AFC NORTH

Baltimore Ravens

Cosa serviva: cornerback, pass rusher e ovviamente ricevitori.

Le scelte: Zay Flowers, WR, Boston College (scelta numero 22); Trenton Simpson, LB, Clemson (scelta numero 86); Tavius Robinson, EDGE, Mississippi (scelta numero 124); Kyu Blu Kelly, CB, Stanford (scelta numero 157); Malaesala Aumavae-Laulu, OT, Oregon (scelta numero 199); Andrew Vorhees, OG, USC (scelta numero 229).

Analisi: Sarebbero usciti bene da questo draft anche selezionando zero giocatori, ciò di cui avevano più bisogno era regalare un epilogo alla telenovela Jackson e, a fil di sirena, ci sono riusciti.
L’innesto di Flowers attesta che questo front office abbia finalmente appurato che sia il caso di fare sul serio con il proprio quarterback, ora comodamente al comando del miglior reparto offensivo con cui abbia mai lavorato: Flowers, OBJ, Bateman, Andrews e, perché no, Agholor danno vita a un corpo ricevitori di tutto rispetto il cui talento dovrà essere ottimizzato dall’acume tattico del nuovo offensive coordinator Todd Monken. In ogni caso, un playmaker del genere nella slot è un lusso mica da poco nella NFL moderna.

Ho ancora parecchie perplessità su e giù per la difesa, ho seri dubbi che Kyu Blu Kelly in un solo training camp possa affermarsi come il titolare di cui hanno disperatamente bisogno, così come il pass rush resta una grossa incognita – mi aspetto innesti via free agency. Simpson rende ridondante Patrick Queen, con la valigia in mano da quando hanno rotto il salvadanaio per rendere Roquan Smith l’inside linebacker più pagato della lega. Avrebbero forse potuto optare per un prospetto più sicuro di Tavius Robinson, ma se sviluppati adeguatamente i mezzi atletici di cui dispone lo renderanno un pass rusher funzionale.
Ho adorato la scelta di Vorhees poiché si sono garantiti un futuro titolare a un punto del draft in cui è difficile trovarne.

Voto: 7+. Draft striminzito ma solido quello dei Baltimore Ravens che hanno messo in chiaro che faranno affidamento all’imminente ondata free agency per completare il roster con cornerback e, forse, pass rusher veterani. E in tutto ciò hanno risolto la grana contrattuale di Lamar Jackson.


Cincinnati Bengals

Cosa serviva: aiuto in secondaria, tight end e offensive tackle.

Le scelte: Myles Murphy, EDGE, Clemson (scelta numero 28); D.J. Turner II, CB, Michigan (scelta numero 60); Jordan Battle, S, Alabama (scelta numero 95); Charlie Jones, WR, Purdue (scelta numero 131); Chase Brown, RB, Illinois (scelta numero 163); Andrei Iosivas, WR, Princeton (scelta numero 206); Brad Robbins, P, Michigan (scelta numero 217); D.J. Ivey, S, Miami (scelta numero 246).

Analisi: Possiamo vedere questo draft come quello della definitiva maturità, i Cincinnati Bengals ora pienamente consapevoli delle proprie capacità hanno realizzato di dover draftare pensando principalmente agli altri, ossia i Kansas City Chiefs, i Buffalo Bills e il resto dell’élite della AFC.
Con Burrow under center hanno sufficiente talento per vincere anche senza un tight end di primo livello – molti avrebbero fatto carte false per Mayer al primo round -, quindi ben venga la decisione di portarsi a casa Myles Murphy, forse il miglior giocatore disponibile a quel punto del draft, per affiancarlo a Trey Hendrickson. Immagino che due pass rusher da mandare all’inseguimento di Patrick Mahomes possano risultare più efficaci del solo, sempre ottimo e volenteroso Hendrickson.

La profondità della secondaria comincia a fare paura, nelle ultime offseason l’hanno completamente rivoluzionata e mi aspetto che dopo un periodo di assestamento il reparto cominci a rendere come uno dei migliori in assoluto. Turner e Battle saranno chiamati in causa fin da subito per contrastare il gioco aereo dei Chiefs – o di chi volete nei piani alti della AFC -, squadra con cui molto probabilmente condivideranno il campo parecchie volte nei prossimi gennai.
In Jones e Brown potrebbero aver trovato i successori rispettivamente a Boyd e Mixon, apparentemente ancora nei loro piani per il 2023: ero convinto che Mixon, fra problemi disciplinari fuori dal campo e un contratto difficilmente digeribile, sarebbe stato tagliato, ma a quanto pare sbagliavo.
Curioso di vedere di quanto tempo avrà bisogno la difesa per incontrare le mie aspettative.

Voto: 8. Investire con cotanta convinzione sul reparto difensivo mette definitivamente in chiaro che si siano stufati di battere i Chiefs segnando un punto più di loro. Mezzo voto in più qualora anche due soli rookie riuscissero a ritagliarsi un ruolo importante fin da settembre.


Cleveland Browns

Cosa serviva: sostanza lungo la defensive line e wide receiver.

