Al termine di una drammatica battaglia è l’esperienza dei Rams ad avere ragione e portare questo spicchio sportivo losangeleno alla finale di Conference NFC!
Una partita d’altri tempi, ricca di episodi al limite, intercetti appaiati a giocate sensazionali nonché pathos ed adrenalina fino all’ultimo quarto down, giocato ad occhi chiusi da Caleb Williams in endzone verso Cole Kmet, che ha ridato linfa vitale all’infreddolito Soldier Field, prima però che il walk-off field goal in overtime di Melvis dalle 42 desse ad L.A. la gloria finale.
Ci sentiamo di dissentire da coach McVay quando, stremato e stressato da una lotta sovrumana, parlerà in conferenza stampa di “bad coaching” da parte sua, dato che il clima surreale a Chicago non avrebbe permesso nulla di logico. Anzi, un appassionato vintage come il vostro scriba, è rimasto bensì esterrefatto dalla classe di due quarterback agli antipodi, l’uno “old style” e tra i più forti della sua generazione, l’altro perfetto rappresentante della nouvelle vague, che con una temperatura vicina al meno 10, il famigerato vento della windy city, un campo gelato e ghiacciato e i fiocchi di neve a scendere come minuscoli macigni, sono invece riusciti a divertire ed a performare al meglio.
McVay autocritico ma ancora vincente
I tre intercetti di Duran e Curl lato Bears e il 31.6 di qbr unito a 2 fumble per Stafford sono ovvie risultanze derivanti da condizioni climatiche improbe, che infatti hanno sì prodotto naturali 271 yard terrene combinate, ma pure più di 500 aeree. Menzione d’onore perciò, l’ennesima stagionale, a Ben Johnson, nonostante stavolta il suo celeberrimo coraggio offensivo verrà premiato in maniera alternata, con 2 dei 4 quarti tentativi cruciali giocati alla mano andati male, ad inizio gara ed a 3 minuti e spicci dalla fine, un altro impavido nell’OT conquistato da Williams e quello del prologo arrivato a meta ma in modo più fortunoso e disperato che studiato a tavolino!
Due squadre giunte al Divisional Round in modalità clutch; un po’ troppo sorprendente ed inattesa quella per L.A. sugli acerbi Panthers, ai quali si è concesso di riprendere una gara in salita, più convincente benchè successiva comunque a un primo tempo shockante quella dei Bears, al cospetto degli acerrimi nemici di Green Bay.
Il loro alone da contender per il Super Bowl, in un matchup che in postseason non si vedeva dal 1985, è arrivato pertanto in maniera differente. Leggermente in ribasso quindi per i californiani, favoriti di tutta la NFC dalla striscia fra ottobre e novembre, per poi subire piccole crepe sino come detto alla Wild Card, nonché sperperando più volte vantaggi consistenti, intatto e tuttora granitico per Chicago, che dopo le due primordiali L ha incamerato una temeraria streak di risultati e prestazioni probanti, da week 3 sino alle ininfluenti ultime due uscite di regular season, quando il primo seed divisionale era sostanzialmente già in cassaforte.

Kyren Williams mattatore di giornata
Gli uni garanzia d’alta quota, gli altri novità assoluta, grazie al debuttante Ben Johnson, capace di plasmare nelle due fasi sia una inedita resilienza psichica che delle skill inconsuete ma adesso difficili da trovare altrove. La sconfitta degli Eagles ha permesso ai Rams di evitare Seattle e presentarsi perciò a questo turno coi favori dei pronostici: 4.5 punti di vantaggio rispetto agli 1.5 da underdog nell’eventuale sfida ai Seahawks secondo Vegas!
Intrigante il confronto terreno fra due maestre del genere, coi Bears terzi in yardaggio totale e per game, sesti in rush EPA e quarti nel grading di PFF (89.5); risponde Los Angeles col settimo, quarto e quinto piazzamento nelle stesse categorie. Il front seven californiano è d’altronde stato egregio per quasi tutta la regular season sulla run defense e nei placcaggi da back end, lo stesso dicasi durante il Wild Card game, ma né Dowdle né tanto meno Hubbard possono minimamente paragonarsi a Swift e Monangai, un mostro a due teste fra i protagonisti principali di un nostro pezzo dedicato proprio alla fantastica stagione qui nella città dei Blues Brothers.
Parlando invece di secondarie, se da un lato i Bears primeggiano nei 23 intercetti stagionali, è tuttavia pur vero che hanno incassato ben 32 TD su passaggio per 7.6 yard a tentativo, quinto e settimo peggior dato NFL; inoltre sono 24mi e 20mi in success rate aereo e nelle aspettative sui punti per dropback, cifre che al cospetto di Stafford, Nacua, Adams e Colby Parkinson facevano pendere la bilancia lato Rams! Non che Los Angeles potesse dormire sonni tranquilli contro un corpo ricevitori più affidabile e profondo di quello dei Panthers, formato in ordine di preferenza da Odunze, DJ Moore, Burden e Loveland, per non parlare dei progressi eccezionali a cui sta abituando Caleb Williams, al pari della pass rush, inaffidabile per Chicago quasi tutto l’anno ma reduce da ben 45 pressioni nelle ultime due uscite, con Montez Sweat sugli scudi!
Il tabellino finale parlerà difatti chiaro da questo punto di vista nonostante, lo ripetiamo all’infinito, le circostanze atmosferiche avrebbero potuto prevedere altro: ben 8 ricevitori lato Rams, da Parkinson (56) a Mumpfield (11), a dividersi 258 yard, 6 per i Bears, da Loveland (58) a Burden (24) a spartirsene 257!

