DENVER BRONCOS
La scorsa stagione dei Broncos è stata in ugual misura sorprendente e amara. C’era da sfatare un mito, ovvero l’incapacità dei Broncos nel vincere la prima partita di playoff dal Super Bowl numero 50, quando Peyton Manning li condusse alla vittoria contro Carolina, e la missione è stata portata a termine col botto. Bilancio conclusivo di 14-3, qualificazione diretta al Divisional, e successo in overtime contro Buffalo, ottenendo l’agognata qualificazione al Championship Afc. L’amarezza comincia da qui, nel senso che quella sorpresa si stava lentamente per trasformare in una gloriosa cavalcata, un percorso che secondo molti, senza l’infortunio alla caviglia occorso a Bo Nix, avrebbe potuto di nuovo condurre alla finalissima; sotto la neve di quel secondo tempo fatale contro i Patriots, rimanevano invece tutte le speranze di una delle migliori squadre viste in regular season. Ci si riprova quest’anno, forti del fatto che Nix non sia un quarterback di statistiche particolarmente brillanti, ma possegga comunque un record più interessante di tutti gli altri: ha infatti vinto ben 24 partite nei suoi primi due anni Nfl, impresa riuscita a nessun altro quarterback nella storia del gioco. Con l’assistenza della salute, l’obiettivo unico e solo, è quello di staccare il biglietto per la finale.
A volte l’attacco dei Broncos non è stato bellissimo da vedere, ma la sua efficacia è del tutto fuori discussione. Una brutta vittoria è pur sempre tale, e Nix non si è certo fatto attendere nell’alzare il livello del suo gioco nelle porzioni finali di partita, con il risultato in discussione, segno di una maturità molto incoraggiante, terminando con 7 drive vincenti nei finali di gara e un parziale di 12-3 con lo scarto nel punteggio inferiore a una segnatura. Segno che Denver, certe partite (vedasi Jets e Raiders), avrebbe potuto vincerle con maggior misura. Da questo punto di vista l’acquisizione che ha definito l’offseason dei Broncos ha perfettamente senso, visto che da quando è giunto tra le montagne Sean Payton, l’attacco non ha mai sfiorato i primi posti di lega per punti segnati, a fronte di una difesa estremamente solida. Spazio dunque a Jaylen Waddle, il quale potrà apportare serie soluzioni al problema, potendosi schierare sia all’esterno che nello slot grazie alla sua versatilità, facendo valere la capacità di creare giocate dal corto, creando nel contempo disattenzioni su Courtland Sutton, il bersaglio preferito nelle conversioni di terzo down.
Il gioco dei Broncos avrà più ritmo e si baserà, appunto, sul medio-corto con più insistenza, come da intenti del nuovo offensive coordinator, Davis Webb. Per le chiamate a lunga gittata rimangono a roster minacce come Marvin Mims, Troy Franklin e Pat Bryant, i quali forniscono un portafoglio di alternative molto valido quando si tratta di inserire la quinta marcia in verticale, mentre per il tight end Evan Engram, rimasto sotto le aspettative nel suo primo anno in Colorado, sono state aggiunte nuove pagine del playbook offensivo, per massimizzare il suo possibile impatto nelle letture progressive. Il settore nel quale l’attacco ha faticato è stato quello delle corse, dove J.K. Dobbins aveva prodotto molto bene prima di infortunarsi, saltando le ultime nove uscite. Il suo dinamismo è stato fondamentale nel muovere le catene con costanza, fatto avvalorato dalla statistica che ha visto i Broncos imbattuti quando il backfield andava a forare il muro delle 130 yard, una responsabilità che coinvolge pure R.J. Harvey, giocatore più adatto a situazioni di redzone e buonissimo ricevitore nei checkdown, che non ha tuttavia brillato nell’assumersi il ruolo di starter a tempo pieno. La potenziale polizza assicurativa nel caso di nuovi infortuni a Dobbins è il rookie Jonah Coleman. La trincea offensiva ritorna intatta, con il forte duo di tackle, Mike McGlinchey e Garrett Bolles, a rappresentare autentiche sicurezze in protezione, e Quinn Meinerz eccellente nel creare spazio per le corse, nonché Ben Powers e il centro Luke Wattenberg a chiudere la lineup.
