CHICAGO BEARS
Dopo una ricerca che sembrava ormai senza speranze sembra che i Bears abbiano finalmente trovato il loro franchise quarterback, ruolo che puntavano a stabilizzare almeno dai tempi in cui si investì su Jay Cutler. Qualunque opinione vi siate fatti sul buon vecchio Jay è innegabile che sia stato il fattore più vicino all’essere un QB sul quale riporre speranze concrete dopo decenni e che, da quel momento, si salta direttamente a oggi, a Caleb Williams, che la scorsa stagione ha stabilito il record della squadra per yard lanciate con 3942 ed ha avuto il 5° miglior rapporto TD/INT della NFL (27-7) riportando i Bears (11-6) ad una stagione vincente dopo 6 campionati e a un titolo divisionale che mancava dal 2018. Williams ha mostrato una crescita impressionante nel corso della stagione 2025, migliorando in quasi ogni aspetto del gioco ed evidenziando caratteristiche pesanti anche tra le “intangibles” emergendo come leader indiscusso di un reparto che non era così efficace su quella sponda del lago Michigan dai tempi della T-Formation. Il quarterback ha dato il meglio di sé nei momenti decisivi e in quelle rimonte finali che hanno fatto impazzire la Bears Nation per tutto l’anno, fino a sfiorare la qualificazione al Championship nel match chiuso in overtime contro gli eterni Rams. Ma i dati che hanno maggiormente rassicurato l’ambiente nel suo complesso sono stati la continuità di lanci efficaci e spesso spettacolari, il miglioramento nelle letture e nel controllo delle gambe che hanno permesso a Williams di essere meno leggibile dalle difese, di essere efficace in diversi ambiti del gioco e di poter spesso sfuggire alla pressione dei blitz avversari prolungando l’azione. Inoltre il quarterback ex USC ha palesato la capacità di riuscire a lanciare palloni profondi mantenendo un incredibile equilibrio col corpo quando indietreggia per diverse yard nel campo sfuggendo alla pressione avversaria, elemento che gli ha permesso di produrre highlight incredibili che lo hanno portato fino alla non troppo desiderata copertina del videogioco Madden. Per gli osservatori rimane però un tassello da tenere sotto osservazione quel 58.1% di completi, troppo basso per un Top QB come Williams che difetta ancora nel dare costanza alla precisione, al “tocco”, alla capacità di dare continuità alle palle giocabili. Il supporting cast è di primissimo livello e questo, nella mentalità del coach Ben Johnson (sempre più virale con il suo “Good, better, best!” al termine di ogni partita vittoriosa), è una questione fondamentale, tanto da spingerlo a scegliere altri tre giocatori offensivi nelle prime quattro chiamate dell’ultimo draft, ognuno con motivazioni diverse, nonostante la difesa sia stata il reparto nettamente più in difficoltà nel 2025. I principali bersagli nel gioco aereo rimangono il tight end Colston Loveland, il WR Rome Odunze e la “piccola sorpresa” Luther Burden III che si è via via conquistato un posto da titolare dopo una buona stagione d’esordio nella quale ha mostrato tracce, mani e un primo passo niente male. Nulla di fenomenale, ma nella testa offensiva del nuovo offensive coordinator Press Taylor (più una controfigura di Johnson che un vero allenatore di reparto, con l’head coach che dovrebbe mantenere il “diritto di chiamata” per i giochi offensivi) lo spazio di Burden III non è quello del ricevitore numero 1 o numero 2 visto che i giochi con due TE e la profondità di Odunze (e di Loveland) rendono le prestazioni del secondo anno funzionali ad un gioco che non lo carichi troppo degli aspetti primari delle chiamate offensive. Di certo c’è che la gestione a due TE sarà appoggiata di nuovo al supporto di Cole Kmet, secondo nel ruolo in rotazione, mentre nelle situazioni di terzo ricevitore Chicago ha pescato il veterano Kalif Raymond, ex di Detroit che si alternerà, così come negli special team, con Jahdae Walker. L’attacco è molto giovane e quindi getta le basi anche per il futuro, Loveland entra al secondo anno dopo essere diventato il primo rookie nella storia a guidare la franchigia per yard ricevute (713) dai tempi di Willie Gault nel 1983 e il primo tight end esordiente a riuscirci dall’epoca dell’indimenticabile Mike “Da Coach” Ditka, che ottenne il primato nel 1961 con ben 1076 yard ricevute. In questa grande redistribuzione offensiva del pallone a farne le spese potrebbe essere proprio Odunze che, in termini di numeri, rischia di rimanere sempre sotto utilizzato rispetto al suo reale potenziale anche se, a onor del vero, senza l’infortunio dello scorso anno non sappiamo come avrebbe potuto chiudere la stagione, il dato però è che si è fermato a solo 661 yard in 12 presenze.
Il gioco di corsa rimane in mano al runningback D’Andre Swift (1.087 yard) e alla scelta del settimo giro del Draft 2025 Kyle Monangai (783 yard), unica coppia di compagni di squadra nella NFL ad aver corso per almeno 750 yard a testa nella scorsa stagione, un duo solido e costante, lontanissimo dall’idea di RB che si è sempre percepita (e vissuta) a Chicago, ma che nel football moderno riveste un ruolo tutto sommato efficace. Molto di quanto avverrà davanti però dipenderà da una linea offensiva che è reduce dalla più clamorosa delle notizie: il ritiro dal football del centro Drew Dalman, a soli 27 anni, dopo una stagione da Pro-bowler nella quale era divenuto il pilastro di una OL rinnovata e che aveva contribuito in maniera enorme al successo offensivo nel 2025. La OL rimarrà quindi ancorata alle guardie Joe Thuney e Jonah Jackson, e per risolvere il problema del centro il general manager Ryan Poles si è subito assicurato via trade Garrett Bradbury veterano ex New England Patriots, andando poi a chiamare al secondo giro del draft Logan Jones, che al netto di qualche dubbio sulla stazza, per qualche analista non sarebbe assurdo che si accaparrasse il posto da titolare già in questo primo anno. Qualche dubbio in più rimane, come al solito verrebbe da dire, nella posizione di left tackle, dato che Darnell Wright è ormai saldamente titolare a destra, non senza qualche scivolone, certo, ma parliamo pur sempre di un terzo anno. Il rookie Ozzy Trapilo era parso pian piano la scelta perfetta: arrivato al secondo giro del penultimo draft, l’ex di Boston College aveva conquistato il posto nella seconda metà della scorsa stagione, prima di un grave infortunio al ginocchio durante la Wild Card contro Green Bay, uno stop che avrebbe dovuto tenerlo fuori per molto tempo anche se ora sembra in netto recupero ma è difficile stabilire in che condizioni sarà restituito al campo. Di conseguenza si torna su Braxton Jones, che nei vari camp primavera-estate sembra saldamente al comando; i suoi risultati altalenanti in passato però non escludono una forte competizione con Theo Benedet, Kiran Amegadjie e la prima scelta 2020 dei Browns Jedrick Wills Jr. Se però l’attacco dovrà solo cercare conferme dando continuità alla propria evoluzione, cosa non scontata ma sicuramente supportata da tanto talento, la difesa rimane invece un grande dubbio perché i cambiamenti che si prevedevano non sono arrivati. Non del tutto almeno. Il reparto