Diciassette anni di esperienza possono risolvere molte situazioni scomode. Lo insegna Matthew Stafford, che per lunghi mesi ha giocato da autentico Mvp, uale merita di diventare, unendo la sua conoscenza del football alla strategia di Sean McVay, l’uno il braccio, l’altro la mente, perfezionando una corsa infranta solamente da un dicembre giocato al di sotto delle proprie possibilità, cedendo la Nfc West a Seattle. Proprio in quel mese era giunta un’inopinata sconfitta contro i Panthers, gli stessi affrontati sabato sera sotto i riflettori del Bank Of America Stadium, scenario determinato dal criticato seeding che la Nfl ancora si ostina a mantenere nei playoff, nonostante un senso non lo si trovi. Carolina, infatti, aveva dovuto sudare fino all’ultimo istante, pregando per un risultato positivo di terzi, per qualificarsi a una Wild Card raggiunta a quota 8-9, dopo aver rotto una rocambolesca parità di Tampa Bay e Atlanta, acquisendo il diritto di giocare la prima gara di postseason in casa. I Rams si erano invece dovuti accontentare di impacchettare i bagagli e volare in trasferta, nonostante i quattro successi in più raccolti rispetto alla squadra allenata da Dave Canales, trovando un ambiente ostile e soprattutto entusiasta per poter finalmente assistere alla prima sfida di playoff casalinga dal 2017, l’ultima volta in cui i Panthers avevano ospitato un simile evento. I tamburi suonati durante l’introduzione da Cam Newton, che Carolina l’aveva pure trascinata al Super Bowl a suon di touchdown, non avevano fatto altro che elettrizzare ulteriormente un’atmosfera già abbondantemente carica, nonostante il favore dei pronostici avesse comprensibilmente preso lo svincolo verso Los Angeles.

Non è stata una gara impari, come carta e record di regular season comparati avrebbero promesso, anzi. Bryce Young, fino a poco tempo fa definito alla stregua di una prima scelta epicamente disastrosa, alla sua prima partecipazione di sempre alla postseason, ha invece rischiato seriamente di portarla a casa, mostrando calma e coordinamento mentale nei momenti in cui c’era da rispondere con risolutezza ai più esperti Rams. C’è infatti da dire che Carolina, il suo compito, l’ha svolto quasi sino in fondo, instillando nell’avversario un senso di insicurezza che McVay, nella gestione psicologica dei suoi ragazzi, ha il merito di non aver trasformato in panico, un rischio che accade puntualmente, quando un evento diviene così inaspettato da non conoscere il metodo reattivo più opportuno a esso. E, alla fine dei conti, quando ha premuto il grilletto per dare il via alla trade per Matthew Stafford, lo ha fatto esattamente per generare momenti come questo. Non importa se gli special team combinano altri guai in scenari più pericolosi, dopo aver già dato luogo a non consone esibizioni in stagione regolare, se i rampanti Panthers di Canales osano addirittura andare in vantaggio per due volte nel quarto periodo, se Los Angeles, dopo aver condiviso lo scettro di favorita in Nfc, ha rischiando da vicinissimo di vedere il suo specchio ingrandersi in mille pezzi e affrontare un’offseason molto più che frustrante: se c’è il tempo sufficiente per orchestrare un drive, il buon vecchio Matt, la sua schiena dolorante, e il dito lussato contro un casco nemico, conoscono ancora molto bene i codici di sblocco della two-minute offense.

Poi c’è la storia dei tight end, e di quella volpe di McVay, che le pensa proprio tutte, in controtendenza con la lega stessa. Molti analisti, avevano infatti accreditato i successi dei Rams al loro pesante utilizzo dell’allineamento 13 personnel, uno schieramento che vede in campo un running back e tre tight end, normalmente più idoneo per quelle situazioni in cui si vuol correre di brutto, schiacciando le rimanenti forze della difesa, per conservare un risultato positivo e far passare il tempo. Il coach dei Rams l’ha invece pensato creando continuamente mismatch a favore dei suoi atleti, che sì, giocano tight end, sono belli grossi, ma sanno anche correre, smarcarsi e ricevere: se poi Stafford, con quella coppia di ricevitori baciata dal talento che si ritrova a disposizione, recapita il pallone della vittoria a Colby Parkinson, si sappia che non c’è più nulla di cui sorprendersi. Sono bastati due minuti e trentaquattro secondi per smorzare tutto l’entusiasmo di una squadra e di una città che, nel momento stesso in cui un fenomenale Jalen Coker andava a inchiodare il +4 con l’ultima delle sue 9 ricezioni per 134 yard, avevano cominciato a respirare una fortissima aria di sorpresa.

