Nuovamente, i Pittsburgh Steelers sono stati costretti a giocare di pazienza. E, in attesa di conoscere i pensieri di Aaron Rodgers, hanno selezionato un quarterback al Draft per la seconda offseason di fila, per doverosa cautela. L’annuale saga dell’ex-leggenda dei Green Bay Packers ha oramai assunto toni e dimensioni del tutto simili a quella del suo predecessore nella terra dei formaggi, quel Brett Favre che si è più volte svagato tra ritiri e cambi di squadra, portando sia la pazienza dell’organizzazione di turno al limite, ma pure generando eccitazione per la concreta possibilità di un one more year. In fondo, per quanto in declino, non si vorrebbe mai vedere certi giocatori smettere di scendere in campo: tuttavia, l’età avanza anche per i campioni, ed è necessario eseguire gli opportuni conti con possibilità atletiche le quali non saranno mai più quelle degli esordi.
Rodgers, dopo i suoi caratteristici ritiri spirituali immersi in mezzo al niente, se non contorni di natura incontaminata, ha firmato un accordo annuale tra i 22 e i 23 milioni di dollari di salario base – 10 milioni in più rispetto al 2025 – che sommando i possibili incentivi potrebbe ottenere un crescendo sino a raggiungere quota 25. Un investimento assai oneroso per un quarterback di 42 anni, in chiaro declino fisico, che tuttavia sa ancora come processare la diagnosi di una difesa in pochissimi secondi, con capacità cerebrali degne solo dei grandissimi del ruolo. La variabile stuzzicante è rappresentata dal nuovo corso riguardante il coaching staff degli Steelers: dopo l’abbandono di Mike Tomlin, ennesima esemplificazione di longevità sulla sideline di Pittsburgh, è approdato Mike McCarthy, capo-allenatore di Green Bay quando Rodgers vinse l’unico Super Bowl di carriera, ricostituendo una coppia ineccepibilmente vincente, otto anni dopo l’ultima campagna condotta in congiunzione di forze.
Non sussiste alcun dubbio sul fatto che quella misura di tempo vada analizzata con attenzione, perché molto del gioco di Rodgers è cambiato, a causa dell’età differente e delle relative possibilità atletiche. Gli Steelers si sono qualificati ai playoff lo scorso campionato, vero; tuttavia il loro attacco è risultato tutt’altro che elettrizzante, faticando nell’adattarsi alla natura ibrida che le difese Nfl stanno assumendo in quantità sempre maggiori, a maggior ragione dovendo accogliere un regista non più capace di allungare i giochi come un tempo, e quindi di evadere la pass rush come prima. Non a caso gli Steelers hanno terminato la scorsa annata in una posizione mediana nei principali settori statistici offensivi, diciassettesimi per yard medie per snap e sedicesimi in punti generati per drive, vivendo un percorso mantenuto in linea di galleggiamento sino al piccolo exploit di dicembre, dove il 4-1 conclusivo è stato a dir poco determinante per vincere la Afc North e guadagnare l’accesso alla Wild Card.
La poco cerimoniosa uscita di Pittsburgh dai playoff, ha raffigurato correttamente limiti offensivi spesso mascherati da qualche posizione di campo ghiotta procurata dalla difesa, nonché da una pass rush rilevante, capace di limitare gli avversari in misura sufficiente per bilanciare gli insuccessi del proprio attacco. La pesante sconfitta per 30-6 contro i Texans ha evidenziato la minor efficienza delle soluzioni aeree e confermato l’identità di una squadra non completamente strutturata per vincere le gare con un’abbondanza di tentativi su passaggio, quando la propria forza sarebbe dovuta risiedere, per logica, nel controllo del cronometro. Questo non era accaduto nemmeno in regular season: la causa? I limiti dello stesso Rodgers. Anzitutto, alcune statistiche dimostrano il teorema appena descritto. Il backfield, in situazioni di corsa dichiarata, ha prodotto 4.4 yard per portata, valevoli per il tredicesimo posto di lega, mentre le circostanze di ovvio passaggio ne hanno conquistate 5.9, solo vetitreesima miglior media della Nfl. Il success rate del 44.8% ottenuto attraverso le designed runs è stato il nono migliore in assoluto, il 42.9% registrato quando la situazione costringeva al passaggio, faceva invece precipitare l’attacco alla ventiseiesima posizione. Il problema? Il rushing game degli Steelers, nel complesso, figurava nell ultime sei posizioni sia per tentativi che per yard medie, delineando una mancanza di equilibrio emersa fortemente proprio contro Houston, nel momento più importante dell’anno.
