NFC NORTH

Chicago Bears

Di cosa hanno bisogno: talento e solidità lungo la linea d’attacco, pass rusher e talento in attacco in generale.

Le scelte: Darnell Wright, OT, Tennessee (scelta numero 10); Gervon Dexter Sr., DT, Florida (scelta numero 53); Tyrique Stevenson, CB, Miami (scelta numero 56); Zacch Pickens, DT, South Carolina (scelta numero 64); Roschon Johnson, RB, Texas (scelta numero 115); Tyler Scott, WR, Cincinnati (scelta numero 133); Noah Sewell, LB, Oregon (scelta numero 148); Terell Smith, CB, Minnesota (scelta numero 165); Travis Bell, DT, Kennesaw State (scelta numero 218); Kendall Williamson, S, Stanford (scelta numero 258).

Analisi: Quanto fatto dai Chicago Bears durante lo scorso weekend mette in chiaro che questo front office sia disposto a mettere Justin Fields nella posizione di elevarsi a franchise quarterback. L’innesto di Wright, nello specifico, puntella una linea d’attacco che lo scorso autunno non ha saputo proteggere Fields – che comunque tende a tenere la palla in mano troppo a lungo -, sarà interessante vedere dove lo schiereranno. Wright e Jenkins danno vita a una coppia ultra-fisica di tackle, esattamente ciò di cui avevano bisogno per imporre la propria volontà sui front seven avversari.

Sono molto intrigato dagli innesti di Johnson e Scott, playmaker che vanno ad arricchire un reparto offensivo che con l’arrivo di D.J. Moore può finalmente vantare un vero e proprio WR1. Fra le priorità del front office in avvicinamento al draft trovavamo anche il disperato bisogno di rinvigorire un front seven troppo molle e arrendevole per essere quello dei Chicago Bears: immagino che Dexter e Pickens miglioreranno fin da subito la run defense, anche se Dexter ha bisogno di lavorare sulla propria efficacia come pass rusher per restare in campo per tutti e tre i down.
Stevenson e Smith vanno ad aggiungersi a una secondaria giovane e promettente, insomma, si può dire che in tre giorni Chicago abbia rinnovato il reparto difensivo quel tanto che basta per farci credere che l’anno prossimo muovere le catene contro i Chicago Bears tornerà a essere complicato e spiacevole come tradizione vuole.

Voto: 8. Draft senza fronzoli quello dei Chicago Bears che, in quanto Chicago Bears, avevano il dovere morale di puntellare le trincee aggiungendo massa e muscoli. Avevano l’obiettivo dichiarato di migliorare il contesto attorno a Justin Fields e credo proprio ce l’abbiano fatta.


Detroit Lions

Di cosa hanno bisogno: continuare a rinforzare il reparto difensivo.

Le scelte: Jahmyr Gibbs, RB, Alabama (scelta numero 12); Jack Campbell, LB, Iowa (scelta numero 18); Sam LaPorta, TE, Iowa (scelta numero 34); Brian Branch, S, Alabama (scelta numero 45); Hendon Hooker, QB, Tennessee (scelta numero 68); Brodric Martin, DT, Western Kentucky (scelta numero 96); Colby Sorsdal, OT, William & Mary (scelta numero 152); Antoine Green, WR, North Carolina (scelta numero 219).

Analisi: Nulla sa indisporre un analista del draft quanto un cospicuo numero di scelte “inspiegabili” che, di fatto, vengono viste come un affronto al suo lavoro: il peggior peccato di cui può macchiarsi un general manager è proprio quello di inanellare reach al draft, ossia selezionare un giocatore prima di quanto si sarebbero aspettati attendendosi ai propri tabelloni.
Possiamo parlare per ore della scelta di selezionare un running back al primo round, ma se il coaching staff ha reputato che la coppia Montgomery-Gibbs possa essere capace di replicare quanto fatto da Mark Ingram e Alvin Kamara qualche anno fa ai Saints non ho motivo di lanciarmi in patetiche critiche, soprattutto tenendo presente quanto dominante sappia essere quella O-line. Avrebbero potuto selezionarlo dopo, questo è fuori questione, ma dal momento che nessuno avrebbe avuto molto da ridire dinanzi a Brian Branch alla 12…

Hanno completato il reparto offensivo con Gibbs e LaPorta, giocatori che saranno chiamati a contribuire fin da subito anche in luce della posizione in cui sono stati scelti. Goff ha sicuramente valide ragioni per sorridere in quanto ora, oltre che a una linea d’attacco dominante, può vantare pure una batteria di playmaker profonda e ben assortita.
La nuova secondaria potrebbe aver bisogno di tempo prima di ingranare, ma in generale si può guardare al futuro del reparto difensivo con tiepida fiducia, Branch e Campbell completano la (ri)costruzione di un’unità che nella prima metà della scorsa stagione ha boccheggiato contro qualsiasi attacco.
Vi invito alla calma con Hooker, il talento è sì da primo round ma qualora non dovesse essere in grado di diventare titolare non avremmo motivi per criticare il front office, è totalmente accettabile spendere una scelta al terzo round per un backup.

Voto: 7,5. Draft folle quello dei Detroit Lions, o perlomeno, folle per chi campa scrivendo di draft. Hanno sorpreso l’opinione pubblica NFL selezionando in momenti strani del draft giocatori che, attenendoci ai vari big board, dovevano essere selezionati o molto prima o molto dopo. Hanno fatto quello che dovevano fare, ossia completare un roster ora veramente pronto a competere.