La giocata della vita per la safety Kam Curl
Whittington e soprattutto Dotson, rimpiazzato durante la sua assenza dalla guardia Justin Dedich, sono i due ben accolti rientri per i Rams, in un matchup che si sblocca a sei minuti dalla fine del primo periodo con un second & goal terreno di Kyren Williams, che a fine gara primeggerà con 87 yard via ground a cui aggiungerne 30 in ricezione. Un drive questo, successivo al primo intercetto di Williams sul quarto e due dalla riga di meta, e lungo ben 14 giochi per 85 yd e quasi 7 minuti!
Stessa consistenza in lunghezza arriverà dall’attacco Bears, che rimette la gara in parità poco più tardi: 43 yd aeree di Burden, Zaccheaus e Loveland e quasi altrettante su corsa di Swift e Monangai portano Williams a 3 dal TD, che perviene su lancio per Moore.
Poi, dopo 4 punt e un drive ininfluente, Santos e Melvis indirizzano la contesa sul 10 pari all’half time.
Il terzo periodo è quello più anonimo nello score ma ricco di azioni difensive, fra placcaggi in linea e man to man coverage asfissianti, e sarà caratterizzato da un altro intercetto di Williams nelle mani di Durant. Non ne approfittano tuttavia i Rams, che in tre giochi non guadagnano nemmeno un metro di terreno, idem Chicago nell’azione susseguente.
Si arriva così nell’infuocato finale, quando Los Angeles sembra poter archiviare la gara grazie a un perfetto drive che occupa quasi tutta la distanza del gridiron e si conclude con TD del solito Williams, ma come detto Kmet riscalderà la tundra siberiana del Soldier Field mandando le squadre all’overtime. Il FG di Melvis spegne però l’entusiasmo e i sogni di una straordinaria fanbase, dopo un quarto ed inches impavido di Caleb Williams, che però forzerà subito dopo facendosi intercettare da Kurl a metà campo.

Caleb Williams frustrato, ma il futuro è suo
Finisce sul più bello la corsa di Chicago, imbrigliata forse dalla maggiore esperienza clutch losangelina sul lato difensivo, capace evidentemente di pressare anche emotivamente un comunque ottimo Caleb Williams, che da sophomore ed in un contesto da winner take all così cruento non solo non poteva fare di più, ma ha dimostrato quanta benzina dal suo serbatoio potrà fuoriuscire in futuro, mantenendo perciò la sua franchigia finalmente nella posizione che merita.
Peccato, perché a nostro avviso erano proprio i Bears la squadra perfetta per affrontare ad armi pari una corazzata come Seattle e i 67.000 assatanati del Lumen Field. Un team, quello di Mike Macdonald, divenuto colosso quasi per caso e gara dopo gara, e che a nostro avviso concluderà la sua missione a Santa Clara.
I Rams difatti, appronteranno alla finalissima di conference nonché ennesimo incrocio divisionale da sfavoriti, seppur di frecce nel proprio arco ne abbiano molte, su tutte Devonte Adams, oggi fra i più penalizzati, che in un clima sì freddo di Seattle ma non impossibile come quello di stanotte, dovrà farsi trovare più libero per spaccare in due la terribile retroguardia avversaria.
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.


Anche qui, come successo per i Bills, resto basito dalla scelta dei Bears di voler attaccare per secondi dopo aver vinto il sorteggio del supplementare: se nessuno segna nei primi due drive, dal terzo subentra la sudden death e quindi chi attacca per primo è favorito. Infatti, sia a Denver sia a Chicago, la partita è stata vinta con la sudden death dalla quadra che ha avuto a disposizione il terzo attacco.
P. s. Avviso ai naviganti: Seahawks-Rams in chiaro sul Canale 20!
Ciao.Grazie.Se la vedi buona visione.😁🙋
Ciao, Kl.audia! Credo che la vedrò, ma senza alcun entusiasmo: avrei voluto un “Super bowl” Bills-49ers.
Già mi sentivo svuotato ieri, figurati oggi dopo l’esonero dell’uomo che ci ha trasformato da barzelletta della lega a pretendente al titolo 🙃 .