HOUSTON TEXANS

Sognare il Super Bowl, a Houston, non dovrebbe essere eccessivamente proibitivo. In fondo, gran parte della struttura esistente è ben collaudata, soprattutto nel settore fondamentale della questione: la difesa. Grazie all’esperienza di coach DeMeco Ryans, che di questo settore ha fatto parte in qualità di giocatore diversi anni fa, i Texans hanno eretto un muro capace di classificarsi al primo posto Nfl per total defense, statistica che nella consuetudine del football definisce una squadra di prima fascia, capace di ottenere ottimi risultati. Le aspettative di Houston, tuttavia, si sono bruscamente arenate nei playoff, alimentando un record storico assai preoccupante quando si tratta di affrontare il secondo turno di playoff: 0-7. In sostanza, manca il passo definitivo per accedere al Championship, evento mai accaduto nel quarto di secolo di esistenza della franchigia, e molti degli esiti di squadra dipenderanno da quale versione di C.J. Stroud si presenterà alla nuova stagione, dopo la disastrosa performance nella scorsa postseason, nella quale la difesa ha giocato in maniera nettamente superiore, continuando a tenere il team in partita nonostante le enormi difficoltà offensive.

Il ricordo più fresco di Stroud è infatti rappresentato da una somma di cifre non troppo incoraggiante: 5 intercetti, 5 fumble, 7 turnover totali nelle due gare di playoff disputate nel 2025, tra cui la pessima partita giocata contro i Patriots, dove gli errori si sono sommati l’un l’altro nell’impietoso freddo di Foxboro. Il ventiquattrenne ha chiaramente parecchia strada davanti a sé per migliorare, ma il finale di stagione scorso ha mostrato un ragazzo involuto in maniera preoccupante, la cui figura appare distante dal rookie dell’anno offensivo che aveva conquistato molto estimatori tra gli addetti ai lavori, e gettato fondamenta apparentemente solide per il futuro dei texani. Nonostante la verdissima età, c’è chi parla già di carriera al bivio per Stroud, atteso a un netto progresso nelle decisioni prese, allo scopo di cancellare l’immagine negativa che quella gara di Divisional Playoff ha lasciato su di lui. La pausa primaverile estiva ha portato il quarterback a programmare una serie di allenamenti privati per migliorare la tecnica di lancio, per affinare il fisico, sapendo di giocare sotto la lente d’ingrandimento per i prossimi due anni, dato che il general manager Nick Caserio ha su di lui esercitato l’opzione per il quinto anno, rimandando di fatto un ricco rinnovo al giudizio sulle future prestazioni del regista.

Uno dei problemi più pesanti, che con tutta probabilità hanno fornito un contributo allo scoprire troppo alcune lacune di Stroud, riguarda il gioco di corse, per il quale i Texans avevano affrontato il mercato in maniera del tutto convincente, solo per rimanere con un misero cerino in mano. Nella offseason del 2025, infatti, l’acquisizione primaria portava il nome di Joe Mixon, fermato dal mancato recupero da un infortunio al piede che ha richiesto molteplici interventi chirurgici, e che ora ne ha addirittura terminato la carriera. Di fatto, quindi, Houston usufruirà solo quest’anno della novità nel ruolo di cui non ha potuto godere lo scorso anno, con David Montgomery, ex-Lions, ad assumersi le principali responsabilità del backfield. Corridore verticale, potente, fisico, sarà con facilità responsabile di un aumento nella specifica produzione di yard, senza più preoccupazione di dover condividere gli snap con Jahmyr Gibbs, facendo retrocedere Woody Marks a un ruolo, più consono, di backup pericoloso sulle ricezioni. Per l’ennesima stagione consecutiva, il management ha messo pesantemente mano alla linea offensiva rimescolando ancora le carte, firmando i veterani Wyatt Teller (Cleveland) e Braden Smith (Colts), scambiando Tytus Howard, nonché rinnovando Ed Ingram, guardia destra, per altri tre anni. Il delicato ruolo di left tackle sarà affidato alla crescita del secondo anno Aireontae Ersey, mentre il ruolo di centro sarà ricoperto dal rookie Keylan Rutledge, sul quale è stata investita una scelta di primo giro.
La batteria di ricevitori sarà nuovamente condotta da Nico Collins, il cui trauma cranico in occasione dello scontro playoff contro i Patriots si è rivelato un colpo troppo duro da assorbire per tutto l’attacco. Collins è infatti uno dei migliori ricevitori della lega, preciso nel percorrere le tracce, lesto nel capire come vincere contro le singole coperture, e dotato del fisico adatto per vincere tantissime situazioni di palla contestata. Le scelte più recenti del draft hanno convinto parecchio: Jayden Higgins, molto somigliante a Collins nella struttura fisica, ha chiuso l’anno da rookie con oltre 500 yard e 6 mete; Jaylin Noel, più leggero e scattante, ha prodotto 292 yard e 2 mete. Il gruppo è completato da Xavier Hutchinson, utilizzato in situazioni utili per aprire il campo, dal ritorno di Tank Dell, assente per infortunio dal dicembre 2024, e dal tight end Dalton Schultz, mani sempre affidabili nel medio-corto.

