Nonostante la fisiologica stanchezza che accompagnava, lo scorso agosto, le puntuali previsioni stagionali ponendo – correttamente – i Kansas City Chiefs ancora una volta in vetta a una Afc West che da un decennio è esclusivamente dominata da Andy Reid e i suoi soldati, c’era sicuramente voglia di vedere una maggior competizione divisionale. Sorprende ancora oggi, infatti, la consistenza sinora mostrata dai Denver Broncos, i quali hanno vissuto una delle loro epoche maggiormente difficoltose, soprattutto a causa di una manovra poi rivelatasi azzardata come l’acquisizione di Russell Wilson. All’epoca si pensava che bastasse replicare l’equazione formata da superstar nel ruolo di quarterback e difesa dai grandi numeri, in fondo con Peyton Manning la formula magica aveva dato i suoi frutti, restituendo il Super Bowl alle Rocky Mountains, il primo vinto dai tempi di John Elway: l’affare, tuttavia era stato vantaggioso solamente per l’altra parte coinvolta nella trade-Wilson, i Seattle Seahawks, con conseguenze molto pesanti per dei Broncos abituati a vincere, a qualificarsi ai playoff, e ora presi in una ricostruzione più lunga del previsto.

Sean Payton ha corretto la rotta dei Broncos, ora vincenti.

Il ritorno sulla sideline di Sean Payton, con il suo misto di intelligenza tattica e arroganza a volte sfrontata, ha permesso di far virare la nave nella direzione desiderata. Le mosse principali? Dare il benservito a Wilson, deglutendo la pillola amara di un’operazione fallimentare, costruendo nel frattempo una difesa simile a quella dei tempi vincenti, vale a dire un reparto in grado di primeggiare nelle principali statistiche del suo settore, ben sapendo che la ricetta doveva forzatamente essere elaborata passando per quel punto preciso. Le ultime tre stagioni sono state distinte da un programma paziente, che sapeva benissimo dove voleva arrivare, lo stesso che in queste settimane da fornendo l’idea di una squadra finalmente pronta per rientrare a competere ai livelli che le spettano, tornando a rivestire il ruolo di forza della Afc dopo sette stagioni dal record perdente, un ritmo a cui la tifoseria blu-arancio non si è mai abituata.

Denver è tra le sorprese dell’anno, e comanda la Afc West a quota 8-2 in attesa del test di maturità definitivo: domenica, infatti, avrà luogo lo scontro con i Kansas City Chiefs, partiti sotto tono ma contro i quali è consigliato non scommettere contro, per come hanno storicamente dimostrato di non poter essere estromessi dalla corsa al Super Bowl, qualsiasi siano le loro lacune. Il bilancio è il migliore di tutta la Nfl, in condivisione con altre due squadre inattese al vertice, Colts e Patriots, e pone i Broncos in un’ottica assai stuzzicante, che permetterebbe loro di portare in Colorado la prima corona divisionale degli ultimi dieci anni, ponendo termine all’egemonia territoriale manifestata con illustre efficacia dai rivali Chiefs.

LA MATURAZIONE DI BO NIX

Dopo l’ottimo esordio, Bo Nix è atteso a ulteriori progressi.

Può essere superfluo sostenere che tutto passi per il ruolo di quarterback, quello più importante di tutti, perché si sa, nel football per vincere è essenziale difendere molto bene, ma è pure d’obbligo segnare più dell’avversario. La prima tesi che si può sostenere è che i Broncos siano giunti sin qui per meriti anzitutto difensivi, dato che, di gara in gara, si è cementata l’impressione che il reparto offensivo governato da Bo Nix sia troppo poco produttivo per mantenere determinati ritmi. Non è un mistero che sia stata proprio la difesa a tenere il più delle volte Denver in linea di equilibrio, riparando i numerosi errori offensivi commessi da un reparto che continua in qualche modo a incepparsi, ripartire clamorosamente, per poi fermarsi di nuovo, nuocendo a una fluidità offensiva che resta il cruccio principale di Payton, che quel nodo, in qualche modo, lo deve sciogliere.

Nix proviene da un’ottima annata da rookie, se vogliamo pure superiore alle attese vista la concorrenza di Caleb Williams e Jayden Daniels, scelti più in alto di lui, che per Denver doveva semplicemente rappresentare un accontentarsi di ciò che il primo round del Draft 2024 aveva lasciato, non essendo i Broncos posizionati così in alto da potersi permettere uno degli altri due talenti. L’attacco è risultato decimo per punti generati, l’ex-quarterback di Oregon ha completato il 66% dei tentativi segnando 29 mete e registrando 12 intercetti, numeri che hanno aiutato i Broncos a tornare ai playoff dopo un’intera decade, dato che l’ultima gara di postseason era stata proprio il Super Bowl vinto da Manning.

Nix, oggi, è un regista al quale le difese hanno probabilmente preso le misure, come inevitabilmente accade in Nfl: nonostante la sua evidente abilità nell’evadere dalla tasca con rapidità fulminea, è evidente che la pressione abbia iniziato a infastidirlo se non addirittura intimorirlo, spesso abbandonando la prima lettura sulla traccia per partire subito alla ricerca di un lancio in movimento, creando un’imprecisione situazionale che sta alla base delle problematiche offensive attuali. Una delle statistiche che balza maggiormente all’occhio riguarda il 46% di completi in situazioni di pressione, segno che spesso il quarterback non è in agio nel muoversi nella tasca e cerca subito soluzioni al di fuori di essa, diminunendo la possibilità di essere preciso, in particolare se il ricevitore deve resettare la traccia e mettersi a improvvisare per liberarsi. L’altra faccia della medaglia rende invece questa capacità di evasione un netto plus, perché i Broncos subiscono in compenso pochissimi sack, e ne producono una valanga in difesa, ottenendo un differenziale di +35, nettamente il primo di tutta la Nfl.