Un peccato, perché davanti agli occhi di Cam Newton, Steve Smith e Luke Kuechly, Young ha provato in pieno il suo valore, il suo status di prima scelta assoluta, dimostrando i motivi per i quali Carolina ha creduto in lui scegliendolo così in alto: non ha scritto cifre fantascientifiche, ma il valore della sua partita lo si è annotato dalle piccole cose, quelle che dimostrano la maturità su un campo da football, come la capacità di evadere e allungare l’azione, la consistenza nelle decisioni, la precisione in alcuni tipi specifici di lancio, e la capacità di condurre in meta i drive nei momenti salienti del quarto periodo, senza affanno o timori tipici di un esordio in un particolare tipo di palcoscenico. Tutto corretto, se non quei due minuti abbondanti, lasciati sul cronometro ben conoscendo il rischio: quasi vent’anni ad alti livelli pongono infatti nelle condizioni di conoscere molto bene certe dinamiche, avendo già affrontato determinate situazioni con il cuore in gola: quel tempo, per un quarterback del calibro di Stafford, è stato decisamente troppo.

Quella di Matt è stata invece una prestazione molto altalenante, nonostante sia terminata nel migliore dei modi. Un inizio stellare, 8/8 e subito 14-0 per i Rams, in quella che sembrava una tranquilla serata da trascorrere in ufficio, nella sede staccata in North Carolina, tant’è che il buon Puka ne aveva segnati due in ciabatte, immarcabile come sempre. Poi un blocco totale, una striscia di 2 completi su 13 tentativi, come se il reparto offensivo di Los Angeles non riuscisse più a esplorare ciò che i Panthers tendevano a concedere; poi un possibile intercetto, scongiurato dalle doti di defensive back improvvisato di Nacua, e un turnover vero, cose che succedono quando si tende a eccedere nel punzecchiare difensori che stanno vivendo la stagione della vita come Mike Jackson, episodio che pareva aver sinistramente rivoltato l’inerzia contro i Rams. Stafford si è ampiamente rifatto in quell’ultimo drive: due completi per Nacua, altrettanti per Davante Adams, con il quale, sulla sideline, aveva poco prima incrociato lo sguardo, invitandolo letteralmente a strappare il cuore dal petto di Carolina. Infine, quel dipinto lanciato verso Parkinson, partito dall’anonimato di Seattle per giungere al protagonismo di Los Angeles, sorretto dalle 9 mete ricevute in regular season, un lancio che per le statistiche avanzate della Nfl aveva il 27% di probabilità di successo. Ma Matt, con il suo tocco magico, l’ha piazzata dove solo il ricevitore poteva prenderla, in uno dei punti più difficili della endzone, garantendo ai californiani il passaggio del turno. Il fatto che McVay abbia smesso di attaccare la linea laterale favorendo lo sviluppo delle tracce nel mezzo, è di certo stato utile alla causa; il 12/15 con cui Stafford ha chiuso il quarto periodo ne è senza dubbio la principale conseguenza.

Per i Panthers è una sconfitta dolorosa, ma dalla quale escono a testa alta, se non altro pensando al fango nel quale si trovavano, immobili, fino a poco tempo fa. I Rams hanno invece altri affari di cui prendersi cura, perché gli obiettivi sono altri, il traguardo è fissato in direzione di Santa Clara, dove si svolgerà il prossimo capitolo del Super Bowl. In fondo, Davante mica ha scelto Los Angeles per le spiagge, no? Comunque, si deve prima passare per Chicago, dove Caleb Williams continua a dimostrare che i Bears possono rimontare qualsiasi svantaggio, e sono difficilissimi da abbattere; solo in seguito si potrà riflettere sull’eventualità, ovvero l’affrontare la vincente tra San Francisco e Seattle, ulteriore indizio del clamoroso dominio esercitato dalla Nfc West in questo campionato.

 

 

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