La miglior difesa in circolazione propone un pass rush feroce, basata sulla coppia formata da Will Anderson Jr., e dal veterano Danielle Hunter, i quali hanno registrato 27 sack, 35 placcaggi per perdita di yard, e 45 quarterback hit, meritandosi entrambi il rinnovo contrattuale. La rotazione degli end ha visto il ritorno a casa di Jadeveon Clowney, pronto a chiudere la carriera dove l’ha cominciata, mentre tra i tackle si registra l’arrivo di Kayden McDonald, massiccio prospetto da Ohio State, da abbinare ai già presenti Sheldon Rankins e Tommy Togiai. Solido è pure il reparto linebacker, che ritrova il leader Azeez Al-Shaair, ennesimo rinnovo difensivo effettuato da Caserio, che ha firmato per altri tre anni il leader emotivo della difesa, il responsabile della ricezione delle chiamate da trasmettere ai compagni, un giocatore intenso e duro. Henry To’oTo’o si è avvicinato alla statistiche del compagno di reparto sfiorando i 100 placcaggi combinati, ha lavorato sodo sulla tecnica durante la offseason per tenere saldo il suo posto in ottica futura, mentre il terzo spot titolare è oggetto di attuale competizione a causa dell’infortunio occorso a E.J. Speed (quadricipite) lo scorso maggio durante una sessione di palestra, con tempi di recupero non ancora definiti. Strada dunque aperta per Marte Mapu, free agent che giocava da riserva ai Patriots, per il rookie Wade Woodaz, titolare a Clemson, e Jake Hansen, quinto anno a Houston dopo essere arrivato da undrafted free agent.

Le secondarie rappresentano altro materiale aureo, grazie alla rassicurante presenza di Derek Stingley Jr., eccellente nel riconoscere e seguire le tracce dei ricevitori nonché abile nel procurarsi l’intercetto, il quale forma un tandem da paura assieme al collega Kamari Lassiter, con cui ha prodotto 32 passaggi difesi e 8 intercetti. Le retrovie sono invece il luogo ideale per le azioni di Calen Bullock, le cui capacità di visione del campo e conseguente copertura risultano ben al di sopra della media, mentre nella posizione più vicina al box difensivo verrà schierato Blake Blankenship, proveniente dagli Eagles, in un ruolo oggetto di discontinuità per infortuni e la discussa presenza dell’irascibile C.J. Gardner-Johnson. Il quadro è adeguatamente completato da Jalen Pitre, cornerback molto fisico e colpitore d’effetto. Gli special team restano ancorati al piede affidabile di Ka’Imi Fairbairn, reduce da un campionato con 44 field goal a segno, ed esteso per il prossimo biennio.

I Texans si propongono quali avversari principali nell’obiettivo di togliere lo scettro divisionale ai Jaguars, contando su una difesa fenomenale e un attacco sulla carta notevolmente migliorato nel settore corse. Molte delle speranze di Ryans passano dal gioco del suo quarterback, di conseguenza gli obiettivi di Houston, che puntano inequivocabilmente al Super Bowl, potranno realizzarsi in base ai progressi che il giocatore più importante del roster sarà in grado di mostrare.

