Titolo che mai come questa volta riassume alla perfezione ciò che stiamo per scrivere, dato che la Chicago versione Ben Johnson 2025/26 sta letteralmente dominando la NFC col gioco di corsa.
Reduce dalla seconda miglior performance annuale terrena, da ben 281 yd, e seconda NFL a un tiro di schioppo dai Bills infatti, il playbook della windy city mette al primo posto variazioni via ground, cosa però costante da queste parti, ma che grazie a una insormontabile linea ed ai game plan del 39enne HC ricchi di blocchi e spazi negli slot sta consentendo a un giovane comparto di mantenersi in campo più degli altri: quarti generali per possesso palla ma primi nelle ultime 3 uscite.
Scontato mettere Johnson fra i favoriti per il coach of the year, specialmente perché dopo le due primordiali L ha lavorato soprattutto sulla psiche dei suoi, forgiandoli di una resistenza mentale che qui non si vedeva da almeno 7 anni, quando bastava un climax avverso per rinunciare a competere e pensare al draft. Inoltre e ovviamente, forte delle fantastiche dottrine apprese ed insegnate a Detroit, ha lavorato pure su un gioco offensivo sì semplice ma anche poliedrico, soprattutto nella rapidità di esecuzione.

Ben Johnson possibile Coach of the Year
Pochi secondi con la palla in mano, facili rilasci, blocchi continui e ampie superfici libere nello slot permettono quindi a ben 7 ricevitori, Swift incluso, di mirare le 300+ yard cada uno, cedendo così, a discapito persino della stella Moore, al solo Odunze il fardello dell’ampio, lui fra i numerosi diamanti esplosi finalmente sotto il gm Poles, al pari del primo e secondo giro Loveland e Burden.
Spaziature, tempo per lanciare e visione di gioco libera che tolgono inoltre a Caleb Williams l’enorme pressione da sophomore e le problematiche causate dal vento casalingo. Il prodigio da USC, statistiche alla mano, non è perciò finora altro che un “manovale” al servizio di altri, fra i primi di lega negli short pass nonché 18mo e 22mo fra i quarterback titolari in passer rating e adjusted QBR.
Tutto ciò non fa altro che venire i brividi se si pensa alle peculiarità della prima scelta assoluta 2024, salvaguardato da forzature, rischi e decisioni individuali, che oltre a non rovinargli precocemente la carriera come accaduto ad altri – Fields su tutti – gli mantengono saldo il posto da titolare, senza lo spettro di un backup veterano ad alitargli sul collo. Prima o poi perciò, arriverà anche il momento di liberare tutto il suo talento, per merito di una qualificazione ai playoff pressochè sicura e dei numerosi “paracaduti” alternativi al gioco di lancio: consistenti, affidabili ma soprattutto vincenti.
Non esiste a memoria recente un regista semi debuttante che ha avuto tale fortuna, per la quale non gli resta quindi che ringraziare, a parte la geniale mente offensiva del novello skipper, pure i vari Thuney, Jonah Jackson, Darnell Wright, Dalman o il rookie Trapilo, protettori di una O-Line del tutto rinnovata, top 4 NFL nonché capace fra l’altro di limitare la scorsa settimana TJ Watt a due pressioni e l’intera difesa Steelers a nessun sack e qb hit in 37 giochi di passaggio, fonte PFF!