Le scelte: Cedric Tillman, WR, Tennessee (scelta numero 74); Siaki Ika, DT, Baylor (scelta numero 98); Dawand Jones, OT, Ohio State (scelta numero 111); Isaiah McGuire, EDGE, Missouri (scelta numero 126); Dorian Thompson-Robinson, QB, UCLA (scelta numero 140); Cameron Mitchell, CB, Northwestern (scelta numero 142); Luke Wypler, C, Ohio State (scelta numero 190).

Analisi: È sempre bello aggiungere uno dei migliori quarterback della lega via trade, draft a parte: i Browns hanno dovuto attendere ben 73 viaggi andata/ritorno sul palcoscenico per selezionare finalmente un giocatore.
Consapevoli dei difetti strutturali del roster, hanno lodevolmente tentato di aggiustarlo ché se ci pensate un attimo il 2023 sarà un anno veramente fondamentale per loro. La versione di Watson vista lo scorso autunno inquieta, ma immagino che dobbiamo tenere in considerazione le circostanze che hanno definito il suo inizio d’avventura in Ohio: indipendentemente da tutto, sarà categorico tornare a competere perlomeno per la postseason.

Tillman è il prototipo di X receiver, o se preferite quello che può vantare le dimensioni fisiche necessarie per prenderla in testa a chiunque, troverà fin da subito la sua dimensione in un parco ricevitori che necessitava di un giocatore simile. Ika è un mangiaspazio vivente che rende più facile la vita di chi gli sta attorno permettendo ai linebacker di attaccare il ball carrier mentre lui tiene impegnati più uomini di linea. Jones, una delle mie scelte preferite durante l’ultimo giorno del draft, se allenato correttamente può sigillare un estremo della già arcigna linea offensiva.
Molto interessante la scelta di Dorian Thompson-Robinson, con ogni probabilità aggiunto per fare da backup sul lungo termine a Deshaun Watson. Wypler, invece, fa da polizza assicurativa a Ethan Pocic, reduce dalla miglior stagione della carriera e – giustamente – fresco di rinnovo contrattuale: nel caso in cui il rendimento dovesse calare Cleveland si è assicurata un’alternativa di livello – e probabilmente la soluzione per il futuro.

Voto: 7. Il materiale a loro disposizione lasciava decisamente a desiderare, ma ciò nonostante mi sento di affermare che abbiano svolto un buon lavoro ampliando le rotazioni in posizioni nelle quali avevano disperato bisogno di nuovi volti.


Pittsburgh Steelers

Cosa serviva: cornerback, defensive lineman e persistenza con la linea d’attacco.

Le scelte: Broderick Jones, OT, Georgia (scelta numero 14); Joey Porter Jr., CB, Penn State (scelta numero 32); Keanu Benton, DT, Wisconsin (scelta numero 49); Darnell Washington, TE, Georgia (scelta numero 93); Nick Herbig, LB, Wisconsin (scelta numero 132); Cory Trice Jr., CB, Purdue (scelta numero 241); Spencer Anderson, OG, Maryland (scelta numero 251).

Analisi: L’unica cosa che batte la soddisfazione di parlare male della squadra “rivale” – dal punto di vista del tifoso, ovviamente – è sommergerla di complimenti quando lo merita davvero: l’ammirazione del nemico – termine inappropriato ma vista la solennità della situazione concedetemela – è la moneta di scambio più sincera che esista. Mi sembra di essere Leonardo Bonucci, borbotto massime fascistoide senza apparenti motivi.
Gli Steelers hanno messo insieme un draft coi fiocchi, quel genere di draft capace di dare legittimità a un intero progetto tecnico.

Negli ultimi anni hanno investito pesantemente sulla linea d’attacco e Broderick Jones può essere visto come la ciliegina sulla torta che toglie finalmente della rotazione titolare Dan Moore, giocatore spesso in grave difficoltà. Porter Jr. è la scelta più appropriata del draft, mentre Darnell Washington spariglia completamente le carte sul tavolo visto che una montagna d’uomo del genere con quei mezzi atletici ridefinisce completamente i confini del reale: se usato nel modo corretto Washington sarà un mismatch vivente, quel raro genere di giocatore per il quale devono ancora inventare qualcuno in grado di marcarlo.
Mettere a disposizione del proprio quarterback due tight end di livello è quanto di meglio si possa fare per aiutarlo a sentirsi a proprio agio e, non marginale, sia Washington che Freiermuth se la cavano brillantemente in run blocking.
Gli innesti di Herbig, Trice e Benton rafforzano ulteriormente una difesa che sta trovando la giusta profondità per non vanificare il sempre encomiabile lavoro dei propri playmaker.

Voto: 9+. Quello degli Steelers è unanimemente celebrato come uno dei migliori – se non il migliore – draft in assoluto e chi sono io per discostarmi da questa corrente di pensiero? In tre giorni potrebbero aver dato legittimità alla loro ambizioni di iniziare un nuovo ciclo vincente, anche se prima di fare i conti è necessario interpellare l’oste Kenny Pickett.


