La previsione della NFC South è, a mio avviso, una materia particolarmente complessa da trattare, visto l’equilibrio e le incognite che caratterizzano questa divisione almeno ai nastri di partenza.

Parliamo di una divisione che lo scorso anno si è chiusa con tre squadre in testa aventi lo stesso record, peraltro negativo, e che vede, secondo me, una squadra leggermente sopra le altre, una in netta crescita, una che potrebbe competere beneficiando soprattutto del cambio sulla sideline e una sulla carta attrezzata ma reduce da un’implosione che rischia di influenzare anche le prestazioni della stagione che viene.

La squadra che considero sopra le altre sono i Carolina Panthers, freschi vincitori della division e reduci da una buona corsa playoff, durata sì solo un turno ma che per poco non li ha visti battere i favoritissimi Rams.

L’obiettivo per la squadra di coach Canales è ovviamente vincere nuovamente la division, questa volta però compiendo uno step ulteriore e chiudendo l’annata con un record positivo, traguardo decisamente alla portata di un team che si è mosso molto durante l’offseason.

In generale, ciò che ha caratterizzato la scorsa stagione, oltre ad alcuni segnali importanti nel processo di maturazione dell’ex prima scelta assoluta Bryce Young, sono state le migliorie difensive adottate dal defensive coordinator Ejiro Evero, che rispetto al 2024 ha messo in campo un reparto decisamente più competente e pronto alle sfide che lo attendevano.

I Panthers sono intervenuti sul mercato per migliorare ulteriormente la difesa, indirizzando i propri sforzi verso la pressione sul QB avversario, essendosi classificati quintultimi per numero di sack messi a segno. Ciò spiega l’onerosa ma necessaria firma del pass rusher Jalen Phillips, mentre quella del linebacker Lloyd è finalizzata soprattutto ad affinare la difesa contro le corse, altra categoria in cui i numeri della squadra di coach Canales lasciavano leggermente a desiderare.

Sono convinto che questo reparto potrà ulteriormente migliorare: Evero, infatti, nella sua quarta stagione alla guida della difesa, potrà contare su ottimi elementi in fase di pressione (l’aggiunta di Phillips si sommerà ai vari Brown e Scourton) e su una buona secondaria che vanta una coppia di cornerback che, se in salute, può rendere la vita difficile a molte squadre.

Anche il reparto offensivo è migliorato lo scorso anno, non necessariamente dal punto di vista numerico, ma trovando maggior stabilità e continuità. Bryce Young è sembrato finalmente un buon quarterback, che necessita ancora di maggior costanza ma che, con un altro anno all’interno del sistema di Canales — ricordiamoci quanto bene abbia fatto allo stesso Mayfield — ha tutte le carte in regola per continuare a crescere e dimostrare di essere un franchise QB, strappando a quel punto un meritato rinnovo.

Non dimentichiamoci che l’avventura di Young nella NFL non è stata semplice, complice anche l’essere finito in panchina nell’ormai lontano 2024, ma durante la scorsa stagione i suoi miglioramenti sono stati lampanti, e la partita disputata contro i Rams ai playoff non è stata che un ulteriore segnale del fatto che il processo sia nella direzione giusta.

I Panthers nel 2025 hanno anche scoperto in McMillan un ricevitore di livello stellare che, sommato a Legette, Coker, Brazzle e al RB Hubbard, compone un supporting cast decisamente di livello.
Vedo questo team leggermente sopra gli altri per due motivi: il primo è che il sistema è già rodato e non può che migliorare ulteriormente, sia dal punto di vista offensivo che difensivo; il secondo è che io in Bryce Young credo, e penso che lo scorso anno non sia stato il suo apice ma solo un tassello del percorso di crescita che porterà il QB numero 9 a essere la miglior versione di sé stesso.

La seconda squadra da trattare sono i Falcons di Kevin Stefanski: l’ottimo head coach appena assunto avrà a disposizione una squadra ricchissima di talento ma con un grande interrogativo in cabina di regia.
Nel momento in cui scrivo, il posto da QB numero 1 non è ancora stato assegnato, ma personalmente nutro forti dubbi verso entrambe le soluzioni: Tua Tagovailoa e Michael Penix Jr.

La squadra, nel complesso, è davvero talentuosa: sono convinto che London, Robinson, Branch e Pitts, messi a disposizione di Stefanski, saranno in condizione di beneficiare al massimo del talento di cui dispongono. L’ex coach dei Browns sarà chiamato a un lavoro simile a quello svolto in Ohio, dove — prima dei vari infortuni e di alcune trade scellerate — il suo stile e le sue idee gli sono valsi due titoli di coach of the year.
Difensivamente Ulbrich ha lavorato molto bene lo scorso anno e, nonostante l’infortunio di Walker e la squalifica di Pearce Jr., tramite gli acquisti di Ojulari e Za’Darius Smith credo che il reparto saprà essere ancora competitivo.
Come ci ha però ampiamente insegnato questo gioco, il quarterback non è un tassello come gli altri: dalle sorti di uno tra Tua e Penix Jr. passeranno quelle dell’intera squadra.