Green Bay Packers

Di cosa hanno bisogno: mettere il più possibile Jordan Love a proprio agio e safety.

Le scelte: Lukas Van Ness, EDGE, Iowa (scelta numero 13); Luke Musgrave, TE, Oregon State (scelta numero 42); Jayden Reed, WR, Michigan State (scelta numero 50); Tucker Kraft, TE, South Dakota State (scelta numero 78); Colby Wooden, LB, Auburn (scelta numero 116); Sean Clifford, QB, Penn State (scelta numero 149); Dontayvion Wicks, WR, Virginia (scelta numero 159); Karl Brooks, LB, Bowling Green (scelta numero 179); Anders Carlson, K, Auburn (scelta numero 207); Carrington Valentine, CB, Kentucky (scelta numero 232); Lew Nichols III, RB, Central Michigan (scelta numero 235); Anthony Johnson Jr., S, Iowa State (scelta numero 242); Grant DuBose, WR, Charlotte (scelta numero 256).

Analisi: Esattamente quello che aveva prescritto il dottore.
Molti hanno storto il naso dinanzi alla scelta di Van Ness, soprattutto vista la disponibilità di Smith-Njigba, ma quanto fatto dal secondo giorno in avanti certifica il massimo impegno del front office per permettere a Jordan Love di brillare fin da subito.
Tornando a Van Ness, non posso che sorridere pensando al potenziale del tandem che andrà a formare con Rashan Gary: il ragazzo ha mezzi atletici fuori dal comune che se coadiuvati da coaching di qualità lo possono trasformare in un pass rusher terrificante.

Musgrave, Reed, Kraft, Wicks e pure DuBose andranno a lottare per snap in un parco ricevitori tanto giovane quanto affollato. Storicamente Green Bay è una fucina di ricevitori di talento, quindi potranno dichiararsi soddisfatti anche se riuscissero a sviluppare solamente due dei ragazzi sopracitati – non dobbiamo dimenticarci che possono già contare sull’ottimo Christian Watson.
Hanno aggiunto così tanti giocatori che focalizzarsi su ognuno di loro allungherebbe ulteriormente questo articolo, quindi lasciatemi concludere dicendo che sono estremamente impressionato dall’operato del front office che ha aperto un nuovo capitolo nella leggendaria storia dei Packers con un draft tanto ricco quanto esplosivo.
Sì, quel Carlson è il fratellino di Daniel Carlson, il miglior kicker della NFL a non rispondere al nome di Justin Tucker.

Voto: 8. Ditemi la verità, si vede che questi hanno appena divorziato dal proprio franchise quarterback? Tre giorni rinfrancanti per i Packers che hanno aggiunto una pletora di giocatori che potrebbero essere interpellati fin da subito. Non si può rinfacciar loro di non aver provato ad aiutare Jordan Love: in un weekend, fra tight end e ricevitori, gli hanno regalato cinque nuovi amici.


Minnesota Vikings

Di cosa hanno bisogno: cornerback, wide receiver da affiancare a Justin Jefferson e defensive tackle.

Le scelte: Jordan Addison, WR, USC (scelta numero 23); Mekhi Blackmon, CB, USC (scelta numero 102); Jay Ward, CB, LSU (scelta numero 134); Jaquelin Roy, DT, LSU (scelta numero 141); Jaren Hall, QB, BYU (scelta numero 164); DeWayne McBride, RB, UAB (scelta numero 222).

Analisi: Al draft, fra 2019 e 2022 i Vikings hanno selezionato complessivamente 48 giocatori, ossia una dozzina tonda tonda all’anno: quest’anno, come avrete già avuto modo di notare, ne hanno aggiunti la metà, sei.
Non voglio fare l’hipster e ubriacarvi con sofismi in salsa less is more, ma mi preme farvi presente che non ha particolare senso investire su giovani al draft se poi non si ha intenzione di farli giocare – specialità di casa Zimmer. Questo è un roster più deficitario di quanto possano suggerire le 13 vittorie della scorsa stagione, ma ciò nonostante non me la sento di definire fallimentare il loro weekend basandomi esclusivamente sul numero di giocatori aggiunti.

Addison risponde a un bisogno che li attanagliava da ben prima della dipartita di Adam Thielen, visibilmente calato nel corso delle ultime stagioni. Un receiving corp capitanato da Jefferson e impreziosito da Addison e Osborn dovrebbe tenere sulle spine qualsiasi secondaria: nelle ultime due stagioni a Addison per ricevere 25 touchdown sono bastate solamente 169 ricezioni. O, in altre parole, ogni sette (circa) ricezioni ne ha completata una da sei punti.
La povertà della secondaria potrebbe costringere il coaching staff a gettare nella mischia sia Blackmon che Ward più prima che poi, ma non me la sento di fargliene una colpa, avevano veramente troppo poco in mano per restaurare il reparto: mi attendo, però, un paio di acquisizioni in free agency, Murphy merita almeno un veterano al proprio fianco.
La difesa, in generale, è ancora troppo simile a quella dello scorso anno, non sicuramente una buona notizia.