AFC EAST

Buffalo Bills

Cosa serviva: wide receiver, linebacker, running back e profondità lungo la linea d’attacco.

Le scelte: Dalton Kincaid, TE, Utah (scelta numero 25); O’Cyrus Torrence, OG, Florida (scelta numero 59); Dorian Williams, LB, Tulane (scelta numero 91); Justin Shorter, WR, Florida (scelta numero 150); Nick Broeker, OG, Mississippi (scelta numero 230); Alex Austin, CB, Oregon State (scelta numero 252).

Analisi: I Bills, da un paio d’anni a questa parte, vogliono arrivare al Super Bowl. Ogni anno, però, sulla strada verso il Super Bowl trovano puntualmente qualcuno che segni un punto più di loro – tranne lo scorso gennaio – grazie a reparti offensivi storicamente esplosivi: potete quindi biasimarli se hanno deciso di cercare la spalla perfetta per Diggs nella maniera meno convenzionale, ossia affidandosi a un tight end? Non credo proprio, soprattutto quando il tight end in questione è Dalton Kincaid, assolutamente incontenibile sul corto e sul medio.
Non si può vincere affidandosi esclusivamente a un ricevitore, per quanto brillante questi possa essere.

Torrence quasi sicuramente troverà fin da subito spazio nella O-line titolare e un upgrade fra le guardie era più che necessario dopo la tiepida delusione Saffold. Avevano a disposizione solamente sei scelte, motivo per cui aggiungere due titolari immediati non può far storcere il naso a nessuno… tre se si tiene in considerazione Dorian Williams, giocatore che esattamente come Torrence risponde a un bisogno primario di questo roster.
Sono incuriosito dall’innesto di Shorter, ricevitore che malgrado il cognome può vantare dimensioni fisiche eccellenti e che con ogni probabilità avrà fin da subito l’opportunità di andare a sovrastare i defensive back avversari sul profondo almeno un paio di volte a partita.

Voto: 7+. Draft piuttosto polarizzante quello dei Buffalo Bills: a tanti analisti non è andata giù la scelta di Dalton Kincaid – non comprendo l’acredine dato che il loro bisogno di un’opzione secondaria – nel gioco aereo – affidabile e costante era sotto gli occhi di tutti. Sono convinto che questa fanbase ci metterà poco a innamorarsi follemente sia di lui che di Torrence, soprattutto perché sapranno dare il loro contributo fin da subito.


Miami Dolphins

Cosa serviva: offensive line, running back e tight end.

Le scelte: Cam Smith, CB, South Carolina (scelta numero 51); Devon Achane, RB, Texas A&M (scelta numero 84); Elijah Higgins, WR, Stanford (scelta numero 197); Ryan Hayes, OT, Michigan (scelta numero 238).

Analisi: L’innesto di Devon Achane ha completamente spaccato l’Internet: Achane è un giocatore che ha fatto della velocità la propria carta vincente e calarlo all’interno di un reparto offensivo che può già vantare Hill, Waddle e Mostert getterà nella più rassegnata disperazione i defensive coordinator della AFC East ché per la velocità non ci sono contromisure.
La filosofia di McDaniel è chiara, questo è un attacco che prima di tutto ti punirà con una velocità alla quale non ci si può preparare durante la settimana.

Inserire Smith nella slot “fra” Ramsey e Howard ci aiuta a capire come mai abbiano deciso di utilizzare l’unica vera scelta pesante del loro draft per un cornerback, ruolo nel quale sono già discretamente profondi. Sono un po’ inquietato dal fatto che abbiano aspettato la fine del draft per aggiungere un offensive lineman, ma credo che siano convinti che un po’ di salute e tempo insieme basteranno a migliorare il rendimento di una linea chiamata a essere perfetta viste le condizioni fisiche di Tagovailoa.
Poche, pochissime scelte per una squadra che vive fin troppo nel presente.

Voto: 6+. Piccolo draft quello dei Dolphins che, però, hanno aggiunto un paio di giocatori interessanti come Smith e Achane. Fanno bene a costruire – per lo stato attuale delle cose – tramite free agency e trade, spero solamente che non facciano la fine dei Los Angeles Rams.


New England Patriots

Cosa serviva: offensive tackle, wide receiver e cornerback.

Le scelte: Christian Gonzalez, CB, Oregon (numero 17); Keion White, EDGE, Georgia Tech (scelta numero 46); Marte Mapu, LB, Sacramento State (scelta numero 76); Jake Andrews, C, Troy (scelta numero 107); Chad Ryland, K, Maryland (scelta numero 112); Sidy Sow, OG, Eastern Michigan (scelta numero 117); Atonio Mafi, OG, UCLA (scelta numero 144); Kayshon Boutte, WR, LSU (scelta numero 187); Bryce Baringer, P, Michigan State (scelta numero 192); Demario Douglas, WR, Liberty (scelta numero 210); Amer Speed, S, Michigan State (scelta numero 214); Isaiah Bolden, CB, Jackson State University (scelta numero 245).

