Se alcune serate si dovessero giudicare strettamente dal loro inizio, talmente evidenti nascono nelle sorti, allora qualsiasi previsione si farebbe più facile da pronosticare. Il sabato sera americano pareva apparecchiato per una di quelle occasioni davvero ghiotte, uno scontro in gennaio tra due rivali caldissime della Nfc West, cui piace particolarmente difendere con intensità, e dispensarsi vicendevolmente colpi senza particolare interesse per il risparmio d’energie. Seattle Seahawks e San Francisco 49ers, sin dai tempi in cui Richard Sherman abbaiava addosso a Michael Crabtree, hanno spesso offerto spettacoli pirotecnici, in particolare quando di mezzo c’era un’eliminazione diretta priva di una prossima partita: l’elettricità dell’attesa, il possibile equilibrio dello scontro, il fascino delle forze comparate tra le due compagini protagoniste, si sono immediatamente sciolti dopo la prima azione di gioco, quando Rashid Shaheed, magnifica acquisizione di metà campionato, andava a seminare avversari – compreso il curioso tackle scivolato di Jake Moody – involandosi in meta, offrendo un anticipo del letterale dominio in compagnia del quale sarebbe trascorso il resto della fragorosa serata nella Emerald City.

Contesa, infatti, non ve n’è mai stata, e nessun momento particolare della gara ha mai dato l’impressione che la stessa potesse offrire particolari segni di parità. I Seahawks sono arrivati ai playoff con la prima posizione assoluta della Nfc e hanno ben chiarito i loro intenti: sono qui solamente per dominare, affievolendo non poco i dubbi manifestati dagli esperti sulle loro velleità di possibili campioni Nfl. Le preoccupazioni pre-partita, riguardanti l’improvviso infortunio addominale di Sam Darnold, sono evaporate già nel primo quarto, quand’era già cristallina la volontà dei Seahawks di sottomettere i Niners dinanzi a una prova di forza progressiva, la quale ha cominciato il suo esercizio nei primi quindici minuti effettivi, per poi schiacciare con ancor maggiore potenza, per poi dilagare, in un terzo periodo ai limiti dell’umiliante. Di Darnold, a dire il vero, non c’è nemmeno stato troppo bisogno, visti i soli 19 dropback che il quarterback ha effettuato, completando 12 dei 17 passaggi tentati per 124 yard, nel fruttuoso tentativo di non esporlo eccessivamente ai potenziali errori che ne hanno sinora segnato la carriera.

Circostanze perfette, dunque, che non hanno richiesto al regista di presenziare oltre il normale orario lavorativo: tra il volo di Shaheed, un quarto tentativo fermato, il fumble provocato da un monumentale Ernest Jones IV, e una chirurgica conclusione di Darnold nelle mani di uno Smith-Njigba che ha catturato solamente tre palloni in tutta la gara, il capitolo relativo al primo quarto aveva già abbondantemente delineato i presupposti per la scrittura del finale. La “Dark Side“, la nuova difesa con la quale Seattle sta allacciando rapporti verso l’antico dominio della Legion Of Boom, ha concesso ai Niners la miseria di due field goal all’interno dei primi trenta minuti, prima di chiudere del tutto le serrande e dichiarare chiusa l’esperienza dei rosso-oro nella città di color smeraldo. Pian piano, il 24-6 riportato dal tabellone durante l’intervallo si è allargato, ingrandito, ingigantito, sotto le possenti martellate di Kenneth Walker III, un running back che passa troppo spesso inosservato per la cronica tendenza all’infortunio, ma che quando risulta in salute è capace di svelare un letale mix tra potenza ed esplosività. I drive del progressivo e inevitabile allungo degli ‘Hawks portano tutti la sua firma, tre touchdown nati dalla capacità di leggere la situazione, tagliare immediatamente, accelerare in verticale, e assorbire i colpi, delineando un secondo tempo coi fiocchi.