difensivo lo scorso anno è cresciuto nell’ultimo quarto di stagione, rendendosi più solido sulle corse ed efficace nella pressione alla tasca avversaria, ma è apparso generalmente discontinuo e, comunque, lontano dai livelli necessari per gestire con un buon livello di rassicurazione lo standard richiesto dalla NFL. Spesso la tenuta difensiva è poi sembrata collegata alla grande capacità di generare turnover (ben 33 i palloni recuperati, primato nella lega, dei quali 23 sono stati intercetti) più che di solidità di gioco, dato suffragato in parte dai numeri che hanno piazzato la difesa di Chicago come 23ª per punti concessi e ben 29ª per le yard, giungendo solo 22ª per numero di sack. Secondo molti osservatori servivano quindi due cose: aumentare le capacità di pass rush, inserendo un edge, possibilmente sulla linea, che aiutasse Montez Sweat a non essere raddoppiato e, in secondo luogo, mantenere alta la rapidità, soprattutto tra le secondarie, in particolare dopo aver perso le due safety titolari. Una delle principali priorità dei Bears durante l’offseason era aumentare la velocità della difesa, obiettivo che si poteva raggiungere con Coby Bryant, ottima presa ex Seattle che probabilmente salterà la stagione per infortunio, e soprattutto con la scelta del primo giro dell’ultimo draft, la safety Dillon Thieneman (da Oregon) a cui si è aggiunto al quarto giro il cornerback Malik Muhammad. Un altro ex Cleevland Browns raggiunge la compagnia come titolare nel ruolo di linebacker, Devin Bush, che viene da una stagione con 2 sack e 3 intercetti (2 pick six). Bush è però stato cercato soprattutto per la sua rapidità, che magari non è più quella del 2019, quando fece ottimi risultati alle combine, ma è utile all’idea difensiva del coordinatore Dennis Allen, che proverà a sopperire all’assenza di Bryant spostando free safety l’ex Bills Cam Lewis o impiegando l’ultimo arrivato, il veterano Xavier Woods. Lo stesso rookie Thieneman ha conquistato lo staff dei Bears in virtù di un mix composto di velocità, versatilità e, si dice, grande mentalità. Alla Combine ha corso le 40 yard in 4.35 secondi e può giocare entrambi gli slot da sfety oltre ad essere un utile nickelback, all’occorrenza. Le secondarie saranno probabilmente il vero punto di forza della difesa, anche se sono fondamentali le condizioni di due cornerback acciaccati come Jaylon Johnson e il nickelback Kyler Gordon il cui atletismo è fondamentale e che, come JJ, ha perso parte della stagione scorsa per infortunio e continua a subire vari stop anche in questa estate di preparazione. Il motivo per cui i Bears non si sono sbattuti troppo su altri settori difensivi e non hanno cercato a tutti i costi il pass rusher tanto atteso è sostanzialmente molto semplice e al tempo stesso ottimistico, ma chi meglio del coaching staff conosce la squadra? E il motivo è presto detto: la pass rush, semplicemente, migliorerà. Ha continuato a crescere nel corso del 2025 e questo percorso non si arresterà. Si rimane ancorati quindi a Montez Sweat, autore di almeno dieci sack in due delle ultime tre stagioni e che dopo un 2024 opaco ha chiuso in doppia cifra il 2026. E poi c’è Austin Booker, che entra nel terzo anno, quello della consacrazione, e che per lo staff è pronto ad un ulteriore salto di qualità, a maggiore continuità di gioco e, perché no, a prendersi il posto da titolare dopo il grande finale della scorsa stagione dove piazzò ben 3.5 sack in quattro partite quando rientrava da un lungo infortunio costato ben sette turni di stop. L’infortunio del veterano Dayo Odeyingbo fu reso ininfluente dalle prestazioni di Booker che proprio con lui si giocherà il posto di titolare e, in questo caso, la rottura del tendine d’Achille subita dall’ex Colts, sarà certamente un fattore in questa corsa. Si aggiunge alla lista Shemar Turner, secondo giro 2025, che, anche lui, dopo 5 spezzoni di partita si lesionò il crociato anteriore e ad oggi rimane un oggetto un po’ misterioso ma che diventa evidentemente importante nella lettura che Ben Johnson e compagnia danno della struttura difensiva nel suo. Il kicker Cairo Santos è il più preciso della storia della franchigia (88.3% – 159/180) e sarà di nuovo titolare dopo una stagione chiusa con 25/30 al calcio e durante la quale ha ricevuto ben tre “game ball” dal suo allenatore, In sette stagioni Santos ha costruito i numeri che gli permettono oggi di avere una certa solidità come titolare, nonostante sia un kicker non esente da limiti sulle grandi distanze, questione che nella NFL di oggi sta diventando non proprio cruciale ma abbastanza determinante. Anche il punter Tory Taylor sarà nuovamente protagonista dopo aver migliorato il proprio record di franchigia con un media di 47.8 yard per punt (il precedetene era 47.7 stabilito nel suo anno da rookie). Si inserisce una novità, invece, tra i returner, con l’ingaggio di Kalif Raymond si aggiunge in fatti un giocatore che, passando i 30, è sceso ad una media di 7.5 yard di ritorno segnando un TD, un calo piuttosto netto rispetto alle 13.7 della stagione precedente. A Detroit, comunque, il WR da Holy Cross è riuscito a tenere una media di 11.3 yard (su 132 ritorni, con 3 TD) e la speranza a Chicago è che riesca a tenere ancora alta la tensione.
In sintesi potremmo dire che i Bears verranno valutati da due posizioni: la prima, quella più scontata, è l’essere reduci da una buonissima stagione che li ha visti vincere la NFC North. La seconda è quella del consolidamento. Più che ripetere la medesima stagione o, addirittura, migliorarla, i Bears devono anzitutto trovare continuità, vincere “meglio” di quanto fatto finora le partite che si possono vincere e non giocarsi così di frequente l’esito degli incontri all’ultimo snap. Una, due vittorie in più o in meno non cambieranno nulla nel percorso di crescita sul lungo termine, magari salterebbe l’accesso ai playoff (certo, non è poco) ma l’importante è confermare quanto si è avvertito nella scorsa stagione ossia che, finalmente, a Chicago ci sono una squadra, un QB ed un HC che possono dare credito ai Bears sul lungo periodo e non in stagione secca. Guidato da Ben Johnson l’attacco possiede il talento necessario per assestarsi come uno dei più prolifici della lega, l’obiettivo sarà mantenere un rendimento elevato per tutti i 60 minuti di gioco, trovare finalmente continuità ed evitare, come detto, di vivere ogni settimana i “Cardiac Bears”. La difesa stessa dovrà dare molta continuità e costruire giocate che vadano oltre il turnover, caratteristica che comunque è bene non perdere. Se i Bears vogliono confermarsi campioni della divisione dovranno probabilmente migliorare la pressione sul quarterback avversario, essere più solidi contro le corse e limitare le giocate esplosive concesse agli attacchi rivali, tutte cose banali da dire ma che non per questo non devono essere messe nero su bianco per chiarire gli aspetti determinanti di una stagione che vedrà le avversarie della North, in particolare Detroit e Green Bay, in grado di recuperare in termini di infortuni e fame agonistica più terreno di quanto probabilmente possiamo immaginare.