Analisi: Dobbiamo porci una domanda prima di cominciare: possono bastare un paio di volti nuovi in attacco per permettere a Mac Jones di entrare nello stesso piano ontologico dei colleghi divisionali Rodgers, Allen e anche Tagovailoa?
Non credo. Non lo voglio bollare come causa persa, ma i limiti tecnici sono sotto gli occhi di tutti e non ha alcun senso pretendere che sia talentuoso ed efficiente quanto i signori appena citati visto che è chiaro che non lo sia e mai lo sarà: ciò nonostante si può comunque costruirgli attorno un roster di livello.
Per questa ragione sono convinto che provare ad assemblare un reparto difensivo atletico, giovane e intelligente rappresenti il miglior corso d’azione possibile.

Gonzalez, molto semplicemente, alla 17 non doveva essere ancora disponibile. La secondaria ora fa veramente paura, hanno aggiunto il boss finale all’esercito di Jones – Jonathan, Marcus e Jack – e la coppia Dugger-Phillips ha già dimostrato di rendere a livelli veramente alti. Con l’innesto di White pure il pass rush ha guadagnato imprescindibile velocità, mentre Mapu detterà legge nel box per parecchi anni.
Non sono infastidito dalle scelte di due special teamer, soprattutto perché avevano a disposizione così tante chiamate che immagino lo sdegno evaporerà all’istante qualora Ryland diventasse la soluzione per il prossimo decennio. Giusto per rendere l’idea, anche nel 2006 spesero una scelta al quarto round per un kicker, un certo Stephen Gostkowski.
Michael Onwenu l’anno prossimo sarà free agent: lo dico in modo che possiate comprendere come mai abbiano selezionato così tanti interior lineman. Ah sì, il 2024 sarà l’ultimo anno in cui David Andrews sarà sotto contratto.
Qualora Boutte dovesse ritrovare anche una frazione della brillantezza degli anni passati New England ringrazierà il cielo per aver investito un’anonima scelta al sesto round per un giocatore reduce da un ultimo anno di college estremamente complicato.

Voto: 8. Non sono sicuramente quello che ti dà l’insufficienza per aver “sprecato” scelte al draft per degli special teamer. L’idea di Belichick è chiaramente quella di costruire una difesa in grado di tenere il passo a ogni attacco della criminalmente talentuosa AFC: sulla carta ci dovrebbe essere riuscito.


New York Jets

Cosa serviva: offensive tackle e portare a termine quella maledetta trade.

Le scelte: Will McDonald IV, EDGE, Iowa State (scelta numero 15); Joe Tippmann, C, Wisconsin (scelta numero 43); Carter Warren, OT, Pittsburgh (scelta numero 120); Israel Abanikanda, RB, Pittsburgh (scelta numero 143); Zaire Barnes, LB, Western Michigan (scelta numero 184); Jarrick Bernard-Converse, CB, LSU (scelta numero 204); Zack Kuntz, TE, Old Dominion (scelta numero 220).

Analisi: Non possiamo valutare un draft basandoci esclusivamente su una (mancata) chiamata, ma appare evidente che New York non abbia conseguito l’unico vero obiettivo della loro tre giorni in Missouri, portarsi a casa un nuovo offensive tackle titolare. Per quello che ci è dato sapere Will McDonald e Jermaine Johnson terrorizzeranno i quarterback della NFL per il prossimo decennio, ma siamo sicuri che investire una scelta così cruciale su un altro pass rusher fosse quello di cui avevano realmente bisogno?

Tippmann con ogni probabilità diventerà il loro centro del futuro, ma pure in questo caso siamo sicuri che non potessero usare meglio la loro scelta, soprattutto in luce del recente rinnovo contrattuale di Connor McGovern?
Un draft si valuta sempre con il senno di poi, ma permettetemi di dichiararmi confuso al cospetto di una calma che faccio veramente fatica a comprendere. Hanno investito su giocatori e posizioni nelle quali non avevano necessariamente bisogno di migliorare, lasciandone perdere altre che avrebbero reso il loro roster più competitivo già a partire da settembre.
La Rodgers’ Experience deve ancora cominciare, il conto alla rovescia no. Cosa fecero i Buccaneers un mese dopo aver messo sotto contratto Tom Brady? Utilizzarono la scelta al primo round per Tristan Wirfs.

Voto: 6. L’Internet non ha ricevuto particolarmente bene il draft dei New York Jets e non fatico a comprenderne le ragioni. Il bisogno più eclatante era quello di un tackle – se non addirittura due – da gettare nella mischia già a settembre e si sono fatti uccellare dagli spiritati Steelers. La mera presenza di Rodgers sembra essere in grado di deragliare il draft della squadra in cui gioca.


AFC WEST

Denver Broncos

Cosa serviva: wide receiver e linebacker.

Le scelte: Marvin Mims Jr., WR, Oklahoma (scelta numero 63); Drew Sanders, LB, Alabama (scelta numero 67); Riley Moss, CB, Iowa (scelta numero 83); J.L. Skinner, S, Boise State (scelta numero 183); Alex Forsyth, C, Oregon (scelta numero 257).

