Doveva essere spettacolo, e spettacolo è stato nel Championship NFC tra Seattle e Los Angeles, due franchigie abituate ormai da anni a rivaleggiare all’interno della West e pertanto poco propense ad arrendersi, ma semmai intenzionate a scambiarsi botte e risposte senza alcuna esclusione di colpi, alternando giocate in grado di ribaltare il campo in un battito di ciglia, a strenui muri difensivi costruiti all’improvviso, in un alternarsi di emozioni che han reso decisamente piacevole la nottata di chi ama incondizionatamente questo meraviglioso Sport.

Nemmeno il tempo di prendere confidenza con la partita e dopo un rapidissimo three&out degli ospiti sono i Seahawks a portarsi in vantaggio con un bel drive orchestrato da Sam Darnold, che sfrutta il big play da 51 yards di Rashid Shaheed, a memoria uno dei migliori, nonchè incisivi, colpi nella storia della NFL tra gli scambi conclusi a ridosso della trade deadline, per avvicinarsi alla redzone avversaria prima di colpire con una run da 2 yds di Kenneth Walker III, abile a scivolare sul lato destro della difesa, allargare ulteriormente la traiettoria di corsa per evitare l’intervento di Byron Young, ed entrare indisturbato nell’endzone per il primo touchdown del match.

Il prodotto da Michigan State, che in questa stagione sembra aver raggiunto la maturazione definitiva nell’attacco allenato da Klint Kubiak, continua a sfoderare ottime corse anche nei drive successivi ed è tra i protagonisti della serie che conduce i padroni di casa verso la loro seconda segnatura della serata, un calcio da 27 yards di Jason Myers con cui rispondono al field goal da 44 yds trasformato in precedenza da Harrison Mevis; quest’ultimo si ripete ad inizio secondo quarto, riducendo ulteriormente le distanze con un piazzato da 50 yards che porta sul 6 a 1o i Rams, abili a loro volta ad attraversare rapidamente il campo ma in difficoltà, almeno fino a qual momento, a penetrare nell’area di meta avversaria.

Impresa che il team guidato da Sean McVay riesce a portare finalmente a termine pochi minuti più tardi, quando finalizza una serie piuttosto lunga nella quale hanno sfruttato con sagacia l’ottima combo composta dai runner Blake Corum, autore di diverse corse esterne produttive, e Kyren Williams spedendo in endzone proprio l’ex Notre Dame, lasciato praticamente solo sul lato sinistro del campo dopo che la difesa dei padroni di casa era stata indotta a spostarsi sul lato opposto dalle tracce disegnate da Nacua e Mumpfield, abili a creare confusione nel mezzo e impedire alla difesa, rimasta imbrigliata nel traffico, di reagire rapidamente allo screen disegnato da numero 23, che regala ai californiani, con una presa da 9 yards, il primo vantaggio del match.

Vantaggio che però, nonostante il minuto e 55 secondi che mancano all’intervallo, non è destinato a durare a lungo, e dopo una fase di stallo in cui entrambe le offense si vedono costrette ad accontentarsi di un punt, Seattle si porta nuovamente davanti sfruttando lo splendido stato di forma del WR Jaxon Smith-Njigba, che con due belle ricezioni, da 10 e 42 yds, consente ai compagni di squadra di avanzare velocemente sul terreno di gioco prima di mettere a segno quella vincente, da 14 yards, con la quale formalizza il nuovo sorpasso dei Seahawks, facendo nuovamente esplodere il Lumen Field, infiammato dal TD de 17 a 13 realizzato prima dell’halftime.

Al rientro in campo i ragazzi di coach Mike McDonald non riescono a sfruttare la spinta del loro caloroso pubblico, ma dopo essersi arenati sulle proprie 35 yards trovano quella che, con il senno di poi, risulta essere la giocata decisiva del match, ovvero il muffed punt di cui si rende responsabile il returner avversario Xavier Smith, che già in precedenza aveva rischiato di regalare palla a Seattle in una posizione di campo decisamente favorevole e che, in questa occasione, combina la più classica delle frittate legate al mondo del football, ovvero arretrando per ricevere meglio ovale, inciampa, ma mentre cade sfiora la palla con lo shoulder, tenendola così “viva” e dando la possibilità agli avversari di recuperarla senza troppi problemi.