DETROIT LIONS
Dopo due stagioni esaltanti conclusesi con la cocente eliminazione dai Playoff 2024 per mano di Washington, i Lions della scorsa stagione sono sprofondati ad un record di 9-8, perdendo sostanzialmente più partite di quanto non avessero fatto nei due anni precedenti (7). Le difficoltà vissute sono legate inevitabilmente agli infortuni e, in parte, alla gestione offensiva, orfana improvvisa del centro Frank Ragnow. Il reparto sembrava aver reagito bene all’uscita di Ben Johnson in direzione Chicago, e Detroit si era trovata 5-2 prima del bye, segnando per altro 52 punti in faccia al suo ex offensive coordinator alla Week 2. Alla Week 10 però, il sostituto di Johnson, John Morton, è stato messo in disparte e l’head coach Dan Campbell ha assunto direttamente il play-calling, mantenendo i Lions tra le prime cinque squadre della NFL per punti segnati (481) e yard totali (6304) senza però trovare continuità di risultati fino alle 3 sconfitte consecutive nel mese di dicembre che hanno decretato la fine del campionato della franchigia del Michigan. Sotto la lente d’ingrandimento la linea offensiva che non ha mai trovato continuità dopo il ritiro di Ragnow e che oggi ha visto anche l’addio del left tackle Taylor Decker, il giocatore più longevo del roster, e del “nuovo” centro Graham Glasgow. L’unica entrata di peso in free agency portata avanti dal GM Brad Holmes è stata l’acquisizione del grosso Cade Mays, già guardia in passato e titolare come centro nella scorsa stagione a Carolina che salterà per infortunio l’avvio di stagione. Poi si è passati dal Draft, dove i Lions hanno puntato già dal primo giro sulla OL, scegliendo Blake Miller; il RT da Clemson è stato titolare per 54 partite consecutive al college e il suo inserimento sin dal primo snap appare più che scontato anche se passa dallo scivolamento di Penei Sewell a sinistra. Se Mays e Miller funzioneranno da subito la OL sembra assolutamente di altissimo livello potendo contare anche sul contributo del buon Tate Ratledge come guardia destra e sulla conferma di Christian Mahogany come LG. Ovviamente dietro la ricostruita OL, troveremo Jared Goff, croce e delizia del gioco aereo dei Lions e destinato a continuare ad essere un personaggio che sa dividere le opinioni come pochi altri, e questo vale che si parli di tifosi, osservatori o addetti ai lavori. Goff, che con i Rams giocò un Super Bowl, ha doppiato le presenze timbrate a Los Angeles proprio nel corso del 2025, salendo a 82 partite giocate a Detroit, un numero che certifica la sua indiscutibile leadership nell’attacco Lions. Pur dietro ad una linea che ha avuto, come detto, svariate difficoltà, la scorsa stagione per Goff si è chiusa con 4564 yard e 34 TD, numeri che lo piazzavano al secondo posto della NFL nelle rispettive categorie, confermando che il passer è, al netto di ogni opinione, uno dei QB più precisi della lega. Il dubbio, oltre alla mancanza di quel dettaglio che chiuderebbe l’opera ma sembra sempre mancare, sarà però legato alla capacità di adattarsi al terzo coordinatore offensivo in altrettante stagioni, visto l’arrivo di Drew Petzing, che a sua volta proviene da tre stagioni ad Arizona, scelto per la necessità di creare maggior flessibilità offensiva e rilanciare il gioco di corsa.
Se infatti è vero che nel 2025 Jahmyr Gibbs ha confermato di essere giocatore solido e produttivo, capace anche di giocare in ricezione, lo è anche il fatto che il bilanciamento nel running game non sarà più controbilanciato dall’esperienza e dalla solidità di David Montgomery, passato a Houston, ma da Isiah Pacheco, leggermente più piccolo e versatile ma che viene da un sistema totalmente differente da quello adottato a Detroit da Campbell. Il gruppo dei ricevitori rimane sostanzialmente invariato anche in considerazione del fatto che i Lions, la scorsa stagione, sono stati l’unica squadra a piazzare due WR nella top ten della yard ricevute. Reparto che sarà guidato dall’All-Pro Amon-Ra St. Brown affiancato da Jameson Williams e Isaac TeSlaa, che da rookie ha evidenziato mani calde e sicure nelle situazioni che contano ricevendo 6 touchdown pass. L’arrivo di Greg Dortch dai Cardinals non dovrebbe muovere granché se non situazioni di slot receiver e di rotazione, mentre tornerà a tempo pieno Sam LaPorta come TE dopo che un intervento per un’ernia lo aveva tenuto fuori metà stagione nel 2025 causando non pochi problemi ad un attacco che, come detto, è comunque riuscito ad alzare grandi numeri nonostante svariati problemi e si ricandida ad essere uno dei più prolifici della Lega.