Il compito primario di Mike McCarthy, dunque, è già individuato. Tuttavia, Rodgers non è ringiovanito, pertanto si dovranno prevedere dei consoni adattamenti, nella missione di evitare tutta la pronosticabilità vissuta nel 2025, capitalizzando con più cattiveria ciò che la difesa produce. L’anno passato, lo staff di allenatori ha studiato un sistema adatto alle differenti caratteristiche anagrafiche del quarterback, ottenendo azioni nelle quali Aaron ha registrato il più veloce tempo di esecuzione del lancio con 2.7 secondi di media, primo dato assoluto Nfl, asseverando l’intenzione di non dar tempo alla pass rush di pervenire – scopo non sempre raggiunto, inserendo nell’equazione qualche problema di tenuta della linea a sinistra – e giocare un sistema prevalentemente basato sui checkdown, lanci rapidi e di esigua difficoltà che vanno a colpire ricevitore o running back sul corto, mettendoli nella condizione di produrre yards after catch. Proprio ciò che non è successo così frequentemente a Pittsburgh. Rodgers sa fin troppo bene di non possedere più la possibilità di scappare a piacimento dalla pressione, non a caso i suoi lanci in corsa si sono ridotti a essere l’11% del fatturato totale. Troppo spesso la sua progressione nelle letture si fermava a due: la prima, inevitabilmente, su D.K. Metcalf, dato che le alternative di simile talento non abbondavano certo in quel roster; la seconda, lancetto poco impegnativo al running back, sovente Kenneth Gainwell, e via alla speranza di creare qualcosa, fatto che non sempre si concretizzava, sia per intuizioni difensive che magari avevano già rapidamente sbarrato la zona flat del campo, sia per la fretta di sbarazzarsi del pallone dinanzi alla pass rush, fattore che ha reso imprecisi anche i lanci più elementari.
Da queste considerazioni si evince l’aggiustamento principale che McCarthy deve operare, lasciando perlopiù invariata la rapidità del tempo intercorrente tra ricevimento dello snap e rilascio del pallone, ma cambiando le zone di possibile destinazione, inserendo nuovamente il medio e il lungo raggio. Il successo di tali intenzioni passa inevitabilmente dal running game, che oltre a Jaylen Warren vedrà il nuovo arrivato Rico Dowdle, elemento che nel potenziale ha l’aggiunta di quel dinamismo – oltre che le 1.000 yard stagionali in canna – idoneo a fare la differenza. L’unico modo per aiutare un giocatore che non ne ha quasi più, ma che rimane un indiscutibile maestro della manipolazione sulla linea di scrimmage, è fare in modo che i running back diventino così pericolosi da creare quel momento di esitazione nei pass rusher, creando situazioni in playaction o in shotgun dove Rodgers possa guadagnare quei decimi di secondo utili a far sviluppare anche le tracce secondarie, attaccando così zone del campo che possano essere diverse dal corto, continuando nel contempo a provocare situazioni di ricezione veloce e produzione post-catch. La ristrutturazione del reparto wide receiver, con l’arrivo di un ricevitore di possesso come Michael Pittman Jr. e la possibile vivacità del rookie Germie Bernard in un ruolo multiplo del tutto simile a quello rivestito ad Alabama, dove giocava molte jet-sweep, potrebbe aiutare a risolvere parte dei problemi offensivi di Pittsburgh.
Tirando le somme, Aaron Rodgers può certamente ancora superare le difese con l’intuito, gli Steelers non sono destinati a migliorare le statistiche prodotte lo scorso anno perché tecnicamente sono gli stessi, ma possono sensibilmente migliorare il tempo di possesso – vero problema del 2025 – creando un attacco metodico nei piccoli guadagni, contando su un tasso di talento leggermente superiore nelle skill position. L’allaccio definitivo con il futuro è rimandato di un altro anno, quando Rodgers annuncerà presumibilmente il ritiro, e Pittsburgh potrà essere libera di decidere una direzione più precisa, pur contando la presenza a roster dei backup Will Howard e del rookie Drew Allar, giunti dopo la rinuncia nel prendere un regista al primo giro; una scelta che, a questo punto, è attesa per il 2027.
Davide Lavarra, o Dave e basta se preferite, appassionato di Nfl ed Nba dal 1992, praticamente ossessionato dal football americano, che ho cominciato a seguire anche a livello di college dal 2005. Tifoso di Washington Redskins, Houston Rockets, L.A. Dodgers e Florida State Seminoles. Ho la fortuna di scrivere per questo bellissimo sito dal 2004.