Voto: 7. Il materiale a loro disposizione era poco, ma ciò nonostante hanno fatto il possibile per cementare le buche che avevano reso il loro roster sinistramente simile a viuzza di Roma. Pensare a Justin Jefferson e Jordan Addison nello stesso reparto offensivo mi fa sorridere. Necessitano di ulteriore lavoro in secondaria.


NFC EAST

Dallas Cowboys

Di cosa hanno bisogno: tight end, defensive tackle e profondità lungo la linea d’attacco.

Le scelte: Mazi Smith, DT, Michigan (scelta numero 26); Luke Schoonmaker, TE, Michigan (scelta numero 58); DeMarvion Overshown, LB, Texas (scelta numero 90); Viliami Fehoko Jr., EDGE, San Jose State (scelta numero 129); Asim Richards, OT, North Carolina (scelta numero 169); Eric Scott Jr., CB, Southern Mississippi (scelta numero 178); Deuce Vaughn, RB, Kansas State (scelta numero 212); Jalen Brooks, WR, South Carolina (scelta numero 244).

Analisi: Se esisteva un’area in cui la difesa dei Dallas Cowboys lasciasse ancora a desiderare era proprio la run defense, quindi non c’è da stupirsi se hanno devoluto la scelta al primo round a un nose tackle brillante proprio in questo aspetto del gioco.
Possiamo discutere per ore, giorni e settimane sul peso specifico di ogni scelta al draft, ma non dobbiamo mai dimenticare che il fine ultimo di questa maratona sia quello di sistemare i roster, soprattutto nel caso di una squadra competitiva come lo è Dallas. Non mi interessa se hanno investito pesantemente su giocatori in posizioni non “premium”, ma se avevano bisogno di defensive tackle e tight end perché mai avrebbero dovuto cercare quarterback e pass rusher?

La dipartita di Schultz, bersaglio cercato con insistenza da Dak, ci portava a pensare che avrebbero selezionato un tight end al primo round… va bene lo stesso se è arrivato al secondo? Ciò che preoccupa maggiormente di Schoonmaker è l’età visto che a settembre festeggerà il venticinquesimo compleanno, ma le sue abilità ben si sposano con quanto chiesto dai Cowboys a un tight end. L’innesto di Overshown e Fehoko rafforza ulteriormente le rotazioni di un front seven che – difficoltà in run defense a parte -, arriva al quarterback (quasi) a proprio piacimento.
Vaughn, oltreché una bella storia da raccontare, è forse fra i giocatori più importanti che abbiano selezionato in quanto non è improbabile che riceverà fin da subito un buon numero di tocchi, soprattutto con Pollard reduce da un grave infortunio – che è comunque un running back a cui non darei mai più di venti tocchi a partita.

Voto: 7. Siamo arrivati a un punto in cui il front office dei Dallas Cowboys merita a priori il beneficio del dubbio. Selezionare un nose tackle al primo round difficilmente animerà i sogni bagnati dei tifosi, ma se ci basiamo sul loro recente operato possiamo dormire sonni tranquilli ché probabilmente a ottobre ci troveremo qua a tesserne le lodi. Nell’ultimo lustro hanno consistentemente dominato il draft.


New York Giants

Di cosa hanno bisogno: mani che possano ricevere un pallone abbinate a gambe che possano macinare yard, cornerback e talento nel cuore della linea d’attacco.

Le scelte: Deonte Banks, CB, Maryland (scelta numero 24); John Michael Schmitz, C, Minnesota (scelta numero 57); Jalin Hyatt, WR, Tennessee (scelta numero 73); Eric Gray, RB, Oklahoma (scelta numero 172); Tre Hawkins III, QB, Old Dominion (scelta numero 209); Jordon Riley, DT, Oregon (scelta numero 243); Gervarrius Owens, S, Houston (scelta numero 254).

Analisi: Molto, molto, molto bene. I (New) New York Giants sembrano destinati a fare sul serio per molti anni e non esagero a definire miracoloso quanto fatto finora da Daboll e Schoen che, in tempo record, hanno riordinato il disastro confezionato da chi li ha preceduti.
La bontà di un draft la si può misurare in vari modi, ma credo che essersi portati a casa tre giocatori – Banks, Schmitz e Hyatt – che avrebbero verosimilmente potuto selezionare al primo round possa bastare a metterci davanti a un successo clamoroso.

Non ho ben capito perché si siano sentiti obbligati a salire di una sola posizione, ma avevano disperato bisogno di un giocatore dalle caratteristiche tecniche di Deonte Banks, cornerback assolutamente capace di diventare l’ombra di un ricevitore. La salute della linea d’attacco passa ovviamente dal centro, quindi l’innesto di Schmitz potrebbe sortire effetti miracolosi su tutto il reparto che, con Neal e Thomas, può già vantare due ottimi tackle: la O-line sta cominciando ad assumere una forma alquanto interessante, negli ultimi anni ci hanno investito tanto e credo che i risultati stiano per arrivare veramente.
Hyatt, invece, non è certamente il ricevitore più completo che ci sia ma ha la velocità necessaria per creare grattacapi a chiunque e, soprattutto, rappresenta il profilo di cui questo attacco aveva disperatamente bisogno. Jones ora si trova al comando di un reparto sempre più profondo e, sulla carta, competente.
Benissimo.