Anche la difesa ha vissuto un 2025 di cambiamenti e il primo anno sulla sideline come DC per Kelvin Sheppard non è stato dei più semplici. Detroit negli anni ha cercato di strutturare una difesa solida giocando molto sui draft e questo ha comportato parecchio tempo. Oggi i giocatori chiave arrivati dal draft sono almeno sette e pare sia arrivato il momento di raccogliere i frutti, anche se non tutto fila liscio, anzi. Gli infortuni, ad esempio, non solo non hanno aiutato Sheppard nell’anno di esordio, ma anche in questa fase di preparazione continuano ad essere un problema; ci riferiamo in particolare alla secondaria, dove la coppia di safety composta da due figure piuttosto solide come Brian Branch (tendine d’Achille, probabilmente fuori per metà stagione almeno) e Kerby Joseph (problemi al ginocchio) è piena di punti interrogativi. Holmes ha aggiunto profondità in free agency con Christian Izien, proveniente da Tampa Bay, che potrebbe sostituire Branch fino al suo rientro, senza però selezionare alcuna safety al draft. Il DC Sheppard non potrà contare su un’altra fondamentale pedina che era stata selezionata al Draft 2024 come primo giro, ovvero Terrion Arnold, arrestato per un caso di rapina a mano armata e sequestro di persona avvenuto a febbraio. Dentro quindi probabilmente da subito Keith Abeny II, scelto al recente Draft da Arizona State, e DJ Reed con Roger McCreary arrivato dai Rams per giocarsi il posto di titolare come nickelback. Sheppard sarà però orfano anche di Alex Anzalone, che ha chiuso la sua onorata esperienza a Detroit per passare a Tampa Bay. In una situazione nella quale lo stesso DC promette una selezione di giochi più flessibile e varia, la rinuncia alla solidità e alla duttilità, nonché alla leadership, di un giocatore in grado di spaziare in campo con l’efficacia di Anzalone non è una rinuncia da poco e lascia intravedere un primo problema all’idea di cambiamento, ossia la ricerca di stabilità anzitutto. Anche se Jimmy Rodler pare sia stato scelto proprio per pensare ad un futuro inserimento nel ruolo che fu di Anzalone, i primi snap dovrebbero toccare al veterano Malcolm Rodriguez che affiancherebbe Jack Campbell ormai leader del reparto dal ruolo di MLB, e Derrick Barnes, reduce da una buona stagione condita da 4 sack. Il cambio di marcia potrebbe arrivare dalla DL dove, a fianco dell’imprescindibile Aidan Hutchinson (43 sack in 4 stagioni, 14.5 lo scorso anno con 4 fumble forzati, anche lui figlio di una prima scelta al Draft 2022), dovrebbe trovare posto pian piano Derrick Moore, rookie pescato al secondo giro da Michigan, edge rusher che sembra perfetto per lo schema difensivo della squadra e che molti vedono titolare abbastanza presto, anche se noi pensiamo che l’ex Carolina Panthers DJ Wonnum farà da apripista, mentre all’interno della linea c’è grande attesa per il rientro di Levi Onwuzurike, che ha perso tutto il 2025 a causa (manco a dirlo) di un infortunio. Il rinnovamento difensivo, soprattutto per la linea, è ormai completo, l’altro tackle titolare dovrebbe essere, almeno all’inizio, Alim McNeill ma alle sue spalle pare si faccia sempre più strada Tyleik Williams, primo giro 2025 (di nuovo). La linea di Detroit conta nei 4 titolari e nella prima rotazione (Williams, appunto) solo giocatori di 25 anni o meno ed è quindi pronta ad una campagna sul lungo periodo e non certo a giocarsi il tutto per tutto nella stagione secca.
Il kicker Jake Bates ha visto la sua percentuale di realizzazione crollare di 10 punti percentuali dopo un anno da rookie che lo aveva visto esordire a ridosso del 90% di realizzazioni (89.7%). Il calo è dovuto soprattutto alle grandi distanze dove l’ex di Arkansas è passato da 6/8 a 4/9 nei calci da più di 50 yard pur migliorando il proprio primato fissato oggi in 59 yard. Il suo approccio ai momenti chiave e l’adattamento alle nuove norme sui kick off sono stati però convincenti e non ci sono quindi dubbi sul fatto che si proceda con lui, così come per il punter Jack Fox che ha chiuso ancora una volta tra i migliori dieci della lega per “net punting average” concedendo soltanto due touchback. Greg Dortch è il favorito nel ruolo dei ritorni di punt, mentre per i kick off lo staff sembra orientato verso Jacob Saylors. In una prima fase il rookie Kendrick Law sembrava una scelta eccellente per gli special team, ma la matricola scelta da Kentucky ha esordito nel peggiore dei modi nella sua carriera da pro finendo in IR. Non è previsto il rientro prima della stagione 2027. Aver dominato la Division per due anni per poi finire quarti, pur consapevoli di avere un roster ancora superiore alle avversarie, è stato un duro colpo che Detroit dovrà interiorizzare e superare mostrando sul campo il valore della squadra. L’astio nei confronti di un Ben Johnson che, nel frattempo, ha portato i rivali divisionali al titolo nella North che mancava dal 2018 aggiunge pepe ad una competizione che, in Division, si fa ogni anno più complessa. I Lions affronteranno sette avversarie che si sono qualificate ai playoff nel 2025, due delle quali sono proprio avversarie dirette (Green Bay oltre a Chicago). Fuori dalla NFC North, invece, sono appena due le avversarie che arrivano da una stagione vincente. E’ chiaro che gli infortuni lo scorso anno abbiano avuto un ruolo fondamentale, così come il fatto di doversi adattare a due nuovi coordinatori alle spalle di Dan Campbell, ma il football è anche questa cosa qua, uno sport pieno di infortuni dove serve essere bravi se non a prevedere almeno a tamponare (per quanto possibile). E’ evidente che se la linea offensiva riuscirà a trovare rapidamente i giusti meccanismi, la squadra non avrà problemi a confermarsi tra i cinque migliori attacchi della NFL a cui va aggiunto un potenziale miglioramento difensivo ed un gioco più evoluto che renderebbero i Lions di nuovo la franchigia da battere in NFC North e con tutti i crismi per puntare ad un rapido ritorno ai playoff e non solo.
GREEN BAY PACKERS
Se c’è una squadra che nel 2025 è stata enigmatica sono proprio i Green Bay Packers i quali, dopo essere saliti a un record di 9-3-1 in testa alla Division, hanno poi perso 5 gare di fila, le prime 4 in regular season che gli valsero il titolo divisionale, e la quinta, la più scottante, che costò l’eliminazione dai playoff per mano dei Chicago Bears dopo che gli uomini di Matt LaFleur avevano chiuso in vantaggio di 18 punti all’intervallo. C’è un preambolo: il 14 dicembre, a Denver, i Packers sono avanti di 9 punti nel terzo periodo contro quella che diventerà la testa di serie numero 1 della AFC ai playoff, hanno già perso il RT Zach Tom (oggi Bako-Bewele, come vedremo poi), durante quel quarto perderanno anche Micah Parsons e poi la partita. Da lì, il crollo. Il GM Brian Gutekunst, che lo scorso anno aveva resistito alla tentazione di cercare alibi, è tornato di recente sull’argomento evidenziando come le assenze dello stesso Parsons e del TE Tucker Kraft abbiano avuto un peso enorme su quel finale di stagione, abbracciando la tesi sostenuta da buona parte della fan base. Partendo da questo presupposto è facile intuire come, nonostante le delusioni del finale dello scorso campionato, se c’è una squadra che può ambire al colpaccio, quella è proprio Green Bay: solida, esperta, ben allenata e con talento a sufficienza. I più critici fanno però notare che LeFleur è 3-6 in carriera nei playoff, che dopo l’addio ad Aaron Rodgers il record totale è 29-21-1 (dieci vittorie in meno del triennio con LaFelur-Rodgers) e mentre Detroit cresceva Green Bay calava e il posto ai playoff nelle ultime 3 stagioni è così sempre arrivato con il seed #7, l’ultimo disponibile. C’è poi il 2025, appunto. Davvero l’assenza di alcuni titolari, per quanto importanti nelle dinamiche del gioco e ai quali va aggiunto il quarterback Jordan Love che saltò 4 partite, spiegano quel finale di stagione? E’ davvero quello il motivo per il quale la difesa venne travolta da Baltimore (oltre 400 yard, 41 punti, 40 minuti di possesso) e alla Wild Card di gennaio venne concessa la più tremenda delle rimonte a Chicago ripetendo lo stesso film di un mese prima in regular season? Non sono domande casuali; l’esigente pubblico di Green Bay si è infatti diviso sulla scelta del numero uno Ed Policy di proseguire sulla strada tracciata dal duo Gutenkust-LaFleur, quest’ultimo ottimo allenatore per tutti, incapace di gestire i momenti chiave, anche solo a livello psicologico, per alcuni. Tanti? Pochi? Quali siano le proporzioni di pubblico schierate di qua o di là e chi abbia ragione sarà, forse, proprio il 2026 a dircelo. Il prossimo può essere un anno chiave quindi, ma certamente sarà un anno con la pressione alle stelle, perché il non detto di questa conferma è che le aspettative sono quelle di arrivare al Super Bowl o, almeno, di arrivarci molto molto vicini, convincendo sul campo. Perché arrivare al Grande Ballo è un privilegio, per molti un’utopia, ma per chi gioca a Titletown diventa quasi un obbligo e, dopo 15 stagioni, molti cominciano a pensare di aver atteso anche troppo. La versione 2025 dei Packers è apparsa a tutti troppo discontinua e spesso incapace di chiudere il conto quando era alla portata. Lo stesso LeFleur ha di recente ammesso che molte partite sono state appese ad una giocata e che il non averla chiusa ha delle precise responsabilità in tutto il gruppo ed ha poi concluso dicendo che servirà un approccio costante e (traduciamo) “sarà assolutamente fondamentale che tutti siano pienamente coinvolti e convinti”. Lo stesso head coach ha poi detto che avrebbe approcciato alla stagione come se fosse di nuovo al suo esordio sulla sideline (“Year 1 all over again”) ripartendo dalle fondamenta offensive.