INDIANAPOLIS COLTS

I Colts provengono da una stagione del tutto deludente, compromessa, a conti fatti, dall’infortunio occorso a Daniel Jones. Parevano una macchina perfetta, in grado di comandare senza troppi patemi la loro division dall’alto di un 7-1 assai sorprendente, che per molti esperti non sarebbe stato destinato a durare nel tempo, per poi perdere 8 delle ultime 9 partite ritrovandosi addirittura con un record negativo di 8-9. Nonostante la debacle, la proprietaria, Carlie Irsay-Gordon, figlia dell’indimenticato Jim, non ha ritenuto opportuno modificare l’assetto di una struttura che, con tutta probabilità, è giunta all’ultima spiaggia per poter dimostrare qualcosa. Sotto le direttive di Chris Ballard, general manager in carica dal 2017, Indianapolis ha infatti vinto una sola partita di playoff, e l’ultima volta che la division è stata conquistata, tre anni prima, il quarterback titolare era un certo Andrew Luck. Stessa sorte per Shane Steichen, chiamato a dimostrare un netto salto di qualità competitiva, dopo quattro anni trascorsi a collezionare un 25-26 complessivo, con la pressione di dover assolutamente ottenere i risultati richiesti dalla proprietà.

La fulminante partenza è coincisa con quella che doveva essere la miglior stagione in carriera di Daniel Jones. Nonostante l’audace scommessa nel ruolo più delicato della squadra, Ballard aveva quasi avuto ragione: con Jones e il suo massimo in carriera di percentuale di completi (68%) i Colts erano saliti nella top ten statistica degli attacchi Nfl, segnato 2 volte 40 punti, nonché superata quota 30 in altre 5 occasioni, dopo aver messo a referto più di 100 punti nelle sole prime tre uscite. Il destino di Jones ha riservato sorprese amare, prima la frattura del perone, quindi l’uscita definitiva di scena a dicembre, con la grave rottura del tendine d’Achille, infortunio rispetto al quale il quarterback è avanti rispetto ai tempi di recupero, presenziando di conseguenza regolarmente all’apertura del training camp. La conseguenza dell’improvvisa assenza di Jones è conseguita nell’improbabile (ri)chiamata di Philip Rivers, onorevole ma per troppo tempo distante dai ritmi della Nfl, avanti con l’età in un mondo che si muove in tutta velocità. Rivers ha fatto del suo meglio per terminare dignitosamente una stagione che pareva quasi magica, concludendo senza però vincere una partita, con 4 touchdown e 3 intercetti.

Se Jones aveva funzionato così bene, la chiave di lettura va chiaramente attribuita anche allo straordinario livello di gioco raggiunto da Jonathan Taylor, capace di mettere assieme il secondo miglior risultato di carriera con 1.585 yard e ben 18 mete su corsa, prima statistica assoluta di lega, giocando l’82% degli snap disponibili. Ballard ha preso una decisione importante per il settore wide receiver, confermando i servigi di Alec Pierce per altri quattro anni e 114 milioni di dollari, mantenendo a roster una minaccia profonda capace di registrare 18.7 yard di media per ricezione. Un altro movimento importante ha riguardato la cessione di Michael Pittman Jr. a Pittsburgh, mossa che darà il via a un allineamento più esterno per lo slot Josh Downs, altro giocatore pericoloso in verticale, il quale potrà ricevere più bersagli e arricchire le 2.140 yard con 11 mete collezionate nei primi tre anni di carriera. Il terzo spot dello schieramento titolare dovrebbe essere alla portata di Ashton Dulin, finora coinvolto perlopiù in azioni di special team quale kick returner di preferenza, e molto ci si attende da Tyler Warren, autore di un’ottimo esordio da matricola con 76 ricezioni per 817 yard e 4 mete, cifre che potrebbero salire data l’aumentata disponibilità di target. Poche le novità nella linea offensiva, solo l’inserimento da tackle destro di Jalen Travis, secondo giro del 2025, in uno schieramento contraddistinto dalla solidità e grinta del mitico Quenton Nelson.