Analisi: Il draft è la scienza meno esatta che esista, ma è comunque un evento fondato su speranza, ottimismo e sorrisi, bestie rare in questa NFL: è veramente doloroso vedere la propria squadra essere estromessa – volontariamente – dal divertimento dei primi round, si viene privati dell’opportunità di guardare al futuro con fiducia in settimane in cui tutto, sulla carta, ha il suo perché. Questo è l’unico periodo dell’anno in cui tutto torna e appare splendido, non parteciparvi alimenta casi di FOMO così potenti che possono risultare addirittura debilitanti.

Ciò nonostante hanno aggiunto un ricevitore che nel corso della propria carriera universitaria ha in media guadagnato quasi venti yard a ricezione, un deep threat che darà a Wilson l’opportunità di rispolverare le vecchie moon ball che a Seattle spesso trovavano le mani di Lockett. Sanders, versatile e duttile, è il classico giocatore che durante le pause fra i vari snap ti obbliga a chiederti se in quel reparto difensivo giochino in tredici o se qualcuno abbia il dono dell’ubiquità: da molti era considerato il miglior off-ball linebacker disponibile al draft, portarselo a casa con la numero 67 è stato un vero e proprio affare.
Segnalo l’acqusizione di Riley Moss, rarissimo esemplare di cornerback bianco: l’ultimo cornerback bianco capace di vincere una maglia da titolare in NFL è stato Jason Sehorn circa trent’anni fa. Immagino che non faranno nemmeno in tempo a iniziare i training camp che sarà già il nuovo messia di Barstool Sports e affini.

Voto: 6,5. Malgrado la penuria di scelte Denver ha aggiunto un paio di giocatori che potrebbero togliersi grosse soddisfazioni fin da subito. Deve essere doloroso razionalizzare che la propria squadra del cuore non abbia scelte alte al draft per Russell Wilson. O meglio, per il Russell Wilson visto l’anno scorso.


Kansas City Chiefs

Cosa serviva: pass rusher, wide receiver e profondità lungo la linea d’attacco.

Le scelte: Felix Anudike-Uzomah, EDGE, Kansas State (scelta numero 31); Rashee Rice, WR, SMU (scelta numero 55); Wanya Morris, OT, Oklahoma (scelta numero 92); Chamarri Conner, CB, Virginia Tech (scelta numero 119); B.J. Thompson, EDGE, Stephen F. Austin State (scelta numero 166); Keondre Coburn, DT, Texas (scelta numero 194); Nic Jones, CB, Ball State (scelta numero 250).

Analisi: I campioni in carica hanno rifornito e aggiustato un roster che, malgrado lo status di campioni in carica, resta Рed ̬ tuttora Рben lontano dalla perfezione.
Quello di Felix Anudike-Uzomah è un raro sogno che diventa realtà, in quanto il giocatore selezionato per sostituire Frank Clark è nato e cresciuto a Kansas City e non devo sicuramente stare qua spiegarvi quanto appagante sia essere scelti dalla squadra della propria città davanti alla propria città.

Hanno sostituito Clark con Anudike-Uzomah, Wylie con Morris e uno dei ricevitori dipartiti con Rice, quindi direi che pure questa volta il front office abbia portato a casa la giornata. Ci sono dei dubbi su alcuni giocatori, per esempio le prime due scelte hanno stupito gli esperti che, molto semplicemente, credevano che a quel punto del draft ci fossero opzioni migliori rispetto a quelle scelte da Veach che, a questo punto, ha diritto automatico al beneficio del dubbio.
Steve Spagnuolo non può che essere contento, questo è il secondo draft consecutivo nel quale il proprio front office gli regala profondità e talento nel suo reparto di competenza – non dimentichiamo che è il secondo anno consecutivo in cui utilizzano una scelta al primo round per un pass rusher.
Ormai viaggiano con il pilota automatico.

Voto: 7-. Hanno rattoppato un roster che poco più di due mesi fa è arrivato fino in fondo. Anche se per il momento sembra difficile esaltarsi per il loro operato, sono convinto che in un paio d’anni ci troveremo qua a incensare Veach per qualche gemma che avrà dato un contributo decisivo per l’ennesimo anello.


Las Vegas Raiders

Cosa serviva: un po’ di tutto in difesa… e un quarterback?

Le scelte: Tyree Wilson, EDGE, Texas Tech (scelta numero 7); Michael Mayer, TE, Notre Dame (scelta numero 35); Byron Young, DT, Alabama (scelta numero 70); Tre Tucker, WR, Cincinnati (scelta numero 100); Jakorian Bennett, CB, Maryland (scelta numero 104); Aidan O’Connell, QB, Purdue (scelta numero 135); Christopher Smith II, S, Georgia (scelta numero 170); Amari Burney, LB, Florida (scelta numero 203); Nesta Jade Silvera, DT, Arizona State (scelta numero 231).