Penix, una volta tornato dal brutto infortunio che lo ha costretto a chiudere prematuramente la sua stagione, sembra essere in vantaggio ma, per capirci, solo in settimana ha effettuato le prime ripetizioni negli allenamenti 11 contro 11. Tua, invece, ha firmato un contratto di un solo anno dopo che il front office di Miami ha decretato che la sua avventura in maglia Dolphins fosse giunta al termine.
Per quanto sia affascinante una competizione tra soli QB mancini, credo che sia incerta e ostica da pronosticare la stagione del titolare di Atlanta in quel ruolo, motivo per cui riservo dei dubbi sui Falcons e, nonostante la ricchezza a disposizione e l’ottima assunzione in panchina, li vedo un gradino sotto Carolina.

Una variabile complessa da decifrare sono i Saints, reduci da un record di 6-11 ma in netta crescita durante la seconda parte della scorsa stagione e per questo potenzialmente in grado di insidiare la corsa per la testa della division. Finalmente New Orleans sembra avere ottime speranze future: dopo un’infinita transizione post-Brees, in Louisiana sembra ci siano finalmente un QB e un head coach.

Il possibile erede di Brees (ovviamente erede solo in quanto titolare della stessa maglia: il numero 9 è stato uno dei miei primi idoli legati alla palla ovale) è Tyler Shough.
La scelta di Shough al draft aveva creato non poche polemiche, essendo ancora Sanders disponibile, ma Shough, da quando è subentrato in week 9, ha messo a tacere le critiche, chiudendo con un record di 5-4 e vincendo il premio di rookie of the month grazie alle quattro vittorie di dicembre.

Potenziale, talento e maturità ci sono: i Saints sperano davvero di aver risolto il rebus QB dopo aver provato diverse soluzioni, tra cui Winston, Rattler e Carr, ma questa volta la scelta sembra quella giusta. Un altro tassello sistemato è quello del capo allenatore: dopo la parentesi non positiva di Dennis Allen, lo scorso anno è arrivato Kellen Moore, brillante mente offensiva in grado di portare Philadelphia sul tetto del mondo.

Oltre a coach e quarterback, anche il resto della squadra è buono: il duo di tackle ancora in rookie contract aiuta, la difesa in mano a Stanley è al sicuro e le aggiunte del WR Tyson tramite il draft e del running back Etienne e della guardia Edwards tramite la free agency non potranno che migliorare questa squadra.

I Saints, ripeto, sono una variabile complessa da decifrare, ma visti gli ultimi mesi della scorsa stagione e le aggiunte effettuate, se dovessero competere per un posto playoff — nonostante partano un gradino sotto le altre due squadre menzionate — non sarei del tutto sorpreso.

Aspetto con grande curiosità il primo anno da titolare di Shough dalla week 1 e il secondo di Moore in panchina, perché credo che i Saints siano finalmente riusciti a trovare la loro strada per ripartire dopo anni di incidenti di percorso.

L’ultima squadra da trattare sono i Buccaneers, fino a un anno fa i super favoriti della division, ma dopo l’implosione dello scorso anno e la telenovela estiva legata al mancato rinnovo di Mayfield, i dubbi che nutro verso questa squadra sono forti, pur riconoscendo che abbiano tutto il talento per smentirmi. Tampa, così come Atlanta e Carolina, ha chiuso la stagione con 8 vittorie e 9 sconfitte, vivendo una stagione leggermente più frustrante delle altre due squadre vista la super partenza 5-1, poi il collasso, legato ovviamente anche agli infortuni.

Vista la debacle dello scorso anno, anche la panchina di Todd Bowles non è più salda come prima e probabilmente questa stagione rappresenterà per l’ex defensive coordinator un crocevia fondamentale per la sua permanenza alla guida della franchigia della Florida.

Nel frattempo Tampa ha cambiato l’offensive coordinator, assumendo l’ex Falcons Zac Robinson al posto di Grizzard, reo di non essere stato all’altezza dei suoi due predecessori, entrambi ora head coach: Liam Coen e Dave Canales.

I Bucs hanno avuto anche una serie di perdite, su tutte la leggenda della squadra Mike Evans, passato a San Francisco, e il LB David, ritiratosi e sostituito da Anzalone. L’addio del running back White è stato bilanciato dall’aggiunta di Gainwell, mentre il rinnovo di Vea e le acquisizioni di Robinson e Muhammad, sommate alla presenza di Kancey e Diaby, generano un fronte difensivo di tutto rispetto.

L’aggiunta di Bain Jr. tramite il draft è sicuramente un colpaccio, ma che questa squadra sia talentuosa non è in dubbio.

La sensazione che ho è che, se prima il progetto di Tampa viaggiava a gonfie vele, tra il pessimo finale della scorsa stagione e il fatto che Mayfield non abbia ottenuto un rinnovo prima del training camp come richiesto, l’inerzia non sia più dalla loro parte, come se qualcosa si fosse rotto.

Sarà solo una mia impressione, e probabilmente sbaglio io a dubitare di un roster comunque talentuoso guidato da un ottimo quarterback, ma se Tampa dovesse mancare nuovamente i playoff e questa dovesse essere l’ultima stagione di Bowles alla guida, non ne sarei sorpreso.

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