La difesa non è stata efficiente come l’attacco, in particolare a causa del 23mo posto ottenuto per yard concesse, una discrepanza che Ballard ha deciso di colmare investendo pick e giocatori (Adonai Mitchell) per assicurarsi uno dei migliori cornerback in circolazione, Sauce Gardner, a metà della stagione scorsa, anche se la parziale esperienza in maglia Colts è stata condizionata dagli infortuni. Con Gardner in piena salute, l’attenzione si è spostata verso l’altro movimento che ha contraddistinto l’offseason di Indianapolis, ovvero lo scambio che ha condotto Zaire Franklin a Green Bay, creando un significativo vuoto nel ruolo di middle linebacker. La concentrazione del Draft scorso non poteva che posizionarsi in quella direzione, portando alla chiamata di CJ Allen, proveniente da Georgia, il quale sarà gettato da subito nella mischia da titolare in compagnia di Akeem Davis-Gaither, il quale ha già giocato per il defensive coordinator Lou Anarumo a Cincinnati, e proviene da un campionato con oltre 100 placcaggi in Arizona.

L’altra addizione significativa proveniente dal college è il safety A.J. Haulcy, il quale combatterà per il posto di starter con il secondo anno Hunter Wohler, cercando di trovare stabilità in un settore dominato dal playmaking di Cam Bynum, il quale ha pienamente rispettato le attese dopo essere stato acquisito con un quadriennale di 60 milioni di dollari. L’ex-Vikings, nel primo anno nell’Indiana, ha registrato 4 intercetti e 81 placcaggi confermandosi un difensore istintivo e impattante, mentre l’esterno sarà protetto dal già menzionato Gardner in coppia con l’esperto Charvarius Ward, anch’egli giunto al nono anno di esperienza Nfl e pure lui in città dal 2025. Molte speranze sono riposte sulla linea difensiva, per la quale Laiatu Latu si è rivelato essere una scelta assai azzeccata: al secondo anno tra i pro, Latu ha messo a segno 8.5 sack dimostrandosi nel contempo un giocatore versatile, pericoloso nella pass rush e capace di partecipare alle coperture, collezionando anche 3 intercetti. I maggiori dubbi risiedono invece nell’altro spot di edge, dove c’è competizione aperta tra Arden Key, 30.5 sack in 8 anni da professionista, e Micheal Clemons, ex-Jets, 8.5 sack in quattro stagioni, ambedue contributori di livello secondario. Nel mezzo rientra uno dei tandem più solidi in circolazione, costituito da DeForest Buckner, reduce tuttavia da un importante intervento al collo durante l’offseason, e Grover Stewart, ambedue all’ultimo anno di contratto. Gli special team ritrovano Spencer Shrader dopo il brutto infortunio ai legamenti anteriore e mediale del ginocchio, prima del quale aveva centrato 13 delle 14 conclusioni tentate, cedendo poi il posto a Blake Grupe, eccellente con il suo 11/11 e record di franchigia frantumato con una conclusione di 60 yard; il posto da titolare sarà deciso dalla competizione tra i due al camp.

La distanza tra i Colts e i playoff sarà certamente determinata dal recupero dei giocatori-chiave, tanto in attacco, quanto in difesa, allo scopo di dimostrare che l’ottima partenza del 2025 non era frutto del caso, o della fortuna. La presenza di Taylor dovrebbe garantire una forte produzione sulle corse al netto di infortuni, la linea è solida, il reparto ricevitori possiede gli elementi adatti per aprire il gioco in playaction, giocando in verticale. I maggiori dubbi risiedono invece in una difesa che deve migliorare il rendimento del 2025, contando su una stagione completa di Gardner, sulle capacità in marcatura di Ward, nonché sugli istinti di Bynum. Tanti però sono i nuovi inserimenti che devono dimostrare di poter rendere il reparto più efficiente, alcuni dei quali non hanno ancora giocato uno snap Nfl. La concorrenza è molto forte, Jaguars e Texans sono sicuramente un passo avanti, di conseguenza Indianapolis dovrà anzitutto vincere con costanza all’interno della division, il che non sarà un’impresa da poco. Il destino di Steichen e Ballard è tutto qui: un’altra stagione deludente, e stavolta l’erede della famiglia Irsay si troverà costretta a mandare a casa tutti. Arrivare ai playoff e vincere una Wild Card, potrebbe essere la cura necessaria per scacciare l’aria di pressione.