Seattle ha centrato la prova più completa della sua stagione in tutti i settori del roster nel momento più propizio, staccando di netta prepotenza il biglietto per la finale della Nfc, eccellendo ovunque. La difesa ha generato turnover sin dal principio, intimidito costantemente, in particolare quando c’era da difendere un quarto tentativo (0-3 il computo di San Francisco in tali situazioni di gioco), mentre l’attacco ha goduto delle 6.1 yard per portata generate da Walker, con il vantaggio di aver risparmiato molte delle energie di Darnold, già a riposo nel quarto conclusivo, e l’incredibile statistica rappresentata dalla relazione tra quei 41 punti a referto e i soli 4 ricevitori apparsi sul foglio delle statistiche, con Cooper Kupp (5 ricezioni, 60 yard) già molto ben acclimatato in un ambiente playoff dove si è sempre sentito molto in agio. Le immediate segnature dei Seahawks hanno inoltre costretto Kyle Shanahan a rivedere un piano di gioco che, in altre condizioni, avrebbe altrimenti premuto maggiormente sul pedale delle corse, annullando di fatto l’effetto-McCaffrey, limitato a 35 yard su corsa e 39 su ricezione, complice anche un doloroso infortunio alla spalla sinistra, come se San Francisco non avesse già patito abbastanza con il suo nemico principale: l’infermeria.

Brock Purdy (15/27, 140 yard, due turnover) è stato colpito assai duramente sin dal primo snap, segno di un dominio fisico che i Seahawks hanno esteso con grinta e cattiveria agonistica. Laddove non giungono a supporto i numeri, rimane comunque evidente l’importanza di una prova corale che vede nelle trincee la genesi della propria forza fisica, con Leonard Williams, Byron Murphy II e DeMarcus Lawrence a vincere sistematicamente i matchup contro la linea offensiva californiana, e Walker a danzare in mezzo ai granitici blocchi delle formazioni più pesanti schierate da Macdonald e Kubiak, un nucleo capace di muoversi con grande senso della sincronia, e con il tasso atletico necessario per uscire dal box, bloccando con consistenza sino al secondo livello. Fosse un centro che andava a prendersi un linebacker, o un doppio tight end che spianava il percorso al running back, gli effetti della fisicità applicata sono sempre stati costanti, e devastanti nel creare l’enorme divario tra le due rivali divisionali.

Chi aveva dubitato dell’efficienza di Seattle semplicemente per la sola presenza di Darnold nella direzione offensiva dovrà quindi ricredersi per un’altra settimana. Persiste ancora l’eco della critica, la stessa che ha sottolineato più volte le due regular season consecutive concluse da Sam, con due uniformi differenti, a quota 14 vittorie, solo per squagliarsi miseramente nel palcoscenico dei playoff, con Minnesota, e che ieri sera è invece riuscito a vincere la sua prima partita di postseason di sempre. In una stagione che tutto ha regalato eccetto certezze nei confronti di chi sia effettivamente attrezzato per approdare al Super Bowl, i Seahawks cominciano a trasmettere una certa intimidazione, per via dei loro meccanismi, che stanno girando al massimo proprio nel momento più propizio dell’anno, e del loro enorme vantaggio rappresentato dal fattore campo, forse il più pesante di tutta la Nfl, grazie a quelle 70.000 unità che, quando si riuniscono assieme, formano un unico dodicesimo uomo, capace di sbriciolare la soglia dei 100 decibel, con tanti saluti alle possibilità comunicative degli avversari. Squadra e tifosi, ciascuno per le proprie competenze, hanno offerto una prova devastante.

Ora manca solamente la conoscenza dell’avversario definitivo, che scaturirà dal freddo di Chicago, all’interno del quale, nella serata odierna, Bears e Rams tenteranno l’accesso al Championship della Nfc. Ai Seahawks non resta che attendere con pazienza, dall’alto di una consistenza comprovata dalla vittoria più larga che la franchigia sia stata in grado di riportare dal Super Bowl XLVIII, nel quale smontarono Denver un pezzo alla volta vincendo per 43-8. Il primo banco di prova doveva dimostrare che la regular season non era certo stata un abbaglio, dubbio al quale Seattle ha risposto con estrema convinzione nei propri mezzi: mancano solo altre due vittorie, e allora il concetto diventerà molto più chiaro a tutti.

One thought on “Seahawks dominanti, per San Francisco non c’è scampo

  1. Complimenti a loro, noi raccogliamo i cocci e guardiamo al domani, speriamo solo che la dea sfiga, una volta tanto, si giri da un’altra parte…..

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.