Nonostante le Finals della NBA e della NHL, il mondiale in corso e la stagione della Major League, nelle ultime due settimane la NFL è riuscita comunque a prendersi la scena grazie a due trade importanti: quelle ovviamente di AJ Brown ai Patriots e Myles Garrett ai Rams, che meritano decisamente alcune riflessioni.
Partiamo da quella di Garrett, tanto improvvisa quanto inaspettata.
A differenza dell’altro scambio, infatti, di cui si aspettava ormai solo l’ufficialità, che il “Defensive Player of the year” in carica si stesse muovendo verso la West Coast era totalmente inatteso. Garrett è reduce dalla miglior stagione che un pass rusher abbia mai avuto, come testimonia il record di 23 sack messi a segno in una singola annata; ciò spiega ovviamente la risonanza che tale trasferimento ha generato.
Mi permetto, comunque, di definirmi non completamente sorpreso, essendo questa una tipica mossa alla Les Snead. Il copione che i Rams hanno interpretato durante questa offseason è molto simile a quello che li ha portati a laurearsi poi campioni del mondo nel 2021.
Cinque anni fa, esattamente come oggi, i Rams erano un ottimo team che non ha avuto paura di fare all-in, sacrificando sicuramente alcune scelte a disposizione, ma andando a prendere i vari Stafford, Von Miller e OBJ che, aggiunti ai già presenti Donald, Ramsey, Cooper Kupp e compagni, hanno permesso a coach McVay di avere a disposizione tutte le armi necessarie per poter finalmente mettersi al dito l’anello del Lombardy Trophy, vinto poi proprio in terra californiana.
All’epoca, come oggi, i Rams non ebbero paura di sostenere un rischio calcolato e quel successo non fu un caso, bensì il frutto di scelte in parte azzardate ma allo stesso tempo ponderate, figlie di una squadra che, sentendosi abbastanza vicina all’obiettivo, decise di sacrificare un pezzo di futuro per ottenere un roster completo e pronto per il successo immediato. In questa offseason L.A. si è trovata in una situazione simile, avendo uno dei migliori attacchi della lega guidato, tuttavia, da un QB 38enne. Stafford è reduce da una campagna che gli è valsa, giustamente, il premio di Mvp, ma ciò non significa automaticamente che la sua cosiddetta “finestra” per vincere sia ancora ampia, anzi, per un quarterback di 38 anni ogni stagione potrebbe essere l’ultima prima del ritiro. Dunque, tanto vale approfittarne, garantendogli un’ultima chance come si deve e mettendogli a disposizione un roster calibrato per il successo.
Da rinforzare c’era soprattutto la difesa e ciò è stato fatto prima con la trade di McDuffie e ora con quella di Garrett. Prendere l’ex Cleveland Bowns non significa solo acquistare una macchina da sack, ma anche costringere lo staff offensivo avversario a dover disegnare un game plan apposito per fermare – o meglio, tentare di farlo – il numero 95: sarà un deja-vù per chi ha affrontato i giallo-blu, quando al centro della difesa c’era un certo Aaron Donald. Per ottenere ciò, i Rams hanno dovuto sacrificare un primo giro del draft 2027 ma soprattutto il giovane Verse, che rende sicuramente il prezzo pagato alto ma, come ho già detto, a mio avviso valevole la scommessa. Garrett, a meno che non si voglia male ai propri QB, sarà una calamita di double teams, liberando ulteriore spazio per i vari Young, Turner e Landmann, nonché per la fantasia di Chris Shula, che sarà sicuramente entusiasta di avere a disposizione un’arma di questo tipo.
Meno sorprendente, poiché ampiamente anticipato da rumors e voci, ma altrettanto importante è stato lo scambio che ha portato AJ Brown ai Patriots.
Per permettere a Vrabel di avere nuovamente a disposizione l’ex Titans, scelto da Tennesse proprio mentre sulla sideline c’era l’attuale head “Coach of the year”, New England ha dovuto sborsare un primo giro nel 2028 e un quinto nel 2027; oltretutto, gli Eagles avevano già sostituito Brown, facendo trade-up durante l’ultimo draft per acquisire le prestazioni del giovane Lemon. A mio modesto parere, anche questo scambio ha perfettamente senso. I Patriots completano una squadra già decisamente forte con l’ultimo tassello mancante, ovvero un primo ricevitore di livello, capace di attaccare la profondità della difesa avversaria e di vincere i duelli 1 contro 1. In generale, New England aveva già puntellato, durante l’off season, una squadra comunque reduce dal raggiungimento del Super Bowl, ma tale operazione rappresenta la ciliegina sulla torta.
È vero che Brown ha quasi 30 anni e che il suo impiego è stato leggermente ridotto lo scorso anno, ma più che ad un calo di rendimento ricondurrei questa circostanza alle problematiche interne, che hanno caratterizzato il vincente ma travagliato rapporto instauratosi tra l’ex Titans e il suo QB, nonché con Siriani. A Maye serviva questo tipo di ricevitore, di grande impatto fisico e in grado di attaccare le secondarie della difesa avversaria. Con Brown in campo verrà messa ancora di più in luce l’abilità dell’ex North Carolina di lanciare profondo, nonché, eventualmente, la capacità di approfittare contromisure adottate dagli avversari per contrastare un giocatore di questo tipo, che produrranno inevitabilmente vantaggi per i nuovi compagni di squadra. Ricordo infatti, che, oltre all’aggiunta dell’ex Eagles, a Boston è arrivato anche l’ex Packers Doubbs, che si aggiunge a Williams e Boutte reduci da due ottime rookie seasons.
È evidente che le due aggiunte hanno pesi diversi: mentre Brown semplicemente puntella una squadra già consolidata, Garrett ai Rams stravolge gli equilibri della Lega, rendendo probabilmente Los Angeles la favorita per il titolo del prossimo anno, partendo ovviamente dall’assunto che la griglia di partenza conti, ma fino ad un certo punto. Per quanto i Rams siano sicuramente molto attrezzati e competenti in ogni reparto, gli equilibri di un campionato di questo tipo, soggetto a variabili come infortuni o rivelazioni inaspettate, non possono di certo essere tracciati con certezza da giugno. Nonostante ciò, acquisire il miglior difensore al mondo non è mai un fatto banale, di certo merita l’attenzione che ha ricevuto e soprattutto segnala la volontà della franchigia di provare a ripetere quanto già fatto.
Tra l’altro, casualmente, il prossimo anno Super Bowl si gioca a L.A., proprio come nel 2022…
Studente universitario, appassionato di football americano e, ormai più in generale, degli sport a stelle e strisce, dopo essere rimasto stregato in età adolescenziale dalla palla ovale e dal mito che la avvolge.
Tifoso delle franchigie di Chicago dopo aver vissuto qualche mese nella Windy City, qualora ve lo stiate domandando, tra Cubs e White Sox tifo per i Southsiders.