Azione, quest’ultima, che viene portata a termine con successo da Dareke Young, pronto a riconsegnarla all’attacco sulla linea delle 17 nel territorio Rams, facilitando il compito a Darnold, che da quella distanza impiega un solo lancio per capitalizzare l’inatteso turnover, servendo al receiver Jake Bobo il pallone del momentaneo 24 a 13; punteggio che cambierà nuovamente di lì a poco, giusto il tempo necessario ai Rams per rimettersi in carreggiata con una presa da 40 yards dell’ex Colby Parkinson, fondamentale per mettere Davante Adams in condizione di segnare, cosa che effettivamente il veterano da Fresno State fa dopo aver completato un paio di ricezioni, la prima, da 29 yds, utile per avvinarsi ulteriormente a quell’endzone raggiunta poi con la seconda, da 2 yards, che rimette tutto in discussione.

Sul 20 a 24 il possesso viene restituito a Seattle e la risposta dei padroni di casa non si fa decisamente attendere visto che la offense brucia piuttosto rapidamente le yards che la distanziano della redzone dei californiani, agguantata con una buona alternanza di passaggi e corse in cui viene coinvolto un po’ tutto il personale a disposizione, compresi il backup RB George Holani e il TE A.J. Barner; la palla decisiva, quella del potenziale vantaggio, viene poi lasciata nelle mani del già citato Sam Darnold, che trovatosi in una di quelle situazioni che gli avevano creato non pochi problemi in passato, anche di recente con la divisa dei Vikings, dimostra come i fantasmi di cui aveva ampiamente parlato durante l’offseason, sono ormai alle spalle.

Nello specifico, ricevuto lo snap dal centro, con tutta la pressione del mondo addosso e una linea offensiva che rischia seriamente di collassare sotto la spinta della pass rushing avversaria, il numero 14 mantiene una calma come si suol dire “olimpica” e, mantenendo una concentrazione assoluta, incurante di quanto sta succedendo intorno, scandaglia le varie opzioni di passaggio avanzando lungo la sequenza di lettura prevista prima di servire Cooper Kupp, altro ex di turno, infilatosi come la più classica delle “swiss army knife” all’interno della difesa Rams, che buca centralmente proteggendo con esperienza l’ovale dopo aver completato la ricezione; presa vincente da 10 yards e touchdown del 31 a 20 che aumenta nuovamente il divario tra i due team, ricacciando a 11 punti di distanza gli ex compagni di Los Angeles.

Giocatori poco propensi ad arrendersi, consapevoli come sono, tra l’altro, di aver a disposizione uno dei migliori quarterback dell’intera lega, Matthew Stafford, che all’alba dei suoi 37 anni e con un bagaglio di 17 stagioni di esperienza in NFL a corredo, riporta nuovamente sotto il team californiano, confezionando il terzo drive vincente della nottata; perfetto nel completo da 35 yards per Adams che porta i suoi a ridosso della metà campo, sfrutta la penalità comminata all’avversario Tariq Woolen per avvicinarsi alla redzone di Seattle e gettare le basi per lanciare un nuovo TD pass, da 34 yards per Puka Nacua, che supera con una finta lo stesso numero 27 e in tuffo raggiunge l’endzone Seahawks, fissando il punteggio sul 27 a 31 in loro favore.

Con l’intero ultimo quarto ancora da giocare lo scambio tra le due squadre, rigorosamente senza esclusione di colpi, sembra essere destinato a durare a lungo, tanto quanto il bailamme di emozioni generato nel corso del terzo periodo, eppure, la spinta che ha caratterizzato entrambi gli attacchi per l’intera durata del match si arena improvvisamente, con il team di casa che cerca di controllare il cronometro, senza riuscirci più di tanto, affidandosi alle run di Walker e Holani, e gli ospiti che si impegnano in un drive infinito, il più lungo del match, arrivando a mantenere il possesso dell’ovale per quasi 7 minuti e mezzo.