Non si può quindi prescindere da Jordan Love, titolare intoccabile in cabina di regia che continua a migliorarsi di anno in anno, ad avere sempre maggior confidenza e precisione (101.2 il suo rating 2026, sesto in NFL) ma anche sempre maggior pressione: a 27 anni i suoi predecessori, Brett Favre e il già citato Aaron Rodgers, avevano già giocato (e vinto) il Super Bowl. Sulle corse si punta sulla salute di Josh Jacobs, che per via di un problema al ginocchio ha visto le sue prestazioni calare di 400 yard e di 0,4 di media portata tra il suo primo anno in Wisconsin e lo scorso campionato, chiuso sotto il muro delle mille yard (929). I Packs non sembrano avere molto meglio tra i backup (MarShawn Lloyd, una presenza in due stagioni e Chris Brooks) è quindi evidente che la salute del titolare sarà fondamentale per ricreare un attacco che abbia più opzioni possibili e riesca a gestire in modo meno prevedibile alcune fasi del gioco. Si ricostruisce invece il pacchetto ricevitori che lo scorso anno era diventato un problema per l’eccessiva consistenza, ovvero i troppi giocatori del ruolo presenti e, per lo stesso LaFleur, complicati da gestire. Salutano Romeo Doubs e Dontayvion Wicks ecco che avranno più spazio Christian Watson, Jayden Reed (secondo giro al Draft 2023) e l’atteso Matthew Golden, prima scelta di Green Bay nel 2025 e ormai certo del suo ruolo da titolare per la prossima stagione. Ovviamente molto, in attacco, ruota anche sul totale recupero del tight end Tucker Kraft. Il buon Luke Musgrave offre una discreta alternativa, ma non sopperisce del tutto alle mancanze dei blocchi che Kraft riesce a portare a difesa della tasca, ancor più evidenti in una OL che ha traballato di frequente, soprattutto nel gioco di corsa. Inoltre, lo stesso Kraft, riesce ad essere spesso devastante dopo aver ricevuto il pallone e in questo diventa difficilmente sostituibile. La linea offensiva ha bisogno di trovare stabilità e concretezza, ha svariati giovani che saranno inseriti come starter e questo potrebbe giocare a vantaggio anche sul lungo periodo. Gli occhi saranno quasi tutti puntati su Jordan Morgan, primo giro 2024 che troverà casa come LT dopo aver giocato quasi ovunque sulla linea, e Sean Rhyan, che da guardia è stato promosso centro. Da lui ci si attende la crescita maggiore per puntellare un muro che inserisce come LG Aaron Banks da San Francisco mentre a destra dovrebbe puntare su Anthony Belton come guardia (secondo giro 2024) e il veterano Zack Bako-Bewele (che, come dicevamo, ha cambiato il cognome da Tom a quello attuale in onore delle origini nigeriane della famiglia).
In difesa sappiamo già tutto: Micah Parsons, il grande acquisto della off season 2025, è uno dei perni fondamentali di questa squadra. Prima dell’infortunio, il pass rusher ex Dallas, aveva già messo a referto 12.5 sack, divenendo il primo giocatore della storia NFL a piazzare almeno 12 sack a stagione nei suoi primi cinque campionati. Ma per quanto Parsons sia il catalizzatore della difesa è il contesto a generare un reparto vincente, diversamente, il linebacker, sarebbe ancora in Texas con un paio di anelli alla mano. Parson è il classico “game changer”, l’atleta che sposta l’inerzia di una partita con una giocata, con una intuizione in campo, ma il nuovo defensive coordinator Jonathan Gannon, ex head coach ad Arizona, sa che saranno gli altri elementi a dover alzare il livello per avvicinarsi a Parsons che, per ovvi motivi, anche economici, non verrà rischiato in campo prima del tempo. Così potremmo forse vedere Barryn Sorrell timbrare il cartellino da titolare al posto di Parsons più volte del previsto, mentre il ruolo di spostare il gioco nella difesa 3-4 di base dei Packers spetterà all’end solido e versatile Devonte Wyatt e alla prima scelta 2023 Lukas Van Ness. Edgerrin Cooper è un altro elemento da tenere sotto osservazione, la sua produzione difensiva nel 2024 è stata tutto sommato solida e costante, ma gli analisti hanno osservato come siano venuti meno alcuni di quei big play che spostano il gioco e lo avevano messo in evidenza nel suo anno da rookie. Altra scommessa è il nuovo LB Zaire Franklin, rivelazione di Indianapolis, giocatore che si è ritagliato 8 stagioni da professionista partendo da un settimo round del draft. La scommessa sta nel dare continuità alle ultime positive stagioni di Franklin, che nel 2024 è stato persino All-Pro con una stagione da 3,5 sack, 5 fumble e 2 intercetti. Grande incertezza sulle secondarie dove, da un lato si risponde alla logica difensiva di Gannon, che ama le la formazione con nickelback, con tre safety e avrà a disposizione quello che secondo alcuni è potenzialmente il miglior terzetto della Lega: Xavier McKinney, Evan Williams e Javon Bullard. Dall’altra parte qualche dubbio sui cornerback, dove da un lato il numero 1 è sicuramente Keisean Nixon giocatore solido ed esperto, anche se qualcuno teme possa aver cominciato la fese discendente della carriera, mentre sull’altro lato Carrington Valentine non è sinonimo di continuità. Lasciato andare a San Francisco Nate Hobbs, la rotazione dovrebbe girare su Benjamin St-Juste, altro atleta di esperienza ma che non hai mai brillato per costanza. Ecco spiegato perché i Packers all’ultimo draft hanno investito la loro prima chiamata, al secondo giro, su Brandon Cisse aggiungendo un altro CB, Domani Jackson, alla sesta: entrambi saranno sicuramente misurati durante la stagione, con diverse proporzioni ma con grandi aspettative di aver trovato una soluzione efficace in un ruolo che potrebbe risultare scoperto.