Analisi: L’acquisizione di Tyree Wilson ci dice tutto quello che dobbiamo sapere sul 2022 di Chandler Jones. Appare chiaro che non siano pronti a rinunciare all’idea di mettere a disposizione del proprio coaching staff un duo dominante di pass rusher, idea assolutamente sensata se si tiene presente che in quattro delle diciassette partite in programma si troveranno davanti uno fra Mahomes e Herbert – ricordate i bei tempi in cui avrei inserito nel discorso pure Russell Wilson? Con Maxx Crosby dall’altra parte Wilson potrebbe togliersi grosse soddisfazioni già da settembre.
Lo stesso discorso, con le differenze implicate dal ruolo, vale per Michael Mayer, calato all’interno di un attacco così profondo e ben assortito che non credo ci metterà tanto a adattarsi alla NFL malgrado la curva d’apprendimento per un tight end sia piuttosto ripida.

Il solo innesto di Wilson, però, non basta ad aggiustare un reparto difensivo che anno dopo anno resta fra i più deludenti della lega, quindi credo che il coaching staff non possa permettersi di aspettare troppo a lungo sia Young che Bennett. Bennett, nello specifico, mi intriga perché vanta quel tipo di velocità che gli permette di compensare a eventuali errori di lettura.
A proposito di secondaria, attenzione a Christopher Smith, safety che non ha paura di sporcarsi le mani in run defense ma che commette decisamente troppi errori in fase di placcaggio – ben 15.1% dei tackle tentati durante lo scorso campionato si sono conclusi con un abbraccio al terreno.
In molti hanno storto il naso dinanzi all’acquisizione di Tre Tucker, considerato ridondante vista la presenza di Hunter Renfrow che, a questo punto, potrebbe essere destinato a un cambio di casacca.

Voto: 7,5. Restano ancora parecchi dubbi sul reparto difensivo, ma non si può rinfacciar loro di non averci provato. Calare Mayer all’interno di un attacco così profondo e variegato induce salivazione. Un buonissimo draft.


Los Angeles Chargers

Cosa serviva: wide receiver, pass rusher, aiuto lungo la linea difensiva e probabilmente running back.

Le scelte: Quentin Johnston, WR, TCU (scelta numero 21); Tuli Tuipulotu, EDGE, USC (scelta numero 54); Daiyan Henley, LB, Washington State (scelta numero 85); Derius Davis, WR, TCU (scelta numero 125); Jordan McFadden, OG, Clemson (scelta numero 156); Scott Matlock, DT, Boise State (scelta numero 200); Max Duggan, QB, TCU (scelta numero 239).

Analisi: Los Angeles ha bisogno di giocatori dall’impatto immediato, hanno già sprecato decisamente troppo tempo – oltreché aver sprecato il contratto da rookie di Justin Herbert.
Malgrado tanti analisti si stiano ancora interrogando sul fit di Johnston all’interno del reparto di Herbert, ritengo che un demone dopo la ricezione come lui possa tornare comodo a un attacco che può già vantare uno dei ricevitori più efficaci sul corto-medio in Keenan Allen e un artista del lancio in profondità come Mike Williams.

Tuipulotu e Henley avranno l’ingrato compito di lenire i dolori di una run defense che non è stata aggiustata nemmeno dagli innesti – sulla carta perfetti – della scorsa free agency. Henley avrà comunque bisogno di tempo per affinare la fase di copertura, in quanto al momento non appare schierabile su terzo down.
Preso Johnston hanno deciso di rincarare la dose aggiungendo il compagno d’università Derius Davis, ricevitore veloce che però lascia ancora molto a desiderare in route running. L’acredine mostrata a Max Duggan dagli analisti mi costringe a fare il tifo per lui che, pur non potendo contare su un braccio da NFL, ha tutti gli intangibles richiesti a quarterback.
Non so se basterà questo draft per completare un salto di qualità che continuano a procrastinare. Non ho ben capito perché si siano rifiutati di aggiungere un tight end nel draft dei tight end, soprattutto se si tiene presente quanto a Herbert piaccia cercarli.

Voto: 7. Questa è una squadra che sta nuovamente scivolando nella competente – e competitiva – mediocrità, è prioritario che almeno due o tre rookie trovino modo di contribuire immediatamente per permettere il sempre più vitale salto di qualità.


AFC SOUTH

Houston Texans

Cosa serviva: tutto, a partire da un quarterback.

Le scelte: C.J. Stroud, QB, Ohio State (scelta numero 2); Will Anderson Jr., EDGE, Alabama (scelta numero 3); Juice Scruggs, C, Penn State (scelta numero 62); Tank Dell, WR, Houston (scelta numero 69); Dylan Horton, EDGE, TCU (scelta numero 109); Henry To’oTo’o, LB, Alabama (scelta numero 167); Jarrett Patterson, C, Notre Dame (scelta numero 201); Xavier Hutchinson, WR, Iowa State (scelta numero 205); Brandon Hill, S, Pittsburgh (scelta numero 248).

Analisi: Non mi interessa se al posto di Scruggs avrebbero potuto prendere un altro centro, non facciamo i finti tonti, fra cinque anni valuteremo questo draft esclusivamente in funzione del rendimento di C.J. Stroud e Will Anderson Jr., necessari nuovi volti d’una franchigia disperatamente a caccia di competenza.