Molte delle sorti positive di squadra sono legate alla difesa di Vance Joseph, terza per punti concessi e seconda per yard, grazie a un mix di coperture ibride tra concetti a zona e singola marcatura che hanno messo in confusione diversi quarterback. Coperture e sack hanno viaggiato con estrema sincronia, permettendo alla terrificante pass rush di collezionare 68 sack, record di franchigia infranto per la seconda stagione consecutiva, grazie alle prodezze di Nik Bonitto (14) Zach Allen (7) e Jonathon Cooper (8), che spesso hanno condotto a turnover decisivi, nonostante i 14 palloni recuperati rappresentino un numero da migliorare. Il defensive end Malcolm Roach, uno dei nomi meno conosciuti, ha giocato benissimo contro le corse alimentando un settore giunto terzo per tentativi complessivi avversari, segno di come i Broncos spingessero i loro opponenti ad abbandonare presto quel tipo di chiamata. Il vuoto lasciato da John Franklin-Myers è importante da questo punto di vista, e oggetto di competizione tra il veterano D.J. Jones, il nose tackle Eyioma Uwezurike, e il rookie Tyler Onyedim, tutti alla ricerca di procurarsi il maggior numero di snap.
Tutto quanto appena spiegato non avrebbe funzionato se i defensive back non avessero svolto il loro compito. Patrick Surtain II, nonostante il noioso problema al pettorale, ha giocato un altro campionato di livello, Ja’Quan McMillan si è rivelato essere un playmaker grazie ai 9 passaggi difesi, 4 sack e 2 fumble forzati, mentre Riley Moss ha vissuto un campionato di impressioni miste, sicuramente contraddistinto da ottime marcature alternate a vittorie del ricevitore di turno, e qualche tendenza eccessiva alla penalità. Giudizio in sospeso anche per Jahdae Barron, prima scelta dello scorso anno, difensore che non è cresciuto molto durante il campionato rimanendo utilizzato solamente in determinate circostanze, al punto che si parla per lui di un possibile spostamento a safety, in ottica dell’ultimo anno di contratto di Brandon Jones, che forma una coppia assai rassicurante assieme a Talanoa Hufanga, promosso nel suo primo anno a Denver. I linebacker titolari saranno ancora Alex Singleton, guerriero non sempre eccelso in singola copertura, e Justin Strnad, che ha dimostrato di saper gestire il suo ruolo da titolare. Gli special team ritrovano un Will Lutz affidabile, 87% nei field goal, e Marvin Mims, kick returner di valore.
Non sarà semplice ripetere la vittoria divisionale dello scorso anno e ottenere nuovamente il secondo miglior posto di conference, il calendario sarà certamente più tosto, con New England, Seattle, L.A. Rams, Buffalo da affrontare fuori dalla division, oltre alle classiche doppie sfide con Chargers e Chiefs. Si conta molto su un ulteriore progresso offensivo, in particolare sulla continuità nelle segnature cercando di tornare al rendimento delle corse della prima metà del campionato scorso, la linea offensiva è una certezza, e la difesa possiede i pezzi giusti per eccellere di nuovo. La domanda a cui rispondere, è se tutto questo possa bastare per raggiungere il Super Bowl, l’unico obiettivo che Denver mantiene fisso approcciandosi alla nuova stagione.
KANSAS CITY CHIEFS
Una delle situazioni più stucchevoli del campionato scorso, è stata il testimoniare il 6-11 registrato dai Kansas City Chiefs nel corso del 2025. La franchigia con la quale Andy Reid, Patrick Mahomes e Travis Kelce hanno creato una dinastia ha vissuto problemi e sfortune irreversibili, in primis l’infortunio che ha definitivamente tolto dal quadro il prestigioso quarterback e futuro Hall Of Famer, vittima della rottura del crociato anteriore e laterale. In un attimo sono passate davanti agli occhi tante immagini: i trionfi, le ripetute vittorie, le frustrazioni degli avversari, la capacità di Mahomes di rialzarsi anche dopo i colpi più proibitivi: stavolta, invece, non c’è stato nulla da fare. Il programma per l’imminente campionato era già chiaro una volta terminate le scorse ostilità, i Chiefs non erano una squadra offensiva equilibrata e per anni Mahomes ha sopperito all’assenza di un running back in grado di portare costanza al gioco di corse. Il suo infortunio ha complicato immensamente le cose, per quanto lui abbia, come prevedibile, aggredito la convalescenza per cercare di tornare a breve il giocatore di prima. Per capire l’effettivo approccio di Kansas City sul come cominciare il campionato e non affrettare un rientro che potrebbe provocare ricadute, sarà necessario attendere il kickoff, unico momento utile per sapere se Mahomes sarà o meno già in campo.