Voto: 8,5. Amo questo front office. Sono usciti dal weekend con tre titolari in posizioni d’assoluto bisogno: la visione del duo Daboll-Schoen è sempre più percettibile, il loro progetto tecnico si sta dipanando davanti ai nostri occhi e sono sempre più affascinato dalla direzione che hanno fatto prendere a questa franchigia. Lasciatemi affermare che in poco più di un anno abbiano compiuto un vero e proprio miracolo a sanificare un roster in putrefazione.


Philadelphia Eagles

Di cosa hanno bisogno: pass rusher, safety, offensive guard e profondità in generale per sopperire alle perdite della free agency.

Le scelte: Jalen Carter, DT, Georgia (scelta numero 9); Nolan Smith, EDGE, Georgia (scelta numero 30); Tyler Steen, OT, Alabama (scelta numero 65); Sydney Brown, S, Illinois (scelta numero 66); Kelee Ringo, CB, Georgia (scelta numero 105); Tanner McKee, QB, Stanford (scelta numero 188); Moro Ojomo, DT, Texas (scelta numero 249).

Analisi: Penso che siate arrivati a un punto in cui di Carter, Smith e Ringo sappiate vita, morte e miracoli ché la narrativa dei Philadelphia Bulldogs porta in dote parecchie righe d’analisi su ognuno dei rookie appena menzionati: ora voglio tessere le lodi di questo front office in modo diverso.
Philadelphia ha recentemente perso Miles Sanders e malgrado l’affidabilità di Boston Scott e l’esplosività di Kenneth Gainwell, presentarsi ai nastri di partenza con Rashaad Penny titolare appariva particolarmente fuori luogo vista la fragilità dell’ex scelta al primo round dei Seahawks: serviva un altro running back, quindi.
Molto intelligentemente Roseman ha deciso di scommettere – verbo inappropriato – su D’Andre Swift, giocatore di fatto regalato a Philadelphia: vi spiego. Per aggiungerlo al roster Philly ha inviato a Detroit una scelta al quarto round del 2025, la stessa scelta che potrebbero ricevere qualora Swift dovesse abbandonarli in free agency – è in scadenza il prossimo marzo. In sostanza si sono garantiti un vero e proprio playmaker “gratis”, visto che l’unica cosa che dovranno concretamente pagare sarà uno “striminzito” salario inferiore ai due milioni di dollari per il 2023.
Queste mosse competono solamente ai front office intelligenti.

Penso abbiano svolto un lavoro eccellente, sono andati ad aggiungere giocatori strabordanti di potenziale in posizioni momentaneamente ricoperte da veterani, apparecchiando di fatto la tavola per una ricostruzione che non ha nemmeno senso definire come tale. Hanno ampliato notevolmente la profondità di un roster già terrificante garantendosi, tra l’altro, quello che fino a non troppi mesi fa era universalmente celebrato come il miglior prospetto dell’intero draft, Jalen Carter. I dubbi di natura disciplinare/motivazionale sono tanti, ma gettarlo in uno spogliatoio ricolmo di veterani e amici universitari dovrebbe garantirgli la serenità necessaria per dominare.

Voto: 9,5. I primi della classe, molto semplicemente. So che in un futuro non molto lontano torneremo a criticare Howie Roseman, quindi incensiamolo finché possiamo – e finché è socialmente accettabile farlo. Vogliono arrivare fino in fondo e hanno messo i presupposti per riuscirci.


Washington Commanders

Di cosa hanno bisogno: portare a termine la vendita. E tante altre cose in campo.

Le scelte: Emmanuel Forbes, CB, Mississippi State (scelta numero 16); Jartavius Martin, CB, Illinois (scelta numero 47); Ricky Stromberg, C, Arkansas (scelta numero 97); Braeden Daniels, OG, Utah (scelta numero 118); K.J. Henry, EDGE, Clemson (scelta numero 137); Chris Rodriguez Jr., RB, Kentucky (scelta numero 193); Andre Jones Jr., EDGE, Louisiana (scelta numero 233).

Analisi: L’idea è chiaramente quella di togliere quante più responsabilità possibili all’attacco potenziando all’inverosimile una difesa che per un motivo o per l’altro negli ultimi anni ha deluso le enormi aspettative. Sul front seven hanno investito massicciamente negli ultimi draft, quindi sacrificare anima e corpo per la secondaria appare più che appropriato, soprattutto se hanno deciso di andare avanti – almeno per il 2023 – con Sam Howell e un reparto offensivo non particolarmente esaltante.

I dubbi su Forbes sono esclusivamente legati al suo peso, a mio avviso ha tutto il necessario per produrre ad alti livelli in NFL, certo è che qualche chilogrammo di muscoli in più potrebbe tornargli comodo. Martin innalza il livello della secondaria grazie a una versatilità che gli permette di allinearsi sia nella slot che da safety.
La valutazione non può essere eccessivamente alta, l’enorme incognita under center li mette in una posizione alquanto precaria per il 2023 visto che Howell è un oggetto misterioso che, stando a quanto fatto da chi lo ha preceduto, sarà al comando di un attacco non sicuramente irresistibile.
Se gli investimenti fatti in secondaria dovessero sortire immediatamente effetto sarà molto dura mettere punti a tabellone contro questa difesa.

Voto: 6,5. Se abbiamo portato a casa qualcosa dal loro weekend è che si fidino ciecamente di Sam Howell, o che perlomeno siano disposti a dargli una legittima opportunità di vincersi la maglia da titolare per il futuro. Draft un po’ anonimo.


