro del gm Eric DeCosta è tutto da vedere, ma ai nastri di partenza il roster è completo. Dal draft è arrivata la guardia Vega Ioane e il ritorno in free-agency della guardia John Simpson e del venerabile lineman difensivo Calais Campbell, oltre che il ricco, ma davvero ricco, contratto firmato dal ricevitore Zay Flowers: 140 milioni in quattro anni, al pari Justin Jefferson e top-5 nella lega. Il nuovo pezzo pregiato è però Trey Hendrickson, il free-agent più pagato nella storia della franchigia che ha firmato anche lui per quattro anni e 120 milioni di dollari. Si tratta di un grosso upgrade per una squadra che l’anno scorso ha generato poca pressione ai lanciatori avversari e che vuole ritrovato lo smalto difensivo espresso con Mike McDonald. L’ultimo tassello del puzzle è il ritorno del defensive tackle Namdi Madubuike. Infortunatosi al collo nella prima partita della scorsa stagione, il suo recupero regalerebbe ai Ravens un giocatore tra i primi 5 nel suo ruolo e un vero playmaker difensivo.
Insomma, è di nuovo una stagione da all-in per la banda di Jackson. Nuovo coach, un free-agency tumultuosa, non si è scritto in queste righe dell’affaire Maxx Crosby, ma dal grande potenziale e un gruppo di giocatori rimasti forte e ancora nel suo prime. Si tratta di vedere se è questo l’anno buono, o a gennaio si parlerà nuovamente di una sconfitta rocambolesca nei primi turni di play-off. Attenzione allo special team a Baltimore, per ora decisamente sotto la media.
Cincinnati Bengals
L’unica squadra della division a non aver cambiato coach, paradossalmente la permanenza di Zac Taylor è il problema più grande dell’annata che verrà per i Bengals. Se non fosse per la difesa. Le firme dell’edge Boye Mafe per 3 anni e 80 milioni di verdoni e della safety Bryan Cook, anche lui per 3 anni sono state ben accolte in casa Bengals, così come la trade per Dexter Lawrence, il 28enne difensive tackle dei New York Giants. Anche se il costo è stato alto, la decima scelta al draft, a Cincinnati c’è bisogno di giocatori pronti a vincere adesso. Anche perché Joe Burrow continua ad essere uno dei quarterback peggio protetti della lega ma anche quello con la coppia di ricevitori migliori, Chase e Higgins, e quindi mettere punti sul tabellone non sarà un problema neanche quest’anno.
I Bengals post sconfitta al Superbowl sembrano una squadra ferma nel limbo, e la sensazione rimane anche quest’anno. Le aggiunte in difesa sono interessanti, anche se sia Lawrence che Mafe non hanno messo insieme numeri importanti l’anno scorso, ma la mancanza di Hendrickson si sentirà sicuramente. Lawrence è un giocatore sempre a rischio infortunio e la secondaria, nonostante l’aggiunta di Cook non ispira fiducia sulla carta. Allo stesso tempo la linea d’attacco non è salita di livello e né Zac Taylor né Joe Burrow sembrano intenzionati a cambiare stile e ritmo, cercando passaggi più brevi e più rapidi per evitare di stressare l’offensive line. Le cosiddette big-play, in questo caso i lanci da più di 16 yard, saranno ancora il pane quotidiano di questo attacco, che deve sperare che Burrow rimanga integro per tutta la stagione per funzionare. L’inizio della stagione porta con sé tante incognite a Cincinnati.
Cleveland Browns
L’addio di Myles Garrett apre una voragine enorme dal punto di vista della leadership in questa squadra, questo è senza dubbio. Ma il ritorno è più che ottimo, con due prime scelte, una terza e il pass rusher Jared Verse, defensive rookie of the year nel 2024 e numero 35 nella lista dei top-100 migliori giocatori della lega quest’anno. L’arrivo di Todd Monken porta un cambio di passo, anche se Stefanski rimane un ottimo coach, visto che chiamerà un nuovo tipo di attacco. Chi lo eseguirà potrebbe essere il problema: Deshaun Watson è il titolare, ma il livello di fiducia in lui da parte dell’ambiente rasenta lo zero. Oltre ai fischi degli stessi tifosi dei Brown, Monken ha tenuto a roster ben quattro quarterback oltre a Watson: Sanders, Gabriel e il rookie scelto al sesto giro Taylen Green. Per mettere chiunque sarà under-centre nella posizione migliore, sono state firmate le due guardie Zion Johnson e Elgton Jenkins, oltre che il prolungamento di contratto per Teven Jenkins. Si tratta di ottimi giocatori, solidi e costanti che possono portare stabilità al running-game, molto amato da Monken che lo usa come strumento per aprire a lanci più lunghi.
La stagione dei Brown è appesa ancora una volta alla prestazione del Qb. Il roster, tolta la trade per Garrett, non ha subito altri scossoni, anche se un wide receiver più consistente di Jeudy forse ci vorrebbe. Todd Monken non sarà un genio, ma chiamare un attacco competente non dovrebbe essere un problema per lui, mentre la difesa è da rivalutare dopo l’addio di Garrett. I Browns sono, per l’ennesima volta, all’anno zero.
Tifoso dei Ravens, appassionato di Basket e Formula 1. In trepidante attesa che tra Baltimore e la Ferrari qualcuno torni a vincere dei titoli.