Chiudiamo con gli special team dove troviamo il nuovo coordinatore, Cam Archord, e dove si segnala soprattutto il quarto diverso kicker in quattro stagioni. Via Anders Carlson e Brayden Narveson (dopo un paio di mesi), rookie rispettivamente nel 2023 e 2024 e via anche Brandon McManus arrivato a fine 2024 e confermato nel 2025 dove dopo una stagione non proprio perfetta arriva a sbagliare un XP e due FG nella sfida di playoff con Chicago. Green Bay torna quindi su un rookie e sceglie al draft Trey Smack da Florida che già a settembre calcherà i verdi campi della NFL. Lo staff conferma invece il punter Daniel Whelan alla quarta stagione e pesca Skyy Moore come returner, visto che il ragazzo porta in dote 1198 yard ritornate su calcio, 907 delle quali da kick off.
Lo staff, Gutenkunst in testa, non ha ritenuto di dover rivoluzionare un roster che, sulla carta, è molto forte di suo e ha bisogno di restare sano più che di investimenti in rosa. LaFleur dal canto suo è convinto di poter portare questa squadra al suo A-Game che nel dopo Rodgers si è intravisto ma non ha mai avuto la continuità sperata nel corso di queste tre stagioni. L’head coach spera di riportare quindi il team al record che le spetta, con almeno 13 vittorie. I “ma” però sono tanti; gli infortuni nel football non sono una casualità rara e il recupero di determinate condizioni fisiche non è scontato, ed è su questi aspetti che si gioca la psicologia dello spogliatoio e la capacità di dare profondità al roster. I Packers sani sono una contender credibilissima ma i Packers che sperano che tutto torni come prima del 14 dicembre 2025 si sono forse orientati troppo sul fatto di poter dominare una Division che la scorsa stagione ha visto una Detroit troppo brutta per essere vera e che ha in Chicago e Minnesota due squadre in progress che possono divenire mine vaganti potenzialmente piuttosto pericolose (la prima campione divisionale in carica, la seconda, dal canto suo, con 24 vittorie nelle ultime due stagioni).
MINNESOTA VIKINGS
Forse JJ McCarthy, decima scelta assoluta 2024 per Minnesota, non era pronto. Forse sarebbe stato necessario impegnarsi a mantenere Sam Darnold per qualche stagione come grande vecchio e guida spirituale per l’ex quarterback di Michigan. Forse, buttare McCarthy nella mischia nel 2025, dopo un anno, quello da rookie, totalmente fermo ai box, non è stato un azzardo logico. La NFL però è molto più complicata di quanto sembri dal divano di casa e la gestione di una scelta al draft così pesante in un contesto dove riempire di soldi anche il suo predecessore, non è semplice, anche se lo abbiamo visto fare piuttosto bene da altri, proprio in questa Division (i Pakcers della successione Favre-Rodgers prima e Rodgers-Love dopo). Perché una cosa sembra nota a tutti: l’head coach Kevin O’Connell è riuscito a fare non bene ma benissimo proprio quando ha dato stabilità piena al ruolo di quarterback. Sembra una banalità, la stabilità del signal caller è un po’ l’elemento essenziale di come funziona una franchigia di football americano, ma qua parliamo di numeri importanti alzati gestendo tutt’altro che fenomeni del ruolo. Ma il record di O’Connell a Minneapolis, con Kirk Cousins e Sam Darnold in cabina di regia, parla chiaro: 27-7. Due qualificazioni ai playoff. E, come ciliegina, il premio di allenatore dell’anno due stagioni fa. Certo, c’è anche il 2023, un pessimo 7-10 sempre con Cousins, ma c’è anche un 2025 che, con tutti i problemi di McCarthy e non solo si è chiuso 9-7. Lontano dal titolo divisionale per sole 2 partite e stesso numero di vittorie di Green Bay e Detroit. Numeri banali, per carità, il campo ha detto altro, ma ha soprattutto detto che la stabilità è la cosa che è mancata di più. Il 2026 comincerà quindi con JJ McCarthy sulla sideline e Kyler Murray titolare. Il piano, non troppo velato, è proprio quello che avete compreso: rilanciare l’ex Arizona Cardinals sulla falsariga di quanto fatto coi due precedenti veterani e puntare su almeno due stagioni nelle quali testare le reali possibilità della prima scelta 2024 di prendere il comando del gioco. Crescere la stella con calma ma rimanere competitivi. Onestamente, Murray non ci sembra l’uomo ideale per questa impresa, soprattutto dopo l’infortunio del 2022 che lo tenne fuori dal campo per circa un anno. Ai Cardinals l’ex prima scelta assoluta del Draft 2019 ha un record di 38-49-1 e una sola apparizione in post season. Ma non sono questi numeri, in uno sport di squadra, a preoccupare, quanto, oltre alle condizioni atletiche, anche il fatto che, semplicemente, Murray non sia mai davvero sembrato in grado di competere al livello Pro come elemento di spicco. Anzi, onestamente molti di noi lo vedrebbero probabilmente come un onesto backup. Al netto dei problemi di altezza (178 centimetri sono pochini in NFL) l’ex talento di Oklahoma ha palesato soprattutto problemi tecnici e tattici. Meccanica di lancio rivedibile ed incostante, pessimo movimento dei piedi, scarsa e lenta capacità di lettura della difesa avversaria. Ma forse il dato più lampante è che Arizona abbia scelto di pagare 35.5 milioni di dollari per non averlo a roster. A Minnesota ci arriva col minimo salariale e con la valigia piena di speranze; del resto, come ricordano in tanti, prima della cura O’Connell, Darnold aveva l’etichetta del bust e un record di 21-25, oggi un anello al dito. Aggiungiamo noi però che la struttura e la tecnica di Sam Darnold erano altra roba. Gran merito dell’head coah averlo rilanciato, ma forse è più facile raddrizzare il carattere selvaggio di un cavallo comunque veloce che trasformare in campione il ronzino di turno. Con tutto il rispetto.