NFC WEST

Arizona Cardinals

Di cosa hanno bisogno: letteralmente tutto.

Le scelte: Paris Johnson Jr., OT, Ohio State (scelta numero 6); B.J. Ojulari, EDGE, LSU (scelta numero 41); Garrett Williams, CB, Syracuse (scelta numero 72); Michael Wilson, WR, Stanford (scelta numero 94); Jon Gaines III, OG, UCLA (scelta numero 122); Clayton Tune, QB, Houston (scelta numero 139); Owen Pappoe, LB, Auburn (scelta numero 168); Kei’Trel Clark, CB, Louisville (scelta numero 180); Dante Stills, DT, West Virginia (scelta numero 213).

Analisi: Non ha senso analizzare il draft degli Arizona Cardinals pronosticando – inutilmente – il rendimento dei neoarrivati per il prossimo autunno, non dobbiamo dimenticarci che sono condannati a giocare una porzione importante di campionato senza il proprio quarterback titolare: ciò nonostante è più che lecito affermare che abbiano aggiunto una massiccia dose di talento a un roster che ne aveva disperatamente bisogno.
Non avendo nulla da perdere mi auguro che utilizzino il 2023 come necessario anno di apprendistato per un buon numero di rookie.

Hanno aggiunto un offensive tackle, un pass rusher, un cornerback e un ricevitore con le prime quattro scelte a loro disposizione, quattro fra le posizioni più importanti in questo periodo storico: in altre parole hanno gettato le basi per gli Arizona Cardinals del futuro, quelli che con un Kyler Murray sano potrebbero tornare a competere per i playoff prima di quanto ci si possa aspettare.
Johnson è un tackle che eccelle in pass blocking, esattamente quello di cui avevano bisogno dopo aver faticato immensamente a proteggere Murray. Ojulari, invece, era uno dei migliori pass rusher disponibili al draft e in un futuro non troppo lontano, con un po’ d’aiuto, potrebbe affermarsi come Pro Bowler.
Gli ultimi cinque giocatori selezionati, Gaines, Tune, Pappoe, Clark e Stills hanno le abilità per sopravvivere ai tagli estivi e ritagliarsi uno spazio nelle rotazioni titolari già da settembre.

Voto: 9-. Quasi sicuramente il 2023 sarà un anno di passione per i tifosi dei Cardinals, ma citando Bryan Adams so far so good per il nuovo front office. Si sono sottoposti a una massiccia trasfusione di talento togliendosi anche la soddisfazione di aumentare a dismisura il capitale per il prossimo anno. Figuratevi che ho già visto un numero osceno di mock draft del 2024 – la situazione è sfuggita di mano – associarli a Caleb Williams con la prima scelta assoluta e Marvin Harrison Jr. con la seconda – gentilmente concessa dai Texans. Calmiamoci.


Los Angeles Rams

Di cosa hanno bisogno: più di quanto possiate immaginare.

Le scelte: Steve Avila, OG, TCU (scelta numero 36); Byron Young, EDGE, Tennessee (scelta numero 77); Kobie Turner, DT, Wake Forest (scelta numero 89); Stetson Bennett, QB, Georgia (scelta numero 128); Nick Hampton, EDGE, Appalachian State (scelta numero 161); Warren McClendon Jr., OT, Georgia (scelta numero 174); Davis Allen, TE, Clemson (scelta numero 175); Puka Nacua, WR, BYU (scelta numero 177); Tre’Vius Hodges-Tomlinson, CB, TCU (scelta numero 182); Ochaun Mathis, EDGE, Nebraska (scelta numero 189); Zach Evans, RB, Mississippi (scelta numero 215); Ethan Evans, P, Wingate (scelta numero 223); Jason Taylor II, S, Oklahoma State (scelta numero 234); Desjuan Johnson, EDGE, Toledo (scelta numero 259).

Analisi: Draft molto curioso quello dei Los Angeles Rams che, mai come quest’anno, avrebbero avuto bisogno di una scelta al primo round. Ciò nonostante hanno aggiunto ben quattordici giocatori finendo per rivoluzionare un roster che all’infuori dei soliti nomi – Stafford, Kupp e Donald – negli ultimi mesi è stato sottoposto a un salasso di talento.
La scelta di Steve Avila oltre che in un certo senso obbligata, è pure brillante poiché avevano esattamente bisogno di qualcuno capace di giocare come titolare già da settembre.

Non saprei nemmeno io come commentare l’innesto di Bennett, individuo che può vantare esperienza e produzione da potenziale franchise quarterback ma che a causa di mezzi atletici non particolarmente esaltanti non è mai stato considerato neanche lontanamente materiale da primo round. Può diventare un ottimo backup, sebbene non potrei dichiararmi stupito a vederlo ben figurare una volta chiamato in causa.
La singola pick che più mi intriga è quella di Zach Evans, running back che nella propria carriera universitaria ha guadagnato in media 6.9 yard a portata, un dato semplicemente insensato: i dubbi in questo caso sono di natura prettamente disciplinare.

Voto: 7+. Hanno rivoluzionato il roster aggiungendo un numero spropositato di rookie, una vera e propria boccata d’ossigeno per una squadra la cui profondità, durante lo scorso autunno, è stata messa a dura prova. Non so se stiano per ricostruire, so solo che sarà molto difficile immaginare anche solo la metà dei rookie contribuire fin da subito.
Fuck them picks? Mica tanto questa volta.