La ricerca di un maggior bilanciamento offensivo nasce da una chiara situazione schematica: i Chiefs, causa la loro pericolosità sul profondo, hanno spesso affrontato coperture con due safety profondi, fattore che tatticamente avrebbe dovuto permettere al rushing game di scrivere numeri interessanti. Non è stato così, dato che la squadra si è classificata al venticinquesimo posto per yard prodotte a terra, frutto di un inefficiente lavoro che ha visto coinvolti Isaiah Pacheco, per il quale i problemi fisici sono stati un fattore, e il più volte richiamato Kareem Hunt, i cui 8 touchdown hanno se non altro sollevato in parte un reparto dove Mahomes è stato quasi produttivo come un qualsiasi running back. Per questo, oltre al ritorno di Eric Bienemy come offensive coordinator, i Chiefs hanno giocato una delle carte più convincenti di tutta la offseason, firmando Kenneth Walker III, l’Mvp dell’ultimo Super Bowl, il quale ha tutto l’aspetto di quel feature back da tempo mancante nel Missouri, essendo uno dei migliori giocatori Nfl quando si tratta di far mancare un placcaggio al difensore, con ottime capacità di letture dei blocchi. Il rientro di Bienemy a chiamare i giochi sarà importante per ricreare il timore sul profondo con il quale le difese dovevano convivere, sostituendo le frequenti chiamate in RPO di Matt Nagy, che non hanno sortito effetti particolari a livello statistico. Con Walker ci sarà la possibilità di guadagnare quelle 6-7 yard utili ad aprire il playbook nei down successivi, far fruttare la playaction, nella quale i Chiefs non sono stati assolutamente efficaci nel 2025, creando maggiori snap sotto il centro per il quarterback. Il roster ha acquisito anche le movenze rapide di Emari Demercado, in arrivo da Arizona dopo un triennio di buoni risultati da riserva, mentre per Brashard Smith comincia il secondo anno di esperienza, nel tentativo di capire quale ruolo affidargli, visto che non ha le dimensioni fisiche tipiche del goal line back.
Da questo punto di vista, la parte mediana della linea presenta caratteristiche adatte allo scopo, ovvero atletismo e potenza per creare i giusti varchi. I cinque del fronte ritornano intatti, con il centro Creed Humphrey a comandare le operazioni accanto alle guardie Kingsley Suamataia e Trey Smith; qualche dubbio in più invece nel criticato ruolo di tackle, dove Josh Simmons non è affatto dispiaciuto a sinistra, ma ha giocato con discontinuità a causa di infortuni e motivazioni personali, mentre Jaylon Moore giunge da un campionato ricco di problemi in fase di protezione del quarterback. I Chiefs non hanno ritenuto opportuno dare profondità o sfida al ruolo, evidente segno di fiducia nelle possibilità di crescita di quanti sono già presenti a roster. Un reparto ricevitori macchiato da sospensioni e infortuni assortiti è un elemento principale per tornare a vincere, sperando che il funambolico Rashee Rice possa garantire molto più che metà stagione, e Xavier Worthy possa stare ben lontano dall’infermeria. Se la playaction dovesse tornare a funzionare, è bene aspettarsi qualche opportunità in più in verticale, laddove anche Tyquan Thornton, reduce da un torneo di riscatto dopo i primi fallimentari anni ai Patriots, ha sviluppato un’interessante intesa con Mahomes. Non c’è molto materiale, tuttavia, nelle retrovie se qualcuno dovesse avere ancora problemi fisici, al di là del rookie Cyrus Allen, quinto giro, con opzioni rimaneggiate anche nella posizione di tight end, dove Kelce è chiaramente calato, pur rimanendo un’evidente forza del reparto. Nel caso Mahomes non ce la dovesse fare per la week 1, Justin Fields sarà il suo sostituto designato, con il rookie Garrett Nussmeier a fare da terzo.