In questi anni O’Connell ha evidenziato il fatto di prediligere un gioco offensivo all’interno del quale il QB, generalmente impiegato “under the center”, abbia il controllo soprattutto della tasca ed equilibri il game plan offensivo grazie alle play-action. Murray ha invece evidenziato, nel corso del tempo, una certa predilezione a partire dalla shotgun, perché questa posizione gli dà lo spazio (e verosimilmente il tempo) per sfruttare al meglio la propria arma migliore, ossia allungare le azioni e gestire qualche corsa in modo imprevedibile. Se vi chiedete quindi come mai i Vikings abbiano pensato di poter sfruttare un atleta così lontano dalla propria idea di gioco la risposta sta probabilmente in due punti principali: avere un QB che va sicuramente riadattato ma che, di suo, può mettere sul piatto qualche situazione pericolosa rompendo gli schemi e improvvisando e, secondo aspetto, i numeri. Murray ha una percentuale di completi pari al 67.1% e il suo rapporto TD-INT è di 121-60 quando il buon JJ McCarthy, nelle 10 presenze dello scorso anno, ha perso 10 palloni. O’Donnel ha evidenziato infatti che i Vikings, sotto la sua guida, sono 35-4 quando il saldo nei turnover è 0 o superiore, ragionamento che lo ha portato a cercare un QB che, alla peggio, non dovrebbe comunque gettare via troppi palloni. Il posto da titolare sarà quindi di Murray, con la stella un po’ offuscata di JJ congelata almeno per una stagione, salvo ovviamente infortuni o colpi di testa del neo-starter. E al netto di chi lancia va da se che la persona che si deve provare a rendere più felice di ogni altra attraverso i passaggi aerei è Justin Jefferson, nientepopodimeno che il miglior WR della Lega, affiancato da Jordan Addison, ex prima scelta sicuramente di qualità che entra nella stagione che dovrà, inevitabilmente, consacrarlo. Due armi così, se cominciano a girare come si deve, sono un problema per qualsiasi difesa NFL. Jefferson arriva da una stagione negativa, legata probabilmente più alle prestazioni del quarterback che alla propria vena, ma stranamente non ha mai acceso particolari polemiche (i ricevitori hanno spesso un ego spropositato anche per i canoni delle franchigie NFL) ma sponsorizzando in positivo l’arrivo del nuovo quarterback. In free agency Minnesota si è poi assicurata Jauan Jennings, il gigantesco WR ex San Francisco, ottimo come numero 3, esperto ed utile nelle ricezioni in pieno traffico, sul corto yardaggio e i terzi down, non disdegna inoltre qualche blocco ben piazzato. Sulla OL si cercherà di creare maggior amalgama per dare più consistenza rispetto al passato e i Vikings hanno anche scelto un nuovo allenatore per la linea (Keith Carter ex NY Jets). Il compito sarà innanzitutto far emergere a sinistra Christian Darrisaw, tackle di grande talento apparso un po’ timoroso nelle ultime due stagioni a causa di un approccio preventivo legato a piccoli o grandi acciacchi che gli hanno tolto tranquillità. Per evitare di rimanere scoperti e trovarsi in difficoltà, si è andati a prendere dalla free agency l’ex Bills Ryan Van Demark e al draft è stato selezionato al terzo giro Caleb Tiernan che viene attualmente listato come RT ma ha giocato prevalentemente a sinistra la sua carriera collegiale (solo al primo anno, come redshirt, giocò a destra). Blake Brandel è piaciuto come centro lo scorso anno e verrà confermato in quel ruolo affiancato dalle guardie Donovan Jackson (primo giro 2025, a sinistra) e dal veterano Will Fries. Non ci sono dubbi sul ruolo di primo TE che verrà confermato a T.J. Hockerson tornato al TD la scorsa stagione dopo un anno di digiuno. La produzione in yard dell’ex Lions non è mai più stata quella del sorprendente 2023 quando toccò il suo massimo in carriera (960 yard) ma i movimenti dei Vikings non hanno lasciato dubbi rispetto al ruolo, anche se Hockerson è andato incontro ad una riduzione del salario per restare a roster nel 2026. Dietro Josh Oliver continua ad essere un supporto interessante, soprattutto nelle situazioni di goal line, ma nonostante i suoi 9 TD da quando si è presentato a Minneapolis tre stagioni or sono, non sembra avere la fisicità e la predisposizione per tenere un ruolo diverso da quello situazionale. Anche nel reparto corse Minneapolis si è dichiarata a posto, anche se lo scorso anno l’infermeria aveva mandato segnali abbastanza allarmanti. Il titolare rimane quindi Aaron Jones che, se completamente recuperato, può certamente dare un buon contributo, ma è chiaro che i certificati medici del 2025, in Minnesota, la ricordano un po’ tutti: bicipite femorale in avvio di stagione, poi la spalla, poi la caviglia e infine l’anca. Dietro di lui scalpita Jordan Mason, al secondo anno in questi lidi dopo le tre stagioni a Santa Clara al servizio dei 49ers; Mason è un giocatore potente e fisicamente ingombrante, utilissimo in diverse situazioni, ma pochi lo considerano un playmaker. Rimane quindi fondamentale la salute di Jones perché i due, insieme, possono comunque costituire una coppia estremamente funzionale. A onor del vero, al sesto giro dell’ultimo draft, Minnie si è parzialmente coperta pescando Demond Claiborne da Wake Forest, RB “leggero” (88 kg) dotato di grande velocità (4.37 sulle 40 yard) ma che non appare prontissimo al debutto anche se ci attendiamo più di una portata nel suo anno da rookie. Da notare che la stabilità della tasca e la variabilità del gioco passeranno anche dall’inserimento di un fullback in svariate situazioni nelle quali si inserirà Mark Bredeson, scelto al draft al quinto giro con un passato a Michigan che sta dando ottimi riscontri in questo precampionato.