Una serie che purtroppo non finisce nella maniera desiderata dai Rams, che dopo essersi mossi egregiamente sul terreno di gioco con Blake Corum, il solito Williams, Parkinson e Nacua, rimangono impantanati sulle 6 di Seattle, raggiunte in seguito ad un offside fischiato a Boye Mafe; a poche yards dall’endzone Stafford non riesce a trovare lo spazio necessario per completare il passaggio vincente, utilissimo per piazzare un nuovo sorpasso prima dei titoli di coda, e dopo una corsa fallita dal già citato numero 23, i suoi tentativi sbattono contro il muro eretto dalla passing defense avversaria e, in particolare, da Devon Whiterspoon, che difende egregiamente sia contro Konata Mumpfield, sul terzo down, sia sul rookie TE Terrance Ferguson, sul quarto.

Una doppia, strenua, difesa, che oltre a ricordare il valore della quinta scelta assoluta del Draft NFL 2023 pone fine ad ogni speranza di rimonta da parte degli ospiti, costretti a giocarsi le ultime, risicatissime, chances di cambiare il corso degli eventi a venticinque secondi dal termine della partita, dopo che i Seahawks hanno bruciato oltre 4 minuti in un drive condotto con sagacia e concluso da un punt piazzato sulle 6 di Los Angeles da Michael Dickson; Stafford comunque ci prova ancora, ma nonostante due bei lanci indirizzate verso le educatissime mani del suo ricevitore di punta, non riesce andare oltre le 49 avversarie, dove lo stesso Nacua viene fermato dal solito Witherspoon nell’azione che chiude la sfida, consegnando il George Halas Trophy ai compagni di squadra, tornati sul tetto della National Conference dopo undici stagioni.

Una vittoria inseguita a lungo partendo dalla ricostruzione iniziata nel corso dell’offseason 2024 con l’ingaggio di Macdonald come capo allenatore ed impreziosita nell’ultima estate con gli ingaggi di DeMarcus Lawrence, Cooper Kupp e Sam Darnold, i tasselli mancanti per rendere indomabile Seattle; operazioni che, unite al rinnovo del linebacker Ernest Jones IV, leading tackler del team con 8 placcaggi all’attivo, sono state alla base del premio come miglior dirigente dell’anno conquistato dal general manager John Schneider, la mente dietro ai successi della franchigia dal 2010 ad oggi, nonchè colui che insieme a Pete Carroll condusse i Seahawks al back to back nel biennio 2013-14. Vincitori contro i Broncos nel Super Bowl XLVIII, uscirono sconfitti l’anno successivo contro i New England Patriots, il team che si ritroveranno di fronte tra le mura del Levi’s Stadium di Santa Clara tra due settimane, in una riedizione del SB XLVIX che promette scintille.

Per i Rams, partiti in sordina quest’anno ma capaci di cambiare completamente marcia dopo la trasferta a Londra e la successiva bye week, ci sarà da fare nuovamente i conti con la situazione legata al loro uomo di punta, il QB Matthew Stafford, già rimasto a lungo ai box nel corso dell’offseason 2025 per i problemi ormai cronici alla schiena che rischiano, seriamente, di minare il proseguo della sua carriera nel football professionistico; pensieri, gesti e parole, comprese quelle pronunciate dal suo HC nel post partita, confermerebbero l’intenzione dell’ex stella dei Sooners di far diventare maggiorenne il rapporto che lo lega alla NFL, puntando con decisione alla sua diciottesima season da Pro nonostante il fisico inizi a presentargli il conto. La sua conferma, indubbiamente, renderebbe meno impellente la ricerca di un sostituto da parte della franchigia californiana, che sarebbe altresì pronta a presentarsi ancora una volta tra le favorite ai nastri di partenza della stagione 2026. Come ha detto giustamente McVay: “è difficile credere che sia finita“, e non solo la corsa dei Rams verso un ritorno al Grande Ballo.

One thought on “I Seahawks superano i Rams e tornano al Super Bowl dopo undici stagioni

  1. Bel articolo. Ma il super bowl 48 è stato vinto contro i Broncos di Manning.

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