Osservando i dropback di Nix, si capisce chiaramente come la sua tendenza a spostarsi a destra sia costante, in alcuni casi anche senza che il difensore gli stia arrivando addosso, il che fa pensare a una più idonea regolazione di quell’orologio interno in dote a tutti i registi, per permettere alle tracce più profonde di trovare adeguato sviluppo, creando lo spazio di distacco tra ricevitore e difensore. Questa problematica e, in parte, alcune chiamate a volte poco sensate (come la sorta di trick play con passaggio indietro a Sutton su un terzo e uno, giovedì scorso contro i Raiders), hanno condotto alla poca efficienza nelle conversioni di terzo down, sottolineando situazioni di three & out troppo frequenti, e una fatica immane nel cominciare la partita con il piede giusto. Le statistiche tendono a migliorare dopo l’intervallo, e non è raro vedersi esplodere l’attacco di punto in bianco, come accaduto nella clamorosa rimonta contro i Giants e i noti 33 punti segnati nel solo quarto periodo, o il dominio esercitato contro i Cowboys, sotterrati sotto 44 punti, massimo stagionale. Ora, con J.K. Dobbins (5 yard per portata) assente per qualche gara, sarà interessante capire cos’abbia in serbo l’esplosività del rookie R.J. Harvey, che potrebbe dare una marcia in più a livello atletico, e magari quella spinta a rendere le statistiche offensive migliori di ciò che sono.

LE IMPRESE DELLA DIFESA

Nik Bonitto è uno dei leader della difesa.

Spesso si è sostenuto che la difesa di Denver abbia tenuto in piedi quasi da sola le sorti di squadra, e c’è poco su cui obiettare. Il reparto coordinato da Vance Joseph esercita un’eccellente pressione, creando di continuo occasioni che il proprio attacco non mette correttamente a frutto, dall’alto dei 46 sack messi a segno fino a questo momento, primo dato Nfl con notevole distacco rispetto ai 32 di Steelers e Seahawks, secondi a pari merito. La feroce pressione apportata da Nik Bonitto, Zach Allen e Jonathon Cooper ricorda quella poderosa dei tempi di Von Miller, ricreando in parte quei presupposti che costituivano le importanti fondamenta in anni in cui i Broncos erano temuti da chiunque. Tale pressione è stata determinante per sopperire a un reparto offensivo letteralmente incapace di muovere il pallone, per esempio, contro la difesa dei Raiders, la quale concede solitamente 333 yard di media a gara; Denver, invece, ne ha raccolte solamente 220 in una partita segnata dai sei sack subiti da Geno Smith, d’incalcolabile importanza per un confronto trasformatosi più in un tentativo di passare la metà campo opposta che altro, preservando il 10-7 finale grazie anche a un punt bloccato.

In quattro delle dieci gare disputate, i Broncos hanno tenuto gli avversari fuori dalla endzone, statistica emersa nella sofferta vittoria contro l’altrettanto forte difesa dei Texans: nonostante i cinque drive che la squadra di DeMeco Ryans aveva prodotto superando le 20 yard a suo favore, in tutti ci si è dovuti accontentare di un field goal, complice la forte spinta opposta prodotta sulla goal line dal fronte di Denver, e l’ottimo contrasto delle corse brevi, modificando e mortificando la strategia offensiva di Houston. Dopo aver concesso la prima meta ai Raiders, i medesimi sono in seguito riusciti a convertire una sola occasione di terzo down delle successive undici, rendendo perfettamente leggibili i fondi del tè, a conferma di un dominio difensivo che, qualora non esercitato, avrebbe condotto quasi sicuramente Denver a subìre un upset molto poco desiderato, quasi come accaduto nel Regno Unito, contro i Jets, superati di un solo punticino.

NEXT UP

J.K. Dobbins è stato molto utile, in particolare nei secondi tempi.

Come si prospetta il calendario dei Broncos, e quanto tempo posseggono per rimediare alle loro lacune offensive? L’urgenza è sicuramente rappresentata dal già  citato arrivo e prossimo arrivo dei Chiefs in Colorado per il primo dei due confronti divisionali, il più classico dei statement game da centrare per zittire i critici, sempre sospettosi quando si parla di una squadra che ha vinto otto partite su dieci, ma che deve dimostrare di saper battere anche avversari di una determinata caratura. Segue una bye week preziosa, per recuperare le energie in un periodo molto tosto, dato che dopo la trasferta europea la squadra ha giocato anche la settimana seguente, con l’ottica di due impegni divisionali determinanti, la trasferta a Kansas City e l’ultima di regular season in casa contro i Chargers, solo una delle due compagini capaci di battere i Broncos quest’anno, altro elemento che ha reso la Afc West molto più divertente che in passato.

Il record finale di Denver dipenderà moltissimo dagli aggiustamenti offensivi, i quali dovranno assolutamente migliorare la produzione media di squadra. Nix ha già dimostrato di poter essere un titolare affidabile facendosi trovare molto preparato nel suo anno da matricola, ora è atteso alla conferma di poter proseguire un percorso naturale di crescita, che nella programmazione di Sean Payton deve progredire gradualmente sino a far ritorno alla terra promessa, dove si gioca la prima domenica di febbraio, restituendo pregio a una realtà che non ha, negli ultimi anni, tenuto fede alla nomea che l’ha contraddistinta nelle sue epoche migliori.

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