Chissà per quante lunghe notti insonni i fan dei Seahawks sono stati inseguiti dalla visione di una chiamata offensiva che ha rivoluzionato le sorti di un’intera organizzazione, immaginando cosa sarebbe accaduto se Pete Carroll, quella volta, avesse deciso di percorrere la via più facile, dando il pallone a Marshawn Lynch. Sarebbe bastata una sola yard, e Seattle avrebbe vinto il secondo Super Bowl consecutivo, impresa cancellata dalla scelta di far lanciare Russell Wilson, creando le circostanze per un epilogo amarissimo, con l’intercetto di Malcolm Butler a sancire la rocambolesca vittoria dei New England Patriots. Dodici anni dopo, la rivincita è servita, contro gli stessi avversari di allora. Carroll non c’è più, la fine che ha fatto ai Raiders, bene o male, la si conosce ovunque. Wilson è prossimo al ritiro; Lynch, invece, è già in pensione da un po’ di tempo, e si diverte a furia di comparsate alla Jack Sparrow, assecondando quel suo carattere da sempre un po’ selvaggio. Ora, quella sofferenza ha avuto un termine, e ha rinfrancato anche chi oggi non veste più quei colori. I Seattle Seahawks, quelli del genio difensivo Mike Macdonald, sono di nuovo campioni Nfl.

Si conclude così, sul terreno degli arci-nemici 49ers, in un Levi’s Stadium che il destino ha designato quale stadio neutrale per la disputa della finalissima, una storia di rivalsa cercata per più di una decade, dopo campionati dalle quotazioni in discesa, la discussa trade del quarterback sinora più rappresentativo della storia della Emerald City, e mancati tentativi di tornare presto alla rilevanza che avrebbe consentito di lavare via quella macchia lunga una yard. L’ennesimo capolavoro di carriera del general manager John Schneider, la vera costante che funge da ponte tra le edizioni vincenti del piovoso nord-ovest americano, si è compiuto dopo una stagione sulla quale i Seahawks non si sono imposti in maniera clamorosa o evidente, ma hanno piuttosto allungato le mani in maniera progressiva, rendendosi conto di essere davvero speciali, e pronti a dominare la competizione. Inizialmente insospettabili nel ruolo di contender, hanno abbattuto un ostacolo dopo l’altro, sconfitto gli scetticismi, giocato da grande gruppo di spiccato senso di supporto vicendevole, arrivando ad alzare il massimo trofeo del football mentre chiunque se ne stava semplicemente fermo ad attendere l’ennesima liquefazione di Sam Darnold, di cui davvero nessuno si era mai fidato sino in fondo, se non i suoi stessi compagni, che l’hanno sostenuto nei momenti più duri, e gli hanno ricordato che non si vincono 28 partite di stagione regolare in due anni così, a caso.

Dominio fu, molto più largo di oggi, in quella fredda sera newyorkese nella quale Denver e Peyton Manning capitolarono bruscamente dinanzi alla strapotenza dei Seahawks, una sensazione vicinissima a quella provata nella notte appena trascorsa, con i New England Patriots in serie difficoltà sin dal principio, sovrastati in lungo e in largo, e fin troppo consapevoli che l’avversaria a loro opposta stava facendo parecchio sul serio. Non è stata una partita spettacolare, anzi, è stata assai rappresentativa dell’atmosfera di postseason, quand’è necessario saper difendere molto meglio degli altri e ci si può soffermare, da spettatori, ad apprezzare un’azione o un particolare tatticismo difensivo: tenendo fede al mantra del loro intero campionato, i ragazzi di Macdonald hanno lentamente imposto la loro volontà, ben sapendo che questa gara potevano solamente perderla loro. Tuttavia, non ci sono andati nemmeno vicini.