JACKSONVILLE JAGUARS

Chi ha avuto il buonsenso di scommettere su una stagione sorprendente da parte dei Jaguars, ha vinto a mani basse. Le probabilità, data l’instabilità cronica della franchigia, non erano altissime, eppure Liam Coen, al suo primo anno sulla sideline, ha ottenuto risultati incredibili, registrando il secondo numero di vittorie più alto nella storia della squadra, 13, solo un gradino sotto a quanto ottenuto nella storica stagione 1999 dal sommo maestro Tom Coughlin. Jacksonville è passata dalla precarietà della situazione precedente al poter presentare serie credenziali di contender, grazie a una struttura che, oltre a Coen, vede il secondo anno di attività per il general manager James Gladstone e del vice-presidente esecutivo Tony Boselli, ex-uomo di linea offensiva dei migliori Jaguars che la storia possa ricordare. Prima di questa ristrutturazione, la squadra della Florida proveniva infatti da un campionato terminato a 4-13, rigirato esattamente al contrario da un allenatore divenuto il primo head coach di sempre riuscito, al suo primo anno, a far superare la soglia delle 12 vittorie a una squadra che l’anno precedente ne aveva portate a casa solamente 4.

Le cose si fanno più difficili una volta raggiunta la corona, come sempre accade in Nfl. Il calendario sarà spietato per la qualità di avversari da affrontare, ma ci si affiderà a quella che è stata, a tutti gli effetti, la chiave di volta per il successo, ovvero la sinergia esistente tra Coen, rinomata mente offensiva, e il suo quarterback, Trevor Lawrence, reduce dal salto in avanti definitivo che tutti si attendevano dopo la sua uscita da Clemson, dove ha avuto una strepitosa e decorata carriera collegiale. Il biondo quarterback ha mostrato progressi veloci e sbalorditivi tra un anno e l’altro, facendosi carico di un attacco giunto al sesto posto di lega per punti segnati. Il mantenimento bilanciato delle statistiche del passato ha tuttavia prodotto un massimo in carriera, grazie ai 29 passaggi vincenti lanciati, frutto di una sfida mentale che Coen ha saputo gestire al meglio. Lawrence è stato infatti responsabilizzato secondo la filosofia del suo coach, la quale richiede letture pre-snap da analizzare in velocità cambiando la formazione offensiva all’occorrenza, un settore dove Trevor ha ridotto al minimo gli errori, continuando, tra l’altro, a produrre mete su corsa.

I bersagli del quarterback sono solidi e affidabili. Parker Washington si è dimostrato il ricevitore più sorprendente, essendo letteralmente esploso nell’inattesa trasformazione da riserva a titolare, accumulando 847 yard e 5 mete, di gran lunga le migliori cifre dei suoi primi tre anni nella Nfl; i suoi 95 target sono risultati i maggiori di tutto il reparto. Chi ne ha risentito è stato Brian Thomas Jr., assai promettente a seguito della sua chiamata al primo giro del Draft 2024, regredito dopo una fantastica stagione da rookie, capace di confezionare solamente due touchdown a causa di problemi assortiti, tra infortuni, mancanza d’intesa con il quarterback, e un sistema offensivo che ha distribuito i lanci in maniera più paritaria. Il pacchetto è completato da Jakobi Meyers, positiva addizione della scorsa trade deadline, il quale ha contribuito con 483 yard e 3 mete dal momento del suo approdo a Jacksonville, reso necessario dall’infortunio al ginocchio che ha limitato Travis Hunter, la prestigiosa doppia minaccia scelta alla numero due assoluta del Draft 2025, a sole 7 presenze. Pochi dubbi invece per la posizione di tight end, della quale Brenton Strange è stato un titolare convincente grazie alla combinazione tra efficacia nei blocchi e capacità di ricezione, con i rookie Nate Boerkircher e Tanner Koziol giunti a rimpinzare il ruolo quali riserve, o aggiunte nei pacchetti offensivi più pesanti.