San Francisco 49ers

Di cosa hanno bisogno: aiuto lungo la linea d’attacco e in secondaria.

Le scelte: Ji’Ayir Brown, S, Penn State (scelta numero 87); Jake Moody, K, Michigan (scelta numero 99); Cameron Latu, TE, Alabama (scelta numero 101); Darrell Luter Jr., CB, South Alabama (scelta numero 155); Robert Beal Jr., EDGE, Georgia (scelta numero 173) Dee Winters, LB, TCU (scelta numero 216); Brayden Willis, TE, Oklahoma (scelta numero 247); Ronnie Bell, WR, Michigan (scelta numero 253); Jalen Graham, LB, Purdue (scelta numero 255).

Analisi: Forse il draft meno esaltante in assoluto, ma fortunatamente potevano già vantare un roster piuttosto completo e profondo. Anzi, se proprio devo, una delle poche matasse che dovevano sbrogliare era quella del kicker in quanto Robbie Gould, per motivi suoi, non è intenzionato a fare ritorno nella Baia: inserire Jake Moody. Selezionare un kicker così presto rischia di esporlo a pressioni capaci di sabotarne la carriera – ricordate Roberto Aguayo? -, ma stiamo pur sempre parlando di una squadra il cui unico obiettivo è arrivare fino in fondo ed è assolutamente impensabile farlo senza poter contare su un kicker affidabile.
Qualora dovesse rivelarsi preciso come Gould, credo che nessuno li schernirà per averci investito così pesantemente.

Sono intrigato da Ji’Ayir Brown, efficiente playmaker che prima o poi potrebbe dare vita a un tandem fenomenale con Hufanga: credo che per il momento continueranno ad affidarsi a Tashaun Gipson, ma non mi stupirebbe vederlo intrufolarsi nella formazione titolare già durante il prossimo campionato.
La notizia è che non abbiano aggiunto un running back: questa volta, però, si sono tolti lo sfizio di aggiudicarsi due tight end che, in luce della fragilità di Kittle, conferiscono imprescindibile profondità a una posizione cruciale nello schema offensivo di Kyle Shanahan.
Profondità è la parola chiave del loro draft, San Francisco ha rimpolpato la depth chart con una pletora di giovani che fra due anni si trasformeranno come per magia in validissimi titolari.

Voto: 6. Il roster dei ‘Niners è profondo, talentuoso e ben allenato, quindi non avevano bisogno di chissà quali investimenti al draft. Ovviamente poter contare su scelte alte è una comodità di vitale importanza per ogni front office, ma dal momento che salute e fortuna non possono essere selezionate al primo round del draft non ho particolari problemi con il loro operato. Sì, anche se hanno preso un kicker al terzo giro.


Seattle Seahawks

Di cosa hanno bisogno: talento lungo tutta la defensive line e in secondaria, insomma, talento difensivo.

Le scelte: Devon Witherspoon, CB, Illinois (scelta numero 5); Jaxon Smith-Njigba, WR, Ohio State (scelta numero 20); Derick Hall, EDGE, Auburn (scelta numero 37); Zach Charbonnet, RB, UCLA (scelta numero 52); Anthony Bradford, OG, LSU (scelta numero 108); Cameron Young, DT, Mississippi State (scelta numero 123); Mike Morris, EDGE, Michigan (scelta numero 151); Olu Oluwatimi, C, Michigan (scelta numero 154); Jerrick Reed II, S, New Mexico (scelta numero 198); Kenny McIntosh, RB, Georgia (scelta numero 237).

Analisi: Questo è il periodo dell’anno in cui tutto, sulla carta, è rose e fiori. Nella nostra testa chiunque entro settembre sarà sufficientemente sano per giocare e, soprattutto, ogni persona aggiunta in offseason riuscirà a contribuire fin da subito dando alla propria squadra quel qualcosa che era mancato l’anno prima: poi, impetuoso, arriva settembre a gettare una secchiata d’acqua gelida sulle più sfrenate ambizioni di tifosi, coaching staff e front office, ma non siamo a settembre. Purtroppo e per fortuna.
Maggio è iniziato da un paio di giorni e, almeno per oggi, l’entusiasmo oltre che appropriato è pure richiesto: i Seattle Seahawks, per il secondo anno consecutivo, hanno messo insieme un draft fantastico.
Sulla carta, ovviamente.

Spulciare le depth chart a maggio prima che vengano interpellati gli infortuni ha senso fino a un certo punto, ma il reparto difensivo è uscito rivoluzionato da free agency e draft: la secondaria, in particolare, promette fuoco e fiamme. Witherspoon, giocatore perfetto per il loro schema difensivo, insieme a Woolen dà immediatamente vita a uno dei tandem di cornerback più elettrizzanti della NFL, anche se focalizzarsi esclusivamente sui cornerback rischia di farci perdere la visione d’insieme della secondaria, in quanto alle loro spalle troviamo l’impressionante trio Adams, Diggs e Love: non ho idea di quale sia il loro piano con Adams, vi invito però a tenere la mente aperta.
Fantastico pure l’innesto Smith-Njigba che con Lockett e Metcalf andrà a formare un trio di primissimo livello, mentre non ho nulla da dire su Charbonnet, sappiamo fin troppo bene quanto che dare per scontata la presenza di un running back – Walker in questo caso – sia pericoloso visto che l’infortunio è sempre dietro l’angolo. Sono affascinato anche da Hall e Bradford, forse non pronti a scendere in campo titolari ma con il potenziale necessario per farlo, soprattutto perché interpreti di ruoli in cui Seattle non brilla.