Per tutto il primo tempo, si è inscenata una nostalgica battaglia appartenente ai vecchi tempi andati, niente attacchi pirotecnici, nemmeno l’ombra di uno snap particolarmente avvincente. Solo, un esercizio di potere, tanto lento quanto inesorabile, che ha deteriorato i Patriots fino a farli capitolare definitivamente. Partita, in fondo, non c’è mai stata. Le corse di Kenneth Walker III, meritatamente uscito con il titolo di Mvp della partita in saccoccia, hanno dettato il ritmo per l’interezza dei primi due quarti, con il running back già protagonista di 94 yard all’intervallo, per poi concludere con 135 su corsa e 26 su ricezione, fornendo costantemente l’idea che la outside zone di Klint Kubiak non fosse semplicemente arginabile. Ai Seahawks, nei primi trenta minuti effettivi, è mancato solamente un colpo di grazia che gli eventi avrebbero solamente posticipato, ma già lo si respirava nell’aria. La precisione estrema di Jason Meyers permetteva di chiudere sul 9-0 un primo tempo avaro di particolari episodi destinati ai buongustai offensivi, la difesa di Seattle aveva completamente cancellato Drake Maye dal campo, e New England avrebbe segnato i primi punti della sua gara solamente nel periodo conclusivo, riaccendendo una timida, ma fasulla, speranza di poter rimontare. L’accumulo statistico finale del quarterback al secondo anno professionistico (294 yard, 2 mete, 2 intercetti) non rende l’idea delle difficoltà vissute in una serata che si sperava fosse da sogno, ma si è presto trasformata in un incubo composto dall’impossibilità di varcare la metà campo per buona parte della contesa, lanci imprecisi spesso direzionati dietro al ricevitore, significativa confusione nel leggere il puzzle difensivo, e la bellezza di 6 sack subìti soprattutto grazie alle scorribande di Devon Witherspoon, che assieme alla fantastica prestazione del fronte a quattro, ha generato una pressione a tratti insostenibile, complice pure la non perfetta serata di Will Campbell.

Darnold non ha impressionato, ha sbagliato la misura di qualche pallone profondo per un Rashid Shaheed quasi perennemente smarcato, ma ha gestito la partita come gli veniva richiesto, preservandosi dagli errori, lanciando un paio di conclusioni pericolose, ma evitando accuratamente di fare disastri. E, a onor del vero, se Christian Gonzalez non avesse deviato magistralmente due lanci profondi, tenendo il passo del ricevitore come da defensive back di gran qualità qual è, staremmo probabilmente parlando di cifre più consistenti rispetto al 19/32 per 202 yard con una meta; tuttavia Darnold la sua missione più importante l’ha portata a termine evitando accuratamente i turnover, fruendo dell’ottima protezione di una linea che ha concesso solamente un sack. Mentre la difesa rendeva Maye sempre più spaesato, e non è nemmeno servito un significativo contributo da parte del nuovo offensive player of the year, Jaxon Smith-Njigba, fermo a sole 27 yard dopo un campionato di altissimo livello, le cui veci sono state in parte eseguite dall’eterno Cooper Kupp (6 ricezioni, 61 yard), e dal sottovalutato tight end A.J. Barner, strumentale nel catturare 4 palloni per 54 yard e trasformarne uno in sei preziosissimi punti.

Nonostante la sensazione di controllo, l’inerzia della gara è stata violentemente spostata dai soliti noti, dalla Dark Side, da quel reparto difensivo aggressivo e sagace nel recuperare possessi fondamentali nel secondo tempo, grazie all’ennesimo blitz partito da una copertura a zona. Con Myers impegnato a mantenersi nella perfezione con 4 calci a segno, era evidente come un 12-0 rappresentasse un vantaggio in ogni caso esiguo, almeno sino all’azione che ha permesso di allungare quasi definitivamente le distanze, sul finire del terzo periodo: merito di Derick Hall, autore del fumble forzato poi recuperato da Byron Murphy II, vitale agevolazione per il conseguente touchdown di 16 yard del già citato Barner, al quale Maye rispondeva con l’unica vera fiammata di serata, 3 giochi fulminei, 65 yard in nemmeno un minuto, e Mack Hollins spedito direttamente in endzone. Ben più pesante diveniva l’economia dell’intercetto scagliato da Maye nell’unico momento in cui i Patriots erano parsi possibilisti nel rientrare in gioco, con l’ovale a terminare nelle braccia di Uchenna Nwosu per un ritorno di 44 yard, effettiva pietra tombale su qualsiasi velleità di recupero.