L’attacco nel quale sarà calato Stroud lascia ancora a desiderare, ma se non altro opererà con un interessante miscuglio di veterani come Schultz e Woods e di giovani come Collins, Metchie, Pierce e Dell. Non credo che a settembre si rivolgeranno a Mills, motivo per cui sarà necessario pazientare prima di esprimere sentenze su Stroud.
Forse il prezzo pagato ai Cardinals per garantirsi la terza scelta assoluta – o se preferite Will Anderson – è stato esagerato, ma va bene così, una franchigia succube all’inerzia come questa può tranquillamente permettersi di sacrificare un paio di scelte al draft regalarsi il pilastro attorno al quale costruire una difesa che sotto la guida di Ryans, fra qualche anno, potrebbe affermarsi come una delle migliori della lega.
Hanno iniettato una vitale dose di adrenalina nelle membra dei sempre più apatici tifosi: hanno fatto esattamente quello che dovevano fare, quello che avevano bisogno di fare.

Voto: 8,5. Fra qualche anno magari ci guarderemo indietro e rideremo istericamente al cospetto del loro draft, ma se non altro siamo finalmente tornati a parlare di loro. Erano caduti nella più desolante irrilevanza, ora invece li guardiamo con genuina curiosità: la NFL non è Instagram, ma nelle ultime stagioni hanno abbassato così tanto l’asticella che quanto appena detto ci permette di classificare il tutto come successo. Esattamente il draft di cui avevano per scrollarsi di dosso il torpore del letargo.


Indianapolis Colts

Cosa serviva: quarterback, cornerback, offensive line e tanto coraggio.

Le scelte: Anthony Richardson, QB, Florida (scelta numero 4); Julius Brents, CB, Kansas State (scelta numero 44); Josh Downs, WR, North Carolina (scelta numero 79); Blake Freeland, OT, BYU (scelta numero 106); Adetomiwa Adebawore, DT, Northwestern (scelta numero 110); Darius Rush, CB, South Carolina (scelta numero 138); Daniel Scott, S, California (scelta numero 158); Will Mallory, TE, Miami (scelta numero 162); Evan Hull, RB, Northwestern (scelta numero 176); Titus Leo, EDGE, Wagner (scelta numero 211); Jaylon James, CB, Texas A&M (scelta numero 221); Jake Witt, OT, Northern Michigan University (scelta numero 236).

Analisi: Questo non è un draft, è una lettera d’amore al nuovo coaching staff del quale, apparentemente, il front office si fida ciecamente.
Indianapolis durante lo scorso weekend ha aggiunto alle proprie fila un plotone di esseri umani tutt’altro che ordinari, super-atleti che se allenati e tutorati correttamente potranno dominare in questa lega. L’upside di atleti del calibro di Richardson, Adebawore e Freeland è così alto bucare il soffitto, anche se mi sembra doveroso precisare che grandi upside implichino grandissimi rischi.

Che dire di Anthony Richardson? L’inconsistenza esibita all’università non può lasciare indifferenti, ma è chiaro che Ballard sia convinto che Shane Steichen possa replicare quanto fatto con Jalen Hurts e educare un braccio tanto potente quanto indisciplinato. Chi di football ne sa veramente lo ha definito come “il più grande atleta che abbia mai giocato come quarterback”, quindi vi prego ad avere pazienza con lui, l’inizio sarà quasi obbligatoriamente traumatico – anche se potenzialmente divertente.
Con dodici scelte hanno rivoluzionato un roster morente, ora nettamente più esplosivo di quanto potesse anche solo sognare d’essere qualche giorno fa. Resto perplesso per i ricevitori, il solo Downs non basta a riqualificare un reparto che ha puntualmente tradito il quarterback di turno, ma se riescono a sgrezzare anche un terzo dei giocatori presi potranno dire di aver svolto un ottimo lavoro.
A proposito di entusiasmo smarrito.

Voto: 9. Piuttosto che per Rivers, Wentz e Ryan, preferisco incrociare le dita per Anthony Richardson mentre attendo che la monetina incaricata di trovare una risposta lapidaria al quesito «boom or bust?» trovi il suolo: molto meglio fallire con/per un quarterback giovane con il suo upside che con/per i cadaveri in decomposizione di Rivers e Ryan.


Jacksonville Jaguars

Cosa serviva: rinforzi un po’ ovunque in difesa.

Le scelte: Anton Harrison, OT, Oklahoma (scelta numero 27); Brenton Strange, TE, Penn State (scelta numero 61); Tank Bigsby, RB, Auburn (scelta numero 88); Ventrell Miller, LB, Florida (scelta numero 121); Tyler Lacy, EDGE, Oklahoma State (scelta numero 130); Yasir Abdullah, LB, Louisville (scelta numero 136); Antonio Johnson, S, Texas A&M (scelta numero 160); Parker Washington, WR, Penn State (scelta numero 185); Christian Braswell, CB, Rutgers (scelta numero 202); Erick Hallett, S, Pittsburgh (scelta numero 208); Cooper Hodges, OT, Appalachian State (scelta numero 226); Raymond Vohasek, DT, North Carolina (scelta numero 227); Derek Parish, EDGE, Houston (scelta numero 240).