Statisticamente la difesa ha giocato molto bene, ma non ha prodotto in alcuni settori molto importanti del gioco. Sesta per punti concessi, neanche 20 di media, nona contro le corse, dodicesima contro i passaggi, non ha tuttavia saputo creare turnover e sack, a volte rimanendo in campo troppo a lungo. Il settore edge è forse il più debole di tutto lo schieramento, con George Karlaftis reduce da soli 6 sack dopo il sontuoso rinnovo contrattuale, Ashton Gillotte proveniente da un incoraggiante esperienza da matricola, e Felix Anudike-Uzomah, primo giro del 2023 che deve ancora dimostrare di essere valso quella chiamata alta. La certezza arriva invece dal mezzo e si chiama Chris Jones, un uomo sul quale bisogna pianificare attentamente gli schemi di bloccaggio, che sarà coadiuvato dalla stazza del massiccio Khyiris Tonga, molto solido nella stagione scorsa a New England. A dare una mano in rotazione ci penserà Peter Woods, il quale a Clemson aveva mostrato capacità di forare la tasca dall’interno, con Omar Norman-Lott al rientro da un infortunio al ginocchio. Il cuore della difesa sarà ancora Nick Bolton, l’uomo ovunque a cui si possono assegnare diversi compiti con la certezza che le operazioni saranno dirette a dovere, da bravo leader qual è sempre stato. Il tandem costruito con Drew Tranquil è solido, il punto di domanda è invece la sostituzione del versatile Leo Chenal, eccellente giocatore di situazione che portava pass rush e saltuarie marcature, al posto del quale, inizialmente, verrà schierato Cooper McDonald.
Le secondarie hanno perso tre dei quattro titolari, dopo il saccheggio effettuato dai Rams: oltre ai forti Jaylen Watson e Trent McDuffie, entrambi a Los Angeles, se n’è andato anche il safety Brian Cook, a Cincinnati, il quale sarà sostituito da Alohi Gilman, già passato da Chargers e Ravens. Il giocatore più forte rimasto tra i ranghi è senza dubbio Chamarri Conner, uno dei difensori più duttili da utilizzare in vari ruoli nelle coperture a zona di Steve Spagnuolo, mentre Jaden Hicks ricoprirà il consueto spot di terzo safety, schierabile anche per difendere sul corto. La novità è Mansoor Delane, scelta praticamente obbligata al draft, un grande talento con ottime capacità di attaccamento al ricevitore; dall’altro lato del campo, invece, ci sarà ancora maggior spazio per Nohl Williams, il quale ha mostrato abilità molto interessanti in copertura grazie alla velocità di piedi, mentre il ruolo di slot corner principale andrà a Kader Kohou, il quale ha perso tutto il 2025 per la rottura del crociato anteriore. Gli special team rappresentano un’area di miglioramento, con Matt Araiza classificatosi nel mezzo delle medie per punt, e Harrison Butker sceso sotto il 90% nei field goal trasformati nelle ultime due campagne.
Finché Mahomes è restato in salute, i Chiefs hanno sempre avuto la possibilità di vincere anche contro i pronostici. Ora il quarterback ha mostrato la sua vulnerabilità, la speranza è che i ritmi di gioco tornino a essere quelli degli anni d’oro, dai quali non è poi trascorso molto tempo, permettendo a Kansas City di tornare immediatamente rilevante. La difesa ha bisogno di confermare i trend positivi del 2025 aumentando però intercetti e sack. L’obiettivo chiaro è sempre quello di vincere, inutile dire che si aspetta di meno dalla squadra più dominante dell’ultima decade Nfl. Alcuni equilibri, però, sono nel frattempo cambiati, e bisognerà fare i conti con la solida ascesa di Denver, che è qui per restare a lungo, e con dei Chargers che potrebbero rivelarsi molto più pimpanti che in passato. La missione, dunque, non è di quelle più semplici.