Interessante sarà la nuova versione del backfield, dove le movenze atletiche e ricezioni di Travis Etienne Jr. saranno rimpiazzate da una staffetta atta a rendere lo stile di corsa più fisico ed efficiente all’interno della redzone, colmando un problema che i Jaguars hanno lievemente sofferto nel campionato scorso. La battaglia per la maglia da titolare vede protagonisti Bhayshul Tuten, limitato nell’impiego con un 20% di utilizzo negli snap complessivi, e Chris Rodriguez Jr., giunto da Washington, entrambi definiti dalla produzione fisica e verticale. L’infortunio di Rodriguez durante il mini-camp primaverile ha fornito qualche incertezza in più nella stesura definitiva della depth chart, quel che è certo è che Coen non mancherà nel ricavare possibilità di touchdown per entrambi, utilizzandoli in una rotazione che vede coinvolto anche LeQuint Allen Jr.. La linea offensiva ritorna con il medesimo schieramento del passato torneo, stabilizzata dal left tackle Cole Van Lanen, e una serie di giocatori di esperienza, tra i quali la guardia Ezra Cleveland, il centro Robert Hainsey, il tackle Anton Harrison, l’unico selezionato direttamente al Draft dalla franchigia, e infine la guardia destra Patrick Mekari, che dovrebbe essere sicuro del posto nonostante la concorrenza del secondo anno Wyatt Milum.

Se i Jags hanno avuto successo, lo devono anche a un reparto difensivo classificatosi tra i migliori della Nfl nel contenimento delle corse, e alla loro continuità nel recuperare palloni. Il ruolo di defensive tackle è spesso sottovalutato, ma l’efficienza della difesa è dipesa molto dal rendimento di DaVon Hamilton, nose tackle difficile da muovere, che ha creato non poche preoccupazioni alle linee offensive avversarie, aggiungendo poi una coppia di pass rusher d’alto livello, formata da Travon Walker, il cui apporto non è troppo evidente se si leggono i 3.5 sack prodotti, ma una certezza contro le corse, e Josh Hines-Allen, capace di arrivare con puntualità al quarterback registrando 8 sack, di gran lunga il miglior numero di squadra. L’allineamento dei linebacker ha perso Devin Lloyd, trasferitosi a Carolina, ma ritrova nel mezzo il dinamismo di Foyesade Olokun, uno dei migliori interpreti del ruolo di tutto il panorama nazionale, dall’alto dei suoi 143 placcaggi e di una versatilità attestata dagli 11 passaggi difesi, seconda miglior statistica del gruppo. Un altro fattore determinante sono stati i 22 intercetti, un netto progresso rispetto al 2024, merito di secondarie ancorate dal safety Antonio Johnson, playmaker tanto contro le corse quanto in copertura, e Montaric Brown, titolare all’esterno, un giocatore molto solido che sarà schierato assieme a Jourdan Lewis, veterano designato a prendere il posto di un non sempre convincente Greg Newsome, e, appunto, Travis Hunter, al rientro dopo aver perso una buona porzione della stagione da rookie, e desideroso di riscatto. Gli special team ritrovano l’affidabilità da lunga distanza di Cam Little, bomber detentore del nuovo record Nfl per il field goal più lungo di sempre, 68 yard, un piede solido che può risolvere le situazioni di stretto punteggio, dando stabilità al reparto.

L’obiettivo dei Jaguars è senza dubbio quello di ripetersi quali campioni della Afc South e compiere un ulteriore passo avanti nei playoff, dove la Wild Card persa contro Buffalo pesa ancora molto per gli errori commessi, margine determinante per una sconfitta di soli tre punti. Confidando sul prosieguo della crescita di Lawrence, lanciato verso l’elite del ruolo, le prospettive non possono che essere ottimistiche, il gioco di corse dovrebbe migliorare nelle situazioni di corto yardaggio visti gli adeguamenti di mercato eseguiti, il corpo ricevitori può far male in vari modi, e la difesa deve solo preoccuparsi di sostituire Devin Lloyd, con Ventrell Miller chiamato a non farlo rimpiangere. Jacksonville, dopo decadi di scarso equilibrio, sembra tornata nel giro che conta, e sembra mostrare più certezze complessive rispetto ai Texans, che saranno i principali concorrenti per il primo posto divisionale.