Voto: 9+. Questo è il periodo dell’anno in cui esaltarsi non solo è lecito, ma pure consigliato. Schneider e Carroll stanno costruendo qualcosa di speciale, anche se viene naturale chiedersi se a questo punto il loro limite principale sia under center. La trade di Russell Wilson ha completamente rigenerato questa squadra, chi lo avrebbe mai detto.


NFC SOUTH

Atlanta Falcons

Di cosa hanno bisogno: pass rusher, defensive tackle e cornerback.

Le scelte: Bijan Robinson, RB, Texas (scelta numero 8); Matthew Bergeron, OT, Syracuse (scelta numero 38); Zach Harrison, EDGE, Ohio State (scelta numero 75); Clark Phillips III, CB, Utah (scelta numero 113); DeMarcco Hellams, S, Alabama (scelta numero 224); Jovaughn Gwyn, OG, South Carolina (scelta numero 225).

Analisi: Questo draft ha messo in chiaro che gli Atlanta Falcons abbiano una ben precisa idea di football e che siano letteralmente disposti a tutto per vincere restando fedeli a sé stessi, pure mandare ai matti gli analisti: nel 2023 Atlanta correrà ancor più di quanto fatto lo scorso autunno, quando si accontentarono del terzo gradino sul podio per numero totale di portate – dietro a Bears e Ravens, squadre i cui dati sono inflazionati da Justin Fields e Lamar Jackson, i due quarterback più mobili attualmente in NFL.
Possiamo dire quello che vogliamo sulla scelta di spendere l’ottava chiamata per un running back, ma se sono convinti che a garantire il definitivo salto di qualità al loro gioco di corse sarà Bijan Robinson hanno fatto bene a investirci con cotanta convinzione, soprattutto perché il rookie – e l’intero backfield – toglierà molta pressione dalle spalle di Ridder, quarterback al quale sembrano veramente voler dare l’opportunità di diventare titolare.

La scelta di Bergeron – giocatore nel mirino dei Cowboys – altro non fa che ribadire quanto appena detto visto che probabilmente stiamo parlando del miglior run blocker della sua classe. Harrison e Phillips, seppur selezionati relativamente tardi, potrebbero trovare fin da subito un posto nelle rotazioni difensive. Harrison prima di poter dire la sua dovrà lavorare alacremente sulla tecnica e ampliare l’arsenale da pass rusher, mentre Phillips è il classico giocatore che se non vivessimo in un mondo governato dai numeri sarebbe stato scelto al primo round: a farlo scivolare al quarto round c’hanno infatti pensato i numeri delle Combine che ci restituiscono un cornerback sottodimensionato e lento… che lo scorso anno ha però messo a segno ben sei intercetti.
In tre giorni hanno ribadito la nuova identità imposta da Arthur Smith.

Voto: 7,5. Non possiamo banalizzare un processo complicato e convoluto come il draft basandoci su un solo giocatore, ma è fuori questione che il volto del loro weekend sia quello di Bijan Robinson: questi hanno deciso di provare a vincere demolendo fisicamente la squadra avversaria. Sarà alquanto antipatico giocare contro una squadra che vuole vincere dalle trincee.


Carolina Panthers

Di cosa hanno bisogno: quarterback, quarterback, quarterback e ancora quarterback.

Le scelte: Bryce Young, QB, Alabama (scelta numero 1); Jonathan Mingo, WR, Mississippi (scelta numero 39); D.J. Johnson, EDGE, Oregon (scelta numero 80); Chandler Zavala, OG, N.C. State (scelta numero 114); Jammie Robinson, S, Florida State (scelta numero 145).

Analisi: Questa è la pagella più facile in assoluto, esattamente quello di cui avevo bisogno: sono esausto.
Come vi ho già detto – e ripeterò -, l’intero draft dei Carolina Panthers verte attorno a Bryce Young, salvatore di una patria dilaniata dalla più desolante mediocrità. Sono perplesso, lo ammetto, l’infrastruttura attorno a lui lascia ancora qualcosa a desiderare poiché, per quanto possa essere promettente la linea d’attacco, non sono chissà quanto impressionato da un receiving corp formato dal discontinuo – e spesso acciaccato – Chark, da un Thielen che non è più il Thielen d’una volta e i mai esplosi Marshall e Shenault: Mingo ha i mezzi atletici per diventare il bersaglio preferito di Young, ma come suggerito dalla tutt’altro che impressionante produzione al college per il momento è un work in progress.
Ottima acquisizione quella di Zavala.

A questo punto per i Panthers o la va o la spacca: preferisco pensare che questa sia la volta che “andrà”. Reich è un ottimo allenatore capace di riadattare il proprio attacco attorno ai punti di forza del quarterback di turno: ora fra le mani ha un giovane che tanti comparano a Drew Brees che non vede l’ora di mettere a tacere le malelingue che hanno dubitato di lui aggrappandosi ossessivamente all’altezza.
Ripeto, o la va o la spacca – anche se servono almeno tre anni per valutare un quarterback… due solo se ci si chiama Zach Wilson.