Passiamo dunque alla difesa, dove troviamo la base 3-4 di Brian Flores e la sua tendenza estrema al blitz. Nel 2025 il “blitz rate” dei Vikings ha sostanzialmente riguardato un gioco di lancio ogni due delle squadre avversarie, toccando il 51,2% delle chiamate (Atlanta, seconda, è al 33,9%). Questa attitudine era legata alla flessibilità di molti giocatori abilissimi a sfruttare le situazioni di nickel e dime formation, e ha prodotto il 4° miglior risultato della NFL in termini di sack (49). Nel 2026 mancherà l’edge Jonathan Greenard, passato agli Eagles dopo una stagione leggermente tribolata e, a oggi, mentre scriviamo, rimane fumosa la situazione dietro la storica safety Harrison Smith. A 37 anni, Smith si era preso tempo per riflettere sull’effettiva possibilità di ritirarsi o meno dal football ma, nel frattempo, i Vikings lo avevano rilasciato dopo 14 stagioni tutte in maglia viola. Al suo posto avrebbe dovuto giocare Jamal Adams, esperta SS che quando questo post era ancora in bozza si è infortunato durante l’esordio di presaeson e rimarrà fuori tutta la stagione. Nonostante qualcuno, come la NBC, sia giunta ad ipotizzare quindi un incredibile ripescaggio di Smith, la situazione attuale vede più verosimilmente Joshua Metellus e Jay Ward giocarsi la posizione di SS con il secondo a disposizione anche sugli schemi a tre safety. Free safety titolare dovrebbe essere Theo Jackson anche se la scelta al terzo giro Jakobe Thomas sembra un prospetto piuttosto interessante: giocatore fisico e con buon senso dello spazio e all’apparenza adattabile a entrambi gli slot delle safety. Tornando ad altre situazioni, Dallas Turner (prima scelta 2023) ha già impostato il programma per essere il miglior rusher possibile della squadra dopo l’uscita di scena del già citato Greenard e dopo essere stato sack leader della squadra nel 2025 (8). Il draft aveva comunque illustrato ampiamente come Minnie stesse andando alla ricerca di rinforzi difensivi: 5 scelte su 9 sono state spese nel reparto, ma si segnala soprattutto il fatto che le prime 3 (e 4 delle prime 5), hanno riguardato giocatori difensivi. Sfruttando i giri alti (dal primo al terzo) la franchigia vichinga ha portato a casa, oltre al già citato Jakobe Thomas, anche Caleb Banks, uscito dalle prime dieci chiamate per via di un paio di infortuni al piede rimediati al college, ma DL di livello altissimo, potente e fisicamente fuori dal comune (quasi due metri per quasi 150 kg) con una buona rapidità sul gioco di corsa avversario e già previsto come nose tackle titolare. Al secondo giro era poi stato chiamato Jake Golday da Cincinnati in evidente scia del veterano Eric Wilson (considerando la presa di Andrew Van Ginkel come utile a coprire il ruolo di WLB al quale, forse, Golday assomiglia di più) a cui si era aggiunto Domonique Orange, nose tackle in probabile rotazione non solo in una idea di scambi all’interno del ruolo di centro, ma anche di maggior versatilità da sfruttare su tutta la linea difensiva, unico motivo (senza contare il timore di infortuni a Banks) per il quale riusciamo a leggere due chiamate di questo tipo così ravvicinate. L’ex giocatore della UFL, Jalen Redmond, sarà confermato end a destra dopo l’esplosione dello scorso anno, una stagione che lo ha visto protagonista di una impennata straordinaria. Quando parliamo dei Vikings, parliamo di una squadra che, tra mille difficoltà, ha comunque chiuso la stagione terza per yard concesse e come quarta migliore difesa sui terzi down. In questo successo il valore aggiunto di Redmond è stato più che solido, non solo per via dei 6 sack messi a referto, quanto nella pressione inflitta alla tasca avversaria (3 QB Hit e 26 hurries) oltre ad aver dato un contributo fondamentale nella difesa su corsa, tra i migliori della Lega. Tornando al draft, i Vikings si erano poi assicurati Charles Demmings, CB che aveva attirato parecchie attenzioni alle combine e che pare si stia evidenziando in modo molto positivo nell’estate dei camp. Demmings partirà dietro Isaiah Rodgers nella gerarchia, ma sembra pronto a giocarsi le sue chance, mentre sull’altro lato potrebbe toccare a James Pierre reduce da 6 stagioni non proprio da protagonista a Pittsburgh, con l’intoccabile Byron Murphy pronto a giocare come nickelback e a confermare la sua grande crescita negli ultimi anni.
Per gli special team vi sono pochissimi dubbi sui kicker, con l’All-Pro Will Reichard che entrerà al suo terzo anno dopo aver alzato nel 2025 il proprio record personale (e quello della franchigia) a 62 yard (11/13 oltre le 50 yard e 0 errori negli XP) e come punter l’esperto Johhny Hekker (36 anni), pescato dalla free agency e ritenuto una garanzia per sostituire il partente Ryan Wright volato a New Orleans ad inseguire un contratto più ricco. A roster si è misurato in questi mesi anche l’australiano Brett Thorson che nel 2025 era risultato miglior punter NCAA (Ray Guy Award) a Georgia ed era rimasto fuori dalle selezioni del draft. Talento interessante che probabilmente finirà almeno un anno in practice squad (essendo australiano sarà concesso uno slot in più a Minnesota e non toglierà spazio a nessuno) prima di essere lanciato. A meno che non vinca la sfida dei punt già in preseason… Il WR Myles Price è titolare nei ritorni sia per i punt che per i kick off anche se potrebbe subire un po’ di concorrenza, soprattutto dal RB rookie Demond Claiborne. Price ha mostrato alcune incertezze nel controllo della palla ma anche una buona elusività nei ritorni, finendo vittima di una flag nell’unica occasione in cui era persino riuscito a ritornare un touchdown. Giunti a questo punto è facile tirare le somme: la stagione della squadra e, forse, il destino di O’Commel (a gennaio il front office aveva silurato il GM Kwesi Adofo-Mensah mandano un chiaro segnale a tutto l’ambiente ed ovviamente all’head coach) ruoteranno quasi interamente sulle prestazioni di Kyler Murray, quarterback che non ha mai particolarmente brillato e che sembrava giunto ad un punto morto della sua carriera. La difesa sembra una garanzia, l’attacco ha dei numeri e quel gigantesco punto interrogativo dietro al centro. Minnesota è la squadra più enigmatica della NFC North, non perché sia quella che abbia necessariamente il record più difficile da pronosticare (tipo “tanto bene o tanto male”) ma proprio per la bizzarra gestione dei QB negli ultimi anni culminata, in questo 2026, a quello che a tutti sembra una follia. O’Connel però crede in se stesso e sembra che la squadra sia con lui al 100% anche in questa scelta, il che non è cosa di poco conto. Basterà? Lo vedremo, anche perché un’altra cosa non è chiara: basteranno i playoff a salvare la panchina o servirà anche vincere una match a gennaio visto che siamo al 5° anno dell’allenatore? Anche questa domanda, ad oggi, ha risposte incerte mentre quella contraria, ovvero cosa accadrebbe se i Vikings fallissero l’ingresso in postseason, ha molto probabilmente una sola soluzione: la fine dell’era O’Connel. E sarebbe un peccato perché, comunque la si voglia vedere, il lavoro del ragazzo da Knoxville ha portato ad una solidità e un consapevolezza un ambiente che nella fese del Covid (2020 e 2021) sembrava destinato alla mediocrità in un lento naufragare.
Banalmente appassionato di NFL da una vita, prima del Game Pass ho trovato decine di modi tra i più disparati per seguirla: le reti Fininvest, Tele+, le VHS degli amici fino a TMC e ai rari racconti sulle riviste italiane. Preistoria. Dai primi anni del Millennio sfruttando la rete, oltre alle dirette e al college ho recuperato la visione di decine e decine di partite NFL ed NCAA del passato, poi sono invecchiato. Succede. Mi piace lo sport seguito comodamente dal divano, sorseggiando possibilmente qualcosa di buono e mangiando bene, ma anche il trash food ha una sua importanza ed è per questo che ho il colesterolo alto. Ho seguito svariati sport, ne ho praticati pochi e ancora oggi mi diletto un po’ tra varie discipline come osservatore-tifoso col poco tempo a disposizione. Ho persino altre passioni che non prevedano la fatica di altri su un campo da gioco, ma il football è l’unica cosa che mi ha reso paziente nella vita: è dal 1985 che aspetto.