La coppia di running back numero 1 NFL
Ringraziamenti ai quali non possono che aggiungersi D’Andre Swift e Kyle Monangai, coppia d’assi che negli spazi creati dalla linea entra a proprio piacimento, riportando la focosa fanbase ai fasti del 1985 di Walter Payton e Matt Suhey, unici prima di loro a superare 100 yd a testa in un match.
Il toro da Rutgers, al quarto rushing td consecutivo, primato per un rookie nell’era Super Bowl che lo appaia al Langford del 2015 e lo stesso Payton (1975), è un’altra matricola delle meraviglie di stanza a Chicago, settimo giro che sta tuttavia progredendo in maniera pazzesca fino a divenire il breakout stagionale, una sensazione per l’intero movimento nonché primo staccato in iardaggio fra i backup runningback. Con un “socio” del genere, per un pro bowler come Swift rifiatare in sideline diventa basilare: rispetto al vecchio torneo ha difatti una portata di meno in media a partita e sulle 281 affidate loro dal new entry OC Doyle se ne spartisce quasi la metà, cifre ovviamente uniche nell’intera lega.
La vittoria di week 13 coi campioni in carica, quinta consecutiva – più lunga striscia dal 2018 – e nona nelle ultime 10, oltre a significare un insperato primato divisionale e di Conference da 9-3, rappresenta la consacrazione stagionale per i Bears di Ben Johnson a contender della NFC.
Una W mai in discussione, successiva fra l’altro a cinque clutch ottenute in rimonta, primato assoluto di lega, che sono indubbiamente servite a cementare mentalità resiliente e fiducia, oltre a punti, grazie alle quali presentarsi al Lincoln Field senza paura e pressione, ottenendo bensì un risultato netto che nessun critico ed analista aveva preventivato. Difficile infatti rimembrare un dominio simile subito da Philadelphia nelle ultime tre stagioni, in pratica incapace di stoppare le corse di una franchigia che via ground ha difatti scritto la storia NFL e che probabilmente lascia in dote ad ogni nuova tornata di giocatori: un tratto distintivo evidentemente tatuato per chiunque vada ad “abitare” nell’iconico Soldier Field.

Caleb Williams chiamato ad alzare l’asticella
La difesa di Allen poi, già presentatasi nella città del Brotherly Love col super record NFL di 24 takeaways e 16 intercetti ed ora a +17 di differenziale, orfana da tempo di quasi tutta la linebacker room, non ha sofferto nemmeno stavolta tale dipartita.
Al contrario, ha anzi trovato alternative sul profondo, costringendo Hurts a due turnover, specialmente grazie ai rientranti Kyler Gordon e Jaylon Johnson, al fumble recuperato da Wright nella famigerata tush push, solamente il secondo caso da quando gli Eagles l’hanno cominciata ad adottare (2022), e al safety Byard titolare di un intercetto, che hanno sostanzialmente demolito l’offense rivale, limitando pertanto mostri sacri quali Barkley, Brown e Smith a 20:42 miseri minuti di possesso ovale! Una gratificazione che è valsa la festa a dorso nudo dell’head coach nello spogliatoio, nonostante temperature glaciali.
Conquistare il primo posto nella gelida NFC North, improvvisamente divenuta la più forte fra tutte le division, è il basilare step che Chicago può e vuole ora compiere, sfruttando la stagione altalenante di Detroit e la storica discontinuità dei Packers, a mezza gara di distanza ma spesso smarritisi sul più bello.
Tre scontri divisionali, Niners e Cleveland nel fortino casalingo sono i 5 difficili incontri rimasti, ma la NFC non farà sconti nemmeno alle altre contendenti. Sognare è possibile, a patto che qualcuno fra Robinson, Hyppolite, Edwards, Edmunds e Sewell recuperi dagli infortuni, e che Caleb Williams liberi definitivamente il suo talento, permettendo così a coach Johnson di aggiungere nel suo arco la freccia più luminosa, per prepararsi così alla definitiva trasvolata verso l’olimpo!
“Malato” di sport a stelle e strisce dagli anni 80! Folgorato dai Bills di Thurman Thomas e Jim Kelly, dal Run TMC e Kevin Johnson, dai lanci di Fernando Valenzuela e dal “fulmine finlandese”. Sfegatato Yankees, Packers, Ravens, Spurs e della tradizione canadese dell’hockey.


Ogni settimana, nel giochino dei pronostici, mi ostino a metterli perdenti e ogni volta mi sorprendono.
Non riesco davvero a inquadrarli. Ma è la stagione 2025 in generale che non riesco a inquadrare: penso sempre che queste squadre a sorpresa prima o poi crolleranno e invece, di settimana in settimana, si rafforzano (l’unica che mostra quale scricchiolio è Indianapolis).
Se continua così, finiremo con l’avere una riproposizione del “Super bowl” del 1985 (o 1986 che dir si voglia) 😵 !