LAS VEGAS RAIDERS
Si ricomincia, di nuovo, daccapo. I Raiders hanno vissuto l’ennesima stagione deludente e priva di direzione, ottenendo il quarto record perdente consecutivo, 3-14, la presunta sensazione di cura sopraggiunta grazie all’assunzione di Pete Carroll non ha condotto sostanzialmente a nulla, e l’unico aspetto positivo della stagione, è stato l’ottenimento della prima scelta assoluta. Inizia quindi l’era di Fernando Mendoza, primo giocatore chiamato – e segreto peggio nascosto – dell’ultimo draft, il quale avrà la possibilità di crescere sotto l’affidamento del nuovo head coach Klint Kubiak, lodato per la sua consistenza schematica, la stessa con la quale ha portato, da offensive coordinator, i Seahawks a vincere il più recente Super Bowl. E’ difficile ricostruire un roster ricco di lacune da un anno al successivo, servono tanti giocatori nuovi – e forti – per risollevare sorti che sono crollate a terra un pò dappertutto: i Raiders si sono classificati all’ultimo posto per yard corse e touchdown, il gioco aereo ha portato solamente 20 touchdown in tutto l’anno; la difesa se non altro si è comportata bene contro i passaggi, ma ha mostrato ampi margini di miglioramento nel potersi opporre alle corse. Di conseguenza, Tom Brady e il general manager John Spitek, hanno speso l’offseason cercando di rinforzare quanto più possibile dovrà funzionare attorno al quarterback, contando sull’acquisizione di un fondamentale pezzo del futuro silver & black.
Mendoza è stato l’eroe dell’ultima stagione di college football, una storia affascinante, divenuta leggenda grazie al campionato privo di sconfitte di Indiana, un ateneo che nel football non è altrettanto vincente come nel basket. Ragazzo sveglio, in grado di leggere il gioco come un giocatore esperto, carattere determinato, voglia di vincere e affermarsi, sono qualità che i Raiders sperano si tramutino in un’epoca vincente, contraddistinta dal nuovo dualismo instaurato tra regista e head coach. Prima, però, c’è una decisione da prendere a monte, e la dirigenza pare voler gestire tutto con la necessaria calma. Il quarterback titolare sarà, molto probabilmente, Kirk Cousins, una guida coerente e consona per non bruciare da subito la fiducia di Fernando; il progetto è quello di fargli imparare il più possibile osservando un veterano in azione, memorizzando le chiamate in certe situazioni di gioco, accumulando tutte quelle ripetizioni mentali che gli torneranno utili al momento dell’esordio. Dovesse Cousins fallire nel muovere un attacco che ha prodotto la miseria di 14 punti a gara nel 2025, e chiamato a progressi urgentissimi, il coaching staff non esiterà certo nel chiamare in causa il talentuoso rookie.
Uno dei più grandi investimenti eseguiti, riguarda la linea offensiva. Vi sarà infatti un nuovo centro nello schieramento, Tyler Lindebaum, asceso al top del ruolo nella sua esperienza a Baltimore e ora detentore del più ricco contratto mai firmato per la specifica posizione. D’altro canto, il progresso nel rendimento del fronte d’attacco era sempre stato il passo fondamentale approcciandosi al mercato, potendo contare sostanzialmente solo su Kolton Miller tra le opzioni affidabili, nonostante il left tackle abbia vissuto un campionato davvero sfortunato, sfasciandosi una caviglia dopo sole quattro gare. Dunque, il resto dello schieramento è una competizione in piena regola, sulla carta gli altri titolari saranno Jackson Powers-Johnson, DJ Glaze e Calen Rogers, ma ci sono almeno altri tre o quattro elementi – tra i quali il rookie Trey Zuhn III – pronti a gettarsi nella mischia. La serie di prestazioni negative che la linea ha collezionato, ha avuto conseguenze catastrofiche sia sulle performance di Geno Smith (tornato ai Jets), che sull’operato di Ashton Jeanty, proprio uno dei giocatori che più degli altri avrà il dente avvelenato, dopo un campionato da matricola numericamente inferiore alle attese (975 yard, 5 mete). La mancanza di spazi buoni da percorrere, le numerose situazioni dove l’ex-Boise State veniva atterrato dopo un paio di yard o addirittura dietro la linea di scrimmage, sono esemplificative di una produzione bloccata a 3.6 yard per portata, frutto di sole 1.317 yard complessive. Le seconde linee dietro Jeanty sono state interamente ripensate, con l’arrivo del rookie Mike Washington Jr. per le situazioni di corto yardaggio e dell’ex-Houston Dare Ogunbowale, buon ricevitore in uscita dal backfield.