TENNESSEE TITANS

Nashville è stata per troppo tempo la terra dei cambiamenti, di certo non giova trascorrere il quarto anno consecutivo ristrutturando totalmente coaching staff e front office, nel tentativo di raddrizzare le sorti di una franchigia che ha vinto solo 19 partite nell’ultimo quadriennio, ed è reduce da due record consecutivi di 3-14. Il nuovo general manager Mike Borgonzi ha assunto nientemeno che Robert Saleh per la posizione di head coach, ben sapendo che per tornare al successo è necessario disporre di una difesa della quale l’allenatore di origini libanesi è assolutamente esperto, nonostante Saleh non abbia ancora dimostrato di essere un miglior head coach rispetto all’eccellente defensive coordinator quale, a tutti gli effetti, è sempre stato. L’azzeramento del vecchio staff di Brian Callahan Jr. ha portato a rivolgersi all’esperienza di Gus Bradley per la difesa, all’assunzione di Brain Daboll per seguire azitutto la crescita di Cam Ward in attacco, confermando solamente l’entusiasmo contagioso di John Fassell – assunto nel 2025 – per gli special team, oltre alla nutrita infornata di giovani da entrambi i lati della linea di scrimmage, sperando di aver portato il processo a miglioramenti definitivi.

Senza nemmeno girarci troppo attorno, è evidente che gran parte delle sorti dei Titans siano legate alla crescita del quarterback del futuro, schierato da titolare fisso già all’esordio dello scorso campionato, con progressivi dolori patiti man mano che le sconfitte si accumulavano. La speranza è che la cura Daboll, altro personaggio che rende sicuramente di più da coordinatore che non da boss assoluto, sia di beneficio per Cam, il quale è partito in maniera molto lenta per poi trovare uno spiraglio di luce nella seconda metà del campionato, dopo aver patito numerose frustrazioni. Deve infatti saper leggere meglio le difese, tenere meno il pallone creando sack evitabili, completare più del 59.8% registrato l’anno passato, e dimostrare di poter migliorare chi gli sta attorno. La potenza del braccio e lo zip della palla anche nelle traiettorie più lunghe sono fuori discussione, Ward può essere un quarterback Nfl senza troppi problemi e lo ha dimostrato lanciando solamente 7 intercetti a fronte dei 15 passaggi vincenti, e non è troppo difficile pensare che un tutore come Daboll possa essergli di enorme aiuto.

Il primo passo per elevare le sorti offensive è senza dubbio stato la chiamata di Carnell Tate alla numero 4 assoluta dello scorso Draft, la scelta più alta nel ruolo che la franchigia abbia mai effettuato da metà anni sessanta, quand’ancora esistevano gli Houston Oilers. L’ex-Ohio State attrezza il reparto ricevitori con una capacità di playmaking oggi non esistente a roster, per quanto buoni siano stati i contributi di Elic Ayomanor, destinato a perdere snap dopo l’arrivo del veterano Wan’Dale Robinson, e Chimere Dike, un ritornatore elettrizzante che deve però crescere molto come wide receiver puro. Non sarà semplice, inoltre, rimpiazzare la perdita del tight end Chig Okonkwo, che con 560 yard e 2 mete era stato uno dei contributori di punta dell’attacco, sorte che spetterà al secondo anno Gunnar Helm, la miglior opzione attualmente presente a roster.