Voto: 8. Il voto qui non conta veramente niente – non che di solito… ma ci siamo capiti. I Carolina Panthers, franchigia caduta nel baratro dell’inerzia e della mediocrità, hanno aggiunto il giocatore di cui avevano bisogno per ritrovare la competitività persa circa un lustro fa. Young è in una posizione delicata.


New Orleans Saints

Di cosa hanno bisogno: pass rusher, defensive tackle e wide receiver.

Le scelte: Bryan Breese, DT, Clemson (scelta numero 29); Isaiah Foskey, EDGE, Notre Dame (scelta numero 40); Kendre Miller, RB, TCU (scelta numero 71); Nick Saldiveri, OG, Old Dominion (scelta numero 103); Jake Haener, QB, Fresno State (scelta numero 127); Jordan Howden, S, Minnesota (scelta numero 146); A.T. Perry, WR, Wake Forest (scelta numero 195).

Analisi: New Orleans è convinta di potersela giocare per cose importanti e malgrado non me la senta di biasimarli – i piani alti della NFC al momento non sono chissà quanto affollati, eufemismo del secolo -, credo che sarebbe nel loro miglior interesse ricominciare da zero il prima possibile.
Apparentemente loro non la pensa allo stesso modo, quindi analizziamo questo draft pensandoli come una squadra che vuole vincere e che per questa ragione ha utilizzato lo scorso weekend per colmare le poche – secondo loro – lacune presenti nel roster.

Breese e Foskey soddisfano la loro più grande necessità, ossia quella di trovare giocatori economici capaci di rimpiazzare i dipartiti Onyemata, Davenport e Tuttle. Forse le aspettative nei loro confronti saranno ingiustamente alte, non è mai banale per un rookie essere gettato a freddo nella mischia e non far rimpiangere chi lo aveva preceduto.
Miller è un running back complementare a Kamara, anche se al momento la disponibilità del veterano è tutt’altro che scontata per preoccupanti grane legali.
Saldiveri e Perry sono stati universalmente lodati come value pick; la scarsa profondità del corpo ricevitori dei Saints potrebbe regalare a Perry un buon numero di snap di qualità a fianco di Thomas e Olave.

Voto: 7-. Un po’ anonimi i Saints durante lo scorso weekend. La free agency ha reso scontate e ovvie tutte le mosse lungo la defensive line, quindi non posso rimproverar loro di non aver fatto quello che dovevano fare. Qui c’è un problema di percezione, appare sempre più chiaro che il front office non percepisca il roster come lo percepisce il resto del mondo.


Tampa Bay Buccaneers

Di cosa hanno bisogno: immagino un quarterback, talento lungo l’offensive line e tight end.

Le scelte: Calijah Kancey, DT, Pittsburgh (scelta numero 19); Cody Mauch, OT, North Dakota State (scelta numero 48); Yaya Diaby, DE, Louisville (scelta numero 82); SirVocea Dennis, LB, Pittsburgh (scelta numero 153); Payne Durham, TE, Purdue (scelta numero 171); Josh Hayes, S, Kansas State (scelta numero 181); Trey Palmer, WR, Nebraska (scelta numero 191); Jose Ramirez, EDGE, Eastern Michigan (scelta numero 196).

Analisi: Non ho voglia di parlare di ricostruzione, o almeno non dopo un draft, ma il fatto che abbiano deciso di affacciarsi alla regular season con uno fra Mayfield e Trask under center potrebbe farci sorgere strani pensieri: tanking? No, il tanking non esiste in NFL: restano troppo talentuosi per vincere solo due/tre partite, ma è chiaro che siano già venuti a patti con una stagione da non troppe vittorie. “Stagione da non troppe vittorie”, si vede che sono stanco?

Kancey era uno dei miei giocatori preferiti in questo draft, i parallelismi con Donald sono così numerosi e ben sviluppati che non assecondarli sarebbe un peccato: una D-line governato da Kancey e Vea li rende automaticamente interessanti, sulla carta muovere le catene via terra contro di loro sarà parecchio complicato. Cody Mauch rappresenta il profilo perfetto per questa squadra, un offensive lineman ruvido e rognoso che troverà in Ryan Jensen un ottimo mentore; Diaby e Dennis portano freschezza a un front seven che sta invecchiando più velocemente di quanto si possa pensare: nello specifico Dennis – compagno di università di Kancey – brilla in run defense, aspetto del gioco su cui le ultime versioni dei Buccaneers hanno sempre posto una certa enfasi.
Prestate attenzione a Dennis, deep threat in grado di volare.

Voto: 8. Anche se non ve lo vogliono dire, i Buccaneers si stanno quietamente preparando alla ricostruzione: quest’anno hanno gettato le basi andando ad aggiungere sostanza alle trincee. Li reputo comunque troppo talentuosi per poter seriamente ambire alla numero uno, ossia Caleb Williams.


 

One thought on “NFL Draft 2023: il pagellone per ogni squadra NFC

  1. Caro Mattia, sono lieto di annunciare (ma penso lo saprai già) che Snyder ha raggiunto l’accordo per la vendita della franchigia!!! La Washington Nation ha già cominciato i festeggiamenti 🎉 che faranno impallidire quelli del 3o scudetto del Napoli!! Approfitto per ringraziarti per gli articoli precisi e dettagliati che ci regali!
    Buona giornata, Silvano.

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