Molte speranze sono riposte nel settore wide receiver, ma le statistiche necessitano di un gran progresso. Anche in questo caso, la performance della linea offensiva potrà dettare ritmi più consoni per la sincronia tra quarterback e bersagli, confidando dunque in un innalzamento dei numeri per Tre Tucker, che possiede chiaramente le capacità per vincere contro il difensore, ma le cui occasioni sono state diminuite dal precoce arrivo della pass rush addosso a Smith. Tucker è stato il miglior produttore con 696 yard, una cifra molto vicina a quella registrata da Brock Bowers, uno dei migliori 5 tight end della lega, che con un gioco aereo di maggior qualità, unite alla sua capacità di separazione, potrebbe tranquillamente raddoppiare le 680 yard accumulate, dopo le oltre 1.000 yard collezionate nell’ottimo anno da rookie. Un’acquisizione di minor rilievo riguarda invece Jailen Nailor, che per qualcuno potrebbe avere l’occasione della vita trovando lo spazio mai reperito a Minnesota, ma si tratta pur sempre di un giocatore da testare in termini di continuità con un maggior numero di snap, in uno schieramento completato da Jack Bech, anch’egli afflitto dalla discontinuità del gioco aereo, rimasto fermo a quota 224 yard stagionali senza ancora segnare la prima meta da professionista.
Parte della offseason dei Raiders ha vissuto la tragicomica vicenda legata a Maxx Crosby, l’indubbia superstar difensiva, con uno scambio sostanzialmente già concluso con i Ravens, per poi arrivare alla rescissione dell’accordo per motivi medici. La grande domanda riguarda quindi lo stato mentale con cui Crosby affronterà il nuovo anno in una squadra di cui aveva apertamente dichiarato di non voler far più parte, desiderando non partecipare ad ulteriori situazioni di ricostruzione. Il forte edge rusher troverà in ogni caso una situazione differente, con Rob Leonard (precedentemente allenatore proprio della linea difensiva) promosso a defensive coordinator e un influsso di nuovi compagni pronti a dare un contributo più significativo, grazie all’approdo di Kwity Paye e del rookie Keyron Crawford, con Malcolm Koonce ri-collocato in seconda fascia. La transizione più importante riguarda il nuovo schieramento 3-4, con un roster quasi interamente strutturato per giocare la 4-3, il che darà possibilità a Leonard di ruotare diversi elementi nel mezzo, tra le conferme del veterano Adam Butler e del promettente tackle Jonah Laulu, la crescita di JJ Pegues, e l’arrivo della matricola Brandon Cleveland.
La spesa più significativa effettuata in free agency riguarda i linebacker, con Quay Walker e Nakobe Dean chiamati a risollevare la produzione nella parte mediana dell’allineamento a fronte di un investimento complessivo di 80 milioni di dollari. Giocatori entrambi dotati di talento e istinto, potranno certamente fare la differenza potendo contare su comprovate doti di leadership e un’abitudine a giocare assieme che arriva dall’università di Georgia, con la quale hanno vinto un titolo collegiale. Dean, il più rapido e veloce, sarà anche incaricato di ricevere le chiamate dalla sideline, fattore che potrebbe contribuire a una maggior libertà d’azione per Walker, che aveva la stessa responsabilità a Green Bay, dove ha registrato stagioni di tutto rispetto. Il settore cornerback è stato costruito su statura e fisicità, qualità che ben si addicono al quarto giro Jermod McCoy, uno dei giocatori più discussi a causa dei dubbi sull’effettivo recupero di un intervento al ginocchio, ma attrezzato di un talento che urla primo round ovunque. Eric Stokes e il secondo anno Darien Porter sono corner di caratteristiche del tutto simili, cui si va ad aggiungere l’addizione del veterano Taron Johnson, il quale a Buffalo si è sempre distinto per il suo alto grado di fisicità; confermata la coppia di safety, con Isaiah Pola-Mao a fornire raggio d’azione e il colpitore Jeremy Chinn a pattugliare le zone nelle vicinanze dei linebacker. A seguito della rinuncia a Daniel Carlson, gli special team vedranno uno tra Matt Gay e Kansei Matsuzawa vincere il ruolo di kicker, mentre ritorna l’esperto AJ Cole nella posizione di punter, dopo aver ricevuto un’estensione contrattuale che ne sottolinea l’importanza e la continuità.
La prospettiva dei Raiders indica con evidenza l’intenzione di eseguire un passo alla volta, senza bruciare le tappe, imparando dal loro stesso passato. In fondo, la mancanza di risultati positivi dati dalla fretta e dall’accumulo insensato di giocatori, senza un minimo di programmazione a lungo termine non ha mai funzionato. A Las Vegas, invece, si muovono i primi passi di un futuro che si spera possa diventare vincente in maniera duratura, sorretto dall’asse Kubiak-Mendoza, senza preoccuparsi troppo del numero di vittorie che il 2026 potrà portare.