Tony Pollard sarà nuovamente il running back titolare: seppure non sia più atletico né esplosivo come agli esordi ha comunque prodotto la quarta stagione consecutiva da oltre 1.000 yard, con un ottimo 4.5 quale media di yard per portata, i dubbi, casomai, risiedono nelle retrovie. L’affidabilità fisica di Tyjae Spears è infatti stata al centro di molte discussioni negli ultimi quattro anni, e l’aggiunta di Nicholas Singleton, che possiede una buonissima combinazione tra stazza e velocità, grazie alla quale il rookie potrebbe impossessarsi definitivamente del ruolo di backup. Dalle corse è lecito in ogni caso aspettarsi più dei 9 touchdown stagionali – 2 di Ward – messi a segno nel 2025, se non altro per bilanciare maggiormente l’attacco e togliere pressione a un quarterback per il quale si profila una stagione già decisiva. Una delle problematiche più gravi dell’attacco è stata la consistenza della linea offensiva, instabile da quando i Titans hanno cominciato a perdere con preoccupante costanza. I due tackle, Dan Moore Jr. e JC Latham hanno sofferto parecchio contro una pass rush d’alta qualità, e la parte centrale dello schieramento non presenta ancora un’idea definitiva, dato che le rimanenti posizioni, a parte un Peter Skoronski che ha giocato ogni snap dello scorso torneo, sono oggetto di competizione tra veterani non comprovati, free agent invitati al camp, e matricole.

La difesa è stata assoggettata al maggior numero di interventi, molti dei quali sono giocatori con cui Saleh ha già avuto a che vedere. A parte l’eterno Jeffery Simmons, nuovamente top 5 di lega nel ruolo di defensive tackle e capace di ridefinire il massimo in carriera con 11 sack predicando nel deserto, la linea difensiva è sostanzialmente nuova, grazie agli arrivi di John Franklin-Meyers, Jermaine Johnson II, Solomon Thomas, Jordan Elliott, Jacob Martin, tutti precedentemente legati a Saleh nelle esperienze di San Francisco e New York. Molte delle speranze future sono legate ai giovani, con l’edge Keldrick Faulk probabilmente partente dalle retrovie e chiamato a dimostrare di poter sovrastare uno dei veterani, e i linebacker Anthony Hill, che invece sarà starter da subito assieme al veterano Cedric Gray, il quale ha accumulato 164 placcaggi combinati ma solo 7 per perdite di terreno, con Cody Barton a subentrare con un ruolo diverso, dato che lo schieramento passa a una 4-3 rispetto alla 3-4 del 2025.

Le maggiori implementazioni erano necessarie tra le secondarie, dove in particolare i cornerback si sono fatti troppo spesso colpire da big play, rendendo necessario un drastico cambiamento. Dai Giants, sotto l’influenza di Daboll, sono arrivati Alontae Taylor, corner fisico, e Cor’Dale Flott, tandem titolare nuovo di zecca, e di certo potrà dare una mano l’esperienza fatta a Kansas City da Joshua Williams, da alternare a Marcus Harris nei pacchetti nickel. I due safety sono invece confermati, Amani Hooker e Kevin Winston Jr., con quest’ultimo incaricato di agire più spesso quale ultima linea difensiva. Gli special team di Fassell sono migliorati di netto rispetto al 2024, e potranno contare su un ritornatore molto pericoloso come Chimere Dike, nonché sul possente piede di Joey Slye, sicuro anche oltre le 50 yard.

Difficile stabilire quali possano essere le aspettative più realistiche per i Titans, data la mole di cambiamenti che la squadra si sta accingendo a vivere. Di certo la programmazione non può che essere quella dei piccoli passi, nel senso che non è realistico attendersi un’improvvisa qualficazione ai playoff per come il roster sia ancora di livello complessivo molto arretrato rispetto alle altre tre concorrenti di division, e i punti di domanda cui rispondere siano ancora troppi, prima di tracciare un miglioramento. Anzitutto, Cam Ward è chiamato a una stagione di crescita e riscatto personale, dopo aver mal digerito 14 sconfitte che di certo gli sono rimaste sul gozzo, e il primo passo sarà senza dubbio lo stabilre una connessione di primo livello con Carnell Tate, formando i presupposti per un’accoppiata vincente futura. Molte, troppe incertezze su linea offensiva e i numerosi nuovi inserimenti in difesa fanno pensare che sia comunque possibile migliorare le 3 misere vittorie del 2025, resta da capire in quale quantità, ma tutto fa presagire che non si tratterà di qualcosa di eccessivamente straordinario.

 

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