Analisi: La sospensione di Cam Robinson, combinata all’addio di Jawaan Taylor, ha reso quello dell’offensive tackle il bisogno primario dei Jacksonville Jaguars che, continuando ad accumulare scelte, si sono assicurati Anton Harrison, prospetto forse non da primo round ma che ha tutto il necessario per trascorrere il prossimo decennio come guardia del corpo di Trevor Lawrence.
È difficile immaginare che tutti i giocatori selezionati riusciranno a dare il proprio contributo già da settembre, ma la profondità in questa lega è merce incredibilmente preziosa – oltre al fatto che avranno maggior tempo per sviluppare i talenti più acerbi.

La presenza di Travis Etienne potrebbe aver spinto milioni di appassionati ad alzare il sopracciglio al cospetto della scelta di spendere una preziosa chiamata al terzo round per Tank Bigsby, ma appare evidente che Etienne non sia quel running back a cui dare trenta – o più – tocchi a partita e che per questa ragoine abbia bisogno di supporto: nello specifico, Bigsby è perfetto per il loro schema offensivo.
Durante il terzo giorno hanno gettato la rete in acqua e catturato talenti inspiegabilmente – chi più, chi meno – scivolati come Abdullah, Johnson e Washington ai quali molto probabilmente Doug Pederson troverà un ruolo fin da subito – soprattutto a Washington, giocatore che grazie a un’etica del lavoro stupefacente potrebbe scalare la depth chart più velocemente di quanto ci si possa immaginare.
Non stupitevi se parte dei giocatori selezionati verrà relegata alla practice squad, con cinque scelte dopo la numero 200 ciò è totalmente naturale.

Voto: 7. Draft molto impegnativo quello dei Jacksonville Jaguars che hanno abbassato notevolmente l’età media di un roster già di per sé giovane con una pletora di rookie. Non saprei dirvi se si siano messi nella posizione di migliorare già dall’anno prossimo, ma penso siano più che soddisfatti della profondità aggiunta.


Tennessee Titans

Cosa serviva: quarterback, offensive line, wide receiver, insomma, attacco.

Le scelte: Peter Skoronski, OT, Northwestern (scelta numero 11); Will Levis, QB, Kentucky (scelta numero 33); Tyjae Spears, RB, Tulane (scelta numero 81); Josh Whyle, TE, Cincinnati (scelta numero 147); Jaelyn Duncan, OT, Maryland (scelta numero 186); Colton Dowell, WR, Tennessee-Martin (scelta numero 228).

Analisi: Sono umanamente dispiaciuto per Malik Willis: nel giro di dodici mesi e un paio di prestazioni insipide è passato dall’essere il possibile successore di Tannehill all’essere il terzo incomodo costretto a reggere il moccolo. E pensare che a pochi giorni di distanza dallo scorso draft (2022) c’è chi lo aveva mockato ai Detroit Lions con la seconda scelta assoluta: quanto li odio i mock draft, soprattutto quelli assemblati la settimana che precede il draft.

Skoronski trasuda vibe da Quenton Nelson, percepisco la sensazione generale che qualora Vrabel dovesse decidere di schierarlo come guardia non ci sarebbe da mostrare stupore dinanzi a una convocazione al Pro Bowl o addirittura un posto in una delle due formazioni All-Pro: sia ben chiaro che può dominare anche da tackle.
Non ho idea di cosa ne sarà di Will Levis, spero che veda il campo il più tardi possibile ché avere successo con un parco ricevitori del genere sarebbe risultato impossibile anche al miglior Tom Brady, ma il fatto che siano riusciti a prendere al secondo round un giocatore che molti faticavano ad immaginarlo disponibile alla 11 è ciò che mi serve a definire di successo la loro pesca. Attualmente provo una certa pena nei confronti della persona, umiliata in mondovisione dalle petulanti telecamere: spero che il quarterback sappia usare la rabbia della persona come motivazione.
Potevano fare sicuramente di più con i ricevitori, difficilmente basterà Dowell alla 228 per completare un vitale salto di qualità.

Voto: 7,5. È molto grave che non abbiano rinvigorito un parco ricevitori uscito devastato dalla trade di A.J. Brown, ma ho come l’impressione che valuteremo il loro draft basandoci quasi esclusivamente sul destino fra i professionisti di Will Levis.


 

One thought on “NFL Draft 2023: il pagellone per ogni squadra AFC

  1. Mi ha sorpreso l’happy end tra Jackson e Ravens, sembrava non si parlassero piú. Ho la sensazione che se ci fosse stata qualche altra squadra con una buona offerta per Ravens e giocatore, le cose sarebbero andate diversamente.
    I Ravens rischiano di essere seconda forza dietro Chiefs, Bengals e Bills; bene comunque gli investimenti in WR e OL.
    Con tutte le pick che avevano i Patriots avrebbero potuto prendere un qb, qualche hanno fa al sesto giro gli è andata bene..
    Non condivido molto l’approccio “sopperisco alle lacune del qb con una grande difesa”, soprattutto nel football di oggi.

Commenta

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.