LOS ANGELES CHARGERS
I Chargers sono una squadra solida, ma non riescono a superare lo scoglio che potrebbe portarli ad essere una contender. Questa la preoccupazione più urgente da risolvere per un team ricco di talento, il cui head coach, Jim Harbaugh, ha saputo condurre a due stagioni consecutive da 11 vittorie, terminando però la postseason con uno 0-2 alla Wild Card. Le responsabilità di un successo solo parziale, oltre che a una sequenza di infortuni che ha falciato di netto la linea offensiva, vanno ricondotte in particolare a un gioco offensivo divenuto stagnante e ripetitivo, che ha bloccato i progressi di Justin Herbert e messo alla porta l’offensive coordinator Greg Roman, l’uomo che Harbaugh aveva scelto per condurre un attacco che doveva essere basato sulla fisicità e sul guadagno a terra sistematico. Intrigante, da questo punto di vista, l’assunzione di Mike McDaniel, genio offensivo reduce da una prima esperienza negativa da head coach, oggi tornato nel suo ruolo più naturale, portando con sé un sistema del tutto diverso, basato su velocità, ritmo, motion, e fantasia.
La missione primaria è dunque il saper trasformare la dodicesima produzione offensiva di yard totali in un maggior numero di punti, settore nel quale Los Angeles è giunta solo al ventunesimo posto. Herbert è un chiaro talento per il ruolo delicato di quarterback, un ragazzo stoico che ha giocato infortunato, assorbendo un numero allucinante di colpi a causa di una protezione inadeguata, pertanto l’intenzione è quella di togliergli pressione dalle spalle, creando un sistema di passaggi sul medio-corto che possa rendere inefficace l’arrivo della pass rush. La parola d’ordine è liberarsi del pallone in fretta e con precisione, puntando su schemi ricchi di tracce interne e brevi, per poi esplodere in campo aperto grazie alla velocità dei ricevitori. Ladd McConkey è il tassello fondamentale dello schieramento offensivo, da matricola aveva superato con facilità le 1.000 yard stagionali per poi vivere una regressione probabilmente concomitante con diversi fattori, tra i quali il ritorno in formazione di Keenan Allen, che gli ha certamente tolto dei bersagli. Ora, senza più Allen nell’equazione, McConkey dovrebbe tornare a essere il punto di riferimento principale di Herbert, mentre per le situazioni di ricezione e apertura in campo aperto si conta molto sull’altalenante rendimento di Quentin Johnson, il quale sarà il principale bersaglio da appaiare a marcature favorevoli su breve distanza, dove le sue accelerazioni possono fare la differenza. Tre’ Harris è invece un elemento più fisico, molto valido quando incaricato di bloccare downfield, e una discreta dose di verticalità sarà garantita dal velocista Brenen Thompson, quarto giro dell’ultimo draft, una tipologia di ricevitore di cui recentemente i Chargers non hanno mai disposto.
Omarion Hampton sarà il titolare indiscusso del ruolo di running back, sperando in un secondo anno lontano dai problemi fisici. Nel suo anno da matricola, l’ex-North Carolina ha mostrato un gioco fisico, privo di timori nel cercare il contatto, ma che gli ha procurato qualche problema di infortunio di troppo, limitandolo a 9 presenze. Il lavoro svolto da Kimani Vidal è stato quanto mai prezioso nel sopperire a tali assenze, come dimostrano le 643 yard corse, miglior risultato di squadra, qualità che ben si abbinano alla pura velocità portata dal nuovo arrivato Keaton Mitchell, il quale possiede in faretra il big play improvviso, grazie alle ottime movenze atletiche di cui dispone. A dimostrazione della volontà di Harbaugh nel percorrere una direzione di gioco fisica, si vedranno numerosi schieramenti con due o tre tight end, trovando quindi lavoro per Oronde Gadsden Jr., a tratti dominante in ricezione grazie ai mismatch creati, e per la novità David Njoku, minaccia da redzone coadiuvata dal blocker Charlie Kolar, e dal fullback Alec Ingold, in un ruolo sempre meno rilevante, ma non per Harbaugh.