Il trionfo dei Seahawks sottolinea l’ottimo lavoro dirigenziale svolto da Schneider nella selezione del capo-allenatore posumo al corso vincente di Carroll, ma pure negli ultimi draft, nonché nelle più recenti sessioni di scambi e free agency. La ricostruzione di una difesa impenetrabile e punitiva, gestita personalmente da Mcdonald, passa dalle chiamate di Witherspoon, Murphy, Emmanwori e Hall, nessuno dei quali supera il quarto di secolo anagrafico, ciascuno protagonista delle principali giocate di reparto, compresi 5 dei 6 sack comminati al disorientato Maye. E’ un Super Bowl che assapora di rivincita anche per Ernest Jones, condottiero del reparto linebacker, e Cooper Kupp, non più produttivo come un tempo ma pedina essenziale nello slot, entrambi lasciati andare senza troppi pensieri dai Los Angeles Rams, duplicando la vittoria finale di cui già erano stati protagonisti in California.

La storia più avvincente di questa grande cavalcata, riguarda però Sam Darnold. Bistrattato, preso in giro, a volte persino ridicolizzato, il quarterback originariamente scelto dai Jets nel 2018, con i quali aveva terminato un’esperienza difficilissima con un non invidiabile record di 13-38 da titolare, è stato ammirevolmente capace di ricostruirsi una carriera daccapo, senza danzare sulla gloria di essere stato una prima scelta, cercando di correggere le proprie tendenze negative, imparando a infischiarsene degli errori e a pensare solo alla giocata successiva. Non era stato sufficiente vincere 14 partite con la maglia dei Vikings, perché i playoff avevano restituito l’immagine di un giocatore facilmente tendente all’errore, quando la difesa che gli si parava contro si presentava come particolarmente forte. Ma Sam ha tratto esperienza anche da quella circostanza, ha agito con umiltà e fiducia in se stesso, e ora festeggia il suo primo titolo assoluto, ottenuto prima di colleghi certamente più dotati di talento, ma ancora fermi ai box quando si tratta di conteggiare l’argenteria che conta davvero.

Giovani, forti, allestiti con sapienza, e allenati con esemplare acume tattico: i Seattle Seahawks sono tornati, e vogliono costruire una vera e propria dinastia.

3 thoughts on “I Seahawks tornano sul tetto del mondo, e gustano un’attesa rivincita

  1. E tanto spazio salariale quest’estate, questi Seahawks potrebbero veramente aprire una dinastia.
    Super Bowl ben poco spettacolare, modesto.
    Il fumble a fine terzo quarto più conseguente TD Seattle ha chiuso la partita anticipatamente.

  2. Da amante del football difensivo, ho apprezzato la partita per tre quarti: c’è stato un momento in cui ho sperato che finisse 12-0, senza neanche un touchdown 😁! “Super bowl” che finiscono 41-33 o 38-35, con un touchdown in quasi tutti i drive, li trovo poco eccitanti. L’unico appunto è che le partite a punteggio basso dovrebbero comunque essere imprevedibili ed equilibrate, mentre ieri sera non c’è mai stato un momento in cui i Patriots mi abbiano fatto pensare di essere competitivi. Diciamo che il 17-14 tra Giants e Patriots del 2007/08, con dramma finale, sarebbe il mio modello di “Super bowl” ideale 🙂 !

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