Inutile ricordare che tutto potrà funzionare a dovere nella stessa misura in cui la linea offensiva resterà in forma fisica sufficiente per poter scendere in campo. Lo scorso anno è stato eccessivamente brutale per i Chargers, con Rashawn Slater già rotto durante il training camp, e Joe Alt, preziosa prima scelta del 2024, infortunato a stagione in corso e posto in injured reserve senza più tornare. Se in salute, si tratta di una delle coppie di tackle più potenti della Nfl, a cui si aggiunge la necessaria presenza del nuovo centro Tyler Biadasz, inspiegabilmente tagliato da Washington e presto firmato con un triennale, un uomo di grande intelligenza nel leggere la situazioni prima dello snap. Cole Strange, già pratico del sistema zone-stretch applicato da McDaniel sulle corse avendolo giocato a Miami, sarà titolare dello spot di guardia destra, con lo schieramento a essere completato da uno tra Trevor Penning e Jake Slaughter.
Nonostante la rinuncia a Odafe Oweh, la linea difensiva si conferma essere una delle principali forze di una difesa che ha salutato il coordinator Jesse Minter, nuovo head coach di Baltimore, e accolto Chris O’Leary. Il veterano Khalil Mack sta andando avanti con gli anni ma costringe ancora gli attacchi ad aggiustamenti per limitarlo, rimane il leader del reparto ed è ottimamente aiutato dall’ascesa di Tuli Tuipulotu, il quale ha registrato 13 sack e 20 placcaggi per perdita di yard, offrendo un contributo eccellente. La rotazione prevede l’inserimento del promettente rookie Akheem Mesidor, un giocatore tecnicamente pronto per la Nfl che può essere posizionato sia all’esterno che all’interno della linea, proprio come faceva al college, a Miami, mentre la parte interna della formazione vanta giocatori di spessore, incaricati di oscurare la vallata giocando su due gap, come Teair Tart, Jamaree Caldwell, e il free agent Dalvin Tomlinson, tutti in grado sia di occupare spazio che di attirare raddoppi favorendo le giocate dei linebacker. I due titolari di quest’ultima posizione saranno Daylan Henley, ottimo atleta in grado di coprire il campo in orizzontale, e l’esperto Denzel Perryman, la cui specializzazione contro le corse è stato un valore aggiunto per raggiungere l’ottavo posto dello specifico settore per yard concesse.
L’estrema versatilità di Derwin James Jr. sarà ancora una volta il pezzo pregiato delle secondarie, potendo assolvere ai tradizionali compiti di safety più o meno vicino al box, spedizioni in blitz, e schieramenti da linebacker aggiuntivo, allo scopo di mascherare la copertura difensiva. La sua capacità di togliere corsie ai running back e coprire in marcatura i tight end contro i passaggi sono qualità preziose, complementando il lavoro svolto dai giovani Tarheeb Still e Cam Hart, i due cornerback titolari, cui si aggiunge un Donte Jackson primatista di squadra per intercetti, con 4, stessa cifra registrata da Tony Jefferson, il quale rientra al suo posto per giocare la quattordicesima stagione da professionista. L’alternanza nel ruolo vedrà snap utili pure per Elijah Molden e RJ Mickens, i quali dovranno ruotare con il rookie Genesis Smith ogni qualvolta James verrà utilizzato in ruoli più vicini alla linea di scrimmage, per non togliere equilibrio allo schieramento. Gli special team contano su uno dei migliori kicker della lega, Cameron Dicker, una certezza anche oltre le 50 yard.
I Chargers sono una delle squadre più intriganti della prossima stagione, partendo dall’ottima base già fornita dall’avvento di Jim Harbaugh, che ora si potrà avvalere della creatività di un eccellente stratega offensivo come McDaniel. La maggior curiosità sarà infatti quella di vedere all’opera Herbert all’interno della nuovo modo di attaccare di Los Angeles, e assistere al miglioramento che la produzione dovrebbe vivere adottando i nuovi schemi. Quasi tutto dipende dalla salute, con la linea offensiva indiziata primaria nel restare il più lontano possibile dall’infermeria, e un corretto bilanciamento consentito da una più continua presenza in campo per Omario Hampton. La difesa possiede gli elementi necessari per effettuare le giocate che decidono le partite, resta solo da stabilire se, emotivamente, i Chargers siano pronti a credere di essere una vera contender, e di poter superare lo scoglio della prima partita di playoff, obiettivo minimo per una stagione che sta già assaporando di riscatto.
Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets, L.A. Dodgers e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.









